venerdì 31 dicembre 2010
mercoledì 29 dicembre 2010
(s)venire a patti con i fatti
la voglia di lasciarsi andare,
l'istinto di desistere,
l'esigenza di fermarsi,
la sensazione di essere intrappolati nel nulla.
svegliarsi e svenire.
il corpo che fa con violenza quello che la testa non gli vuole concedere.
lunedì 27 dicembre 2010
domande lecite.
e lei gli chiese: mi regali la felicità?
lui si guardò le mani, non le rispose e andò oltre.
sabato 25 dicembre 2010
a che ora è la felicità?
al massimo sbatte velocemente la coda quando sente che sta per arrivare.
ma tendenzialmente aspetta che arrivi.
perchè il mio cane lo sa che ad una certa ora arriva sempre, la felicità.
e pure io, come il mio cane, aspetto che arrivi.
perchè ci voglio credere che ad un certo punto arriva, la felicità.
ho le lancette della pazienza rotte, ma so che ad una certa ora passerà anche di qui .
e nel frattempo aspetto.
una notte senza parole
non ci sono parole che lo dicano bene questo caos calmo che sento,
che lo dicano bene questo misto di rabbia e di resa, questo misto di serenità e tristezza.
non le hanno inventate le parole che combacino con questi autistici pensieri che significato lo hanno solo per me.
il mio problema non ha bisogno di parole. e a me sta bene, stanotte, che non ci siano parole per dirlo,
perchè è solo mio e a me non occorre che lo racconti.
e fuori va esattamente come deve andare. tutto perfettamente come deve andare. con altre tante parole da sprecare in altri tanti pensieri condivisibili.
invece stanotte va bene così, solo per stanotte e solo per me, va bene che sia una notte senza parole.
venerdì 24 dicembre 2010
buonnataleame
Guardate il cielo e domandatevi: la pecora ha mangiato o non ha mangiato il fiore? E vedrete che tutto cambia. Ma i grandi non capiranno mai che questo abbia tanta importanza. (antoine de saint-exupery )
venerdì 17 dicembre 2010
mercoledì 15 dicembre 2010
in vino veritas
eravamo a cena, c'era il vino, c'era la pasta, c'era la musica di verdi ed una tangibile vivienza. si parlava della continuità tra parola ed azione ed alla mia ingenua perplessità su quale fosse più affidabile in caso di discrepanza, se l'azione o la parola, ecco un uomo con la faccia d'esperienza, abbastanza estraneo da essere efficace, che placido ed ignaro mi regala l'immagine più convincente di sempre. uno scontro inevitabile quello che tra la realtà concreta e quella raccontata conduce all'indiscutibile prevalere dell'azione. l'essere umano non riesce a comportarsi diversamente da come pensa, quello che dice è evanescente come l'aria che accompagna il movimento delle labbra. le parole hanno perso il loro incanto. le parole hanno perso la loro credibilità.
non stasera, però, che le parole sono state portagoniste di uno straordinario spettacolo di leggerezza e complessità, in una salsamenteria dove la filosofia morale ha incontrato la psicologia sociale attorno ad un tavolo in cui si confondono detti e non detti. in cui l'agire l' intrattenimento coincide con il desiderio di continuare ad esserci in quel frangente di esistenza. con l'avvincente sospensione delle serate senza pretese, quelle in cui inciampi imprevedibilmente con un po' di stanchezza addosso e la voglia di far finire la giornata e che si prolungano nel desiderio di durarsi il più possibile.
e io le adoro le serate così.
martedì 14 dicembre 2010
e che poi fa pure freddo.
sarei curiosa di sapere cosa si direbbero evidenza e speranza, loro che parlano lingue diverse. che poi lo so che il problema è che ho concesso anche troppo alle mie stupidità, ma è che stasera sono stanca ed ho fame. ho la coda gelata e le zampe gelate. ma so anche che ho voglia di lasciar fare a pongo, che mi prenderà per il collare e mi porterà al posto dove devo stare, nella verità vera, faccia a faccia con le cose vere.
ma non c'è altro. il problema è solo che fa freddo ed i pensieri mi si congelano. solo quello.
lunedì 13 dicembre 2010
outlier
e ricorre di recente nelle mie interazioni col sesso opposto una costante che riconosco nella frase di freud: L'uomo moderno ha barattato un po' della sua felicità in cambio della sicurezza.
domenica 12 dicembre 2010
risvegli da cani
ci sono momenti in cui ho la precisa sensazione che le mie cane, solo loro, abbiano davvero tutte le risposte.
sabato 11 dicembre 2010
centrifugando i pensieri
e nelle lavanderie pubbliche, quando il bucato gira e la tua vita è ferma, vorresti metterti tu dentro quella macchina enorme e lasciarti centrifugare l'anima.
venerdì 10 dicembre 2010
con dei sogni nella testa.
"dimmi che cosa vuoi che faccia, dimmelo"
"non lo so, magari potresti accarezzarmi i capelli..."
giovedì 9 dicembre 2010
the grinch
e indiscutibilmente, quest'anno d'amputazione, io odio il natale.
mercoledì 8 dicembre 2010
come veder fantasmi.
occhi sbarrati, parole vuote, pensieri goffi, estraneità e disagi in gran rispolvero. la sorpresa, il sangue alla testa, la bomba nello stomaco, liquidi indesiderati che si avventurano nei bulbi oculari e restano lì come la muffa. il pensiero sciocco di essere pronti. il pensiero ridicolo di esserne usciti. i troppi pensieri che si annidano tra il nodo in gola e la tua vita, quella che pensavi potesse davvero essere ricominciata. e che senza ancora una volta sembra non avere senso.
ti dicono che è normale. ti dicono che non è originale.
ti dici che non ce la fai. ti dici che se ce l'ha fatta lui, forse, ce la farai anche tu.
"in fondo non so se ce l'ho con te più per il male che ti ho fatto o per quello che tu hai fatto a me" (La signora della porta accanto, Truffaut)
lunedì 6 dicembre 2010
citazionismi
"perchè non si muore per un culo che abbiamo al posto del cuore.
perchè un culo è.
vorrei ricordartelo.
il cuore è un muscolo come lo è lo sfintere.
solo molto sopravvalutato"
Edi Lavorochefai, Manuale d'antiamore, salerno 2010
guardiani del sonno
pieni e vuoti, azione e non azione, ragione e torto, passato e presente, giusto e sbagliato.
nel palleggiarsi alienante di sterirli contrapposizioni, resto immobile, mi lascio guidare da chi lucidamente, forse, può vedere meglio di me quello che io probabilmente non voglio, più che non riesco, a vedere. lascio fare a chi ha deciso di accompagnarmi fino a domani mattina, quando tutto sarà di nuovo chiaro. fino a domani, quando i toni dell'intorno non saranno filtrati dall'opaco vetro dell'imponderabilità del caso.fino a domani quando la mia leggerezza non sarà graffiata dalla violenza incolpevole del caos. fino a domani, quando un nuovo sorriso preso dal cassetto del necessario vivere verrà stirato sulla mia bella faccia, sopra quel trucco abbondante che non contiene più la stanchezza dei miei pensieri superflui.
domenica 5 dicembre 2010
sabato 4 dicembre 2010
tampona-menti
giovedì 2 dicembre 2010
buongiorno notte
mi infilo sotto il piumone pesante, in mezzo a coperte gelate, lasciandomi accompagnare nel sogno da un sorriso rubato all'eco di parole nate in una imprevista serata senza pretese e lasciandomi addormentare da pensieri sornioni che si avvinghiano allo scaldino come attinie congelate. giornate intense, strabordanti di evenienze, notti lunghe di instancabili veglie.
lunedì 29 novembre 2010
Caosmosi
o per la verità, ho trovato il problema:

se avessi saputo prima che in una piccola formula c'era la spiegazione di ogni mio dilemma, credo che gran parte del mio tempo lo avrei speso diversamente, magari a fare giardinaggio o a contare le gocce che possono scendere dal mio rubinetto rotto in un'intera ora, piuttosto che pensare. piuttosto che studiare la mente umana, piuttosto che cercare risposte alla non-linearità dei miei inspiegabili avvenimenti.
molto probabilmente se avessi riflettuto prima su questo principio, mi sarei affaccendata di meno a tentare di capire. non capendo che era proprio in quel fatuo razionalizzare il punto: non c'è niente da capire. solo puro, semplice, imprevedibilissimo CAOS.
ho sempre cercato una linearità negli eventi, vittima dell'euristica della controfattualità. ho sempre costretto gli eventi all'interno di uno sciocco pensiero ipotetico del genere Se/Allora. ignara che è nella sbarra il nodo da sciogliere. nella sbarra il limite delle mie tormentate incomprensioni. è proprio nella sbarra il caos. è proprio lì, tra il se e l'allora.
"l'apparente impredicibilità delle traiettorie comporta che un piccolo errore nella conoscenza dello stato del sistema in un certo istante possa provocare un errore anche grande nelle previsioni a medio e lungo termine".
basta un solo istante. basta un solo particolare.
e le traiettore cambiano.
domenica 28 novembre 2010
giornate di (immuno)deficienza
così prende, quella mia malattia. con fitte violente ed ingestibili. eppure ormai ho imparato in qualche modo. ho imparato che devono solo passare, questi giorni così. sono giorni di stanchezza assurda e depressiva, di una totale mancanza di lucidità, scrive qualcuno molto più bravo di me. ed è proprio così che sono queste ore di sterile stallo esistenziale. arrivano senza preavviso, quando appena appena mi distraggo un attimo dal resto di questa mia vita più veloce di me, le trovo lì in agguato ad accompagnare un tempo in sospeso che blocca il tempo del mio vivere. autolesionismi travestiti da un'apparente ricaduta. niente di grave, solo la deficienza dell'immunodeficienza da certi pensieri. ma si impara anche a riconoscere il diverso nell'eterno ritorno dell'uguale. ci si abitua a riconoscere quando anche questi stanchi pensieri hanno cominciato, svuotati, a perder consistenza. solo confuse emozioni. disordini emotivi, per la verità. solo rumore. il rumore di fondo del big bang.
sabato 27 novembre 2010
come fuori luogo
luoghi al sapore di passato che non riesco più a dosare nel presente.
un passato che non ricordo più di aver vissuto si insinua nel mio tempo e mi mette disagio.
come un fastidioso dejavù cammino inquieta tra strade che amo e rinnego, sentendo cose che non voglio non sentire, ma che so non interessarmi. sono nel limbo del non più e del non ancora. sono in balia di un voler esserci, ma senza starci.
avverto forte un'inquietudine, incapace di conciliare tempi e pensieri che parlano mondi diversi.
la mia città mi tormenta.
venerdì 26 novembre 2010
caffè cornetto e bellità
sono quei giorni che nemmeno il maltempo riesce a guastare la gustosa bellità delle cose che si insinuano sorprendentemente tra te e la tua vita.
faccio loro posto molto volentieri.
la bellità delle cose che arrivano come regali al contempo inattesi e meritati ha il sapore della schiuma del primo cappuccino della giornata e del buonumore al sorriso scemo sotto la pioggia.
buongiorno e buonafortuna a tutti.
giovedì 25 novembre 2010
psicologia delle disattitudini esistenziali (ma in letteratura, però)
l’inetto sveviano di fronte alla vita reagisce con tutta la sua più talentuosa inadeguatezza. le sue scelte sono tutte consapevolmente orientate a mantenere lo status quo di mediocrità che lo rende orgoglioso del suo non-misurarsi con qualunque cosa gli richieda di uscire dal suo ruolo di impiegato del vivere. pur di non sbilanciarsi in una ingestibile pallida speranza di felicità, decide di languire in quell’equilibrata ordinaria insoddisfazione per non-si-sa-bene-cosa, che è l’unica realtà con cui riesce a confrontarsi. talentuoso incapace, nell’incoscienza della sua inettitudine, l’inetto cade sempre in piedi, evitando puntualmente faticosi confronti con delle riflessioni che non saprebbe comunque tradurre costruttivamente a se stesso. disarmante in quella sua ottusa deficienza sociale che è indubbiamente la sua stessa fortuna. invidiabile, a tratti.
eccezionale, svevo, ad inventare un personaggio così.
trenta e lode anche lui.
lunedì 22 novembre 2010
una notte come tante altre
è saltata l'ennesima lampadina, però ho un nuovo lumino.
è una notte come tante altre nel tugurio, in cui l'insonnia e gli impegni mi fanno compagnia.
è una notte in più verso o attraverso.
con o senza devo ancora capirlo.
di pieno o di vuoto devo ancora deciderlo.
è una notte come tante altre nel tugurio, eppure...
domenica 21 novembre 2010
esòsoddisfazioni :)
Sehnsucht – a video and film screening curated by ELDA ORETO
Artists:
Bianco-Valente, Nicolas Cilins, Francesco Jodice, Ilja Karilampi, Marko Lulic, Vanja Mervic, Jonas Mekas, Warren Neidich, Pennacchio Argentato, Giulia Piscitelli, Moira Ricci, Ciro Vitale, Jordan Wolfson
Opening: Thursday, December 2, 2010 6-10 p.m.
c/o uqbar, Schwedenstrasse 16, 13357 Berlin (U8/U9/M13 Osloer Straße)
We are sorry for cross-postings.
per chiunque si trovasse a passeggiare per le strade di berlino il due dicembre, non esiti a visitare il videoscrining curato della mia giovane e talentuosa cugina. un vulcano napoletano che per il momento regala a berlino la sua creatività, con una contagiosa passione per l'esistenza ed una leggerezza esistenziale preziosa e quanto mai unica.
sarà uno spettacolo da non perdere.
mercoledì 17 novembre 2010
quello spazio lì
Il futuro condizionale
io, nel frattempo continuo ad esercitarmi ogni mattina a pensare ad almeno sette cose impossibili. chissà che magari,un giorno forse.
domenica 14 novembre 2010
e lei fra di noi.
non ci capita spesso di avere la vasca a disposizione.
così, all'improvviso, è stato un tutt'uno il pensiero con l'azione. abbiamo interrotto damblè le nostre attività e siamo andati a prepare un rilassante e fumante bagno caldo pieno di schiuma e candele profumate.
l'odore morbido del muschio bianco, il rumore carezzevole dello scroscio dell'acqua, il vapore bollente che appanava gli specchi. tutto perfetto.
ho cominciato a spogliarlo, lentamente e distrattamente. non pensavo a nulla. solo a quel momento di totale e meritato abbandono.
l'acqua calda, la testa vuota, le creme profumate. il solo desiderio di dedicargli un po' di tempo e un po' di attenzioni. mai abbastanza, per lui che mi sopporta. mai abbastanza, per lui che mi accompagna.
non so precisamente come siamo arrivati a quel punto. non ricordo come sia potuto accadere che il più bel massaggio di sempre sia degenerato così.
non so com'è capitato che sia arrivata lei a rompere l'idillio. inaspettata, indesiderata, ingombrate. lui non me ne aveva mai fatto accorgere prima. complice, forse, quel tugurio omertoso, non mi ero mai accorta della sua presenza. eppure lei c'è, ora lo so.
lui l'ha portata tra di noi.
lei, la cellulite, ha instaurato una relazione complicata con lui, il mio corpo.
ed ora tra noi tutto è cambiato.
solo la somatoline, forse, potrà salvare la nostra già contorta relazione.
lunedì 1 novembre 2010
Lin Sogna
non c'è un motivo, non c'è un pensiero.
semplicemente è la notte che vuole compagnia.
e tu non puoi far altro che restare lì con lei.
le notti così è inutile stringere gli occhi sperando che incastrino il sonno.
le notti così devono solo trascorrere.
e quella stanchezza che si poggia tra testa e le pupille puoi solo massaggiarla con la calma di chi ha tutto il tempo. perchè la notte, quando non vuole dormire, dilata il tempo, rallenta il ritmo e moltiplica i pensieri.
e quei sogni che non volevi sognare restano svegli con te,
così li puoi controllare.
domenica 31 ottobre 2010
e il buio prima.
non mi piace che faccia buio prima e non mi piace l'inverno.
ho freddo. e a me non piace avere freddo.
per cui contesto. contesto il buio ed il freddo.
perchè il buio prima, proprio no, non lo riesco a sopportare.
lui e quell'intollerabile freddo che mi raffredda i pensieri.
sabato 30 ottobre 2010
contro l'immobilità. e altre storie di viaggi e scoperte.
La cosa più pericolosa da fare è rimanere immobili.
William Burroughs
martedì 19 ottobre 2010
semplicemente
perchè il difficile è semplificare.
ed io voglio che sia semplicemente un giorno speciale.
non tutti i giorni sono uguali
(castelli di rabbia - baricco)
oggi mi rannicchierò nel mio letto e me ne verrò qui, a Quinnipack. se mi cercherete, non mi troverete perchè io sarò qui, rannicchiata ad invertarmi una storia. e lo farò bene, con tutti i particolari. sarà una storia bellissima. e, vi prego, non svegliatemi. non venite a chiamarmi. voglio restare qui, oggi. oggi che è un giorno particolare, oggi voglio restare rannicchiata a Quinnipack a giocare al gioco che toglie il brutto di dosso. a giocare al gioco che le storie, se le racconti bene, sembrano vere. quindi, non ve la prendete, ma solo per oggi lasciatemi qui.
venerdì 15 ottobre 2010
una wok e gli ingredienti adatti
la ricerca della felicità.
la leggerezza dell'imponderabilità.
il talento della costruttività.
cuocere a fuoco lento, lanciando tre monete per sei volte, in un tugurio umido ma colorato.
giovedì 14 ottobre 2010
Com'è profondo il mare
Il pensiero come l'oceano
Non lo puoi bloccare
giocando a nomi case e città
aperta la porta, senza rifletterci, ho preso il pennarello che è sulla mensola accanto al citofono, le forbici nel mobiletto bianco della “cucina” ed un pezzetto di carta dalla libreria. ho cominciato a forzare il campanello per staccare il nome della vecchia inquilina. l’impresa, che sarebbe stata più romantica se meno faticosa, si è conclusa con il mio cognome accanto alla porta. scritto con la peggiore grafia di sempre, ma scritto lì, accanto alla porta del mio Tugurio, in quella che, ora come ora, è la mia casa.
lunedì 11 ottobre 2010
prove di leggerezza antigravitazionali
l'unica cifra adatta per leggere il proprio tempo senza caricarsi del peso, a tratti insostenibile, della vita vera, sembra essere quella curiosa alchimia della leggerezza delle cose. tutto ha un peso, un suo peso specifico, che in assenza di gravità non esiste più. è la gravità il problema. niente può essere così grave da opporre resistenza all'esistenza. niente può essere così grave da non avere anche una versione light per chi necessita di alleggerirsi l'umore. c'è sempre un modo ironico per capovolgere il peso specifico dei pesanti pensieri pensati. c'è sempre un modo ironico per prendersi meno sul serio, trattando i problemi come bolle di sapone.
"cerca di inventare la tua leggerezza e volerai" gg
domenica 10 ottobre 2010
perchè i riti sono importanti
sabato 9 ottobre 2010
martedì 5 ottobre 2010
odore di nuovo
mi distraggo per depistarmi, ma lui mi segue.
è l'odore di nuovo.
come quando sta per piovere e tu senti già l'odore di acqua e terra.
come quando stai per avvicinarti al mare e l'aria profuma già di sale.
come quando prendi un cucciolo di cane e gli odori le zampe ancora morbide.
è così che è l'odore di nuovo.
è l'incipit di un bel racconto.
lunedì 4 ottobre 2010
il nome giusto o giusto il nome
auguri.
sabato 25 settembre 2010
ricostruzioni possibili
L'amore non è bello
"e così ho finito con il cancellare oltre le parole le persone che dicono bugie" (sempre uguale a mai)
venerdì 24 settembre 2010
la leggerezza possibile della sintropia
accadde così, semplicemente.
perchè le cose belle accadono quando sei distratta.
accadde che si svegliò una mattina e quella mattina vide nello specchio un sorriso. uno di quei sorrisi fatti con gli occhi, quei sorrisi che si era dimenticata di avere. quelli con dentro la leggerezza. erano una sua rimossa specialità. le salì la voglia di non lasciarla andare via tanto facilmente quella sensazione di equilibrio possibile tra sè e il mondo. non era capitato, se l'era guadagnato quel sorriso lì ed il rischio di perderlo non voleva correrlo.
giovedì 23 settembre 2010
ichingami la vita
e pure io trovo lecito affermarlo. trovo lecito affermare che le tre monetine cinesi e il grande librone che le spiega suggeriscano suggerimenti che vanno ben oltre la lettura contingente del momento. assecondiamo con lui il principio della sincronicità, di quel tempo che adotta lo spazio diventando testimone di uno stato psichico. il Libro dei Mutamenti sta regalando a me e a chi sta scegliendo ogni giorno di viversi ogni versione dei miei stati psichici, ogni versione dei miei umori atipici, deliri, risate e complicità. a me e a chi sceglie quotidianamente di essere con me in questo mio tempo sta regalando parole su cui riflettere, suggerimenti da argomentare, particolari da sviscerare. ma più di ogni altra cosa con galeotto spirito maieutico, ci regala l'occasione di individuare in noi stessi le domande giuste.
lunedì 20 settembre 2010
insonnie ricorrenti
domenica 19 settembre 2010
un tugurio per pensieri scomposti
c'è un tappeto bianco ed un tavolino nero.
sono le uniche cose non colorate che occupano quel piccolo mondo psichedelico. è importante che siano cromaticamente neutri, quel tavolino e quel tappeto, perchè devono assorbire pensieri. pensieri scomposti che si lascino corteggiare e parole accurate che si intonino alle tende. distesi su quel tappeto, con le candele accese e l'iching sul tavolino, il mio tempo più denso lo vivo a raccontarmi con chi quel tugurio lo sta trasformando in una casa. la radio rossa fintamente vintage risuona canzoni a tema, l'alicia ci tiene svegli conservandoci caffeina calda perchè il corpo collabori con la mente iperattiva. gli specchi, fingendosi pareti, si attrezzano per riflettere le riflessioni che ci rasserenano la mente, i libri si confessano come scusa per prendere in prestito occasioni di esistenza. e l'ho riempito di me quel microappartamento, laggiù nel nulla con l'abbazia più bella di sempre, e lui mi sta restituendo me, ospitando le mie persone importanti e facendole sentire a casa, dentro di me.
giovedì 16 settembre 2010
1 1 2 3 5 8 13 21 34 55 89 144 233
forse è questo il senso.
lunedì 13 settembre 2010
ad occhi chiusi
quell'atroce randez vous
ed augurarle buon viaggio.
domenica 12 settembre 2010
effetto domino
"stava lì, come una candela accesa in un granaio che brucia"
a. baricco, castelli di rabbia
con una giornata uggiosa nella testa
il cielo è blu e il sole caldo, eppure la mia giornata ha un sapore di tempo grigio.
sabato 11 settembre 2010
la cosa veramente importante
venerdì 10 settembre 2010
ultimo atto
ombre
all'ombra di egoistiche ingiustificabili lucide e prevedibili soluzioni.
all'ombra di ombre che illuminano i pensieri e oscurano la ragione.
all'ombra della voglia di sospendere tutto e restare all'ombra di queste ombre. solo per un po'.
pieno-vuoto-pieno-vuoto-pieno-vuoto
saper piangere è importante per espellere eccesso di vita e lubrificare il cuore.
ingegnerie emozionali deviano il corso dei miei pensieri.
cosa c'è dopo il vuoto?
prove di fallimento che lasciano in eredità una fagocitante paura.
l'infelicità mi terrorizza.
giovedì 9 settembre 2010
una fine
svegliarsi e sapere che un battito è finito e che altri continueranno loro malgrado.
quando c'è una fine il problema è sempre, solo, unicamente, maledettamente di chi resta.
tutte le volte che si scrive fine c'è un intollerabile inizio da riavviare.
mercoledì 8 settembre 2010
l'inutile oracolo
mi faccio anche domande sensate ed ho accumulato un buon numero di sagge argomentazioni perfettamente idonee. ma sapere è inutile. in certi momenti, per certe cose, con certi umori, certe notti, la conoscenza non basta, la saggezza è pletorica e la fatalità è un meschino placebo.
sono solo momenti. poi mutano.
come tutto, anche questi momenti, passano.
"perchè non hanno fatto delle grandi pattumiere per i giorni già usati, per queste ed altre sere"
(cantico dei drogati - de andrè)
martedì 7 settembre 2010
rubolo
lunedì 6 settembre 2010
like a little dot
Il dittatore(g. rodari)
Un punto piccoletto,
superbioso e iracondo
"Dopo di me- gridava -
verrà la fine del mondo!"
Le parole protestarono:
"Ma che grilli ha pel capo?
Si crede un Punto-e-basta,
e non è che un Punto-e-a-capo".
Tutto solo a mezza pagina
lo piantarono in asso,
e il mondo continuò
una riga più in basso.
sabato 4 settembre 2010
la poesia (d)e i luoghi
Γνῶθι σεαυτόν
e mi viene da ridere perchè so che "è tempo".
lunedì 30 agosto 2010
d come dresda, d come me
la notte prima di partire non ho dormito. la notte prima di partire pensavo che ero stanca e non mi andava poi così tanto ricominciare a viaggiare. ma poi è bastato un piede in aereoporto per cancellarla, quella notte insonne, i suoi sogni ricorrenti e i risvegli nervosi. è bastato un piede in aereoporto per farmi sentire nel posto giusto, il posto "verso", che è quello che mi si addice di più. tra voli cancellati ed altri riorganizzati sono arrivata a destinazione, sono arrivata all'appuntamento con il mio viaggio. un viaggio che si era fermato ad una conferenza internazionale - quasi un anno fa - e che sembra essere ricominciato ora, con un'altra conferenza internazionale. conferenziera mi chiamò il mio conferenziere ed io ridevo. ed io rido a vedermi lì che parlo il mio inglese zoppicante, ostentando una sicumera, che per chi lo sa, è tutta scena. ma lì, in inglese, non si capisce che sto bluffando. lì in inglese, con i tacchi, il badge e il proiettore io sono una conferenziera. e conferenzo. ed ho conferenzato nella città con la d.
d come me, è così che è la città del mio viaggio, è come me, una piccola opera d'arte. un centro denso ed affascianante e tutt'intorno un mondo in costruzione. proprio come me, d, la città del mio viaggio. porta la sua storia con le storie che l'hanno definita, ma è tutta da (ri)costruire. l'hanno distrutta, ma lei, d, è tornata in piedi.e poi è una città sul fiume ed io le adoro le città sul fiume, perchè ci sono i ponti. ed i ponti sono oltremisura romantici, sono oltremisura rilassanti. e d romantica lo è. e d rilassante lo è. d'altronde a d ci ho trovato un pezzetto di famiglia, nel mio hotel stile ikea. era lì nella hall di quell'hotel con il suo pc ed il suo sguardo familiare. era lì, il mio pezzetto di famiglia. era in quella città con la d nell'hotel con la stanza per la televisione come se fosse casa. e quanto abbiamo mangiato lì a d. e quanto abbiamo riso, lì a d. in quel concentrato d'arte con la più bella collezione di sempre. in quel concentrato d'arte che ospita gli angioletti di raffaello. in quel concentrato d'arte che è rinata dalle sue ceneri. così come il mio pezzetto di famiglia. anche lei come d è rinata. anche lei come d si sta ricostruendo ed è stupenda così involontariamente piena di vita com'è.
per le mancherie da fine estate: accenni di un diario di viaggio #3
i bei posti incorniciano bei momenti. è così che succede. il blu del mare dona particolarmente all'umore ed ai ricordi, c'è poco da dire. l'isola e i suoi tempi, l'isola ed i suoi silenzi, l'isola e le sue difficoltà da cittadini in trasferta hanno garantito il fascino esotico del distacco dal mondo reale. il suo essere così lontana dalla quotidianità ha reciso i pensieri pesanti dalle spine del quotidiano. il suo essere così lontana dalla quotidianità ha veicolato il virus della parentesi magica. eppure io sono sicura che la vera magia non è mai una concessione del luogo. la vera magia è l'esclusiva negli occhi di chi lo guarda quel luogo. è quello che ho portato da filicudi oltre le foto e la malvasia; oltre ad una valigia chiusa con approssimazione ed uno zaino provato dalla vita; oltre alle risate che mi rimbombano in testa; oltre ad una dipendenza da arancino da cui è difficile fare astinenza; oltre al desiderio di camminare per sentieri. è quello che ho negli occhi di quei giorni che mi fa sorridere a tradimento ed imbronciare il mento involontariamente. la vera magia è sempre lei: la cura. è stata la voglia di viversi e raccontarsi al momento i momenti intensamente, il tacitamente condiviso bisogno di non lasciare nessun istante all'approssimazione emotiva. farsi entrare nelle vene ogni sciocchezza per fare incetta di condivisione. il tutto per accumulare sorrisi da rivendersi in differita. i bei posti incorniciano bei momenti, ma le belle persone sanno fare di bei momenti un posto speciale dove conservare la voglia di riviverne altri. le mancherie di fine estate non sono la nostalgia di qualcosa che è finito, ma la premura di ricominciare il prima possibile.
diari in aereoporto
a me piacciono. mi piacciono molto. e quando ospitano un po' del mio tempo assecondano il mio delirio di onnipotenza. gli aereoporti sono un non luogo, di conseguenza se un luogo non è un luogo, lì dentro io posso essere e non essere. io posso tutto dentro un aereoporto. tendenzialmente sogno e spesso rido. qualunque sia la meta dei miei viaggi, l'aereoporto diventa la meta-meta verso di me. verso il viaggio che sto per fare e quello che farei insieme a quello che farò. mai quelli che ho fatto. quelli restano puntualmente a terra. mi hanno insegnato a non portare liquidi ed evitare le code, ma sono il passato e quello passa, non vola. negli aereoporti mi prende la viaggezza. la voglia di non fermarmi, di non tornare e di continuare finchè non mi trovo. io all'aereoporto mi trovo sempre e l'unico bagaglio che non mollo è la leggerezza del non portarmi pesi dietro. la viaggezza è la mia incurabile ed inguaribile malattia preferita. quella che nei viaggi reali ed in quelli esistenziali mi spinge ad alleggerire il mio guardaroba emotivo per non andare in overload e rischiare di non partire. io la viaggezza ce l'ho da sempre e sempre con me, ma in aereoporto, esplode, esplode come la peste di camus che non avevo letto. ma rido, perchè so che non è grave, so che è solo viaggezza che mi porta lontano, ma senza mai allontanarmi da me. rido perchè so che non è grave, so che almeno non è quiviagezza...
giovedì 26 agosto 2010
na tazzulell e cafè: accenni di un diario di viaggio #2
mercoledì 25 agosto 2010
loving filicudi: accenni di un diario di viaggio #1
e che se "me ne scazzafotto" è perchè "non c'ho pensato".
mercoledì 11 agosto 2010
in vacanza da me
domenica 8 agosto 2010
ad ognuno la sua strada
ogggegv noub
Dark Brother
venerdì 6 agosto 2010
le parole per scrivere vacanza.
il primo di quelli che mi accompagneranno quest'anno mi ha sedotta con questa frase:
"Le cose capitano, e non c'è altro da fare che guardarle accadere [...] A quel punto vi rendete conto che stupore e disincanto vi appartengono, e cominciate a sorridere, a ridere. A ridere della incommensurabile vacuità, stupidità, prevedibilità delle cose umane: fare sesso, innamorarsi, trovare un lavoro, sposarsi, fare una famiglia, disfare una famiglia. Sorridete e ridete perchè siete vicinissimo o lontanissimi, e vedete tutto con chiarezza." (jonathan coe, donna per caso)
ed io sorrido, rido, guardo accadere e leggo.
"Leggere, come io l'intendo, vuol dire profondamente pensare" alfieri
mercoledì 4 agosto 2010
chiedimi se sono felice
ti strappano quel sorriso che non speravi e rendono tutto più leggero.
sossogni
martedì 3 agosto 2010
spennellata all'esistenza
una generazione alla ricerca della propria identità, mai abbastanza intraprendente nè abbastanza classica. per cronologia non siamo più solo figli, per precarietà non siamo del tutto adulti. viviamo a metà tra la vita che vorremmo e la vita che abbiamo. brancoliamo, cercando di diventare grandi nonostante l'instabilità. sembra un gioco alla vita vera, mentre è il nostro futuro che stiamo vivendo ora. è quello che non sapevamo come sarebbe stato: eccolo, è qui. cominciamo a seminare il mondo di noi, ma lo possiamo fare solo con cautela, ridendo oggi e pennellando pareti non nostre, consapevoli che viaggiamo senza paracadute. prendiamo quello che viene, quando viene e se non viene lo facciamo venire ceativamente, a piccole dosi. perchè è il tempo. è il tempo di agire, senza prenderci troppo sul serio, ma senza essere più solo in potenza. diventiamo la cosa più simile a noi che vorremmo. niente più procrastinazioni. solo incosciente determinazione esistenziale. e se qualcosa non andrà come previsto, passeremo un'altra mano di vernice. fortunatamente, i colori non mancano.
lunedì 2 agosto 2010
altrove
sabato 31 luglio 2010
pensieri ovarici
lo so che sto ovulando, me lo ha detto la ginecologa ieri. ha tenuto a specificarlo mentre monitorava l'interno del mio basso ventre da uno schermo. così, damblè, senza guardarmi in faccia e con un inconsapevolmente inopportuno sorriso mi ha detto che ieri sera ed oggi avrei potuto concepire. era quasi contenta lei. così ha detto: stasera è la serata buona. ma buona di che, ginecologa?! sono neanche dieci giorni che ho ripreso a respirare dall'apnea di funesti presagi e tu ridi pensando me che concepisco? ma non è sui pensieri pensati durante e dopo questo frangente ginecologico che volevo riflettere. questa è solo la premessa, l'epitaffio, il preambolo necessario a contesualizzare le cose che le mie ovaie partoriranno questa lunga notte. perchè le femmine di ogni specie, quando ovulano pensano con il ventre e non con la mente. quindi, ribadisco, sto ovulando ed è per questa ragione che le lacrime che escono incontrollabilmente dai miei occhi, questa sera, non sono tristezza. la perdita a quei rubinetti che ho al posto degli occhi questa sera è semplicemente una reazione biochimica ad una serie di processi fisiologici che un giorno mi renderanno molto felice. le lacrime che escono per qualunque cosa accada intorno e dentro di me, stasera, non sono segno di alcun significato profondo, sono solo un'alterazione nella produzione di serotonina. i miei pensieri, stasera, non sono veramente miei, ma sono dei miei ormoni.
così arriva quel pensiero che stento a descrivere. quel pensiero che ha il suono di una musica jazz molto triste, l'odore del prato bagnato ed il colore dell'alba. è così che è questo pensiero. ha la consistenza di una carezza, di una carezza dolcissima ed il sapore un po' salato di una lacrima sulle labbra. arriva e prende la forma di un nodo alla gola. è il pensiero dei legami spezzati. è il pensiero di vite che erano una e per qualche ragione che mai nessuno al mondo potrà spiegare diventano due. è il pensiero di uno strappo, di una lacerazione che non si cicatrizza, di quel rumore di fondo che ti fa muovere senza equilibrio, di quella labirintite emotiva che ti rintrona, che ti stordisce, che altera i suoni ed amplifica gli umori. il pensiero di quel fottutissimo destino che non ti destina quello per cui pensavi di essere destinata. è il pensiero del "così doveva andare" e dell'assurdità di farsi entrare una vita di una taglia diversa dalla tua. è il pensiero di un sogno che diventa un incubo, di ricordi che diventano ossessioni, di sensazioni che diventano malesseri e poi, d'improvviso, più nulla. d'improvviso, il vuoto. è il pensiero che c'è un prima ed un dopo e non si può fare diversamente. è il pensiero che non combaceranno mai più quelle metà che erano fuse fino a sembrare indistinguibili; che non c'è nulla di veramente inseparabile al mondo; nè un posto abbastanza lontano dove scappare per difendersi dalle cose che cambiano e dal tempo che passa. è il pensiero che tutto questo va anche affrontato con un sorriso, con la forza e la convinzione che, non potendo morire tutte le mattine, capiterà al massimo di vivere con un pezzetto di cuore in putrefazione. perchè è così che è questo pensiero. è l'odore di un pezzo di carne morta che ti porti dietro per il resto dei giorni che passerai senza quel pezzo di te. è così che è la morte da vivi. è la separazione da quella parte di te che avevi quando eri due. ma non un due qualunque, quel due che è uno. la perdita non di una persona, ma del pezzo di vita che occupava nella tua vita, nelle tue ore, nei tuoi pensieri, nelle tue parole, nelle tue paure. sono i particolari a morire. quelle piccole inutili irragionevoli complicità fatte di dettagli, di sincronismi, di alchimie, di abitudini a due da cui il resto del mondo era e sarà escluso per sempre. è così che è la morte da vivi. arriva quando tutto questo diventa molto meno doloroso. e ti accorgi che hai imparato a vivere lo stesso, con sempre più talento.
fuori continua a piovere. dentro ha smesso.
