la parte di me anticonvenzionale lo sa che tutta la manfrina delle feste ha un retrogusto di superfluo e che non è il natale o l'inizio dell'anno che realmente possono dare peso specifico a dei cambiamenti o a delle riflessioni esistenziale venate di teleologia.
in realtà lo sa anche quella parte più convenzionale, a cui la roba del natale e delle tradizioni piace inspiegabilmente sempre di più, con il passare degli anni.
che si sappia oppure no, che lo voglia oppure no, per me il natale è il momento per far quadrare il cerchio. sarà che durante le feste compio gli anni, sarà che da quando ci sono i bambini è anche tornato babbo natale. sarà, anzi è, che natale è la panettonata della vigilia e di tutte quelle altre piccole tradizioni che negli ultimi venti anni hanno trasformato degli amici in una famiglia. pura magia, che fa da cuscinetto esistenziale tra un sorriso di circostanza ed un messaggio controvoglia.
costruire delle tradizioni attorno ad una magia così è essenziale per arrivare alla fine del cerchio potendo montarsi un sorriso vero attorno a vari buon natale ordinari.
domenica 24 dicembre 2017
giovedì 9 novembre 2017
l'effetto domino del lunedì.
non puoi fermare a forza l'effetto domino.
sembra scontato, ma non lo è affatto e quando ci provo mi trasformo immancabilmente in mr bean.
come quando fuori piove, è lunedì mattina ed hai un appuntamento importante.
e tutto va esattamente nella direzione opposta e contraria a dove dovrebbe.
comincia con la sveglia, quella che hai dimenticato di mettere la sera prima, svenuta per una giornata estrema a sua volta frutto di una serie di concause che a volerle ripercorrere tutte ci si incastrerebbe in un mix tra il twister e le mille ed una notte.
quindi cominci dalla sveglia e da quell'ansia sottile che è solo lunedì mattina e non può essere già tutto così complicato. poi pensi che forse è complicato perché è lunedì mattina e non vuoi entrare in un clichè di quelli che odiano un giorno della settimana. non ha senso odiare un giorno perché ha il nome sbagliato. eppure il terrore che sia solo l'anteprima di quello che accadrà dopo si insinua amplificando l'effetto domino: un'escalation di ritardi, imprevisti prevedibili e dimenticanze che coprono tutto l'arco di bestemmie da sant'Abbondio a san Zotico.
a quel punto, nel pantano del tuo lunedì infausto, cerchi di tutelare almeno la piccola che nel frattempo sente il tuo disagio come un cane da caccia e ne approfitta improvvisando sceneggiate alla pupella maggio e candy candy. la porti all'asilo con una disinvoltura maldestra ed un sorriso ingessato alla "va tutto bene"che tradiscono un'inconsueta approssimazione.
le sue mille domande hanno lo stesso livello di inaccessibilità cognitiva dell'esame di stato del terzo liceo e visto che piove hai meno mani di quante servano e tacchi inadeguatamente alti per quelle stramaledette scalette che stonano dannatamente con la pioggia e il passeggino e la fretta.
il ritardo ti insegue e l'ansia ti bussa nella vena che è accanto all'occhio.
poi la vedi entrare serissima con ancora in testa il cappello da fantasma che si gira e ti dice " facciamo che è ancora un po' halloween"?
e ridi. pensi che non serve a niente lottare contro l'effetto domino, tanto vale lasciarsi andare.
mandi il messaggio che avvisa del ritardo. esorcizzi anche tu i tuoi mostri e rallenti tutto.
così, improvvisamente, quando non ti interessava nemmeno più far girare le cose a modo tuo, la pedina del domino si ferma da sola.
sembra scontato, ma non lo è affatto e quando ci provo mi trasformo immancabilmente in mr bean.
come quando fuori piove, è lunedì mattina ed hai un appuntamento importante.
e tutto va esattamente nella direzione opposta e contraria a dove dovrebbe.
comincia con la sveglia, quella che hai dimenticato di mettere la sera prima, svenuta per una giornata estrema a sua volta frutto di una serie di concause che a volerle ripercorrere tutte ci si incastrerebbe in un mix tra il twister e le mille ed una notte.
quindi cominci dalla sveglia e da quell'ansia sottile che è solo lunedì mattina e non può essere già tutto così complicato. poi pensi che forse è complicato perché è lunedì mattina e non vuoi entrare in un clichè di quelli che odiano un giorno della settimana. non ha senso odiare un giorno perché ha il nome sbagliato. eppure il terrore che sia solo l'anteprima di quello che accadrà dopo si insinua amplificando l'effetto domino: un'escalation di ritardi, imprevisti prevedibili e dimenticanze che coprono tutto l'arco di bestemmie da sant'Abbondio a san Zotico.
a quel punto, nel pantano del tuo lunedì infausto, cerchi di tutelare almeno la piccola che nel frattempo sente il tuo disagio come un cane da caccia e ne approfitta improvvisando sceneggiate alla pupella maggio e candy candy. la porti all'asilo con una disinvoltura maldestra ed un sorriso ingessato alla "va tutto bene"che tradiscono un'inconsueta approssimazione.
le sue mille domande hanno lo stesso livello di inaccessibilità cognitiva dell'esame di stato del terzo liceo e visto che piove hai meno mani di quante servano e tacchi inadeguatamente alti per quelle stramaledette scalette che stonano dannatamente con la pioggia e il passeggino e la fretta.
il ritardo ti insegue e l'ansia ti bussa nella vena che è accanto all'occhio.
poi la vedi entrare serissima con ancora in testa il cappello da fantasma che si gira e ti dice " facciamo che è ancora un po' halloween"?
e ridi. pensi che non serve a niente lottare contro l'effetto domino, tanto vale lasciarsi andare.
mandi il messaggio che avvisa del ritardo. esorcizzi anche tu i tuoi mostri e rallenti tutto.
così, improvvisamente, quando non ti interessava nemmeno più far girare le cose a modo tuo, la pedina del domino si ferma da sola.
venerdì 27 ottobre 2017
sarà perché ti amo
ho letto le lettere che mio nonno scriveva a mia nonna.
più che altro erano lettere di mio nonno su quanto amasse mia nonna.
nonostante tutto, nonostante lei.
una bellezza da togliere il fiato, da strozzarsi di nostalgia per non poterlo abbracciare.
lui era avanti e maledettamente inadatto alla normalità, come tutti i geni,
ma aveva capito tutto dell'amore immenso.
o forse proprio l'esatto opposto.
non so se non l'ho capita io questa cosa qui o non l'aveva capita lui.
però una cosa l'ho capita: la felicità è una decisione,
quella che da fuori non si può capire e da dentro non si può spiegare.
martedì 17 ottobre 2017
personale
ruberei tempo alla vita di corsa per fermare un po' mesi di cose nuove e meno nuove che mi esplodono nella testa.
il problema è che quando pensi, crei e scrivi per lavoro e ti piace pure, avere un blog è come lavorare, quindi perde l'appeal di momento rubato all'ordinario per uno storytelling che ora ha tutta l'aria di essere più avvincente quando è analogico.
avrei chilometri di riflessioni da buttar giù, ma ora quello che trovo veramente rivoluzionario è trovare un momento di persona, con quei qualcuno che si fanno sempre più selezionati ed eccezionali, per raccontarsi quello che accade, dentro e fuori.
solo di persona può diventare veramente personale.
la presenza, quella fisica, quella degli occhi negli occhi, del tono della voce, degli odori, delle risate e dei silenzi, è indiscutibilmente la vera misura della felicità.
sto invecchiando.
è affascinante.
solo di persona può diventare veramente personale.
la presenza, quella fisica, quella degli occhi negli occhi, del tono della voce, degli odori, delle risate e dei silenzi, è indiscutibilmente la vera misura della felicità.
sto invecchiando.
è affascinante.
lunedì 11 settembre 2017
september morn
<<me ne "uscio" da qui, vado nella mia stanza>>.
Questo il lait motiv degli ultimi giorni.
I primi di settembre che mixano il rientro dalle vacanze con il tanto temuto inserimento a scuola.
insomma, dei giorni programmaticamente di merda, che avanzano troppo veloci tra corse, ritardi, memo e sensi di colpa, che stanno offrendo tra un respiro ed un mantra dei risvolti insospettabilmente divertenti.
ogni cosa che le chiedo di fare in queste ore ci vede recitare sempre lo stesso copione: lei risponde un deciso e pronto No e poi caccia questa frase con sguardo fiero e corrucciato. <<me ne "uscio" da qui, vado nella mia stanza>>.
e con questo autoesilio da contestazione-a-prescindere ha deciso come vendicarsi in modo subdolo per la questione asilo.
e no, non le correggerò mai i suoi affascinantissimi errori grammaticali.
mi ricordano che a volte sbagliare può essere anche molto divertente.
Questo il lait motiv degli ultimi giorni.
I primi di settembre che mixano il rientro dalle vacanze con il tanto temuto inserimento a scuola.
insomma, dei giorni programmaticamente di merda, che avanzano troppo veloci tra corse, ritardi, memo e sensi di colpa, che stanno offrendo tra un respiro ed un mantra dei risvolti insospettabilmente divertenti.
ogni cosa che le chiedo di fare in queste ore ci vede recitare sempre lo stesso copione: lei risponde un deciso e pronto No e poi caccia questa frase con sguardo fiero e corrucciato. <<me ne "uscio" da qui, vado nella mia stanza>>.
e con questo autoesilio da contestazione-a-prescindere ha deciso come vendicarsi in modo subdolo per la questione asilo.
e no, non le correggerò mai i suoi affascinantissimi errori grammaticali.
mi ricordano che a volte sbagliare può essere anche molto divertente.
mercoledì 30 agosto 2017
a-social e dis-comunicazioni
ci sono giorni in cui l'essere umano in tutte le sue sfaccettature non mi è affatto simpatico.
laurea in sociologia, poi quella in psicologia delle relazioni sociali e, niente da fare, continuo a pensare che l'essere umano, per quanto ci provi, è troppo raramente interessante.
fatta eccezione per un'osservazione antropologica di stampo polemico, la socialità ammiccante in cui siamo costretti mi crea disagio.
in questi giorni di incombente misantropia, mi chiedo perché mai ci sentiamo tanto evoluti, quando per intere ore ogni interazione con un mio simile ha meno spessore di quella che il mio cane intrattiene con una stupida mosca che da giorni insiste a non capire che il vetro non le permetterà la fuga.
conoscere le motivazioni dei risparmiatori cognitivi con autostima macrocefala non me li fa tollerare meglio, in questi giorni qui.
poi magari domani sì.
laurea in sociologia, poi quella in psicologia delle relazioni sociali e, niente da fare, continuo a pensare che l'essere umano, per quanto ci provi, è troppo raramente interessante.
fatta eccezione per un'osservazione antropologica di stampo polemico, la socialità ammiccante in cui siamo costretti mi crea disagio.
in questi giorni di incombente misantropia, mi chiedo perché mai ci sentiamo tanto evoluti, quando per intere ore ogni interazione con un mio simile ha meno spessore di quella che il mio cane intrattiene con una stupida mosca che da giorni insiste a non capire che il vetro non le permetterà la fuga.
conoscere le motivazioni dei risparmiatori cognitivi con autostima macrocefala non me li fa tollerare meglio, in questi giorni qui.
poi magari domani sì.
martedì 25 luglio 2017
non ho l'età
Si arriva ad una età che veramente non hai voglia di cose di cose di cui non hai voglia, come le file alla posta, le storie inutili, le bugie gratuite, essere alla moda, i cambi di umore, la noia degli altri, chili di troppo, conversazioni sterili, un brutto caffè. Non è una questione di età anagrafica.
C'è questa età che ho ora, che non sono i miei 36 anni, è quell'età che viene dopo tutta una serie di pensieri, di fatti e di vita, che potresti averne venti come sessanta e non cambierebbe nulla, perché questa è una età che ti senti nella testa come un chiodo fisso e sulla pelle come la crema protettiva, che vuoi solo cose che ti somiglino. Perché poi passa la voglia di sembrare migliore di come sei e finisci per piacerti lo stesso, anche nei giorni che ti odi abbastanza.
Che anche quando capita di doverlo fare il sorriso sotto sforzo è leggero come il pensiero che lo sottende: chissenefrega. Perché a questa età qui regalare un po' di compiacenza non è nemmeno più una violenza psicologica al tuo super-io, è pura elemosina verso quanti non riescono ancora a misurarsi le priorità. d'altronde, mica uno è obbligato averne di priorità.
monitoraggio felicità
da qualche tempo la mia felicità è sotto stretto monitoraggio.
non passa giorno che una vocina duenne non mi chieda: "sei felice?" e "papà e felice?"
all'inizio mi ha spiazzata. rispondevo sì senza pensarci, credendo ci fosse qualcosa che la preoccupasse.
poi ho capito che non è affatto preoccupata, è interessata.
lei veramente vuole sapere se siamo felici e non accetta un sì distratto come risposta.
il monitoraggio prevede sincerità. se per qualche ragione non lo sono in quel momento, ne parliamo, decidiamo una strategia e ne esce più serena di quelle volte che dicevo sì con voce ed atteggiamento incoerenti. lì non mollava, continuava insospettita con varie domande. disarmante e contagiosa la sua logica semplice. mi avvince.
il punto è che ho notato che da quanto ha cominciato a chiedermelo io sono realmente più felice.
nei pochi secondi in cui penso a cosa rispondere, passo in rassegna le cose importanti e tutto rientra in un "sì, certo amore, sono molto felice" che illumina quegli occhi immensi che mi fissano sgranati e mi alleggerisce la testa.
è vero, sono felice e ad un grande non saprei assolutamente come spiegarlo.
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