mercoledì 19 novembre 2014

effetto panza

da quando la panza è in bella mostra al centro del mio corpo,
sono molto avvinta dalle reazioni delle persone alla sua visione.
qualunque tipo di persona, conosciuti o sconosciuti, sono ipnoticamente catalizzati da quel mappamondo che porto in giro e non riescono a non interagire in qualche modo con la mia protuberanza.
non l'ho ancora approfondita scientificamente questa cosa qui, ma deve esserci una spiegazione evoluzionistica che fa scattare un sorriso immenso ed una voglia di partecipazione nelle persone più impensabili.
la fenomenologia del rendez vous è un'iniziale illuminazione del volto, che tradisce una partecipazione che non si può occultare. così, la persona di turno è costretta a sgamare la sua reazione con domande sul sesso sul nome e sui mesi. puntualmente, arrivano felicitazioni auguri e attenzioni di ogni sorta. avvincente.
avvincente soprattutto quando riscopro intenerirsi omoni burberi con cui nemmeno ho scambiato due parole per anni di fugaci incontri nei corridoi dell'ateneo: improvvisamente, cominciano a dispensare il loro contributo di benessere al mio stato. le reazioni più divertenti sono quelle delle donne, soprattutto già madri, che mi intercettano con un "brava!", che ha tanto il sapore dell'orgoglio di genere, quasi che il tuo sia un affronto al sistema più che un processo naturale di riproduzione.
sarà la mia piccola statura ad esasperare la contraddizione: un contenitore così piccolo per una cosa così grande ha del tenero, me ne rendo conto, ma lo stato interessante ha dell'interessante per la società che forse si sente un po' salvata dall'audacia di chi, ad oggi, azzarda la follia di mettere al mondo una creatura, suo malgrado ignara del tipo di accoglienza che gli è riservata. allora forse, la speranza che c'è ancora qualche idealista che ci crede che non sia tutto così orrendo da non volerlo condividere con qualche postero, scatena nell'inconscio delle persone un barlume di sopravvivenza.
come se con quelle attenzioni si contribuisse più alla salvaguardia della specie che non alla buona giornata della gravida di turno.

venerdì 14 novembre 2014

cercando un modo nostro





"sarà difficile diventar grande prima che lo diventi anche tu"



si diventa infinitamente piccoli a diventar genitori.


martedì 4 novembre 2014

fisiologia e sociologia a confronto.

le cose che non sai sono molte di più di quelle che ti dicono.
la maggior parte le scopri tra forum improbabili e conversazioni con amiche che già ci sono passate, così che la laurea in medicina ti sembra l'unica strada che avrebbe avuto un senso in tutta la tua vita, almeno per interpretare oggi le sibilline osservazioni della ginecologa e le sue domande inquietanti su parti fisiche che non sai di avere, perlomeno laddove ti chiede di cercarle. 
prima ti dicono che puoi continuare la tua vita perché non sei malata, salvo che non si scopra che la tua vita normale è talmente anormale che da "prendila solo con un po' con calma", l'invito si trasformi nell'intimazione ad immobilizzarti nel letto diventando la versione meno messicana e leggermente meno pulp di un quadro di frida calho.
qualunque tipo di informazione tu possa cercare, la verità non esiste, esiste solo l'opinione e puoi star certa che chiunque, ma proprio chiunque - senza necessariamente aver avuto nulla a che fare nella propria vita con una gravidanza - saprà dispensarti un quintilione di consigli saggissimi su come devi prenderla, su cosa devi fare o pensare, su cosa devi dire al ginecologo e cosa indiscutibilmente starà sentendo la tua bambina. nei casi più inquietanti ti arrivano anche a prescrivere dei farmaci, opinando l'affidabilità del tuo medico curante.
ma senza ombra di dubbio vincono pari merito la top ten del fuori luogo due categorie di consulenti: quelli che ti raccontano di complicazioni terrorifiche vissute o sentite, specificando sempre che ovviamente, non è il tuo caso e quelli che rimandano tutto alla filosofia zen del prendila-così-come-viene-perchè-è-tutto-naturale. sono i miei preferiti, soprattutto se a. sono maschi b. non hanno mai avuto una creatura in corpo in vita loro.
ora, per quanto vada benissimo e sia commovente la compartecipazione emotiva che genera una gravida nel mondo e per quanto io e la mia patullina siamo contentissime di essere subissate di validissimi consigli, che in qualche modo potrebbero avere - ad una lettura ottimistica - un ruolo di supporto socioemotivo, mi sembra evidente che nella mente di una primipara ogni informazione nuova in ingresso aumenti a dismisura la quantità di pensieri che sia possibile generare in una frazione si secondo su tutti gli scenari possibili associati ad una semplice - e neanche ben definita -subcontrazione.
ma nel frattempo, in tutto questo scontrarsi di fisiologia oscura e sociologia spicciola, vince lei che come gli altri smettono di parlare mi batte un bel cinque nella pancia e trasporta nel basso ventre il cervello, con le sue richieste basiche di attenzioni totalizzanti.