domenica 30 gennaio 2011

i complessi equilibrismi del tuttintenso

imparare a mettere un piede avanti all'altro. braccia alzate, testa dritta, schiena tesa, occhi fissi verso il nulla, sorriso sulle labbra. non fermarsi un solo momento. non potere, non volere, non riuscire a fare altro se non restare in equilibrio. senza guardare giù, senza guardare dietro, senza guardare. ci sono momenti in cui è così. è tutto intenso e tu vuoi solo camminare su quel filo. un passo dopo l'altro, con il cuore accelerato, il respiro sospeso, la concentrazione necessaria, la paura in sordina ed il più brillante sorriso di sempre sulla faccia.

mercoledì 26 gennaio 2011

quel sorriso, all'improvviso.

perchè è maledettamente vero che basta poco per quel sorriso. perchè non è un sorriso qualunque. è proprio lui, il sorriso scemo. quello che ti avevano cancellato dalla faccia. è quel sorriso che ti sembrava aver rimosso dalle espressioni riproducibili. quello che ti scappa, così, all'improvviso per un regalo che non ti sembrava possibile più ricevere. perchè è quello il punto. è nel furto perverso di quello che sembra possibile. è nel lasciarsi spegnere la propensione all'incredibile. può capitare di trascinarsi così a lungo nel ristagno che ti dimentichi del tutto possibile, ti dimentichi di essere programmata per la felicità. e non sarà il sorriso scemo la risposta, ma il fatto che oltre ad esserci qualcuno che, da qualche parte, quel sorriso te lo voleva proprio vedere sul viso, ci sei tu, che a tua stessa insaputa ti alleni furtiva, distratta e testarda a riproporlo più bello di prima.

lunedì 24 gennaio 2011

souvenirs de paris

la tour eiffel gioca a nascondino, il metrò è una città sotto la città, la pioggia non bagna ed il caffè è fidanzato con le zollette di zucchero. a parigi è tutto sofisticato a tal punto che i tuoi stessi pensieri, con accento francese, non riescono a non pensare altrettanto sofisticatamente. perchè a parigi la vie en rose è la strada che ti porti dentro in ogni passeggiata. è la sensazione di plausibile impossibile che siede con te tra quei tavolini minuscoli, fermi immobili nelle vetrine delle brasserie a guardar la frenetica vita degli altri, spettatore delle vite più piene di sempre. perchè a parigi, le persone vivono piene di sogni. e dalle vetrine delle brasserie è possibile vederle camminare, loro e i loro sogni, ognuno con il proprio impossibile nelle tasche. perchè a parigi viene voglia di sognare e di crederci per davvero che l'apparire dispettoso ed improvviso della torre di ferro sia un segno che la magia, quando arriva, arriva all'improvviso. ed è lì da qualche parte, pronta a farsi raggiungere. perchè a parigi ti prende così, la voglia di credere che tutto quel bello che ti circonda possa entrarti dentro, in un'estetica dei pensieri che corteggia il possibile contagio tra occhi e mente.







ed a parigi, quando piovono pensieri rossi, i gatti neri stanno a guardare.

domenica 16 gennaio 2011

a lezioni di cura da un bonsai


ci abbiamo creduto ed è rifiorito. fuori stagione.
indescrivibile soddisfazione.
propizia è perseveranza. (I Ching)

prender atto dagli atti

è così che pare debba funzionare.
uno guarda come vanno certe cose, prova a cambiarle nella misura in cui non ci sta dentro, prova a farsele calzare un po' di più. e se non ci riesce ne prende atto. si può solo prendere atto di certe cose. punto. azione-reazione, con in mezzo dei tentativi che vale sempre e comunque la pena di fare. è un modo come un altro per crescere, mi dicono. saper agire. sapere di aver agito. e poi cambiare direzione. e non perchè accade, ma perchè decidi di farlo accadere. le cose non si lasciano accadere, si agiscono. e devi decidere di lasciarle andare quando non ti riconosci più, quando senti che non c'è più bellezza. perchè le cose belle sono semplici o al massimo semplicemente complesse, non contorte. naturalmente faticose, al più, ma sorprendentemente contagiose. perchè il bello trascina bellezza e prendere atto è imparare a scegliere la bellezza.
perchè la vita è una questione estetica e ci vuole eleganza, talento e gusto a saperla disegnare.


Quando s'incomincia, il meglio viene poi da sé. (hesse)

venerdì 7 gennaio 2011

testudines

avevo solo voglia di lei. così, senza pensarci, invece di entrare nel portone, ho passeggiato da sola, in piena notte per le strade vuote e silenziose della mia città. ed è stata poesia. c'era un silenzio irriconoscibile questa notte. c'erano ancora le luci di natale sui lampioni, c'erano le vetrine accese con le scritte saldi e c'ero io che stavo bene. me la sono respirata e goduta la mia città questa notte. ho passeggiato con lei che mi aveva regalato un giorno straordinariamente leggero ed inaspettato e che più che mai, stanotte, mi piaceva. perchè io le voglio bene. voglio bene alle cose che mi conserva. a quegli angoli che conosco a memoria e quelli che non riconosco mai. al suo umore caotico e indisciplinato e a quel suo disordine organizzato. voglio bene alle persone che mi ha regalato e a quelle che mi custodisce fino al mio rientro quando mi allontano. perchè ogni volta che torno loro sono lì, le persone che amo, dentro la mia città. le persone da cui mi posso allontanare, ma che ovunque io vada, quanto lontano io possa andare, saranno qui come i miei cani a riabbracciarmi quando tornerò a casa.
perchè se è vero che solo chi ha radici profonde può allungarsi nei rami, le mie radici sono profonde e io posso andare molto lontano perchè ho la casa più bella del mondo. e io me la porto dietro ovunque questa cosa della casa. me la porto a cassino e me la porterò in qualunque luogo andrò ad abitare quest'anno e in quelli a venire. me la porto perchè mi piace pensare che ho dove tornare. mi piace aver voglia di andare sapendo che ho un posto in cui mi sento di voler tornare.
stasera ho la casa. stasera mi sento a casa.
stasera so che io sono la mia casa.