Sono tre anni che studio il modo in cui le persone costruiscono i loro pensieri.
È questo che studio io. I pensieri della gente, come nascono e come funzionano. o come non funzionano. Ma io non studio i pensieri così come stanno chiusi nella testa, no. Io studio i pensieri così come vengono fuori dalla testa. È uno studio strano il mio, perché quando parlo con qualcuno, soprattutto in questo periodo di fagocitamento celebrale sull’argomento, io ascolto, ma contemporaneamente penso al come e perché quella persona è arrivata a pensare quella cosa e in quel modo lì. E perché la sta dicendo a me, esattamente in quel momento. Tutto comincia molto lontano, ma questo si sa. Tutto comincia con la costruzione di caselle in cui infilare i pensieri e segue con la quantità di connessioni che le cose della vita ci permettono di costruire tra una casella e l’altra. Il gioco è fatto. Da bravi pigri cognitivi quali siamo, l’unico nostro obiettivo è di ottimizzare il più possibile le energie e limitare gli sforzi. Né più, né meno. È come se ci fosse un’autostrada nel nostro cervello e la nostra mente scegliesse sempre le scorciatoie per arrivare da un punto ad un altro. Molto pratico. Molto economico. Molto efficiente. Poco avventuroso. Poco panoramico. Poco completo. Non arriverò lucida alla discussione, questo è evidente, però il tema è avvincente.
Lo posso giurare.
sabato 29 ottobre 2011
mercoledì 26 ottobre 2011
prender atto dagli atti. pure mancati.
"Che nella vita militare la scusa di aver dimenticato qualcosa non serva a nulla e
non salvi dalla punizione lo sappiamo tutti; né la cosa può sembrarci ingiusta. In questo caso, a un
tratto, tutti si trovano d'accordo nel ritenere che un determinato atto mancato abbia un senso, e quale
sia questo senso" S. Freud. Introduzione alla psicoanalisi, Volume I.
lezione di oggi: prender atto di quali atti, mancati ed agiti, si rileva l'importanza.
sabato 15 ottobre 2011
salva con nome_ric
capita che mi capitino delle cose particolari e a me viene sempre l'angoscia di dimenticarle quelle cose lì, che vorrei ricordare. oggi, per esempio, ho pensato che ho dimenticato alcune cose che lo erano, importanti.
mi è venuto così, all'improvviso, mentre scrivevo nella mente un accaduto da non abbandonare mi sono ricordata di aver dimenticato. guidavo senza badare alla strada, fissavo la pioggia sul cruscotto e con la fronte contratta e l'espressione seria, giocavo con al mano che non stava sul volante a cercare stazioni radio da ignorare. mi distraevo per concentrarmi sul ricordo disperso. e non c'è stato verso di ricordarmi.
per quanto abbia provato non ci sono proprio riuscita ad immaginare cosa avevo deciso di non dimenticare, quel giorno lì, in cui mi successe quella cosa importante.
sabato 8 ottobre 2011
intransigente all'ordinario.
"Non concepisco perché si concepisca solo il concepibile (è inconcepibile!)"
cercare di spiegare la mia ostinazione a combattere i mulini a vento a chi non vede chiaramente i miei eserciti, può sembrare poco saggio ed indiscutibilmente improficuo. lo comprendo.
però il fatto preoccupante è che raramente le mie inutili crociate cerebrali mi inibiscono e finisco puntualmente per giocare a palla avvelenata con la realtà, quella cieca accecante normale visione del giusto che mi contestano quando demagogicamente difendo i miei mondi alternativi.
io non lo capisco perchè alla fine don chisciotte era pazzo e superman un eroe: tutti e due avevano la vista bionica, un mantello e calze da donna. io la differenza non la vedo.
sabato 1 ottobre 2011
chiamare le cose con il loro nome, grazie.
certezze a senso unico nella mente.
si chiede scusa per il disagio.
si chiede scusa per il disagio.
heaven and hell
probably, isn't so impossible.
surely, it's a bit too hard.
unfortunatly, I can't tell heaven from hell.
but tonight,
simply, I wish you were here.
surely, it's a bit too hard.
unfortunatly, I can't tell heaven from hell.
but tonight,
simply, I wish you were here.
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