venerdì 30 aprile 2010

apnea (non è amore, è solo gastrite)

è come star sempre con il fiato sospeso,
che quasi ti scoppiano i polmoni.
è così che è.
è tra il petto e lo stomaco,
che vorresti poter vomitare i pensieri.
è lì che è.

dovrebbe respirami nella bocca per restituirmi l'anima,
quel maledetto ragazzino.

invece, apnea.

giovedì 29 aprile 2010

sabato 24 aprile 2010

come eravamo

"tu non molli mai?"
"solo quando ci sono proprio obbligata...però so perdere molto bene"


venerdì 23 aprile 2010

dopo un mese?

dopo un mese, dopo un anno, dopo altri dieci...
sarebbe esattamente come ora.
sarebbe la consapevolezza che "senza" non esiste senso.
sarebbe la certezza che "senza" manca irrimediabilmente l'essenza.
sarebbero risate e litigate. sarebbero fatti e non progetti. sarebbero giornate senza pretese e giornate di lontananza. sarebbero viaggi e ritorni. sarebbero pensieri felici.
sarebbe semplicemente MAGIA.
ogni minuto di ogni giorno di tutti i giorni che resterebbero io avrei cura di te.

trastevere

trastevere di notte è il posto dove vorrei vivere.
una stradina con l'odore di roma, le luci galeotte, un tavolo più piccolo del necessario, un bicchiere di vino rosso e qualcuno che mi ricorda che non sono affatto adatta ad una vita in attesa. mi stona.
c'è il tevere e c'è la leggerezza.
manco solo io.

giovedì 22 aprile 2010

fontana di trevi

lo scrosciante ruomore dell'acqua cancella il vociare scomposto delle persone accoccolate attorno alla vasca celeste. è tardi, ma il sole concede ultimi riflessi d'argento al tritone imponente. mi trascino e con me la stanchezza piacevole di giorni complessi. ho in mano un gelato e guardo distratta il muoversi delle cose attorno. non sento niente e le immagini si accavallano in una centrifuga di colori indistinguibili. riconosco nella nebulosa percettiva solo le urla di un bambino con gli occhi a mandorla. i miei occhi lo trovano e prendo a fissarlo. avrà avuto tre anni. attira la mia attenzione quel nano urlante, che si sbraccia per liberarsi dalla presa del magro ed occhialuto genitore. sorrido. quel microbo orientale cerca solamente di entrare nella grande, accattivante ed inutilmente vuota piscina. lo capisco. sorrido ancora. i suoi capricci sono in perfetta sintonia con il mio gelato nero. il più buon cioccolato di sempre, amaro e denso. ogni cucchiaino è una carezza ai miei pensieri pesanti. mangio il gelato e le urla di quel bambino mi si intonano. come lui, anch'io non capisco perchè debba rinunciare ad una felicità a portata di mano. è tutto così semplice che non si può non capire.
il mio gelato è finito. il bambino ha trovato altre occupazioni. io no. metto una mano in tasca e trovo una monetina. ho una monetina. ho una monetina da buttare nella fontana dei desideri. ho anche un desiderio.
una monetina ed un desiderio, li ho entrambi.

una monetina per ogni pensiero. se bastasse come garanzia, riempirei gli oceani.

martedì 20 aprile 2010

scaccia satanasso. (o preghiere ad un cervello)

gentilissimo signore, avrei bisogno di un favore: non è che vostra grazia, per estrema gentilezza, potesse concedermi l'onore di un racconto improvvisato della mia storia raccontata?
sarebbe sì cortese se potesse lei contarmi una storia che assomigli alla mia storia, senza somigliarle nulla. la preghiera che mi ardisco è che la trama sia la stessa, ma il ricamo rimpolpato di sciocchezze colorite. che sia finta oltremisura quasta nenia a cui vi azzardo. con decenza proferendo, mi sarebbe molto caro se vestisse il mio passato da eccentrica puttana, esasperando di ridicolo ogni scena del racconto. con abuso di pazienza, oserei la concessione di una sarabanda irriverente di momenti deliranti, che sì possa dimagrire quell'obeso del mio cuore.
allontanando 'sti ricordi con il volto da becchini, il grigiore della mente sia bandito dal reame.
se mi giro, come orfeo, io mi destino al fallimento. se lei fosse così buono da distrarmi nel tragitto, arriverei dall'altra parte divertita e senza lutto.

lunedì 19 aprile 2010

domenica 18 aprile 2010

fear

ai nostri studenti insegnamo il valore della paura.
nell'evoluzione della specie la paura ha garantito la sopravvivenza a molti esseri viventi. se siamo qui è perchè dei nostri avi hanno avuto paura e si sono comportati con cautela. è saggio essere cauti. permette di non lasciarsi ingannare dalle apparenze.
ai nostri studenti, però, insegnamo anche il pericolo della paura.
nell'evoluzione della specie la paura ha annientato molti esseri, irrimediabilmente paralizzati dal terrore. alcuni avi hanno avuto paura, senza trovare una risposta adattiva. hanno avuto paura e basta. si sono lasciati bloccare e per loro non c'è stato poi.
nessuno può sapere qual è il giusto mezzo. nessuno può sapere dove lasciarsi la cautela alle spalle e rischiare, trasformando la paura in stimolo.
io ho paura, ma sono pronta a rischiare. non pretendo nulla. è un fatto.
è un fatto mio. potrei sbagliare, ma nessuno può saperlo ora.
l'unica cautela che posso usare è non forzare le altrui risposte adattive. ognuno ha i suoi tempi, ognuno reagisce alla paura secondo quello che è in grado di affrontare. non c'è chi ha ragione o chi ha torto.
c'è un vissuto personale che non può essere negoziato e che non intendo negoziare.
io capisco, ma garantisco: gt1.

venerdì 16 aprile 2010

orrore orrore un ramarro verde

horror vacui si scrive con l'acca. lo so.
non è una lettera inutile e va valorizzata. c'è, ma non si vede.
però ha un suo perchè. lo sa solo lei il perchè, ma visto che c'è, io porto rispetto. come me. lo so che ci sono anche in assenza di presenza ed è giusto così. credo sia naturale. c'è un problema: preferirei non esserci così, ma colì. ma va bene anche così. sia chiaro. andrà meglio tra un po', forse. sarà perfetto quando oltre all'acca riuscirò a mettere anche le altre cose al proprio posto. ed accettare altre esistenze così, senza perchè e senza colì.
mi sono capita da sola. ma va bene così.

on the road

viaggiare in macchina è come sospendere il tempo.
esiste solo la mia mente, che va veloce come le immagini che scorrono dal finestrino. il grigio dell'asfalto -che mi fa da vettore esistenziale- si contrappone ai colori accesi del panorama fugace. i ricordi si accavallano ai sogni, confondendosi entrambe con pensieri indecifrabili. sensazioni che tentano di tradursi in immagini per attirare la mia attenzione distratta. sono fuori dal tempo.
gli occhi rubano scene private nelle auto vicine, rubano paesaggi ospitanti molteplici vite, rubano indicazioni e alternative che non prenderò. ogni frame un universo di esistenze e di possibilità che si snodano nella mia immaginazione. c'è la musica, che mi racconta storie che ho vissuto; c'è la compagnia discreta, che ruba una parola e mi strappa un sorriso sereno; c'è il mio corpo, che si lascia coccolare dal vuoto.
vorrei non arrivare mai.

mercoledì 14 aprile 2010

panta rei

giorni complessi curiosi intensi confusi. come me.
li vedo scorrere, mi vedo vivere.
sorrido.

lunedì 12 aprile 2010

piensieri di porpora

porpora. ora ho un bel sangue color porpora e tanto ferro che non mi farebbero più passare dai check in aereoportuali. il vampiro ha visitato per l'ultima volta le mie albe e tonerà solo per riprendersi un po' del sangue che mi ha abbellito. si è congedato assicuradomi che ora sarò fortissima, andrà tutto benissimo e che avrei dovuto già sentire le differenze. "dice?" ho pensato. con più ironia di prima, ma con la stessa ossessiva mania, con chiunque parlo e di qualunque cosa, le mie risposte in mente sono monotematiche. e mi scappa un sorriso incomprensibile agli interlocutori. nel pensare questi pensieri mi sono distratta e non ho risposto, vlad ha pensato volessi risvenire. "no che non voglio, vlad, mi servo in piedi. ma tu vampiro vai, non è di sangue che ho bisogno". ancora pensieri pensati. per lui solo ripetuti e sentiti saluti. stamattina ho la testa logorroica, la faccia che sorride scema per un regalo della notte ed il cuore iperirrorato che vuole scoppiare.

domenica 11 aprile 2010

le controindicazioni del pensiero

leggenda vuole che, considerando la relazione tra la massa e l'apertura alare, sarebbe impossibile per il calabrone riuscire a volare. ma lui non lo sa e vola.
leggenda vuole che una formica chiedesse ad un millepiedi "ma tu come fai a camminare con tutte quelle zampe?". il millepiedi non ci aveva mai pensato. accadde così che da quel momento ad ogni passo gli veniva in mente la magia di quel perfetto meccanismo e non riusciva a distogliere il pensiero dal movimento di ognuno di quei suoi mille arti affiatati. non riuscendo a non pensare alla sua coordinazione perse la sua naturalezza e tutti i piedini ammutinati presero ad incastrarsi gli uni con gli altri. da quel momento il millepiedi consapevole non camminò mai più.
io non lo so se sono solo leggende, ma nell'indecisione spero che nessuno dica al calabrone che è troppo chiatto per volare senza aereo!

se mi rilasso collasso

ci sono periodi così. sono quei periodi che, poi, quando li riguardi nella mente come foto sbiadite dal tempo, fotogrammi usati di esistenza, arrivi a chiederti come ne sei uscita indenne. ma mentre lo fai, stupita sorridi. so che andrà così. infondo è tutta una questione di dissonanze emotive e squilibri cognitivi da riordinare. tenere le redini, guardare la strada senza conoscere la meta. andare avanti, pensando meno di quanto fai. fare per non pensare. gli eventi che accadono e lasciarli accadere. essendoci.
ricordandoti come -da lucida- avevi deciso di essere.
trovarsi neonata alle esperienze che ti chiedono nuove affermazioni identitarie. ascoltarsi per capire tu che ne pensi di te. tu che vuoi fare di te. muoversi poco, ma muoversi per evitare l'atrofizzazione.
non posso fermarmi, perchè se lo facessi collasserei.
e proprio ora non me lo posso permettere, ora che non ho più uno scrigno dove rinchiudermi quando fuori c'è bufera.

tra veglie e voglie

lo vidi nella macchina con la barba sfatta, lo sguardo sfinito.
aveva addosso la maglietta che gli portai da praga con la scritta di nietzsche "ci vuole il caos dentro per generare una stella danzante" ed il sapore di un'irrefrenabile voglia di vedermi.
non dormiva da 48 ore. di giorno la campagna e di sera la relazione finale.
gli si chiudevano gli occhi dalla stanchezza, mai più visto così distrutto.
ma la veglia non aveva intaccato la voglia di vedermi.
quando sento che ci sono missioni in programma non posso non ricatapultare la mente a quel randez vous post 48 ore. innocue reminescenze di qualcosa che è stato.
e torna nietzsche..."dio è morto".
stanotte ho involontariamente stupito una persona con le mie inconsapevoli conoscenze di geologia. non ho merito di nulla se non di essere stata per un terzo della mia vita la metà di qualcuno che aveva due passioni: me e le pietre. e mi piaceva ascoltarlo quando parlava di entrambe.

sabato 10 aprile 2010

esplosioni emotive ed etiliche

ci sono certe serate che ne vale la pena.
ne vale la pena del rischio di strascichi se in gioco c'è una serata di quelle in cui tutto può restar fuori. ore di risate, di poesia, di musica, di rigurgitanti incidenti, di parole urlate, di sguardi evitati. inesprimibile la riconoscenza per quei preziosi supporti maldestramente incompresi, per gli spontenei e tempestivi abbracci, per la garanzia di una solida e gratuita impalcatura di leggerezza.
strillare sensazioni nel delirio di un contagio emotivo di pensieri affidati a parole che lo dicono meglio di come puoi farlo tu. domare l'animale che mi porto dentro non è facile, ma in poche distratte ore, analgesiche situazioni possono supportare un breve riposo dalla quotidiana tortura delle invadenti domande consuete.

Tu lo sai, io lo so, quanto vanno disperse,
trascinate dai giorni come piena di fiume
tante cose sembrate e credute diverse,
come un prato coperto a bitume.
Rimanere così, annaspare nel niente,
custodire i ricordi, carezzare le età;
è uno stallo o un rifiuto crudele e incosciente
del diritto alla felicità...

giovedì 8 aprile 2010

non sono bionica

si è presentato inaspettatamente con una indelicata invadenza.
un minuscolo e spieghettato libricino blu da autogrill.
per chiunque, tranne me, nulla di speciale. solo poesie di emily dickinson.
e il sapore, ormai al veleno, di una notte di fine anno di una vita passata.

io odio i ricordi, ma stasera non sono ercole

mercoledì 7 aprile 2010

domatori di caos

qualche mese fa mi trovai invischiata in un pantano.
il "pantano della molteplicità dei possibili", lo chiamavo.
la sensazione che come mi muovessi le scelte fatte non avrebbero mai portato dove realmente avrei voluto. l'angoscia immobilizzante che le possibili alternative sarebbero sempre state solo un palliativo esistenziale. una serie di esordi mai nati avrebbero potuto trascinarmi altrove. nell'altrove dove tutto sembra sempre più perfetto di come è o potrebbe.
sabbie mobili della vita, questi pensieri. solo sabbie mobili.
il tempo, gli eventi, il caso mi hanno tirata fuori.
ho dovuto affondare, inabissare e sciabordare in una di quelle alternative -la più terrifica delle eventualità che mi ero prefigurata- per capire che la molteplicità dei possibili fa parte del gioco. sono le conseguenze delle scelte e non ci si può tirare fuori, nè evitarle. star fermi è implausibile. è diventato imprevedibilmente chiaro come non siano pantano le possibilità, quanto la paura di selezionarne una sola. è diventato imprevedibilmente chiaro come non siano pantano i sogni, quanto le idealizzazioni. è diventato imprevedibilmente chiaro che tanto è il caos che comanda e che il massimo che si possa fare è provare a domarlo.
impresa impossibile? forse...ma che splendido rodeo!!

martedì 6 aprile 2010

sveni(a)menti

stamattina ho animato la pratica emomattiniera con un po' di brivido: svenimento con ago in vena.
ore setteeventidue Dracula citofona con la solita verve, le cane cominciano ad abbaiare, mio padre ad urlare illudendosi che sia sufficiente perchè le ragazzine lo seguano nello studio, Ansia si agita e basta. la sorella, indisturbata, dorme. io mi riverso svogliatamente in soggiorno trascinandomi assieme ai sogni e ai sonni ancora attaccatimi addosso. parlano e come sempre non li ascolto, ma stamattina non sorrido nemmeno. non si alzano le labbra. è già tanto se ho aperto gli occhi e mugugnato un buongiorno. non ho idea dell'avvincente discussione che avevano intavolato prima di accorgersi che non ero pervenuta all'appello della partecipazione. l'ago faceva più male delle altre mattine, il guinzaglio della farfalla infilatomi nella vena durissima si è riempito subito di sangue e questo non mi è sembrato molto gradevole, la sbobba endovenosa bruciava di più e tutto era troppo invadente. ho elaborato un faticosissimo "non mi sento molto bene" al quale il vampiro ha preso a farmi domande decisamente troppo dettagliate, quasi personali, del tipo "ma ti senti vuota? oppure è un malessere che ti prende alla testa? come stare sulla luna?". giuro che ha detto qualcosa del genere. ansia ha iniziato ad elencarmi una serie di cose che avrebbe potuto portrami "vuoi caffè? vuoi acqua e zucchero? vuoi mangiare?..." giuro che anche lei ha detto qualcosa del genere.
ora, forse io durante gli svenitmenti divento un po' riservata ed intollerante, ma le domande mi sono sembrate un po' eccessive ed io, quando svengo, proprio non le gradisco. vorrei un po' di silenzio, al massimo un rapido e pronto salvataggio, non un interrogatorio!
le ansie di ansia e l'apprensione del dissanguatore hanno trovato pace solo dopo che, testa in giù e gambe tra le braccia del siringomane, le labbra - a loro dire- hanno ripreso il colore della vita. io ha agevolato la chiusura della seduta e dei conseguenti dibattiti con un forzato e brillante sorriso ed un "tutto benissimo, ora sto bene" dando senso ad anni di teatro che improvvisamente hanno trovato il loro perchè.
ultimo giorno della prima cinquina. assafà.

lunedì 5 aprile 2010

sounds good

le cose mi piacciono intense. molto.
leggere ed intense.
esattamente come la giornata di oggi, dove perfino il sole non è stato essenziale. un giorno al di sopra delle aspettative, cominciato senza pretese, doveva solo passare. invece ha voluto esserci. ha voluto farsi ricordare con risate scomposte e finale commosso. tra vino sottocosto e progetti dispendiosi, brindisi irrazionali e passioni neonate. il piacere di esserci, la leggerezza, il tempo senza tempo...la musica.
quella sinfonia che solo le persone che ti fanno stare bene sanno suonare.
e tchaikovsky.

le parole non bastano più

avrei voluto scrivere di quell'ora nel giardino della floridiana.
avrei voluto verbalizzare i pensieri non detti, custoditi dall'inconsistenza delle condizioni. eppure le parole non vengono.
io scrivo quello che accade filtrato dalla testa e la testa ora tace. non ha nulla da aggiungere. ha detto e pensato tutto ed il suo contrario. ora vuole solo silenzio.
catulliani ossimori emotivi mi impediscono di dare forma al racconto.
i fatti mi aiutano a volerne costruire di nuovi. concreti.
le parole non bastano più..."non coprono la cosa".

domenica 4 aprile 2010

è complicato

mi sanguina la testa dopo.
si riempie di immagini, pensieri, domande, sensazioni e poi esplode. e sanguina. dura qualche ora, ma dura sempre meno. credo si tratti di assuefazione.
tanto poi il tempo passa. e più lui passa, più prendi le distanze, più tutto appare chiaro, quasi lineare. a tratti logico. è così che i dubbi eterni sul diretto nesso tra i legami ed il tempo stesso si sciolgono. non sono più dubbi, sono risposte. più lui passa, quel beffardo bastardo del tempo che non ho saputo gestire, più i legami cambiano forma. anzi letteralmente si de-formano.
ci abituiamo a tutto, purtroppo. è il più perfido e perverso pregio della razza umana: abituarsi anche al nulla, se necessario. lo è ora, necessario, per me addomesticarmi al nulla. ed è così che addestrarmi al "senza" è quello che mi alleno da settimane a fare, da quando la mia seconda chance non è arrivata. la richiesta era inaspettata, intempestiva, irruenta, invadente, assurda. ma era sincera e folle, come me. bastava poco, avrei atteso molto. arrivo con un imperdonabile ritardo, mi dicono. così lei, la seconda occasione, ha da essere negata. non biasimo, ma trovo che l'unica cosa sia volere che l'inizio del resto della mia vita cominci il prima possibile, tutto qui.

è complicato, lo è davvero.
ma io lo sono di più.

sabato 3 aprile 2010

il velo di maya

-8. ancora otto endovene e braccio di ferro nella versione culturista mi farà un baffo e tutta la poltiglia acquisita dal mio sangue mi darà la forza per non soccombere alle conversazioni mattutine di rito. oggi ho dovuto assecondare i racconti dei miracoli di lourdes.
vi assicuro che è stato provante!
incatenata alla boccetta rossa non avevo vie di fuga e la verve da speacker's corner che in questi casi mi prende deve aver avuto paura dell'ago travestito da madama butterfly perchè non è sopraggiunta. Ansia e Dracula erano troppo coinvolti ed entusiasti ed io troppo assonnata e presa dalla mia sterile e segreta contestazione rispetto alla mattiniera pratica rimpinguasangue, per dimostrare il mio dissenso. fondato, fondatissimo ed argomentabile.
non mi va neanche qui, in questo momento, di fare l'apologia dell'ateismo, anche perchè -infondo- quegli occhi convinti che l'inspiegabile esista, mi hanno fatto tenerezza ed in qualche recondito antro della mia mente, per un secondo o anche meno, mi ha accarezzato l'idea che sognare e crederci, possa avere un senso. almeno per star meno peggio quaggiù.
avere fede è credere in qualcosa che non si può vedere, cercare tracce, interpretare segni, anteporre l'illusione alla logica, i desideri ai fatti, giustificare l'ingiustificabile...cosa c'è di diverso dall'essere innamorati?
sognare ad occhi aperti, credere di crederci, azzardare un "forse" ...occasionalmente e distrattamente me lo concedo ancora qui a quinnipack. ma poi, immancabilmente rinsavisco. mi sveglio: io ho imparato, i due cantastorie di stamattina no. loro sono innamorati non corrisposti che continuano a crederci, come potrei aprirgli gli occhi? sarebbe crudele.

venerdì 2 aprile 2010

Hb < 12 g/dl

il vampiro è arrivato, come sempre, prima che il sole sorgesse.
per la prima volta il sangue non doveva prenderselo, ma darmelo.
un immenso dispensatore di globuli rossi legato ad un ago travestito da farfalla ha insinuato la vena del mio braccio. "quant'è bianco!..."
l'unico pensiero che mi veniva in mente. "voglio abbronzarmi!" pensavo, mentre Ansia -la genitrice apprensiva- parlava col succhiasangue snocciolandogli tutte le possibili controindicazioni che incombevano sulla prematura pratica dispensaemoglobina.
"ho sonno..." la mia mente continuava a pensare cose inutili, disinteressandosi alla querelle tra i due finita con l'estradizione di Ansia dalla stanza adibita ad ambulatorio.
"a noi due!" ho letto negli occhi ammiccanti di dracula alla rovescia quando -gongolandosi nell'essere diventato immediatamente mio protettore dall'ansie materne- rimasti soli ha preso a parlare, parlare...parlare troppo per essere prima mattina, o forse ancora notte, insensibile al mio sonno ed al mio essere totalmente disinteressata all'apologia del viver sano.
improvvisamente la mia Hb<12g/dl è diventata questione etica, non più medica; esistenziale, non fisiologica.
"a prima mattina, mon dieu!... non posso farcela."
il ferro continuava a scendere lentamente dalla flebo tramite il guinzaglio della finta farfalla, troppo lentamente per arginare i convenevoli del guardiano che, avendo scacciato Ansia si era effettivamente guadagnato un po' della mia stima, e in un primitivo slancio di riconoscenza anche un po' di simpatia, declassandosi con onore dalle pole position delle persone di cui, da quando son piccola, non sopporto la presenza: tra queste ci sono i coniugi che facevano i portieri al palazzo anni fa, la vecchia governante i cui starnuti hanno causato tzunami in varie parti del mondo e dei prozii inutili dalla noiosa conversazione. tutte queste persone, compreso prima del grande gesto anche il vampiro, sono sempre state accomunate da un profondissimo e stizzoso fastidio nel sentirne la voce.
tornando alle attività premattutine, mentre sorridevo abbondantemente, a tratti eccessivamente, per evitare di argomentare pensieri inesistenti, cercavo di capire se le reazioni idiosicratiche erano dovute all'elenco di gravissime malattie presagitemi dall'emocultore in caso non fossi tornata a mangiar carne o a magiare e basta (gli sembrava un buon traguardo, inutile ripetergli che dispenso tempo e soldi per farmi torturare da un alimentatore professinista per questo!), se fosse la plausibile reazione allergica alla poltiglia aggiustasangue, se fosse il corpo a risvegliarsi in ritardo dal sonno notturno o se fosse un attacco di intolleranza alla situzione. ho optato per quest'ultima ipotesi, la più convincente, ed ho evitato di aprire altri dibattiti che non avrei mai saputo o potuto argomentare.
continuavo a mostrarmi divertitissima dalla brillante chiacchiera del mio interlucutore ed il suo non aver fatto caso al mio prurito mi induce due possibili spiegazioni: o scarsa competenza o scarsa conoscenza di sè. tragicamente opto per la seconda: temo abbia pensato davvero di essere divertente!!

sopravvissuta alla prima flebo nella casa di famiglia, muoio dalla voglia di imparare a farmi da sola le endovene e praticarmele nella mia dimora paesana. da sola, senza conversazioni estentuanti.
ed ora, buongiorno giorno.

giovedì 1 aprile 2010

chatting with shakespeare

nell'otello di shakespeare la gelosia non esiste finchè non viene nominata.
non può essere spiegata è come una malattia, è il virus che una volta inoculato va per conto suo.
da parola diventa tarlo. ti possiede.
ritorna insistentemente, a prescindere da te.
otello la sua gelosia non la conosceva prima che iago gliela presentasse.
realtà e parola si confondono. la parola diventa più reale della realtà.
tutto è chiaro dopo. solo dopo. ed è chiaro con gli occhi di Gelosia...non ce sono più altri dopo il suo arrivo.
otello è un credulone, come dice emilia.
iago un fine conoscitore dalla mente.
desdemona una donna del suo tempo fuori tempo.
tutto gioca intorno all'apparenza.
il duro ed invincibile moro che s'innamora teneramente e muore di follia per amore.
l'onesto iago che inaganna tutti nelle sue perverse ossessioni da burattinaio dell'animo umano.
l'anticonformista desdemona tradita dalla fede al ruolo di donna e compagna di uomo politico.
tutto si gioca tra apparenza e parole, le une che costruiscono l'altra.
la comunicazione insufficiente.
perchè la comunicazione è così: o troppa o insufficiente.
in shakespeare il fraintendimento è sempre la chiave delle cose degli uomini.
il tempismo ed il fraintendimento.
e l'amore inspiegabile, come la gelosia e come la musica.

mi persi

riesco a perdermi ovunque.
l'interland napoletano è il mio must.
per arrivare a san giorgio sono passata per acerra,
in memoria di quando per andare da ikea ho fatto benzina a marigliano
o quando per arrivare a fisciano stavo entrando a benevento.
così è, ormai si sa.
riesco a perdermi ovunque.
ma non è tutto, le condizioni costanti sono: serbatoio in rosso, niente credito nel cellulare e niente occhiali da vista.
perchè non posso perdermi e basta, sarebbe quasi normale.
invece è così che funziona: io mi perdo e niente va come deve andare...
e rido.
ma sopratutto faccio ridere. altra costante.
il mio inefficientissimo tomtom era troppo impegnato a ridere di me e delle mie sventure per essere di supporto, mentre ci inoltravamo nelle azzardate direzioni che puntualmente, ovviamente, sbagliavo.
è così che sono io.
io mi perdo.
e quando lo faccio lo faccio per bene, fino in fondo, senza condizioni e senza indicazioni.
io mi perdo e non solo in autostrada.
io mi perdo nelle scelte, nei tempismi, nelle stagioni, nelle passioni.
mentre io mi perdo i tomtom della mia vita si trovano trascinati, loro malgrado, nel turbine dei miei disordini esistenziali. ma fortunatamente ne ridono anche loro ed a me piace che sia così.

perchè è così che sono io.
io mi perdo.
un po' mi spavento...ma poi rido.