domenica 31 ottobre 2010

e il buio prima.

a me l'ora solare non piace.
non mi piace che faccia buio prima e non mi piace l'inverno.
ho freddo. e a me non piace avere freddo.
per cui contesto. contesto il buio ed il freddo.
perchè il buio prima, proprio no, non lo riesco a sopportare.
lui e quell'intollerabile freddo che mi raffredda i pensieri.

sabato 30 ottobre 2010

contro l'immobilità. e altre storie di viaggi e scoperte.

ancora un viaggio. ancora una meta che è solo una scusa per farlo un viaggio nuovo. per trovarlo un percorso da percorrere alla ricerca di nuovi , di nuovi se e di nuovi forse. cercarlo il modo per andarlo a trovare lontano quello che vuoi ti abiti nella testa. per pronunciarle in un'altra lingua le parole da scrivere nel tuo racconto, anche ripercorrendo vecchie strade con scarpe e pensieri inconsueti, se capita o se è necessario. e se inattesi rigurgiti di indigesti malesseri distraggono dal decollo, questo non vuol dire che la macchia sia indelebile nè che l'atterraggio non sia ugualmente garantito. perchè a viaggiare impari che quando lo cominci, quel viaggio lì, da qualche parte arrivi sempre ed è per questo che in valigia devi metterci solo una dose interminabile di leggerezza ed una indefinita di serendipità. unici accessori indispensabili in quei viaggi con la meta nota e la strada sconosciuta: testa vuota e occhi attenti. è così che riesci a riempirti di momenti speciali. è così che trovi lo spazio per ricostruire la tua meta, con piccoli pezzi di nuovi modi di vederlo il mondo. con gli occhi di compagni di viaggio che ti guardano come tu non potevi sapere che ti avrebbero guardato: con sincronicità. con gli occhi di nuovi mondi che si accavallano al tuo riempiendolo di nuovo e di leggero. perchè il tempo senza tempo che scandisce il viaggio ti svuota del superfluo e ti lascia in mano e nella mente solo l'essenziale, quell'essenziale che non ha bisogno di storia perchè è fatto di momenti contestuali ed accidentali. e non ci sono parole per raccontarli i momenti come quelli, i momenti di quel viaggio nella città della birra nera, i momenti di risate e di nulla. quel nulla che ti fa sentire nel posto in cui dovevi essere esattamente a quel punto del tuo tragitto. il tuo tragitto, quello che ha fatto dei giri immensi per arrivare ad incastrarsi con quello di qualcun altro, con la voglia ed il bisogno di presenza che incontrano la voglia ed il bisogno di esserci in quell'assenza, di riempirla con quel sè che si sta portando in giro a conoscere la vita. e ne vorresti lasciare un po' di quel tuo te che stai allevando, barattarlo con quegli altri sè che in parallelo cercano proprie evoluzioni e personali adattamenti. tutto in un miniappartamento su un fiume irlandese con un camino finto ed una poltrona rotta, che diventa testimone di esplorazioni emotive e adattamenti cognitivi, diventa alcova di pensieri in perifrastica e conversazioni al futurese. un miniappartamento con letti a castello e pensieri sussurati alla notte perchè il giorno non se ne accorga. e gli arrivederci al sapore di addio che ti mettono addosso la voglia di ripartire prima di arrivare, testimoni di una magia riuscita, di una condivisione assicurata, di una cura ritrovata.

La cosa più pericolosa da fare è rimanere immobili.
William Burroughs

martedì 19 ottobre 2010

semplicemente

auguri.
perchè il difficile è semplificare.
ed io voglio che sia semplicemente un giorno speciale.

non tutti i giorni sono uguali

senza una parola. allora penso "è finita, per questa volta è finta" mi rannicchio nel letto e vado a Quinnipack. me l'ha insegnata Tool questa cosa. andare a Quinnipack, dormire a Quinnipack, fuggire a Quinnipack. ogni tanto gli chiedevo "dove sei stato, che tutti ti cercavano?" e lui diceva "ho fatto un salto a Quinnipack". è una specie di gioco. serve quando hai lo schifo addosso, che proprio non c'è verso di togliertelo. allora ti rannicchi da qualche parte, chiudi gli occhi e inizi ad invertati delle storie. quel che ti viene. ma lo devi fare bene. con tutti i particolari. e quello che la gente dice, e i colori e i suoni. tutto. e lo schifo a poco a poco se ne va. poi torna, è ovvio, ma intanto un po' l'hai fregato.
(castelli di rabbia - baricco)

oggi mi rannicchierò nel mio letto e me ne verrò qui, a Quinnipack. se mi cercherete, non mi troverete perchè io sarò qui, rannicchiata ad invertarmi una storia. e lo farò bene, con tutti i particolari. sarà una storia bellissima. e, vi prego, non svegliatemi. non venite a chiamarmi. voglio restare qui, oggi. oggi che è un giorno particolare, oggi voglio restare rannicchiata a Quinnipack a giocare al gioco che toglie il brutto di dosso. a giocare al gioco che le storie, se le racconti bene, sembrano vere. quindi, non ve la prendete, ma solo per oggi lasciatemi qui.

venerdì 15 ottobre 2010

una wok e gli ingredienti adatti

la fortuna della serendipità.
la ricerca della felicità.
la leggerezza dell'imponderabilità.
il talento della costruttività.
cuocere a fuoco lento, lanciando tre monete per sei volte, in un tugurio umido ma colorato.

giovedì 14 ottobre 2010

Com'è profondo il mare


Il pensiero come l'oceano
Non lo puoi bloccare




(Lucio Dalla, Pia, Franco Battiato, Fiorella Mannoia, Iskra, Roberto Ferri, Marco Alemanno, Ron, Vincenzo Capezzuto)

giocando a nomi case e città

la strada è totalmente vuota. unici rumori la pioggia scrosciante sull’asfalto ed i passi ritmici dei miei tacchi fastidiosamente rimbombanti. di tanto in tanto qualche lontana eco di ruote sul terreno bagnato provenienti, forse, da qualche strada non lontana. la pioggia sottile, ma fitta, non so per quale ragione non mi tocca il corpo. per lo meno non riesco ad avvertirla sul viso, l’unica parte scoperta di me. penso che vorrei avere qualche nozione di botanica per riconoscere l’odore delle piante bagnate che si mischia a quello della terra e dell’asfalto inumiditi dall’acqua. non conosco il nome degli alberi che costeggiano il fiume e circondano il mio palazzo, ma emanano un odore intenso, soprattutto la sera. mi piace quel profumo lì. ora lo associo a casa mia. assieme a quello di umidità. prima mi dava fastidio, l’odore d’umido, ora è familiare. mi sta bene. (nonostante qualche involontario, occasionale e proustiano effetto collaterale). non ho idea di che ora sia. di notte le ore per me diventano inutili, non mi importa mai di sapere che ora è. per quello che ne so è solo il tempo del rientro. una splendida e leggera serata è terminata lasciandomi un sorriso scemo ed un conciliante senso di sospensione. la testa è vuota e sensazioni rilassanti mi massaggiano ancora i pensieri. percorro cautamente il vialetto che porta al tugurio, per via dell’infelice connubio tacchi e pioggia, dopo il consueto sguardo della buonanotte all’abbazia illuminata sul monte, penso che questo momento qui è un bel momento. penso che io non lo so cos’è che sarà dei prossimi tempi. non so dove sarò da qui ad un po'. ma so dove sono ora. e chi.
aperta la porta, senza rifletterci, ho preso il pennarello che è sulla mensola accanto al citofono, le forbici nel mobiletto bianco della “cucina” ed un pezzetto di carta dalla libreria. ho cominciato a forzare il campanello per staccare il nome della vecchia inquilina. l’impresa, che sarebbe stata più romantica se meno faticosa, si è conclusa con il mio cognome accanto alla porta. scritto con la peggiore grafia di sempre, ma scritto lì, accanto alla porta del mio Tugurio, in quella che, ora come ora, è la mia casa.


lunedì 11 ottobre 2010

prove di leggerezza antigravitazionali

la vita è una cosa troppo seria perchè se ne possa parlare seriamente, dicono.
l'unica cifra adatta per leggere il proprio tempo senza caricarsi del peso, a tratti insostenibile, della vita vera, sembra essere quella curiosa alchimia della leggerezza delle cose. tutto ha un peso, un suo peso specifico, che in assenza di gravità non esiste più. è la gravità il problema. niente può essere così grave da opporre resistenza all'esistenza. niente può essere così grave da non avere anche una versione light per chi necessita di alleggerirsi l'umore. c'è sempre un modo ironico per capovolgere il peso specifico dei pesanti pensieri pensati. c'è sempre un modo ironico per prendersi meno sul serio, trattando i problemi come bolle di sapone.

"cerca di inventare la tua leggerezza e volerai" gg


domenica 10 ottobre 2010

perchè i riti sono importanti

van gennep li ha chiamati "riti di passaggio". sono quei momenti fondamentali nella vita di una persona o di una comunità che necessitano di attenzione e cura perchè il cambiamento sia a-traumatico. anche saint exupery ha suggerito al suo piccolo principe il valore dei riti. ed è così che è: i riti sono importanti. condividere i passaggi della propria esperienza con le persone che segnano il proprio cammino, è il rito più prezioso che riconosco. ed è nella condivisione di questi riti che c'è il regalo più grande che possiamo fare alle persone che amiamo. giocare, ridere, ubriacarsi ed esorcizzare le ansie di un'inarrestabile crescita è il regalo alla vita per le persone che ami. festeggiare non è altro che un sostegno richiesto agli affetti nel percosro verso l'ignoto. fa meno paura se la strada la si fa in compagnia, tra uno spritz ed una battuta. ed il regalo vero non è nella busta che contiene un apprezzato oggetto, ma nell'averlo condiviso quel momento lì. ognuno a proprio modo, ognuno a proprio tempo, ma con la sincera attenzione per le cose veramente importanti.

martedì 5 ottobre 2010

odore di nuovo

è un po' ovunque. come mi giro lo sento.
mi distraggo per depistarmi, ma lui mi segue.
è l'odore di nuovo.
come quando sta per piovere e tu senti già l'odore di acqua e terra.
come quando stai per avvicinarti al mare e l'aria profuma già di sale.
come quando prendi un cucciolo di cane e gli odori le zampe ancora morbide.
è così che è l'odore di nuovo.
è l'incipit di un bel racconto.


lunedì 4 ottobre 2010

il nome giusto o giusto il nome

perchè un nome è solo un nome, diceva shakespeare, ed è plausibile. ma ci sono dei nomi che entrano nella nostra vita per diventare mondi. il giorno di oggi ha un nome speciale che forse non sarà il nome giusto, ma resta giusto il nome di quello che è stato, per lungo tempo, il mio mondo.
auguri.