venerdì 31 dicembre 2010

mercoledì 29 dicembre 2010

(s)venire a patti con i fatti

il vuoto della testa che si impossessa del corpo.
la voglia di lasciarsi andare,
l'istinto di desistere,
l'esigenza di fermarsi,
la sensazione di essere intrappolati nel nulla.
svegliarsi e svenire.
il corpo che fa con violenza quello che la testa non gli vuole concedere.



lunedì 27 dicembre 2010

domande lecite.


e lei gli chiese:
mi regali la felicità?
lui si guardò le mani, non le rispose e andò oltre.




sabato 25 dicembre 2010

a che ora è la felicità?

il mio cane sa aspettare e quindi aspetta, anche a lungo, senza scomporsi.
al massimo sbatte velocemente la coda quando sente che sta per arrivare.
ma tendenzialmente aspetta che arrivi.
perchè il mio cane lo sa che ad una certa ora arriva sempre, la felicità.
e pure io, come il mio cane, aspetto che arrivi.
perchè ci voglio credere che ad un certo punto arriva, la felicità.
ho le lancette della pazienza rotte, ma so che ad una certa ora passerà anche di qui .
e nel frattempo aspetto.

una notte senza parole

perchè non ce ne sono di parole per descrivere quello che ho nella testa questa notte.
non ci sono parole che lo dicano bene questo caos calmo che sento,
che lo dicano bene questo misto di rabbia e di resa, questo misto di serenità e tristezza.
non le hanno inventate le parole che combacino con questi autistici pensieri che significato lo hanno solo per me.
il mio problema non ha bisogno di parole. e a me sta bene, stanotte, che non ci siano parole per dirlo,
perchè è solo mio e a me non occorre che lo racconti.
e fuori va esattamente come deve andare. tutto perfettamente come deve andare. con altre tante parole da sprecare in altri tanti pensieri condivisibili.
invece stanotte va bene così, solo per stanotte e solo per me, va bene che sia una notte senza parole.


venerdì 24 dicembre 2010

buonnataleame

Guardate il cielo e domandatevi: la pecora ha mangiato o non ha mangiato il fiore? E vedrete che tutto cambia. Ma i grandi non capiranno mai che questo abbia tanta importanza. (antoine de saint-exupery )

mercoledì 15 dicembre 2010

in vino veritas

"quando un vaso di coccio sbatte contro uno di ferro quale credi cha vada in frantumi?"
eravamo a cena, c'era il vino, c'era la pasta, c'era la musica di verdi ed una tangibile vivienza. si parlava della continuità tra parola ed azione ed alla mia ingenua perplessità su quale fosse più affidabile in caso di discrepanza, se l'azione o la parola, ecco un uomo con la faccia d'esperienza, abbastanza estraneo da essere efficace, che placido ed ignaro mi regala l'immagine più convincente di sempre. uno scontro inevitabile quello che tra la realtà concreta e quella raccontata conduce all'indiscutibile prevalere dell'azione. l'essere umano non riesce a comportarsi diversamente da come pensa, quello che dice è evanescente come l'aria che accompagna il movimento delle labbra. le parole hanno perso il loro incanto. le parole hanno perso la loro credibilità.
non stasera, però, che le parole sono state portagoniste di uno straordinario spettacolo di leggerezza e complessità, in una salsamenteria dove la filosofia morale ha incontrato la psicologia sociale attorno ad un tavolo in cui si confondono detti e non detti. in cui l'agire l' intrattenimento coincide con il desiderio di continuare ad esserci in quel frangente di esistenza. con l'avvincente sospensione delle serate senza pretese, quelle in cui inciampi imprevedibilmente con un po' di stanchezza addosso e la voglia di far finire la giornata e che si prolungano nel desiderio di durarsi il più possibile.
e io le adoro le serate così.

martedì 14 dicembre 2010

e che poi fa pure freddo.

che poi forse è vero che la maggior parte delle cose sono più semplici di quello che sembra e a cercar ragioni ed a cercar coerenze ci si perde il senso dell'evidenza. tutto è come sembra. tutto è come appare. nè più, nè meno. fantasticherie superflue sono ragnatele esistenziali. e farei bene a farmi tornar la voglia e la ragione di incastrarmici in quelle analisi meccanicistiche di felicità, lasciando le derive romantiche autoreferenziali ed autistiche parlare con la verità vera.
sarei curiosa di sapere cosa si direbbero evidenza e speranza, loro che parlano lingue diverse. che poi lo so che il problema è che ho concesso anche troppo alle mie stupidità, ma è che stasera sono stanca ed ho fame. ho la coda gelata e le zampe gelate. ma so anche che ho voglia di lasciar fare a pongo, che mi prenderà per il collare e mi porterà al posto dove devo stare, nella verità vera, faccia a faccia con le cose vere.
ma non c'è altro. il problema è solo che fa freddo ed i pensieri mi si congelano. solo quello.

lunedì 13 dicembre 2010

outlier

ieri notte a margine di schizzofrenici deliri, sono stata testimone del parto di una mente indiscutibilmente addestrata ai numeri che ha imporvvisato un dettagliato progetto meccanicistico di felicità, con l'esplicito intento di far dormire le persone. ho attentamente seguito la riflessione sull'inconsistenza del caos nell'analisi deterministica della felicità funzionale. il dottor cinismo ha cercato di dimostrarmi con accurate ed affascinanti conferme statistiche e teorie stocastiche che tutto quello che va oltre i bisogni ancestrali è un pletorico quanto pericoloso arredo mentale costruito dalla fabbrica del romanticismo per rendere più imprevedibile il prevedibilissimo fluire degli eventi. al di là del ricorrere di certi toni in cui le mie piscoattitudini riconoscono il punto in cui l'iniezione di cinismo indotto è stata procurata da quelle cause che si cerca di eliminare dalle proprie griglie interpretative, devo ammettere che il discorso non faceva una piega. e se non fossi così testardamente attaccata alle mie psicotiche istanze da sturm und drang, mi verrebbe quasi voglia che esistesse un così organico progetto di felicità dove l'imprevedibile diventa definibile.
e ricorre di recente nelle mie interazioni col sesso opposto una costante che riconosco nella frase di freud: L'uomo moderno ha barattato un po' della sua felicità in cambio della sicurezza.

domenica 12 dicembre 2010

risvegli da cani

il ritorno all'incubo ricorrente in quel frangente di sonno rubato alla consueta notte insonne, sarebbe stato decisamente un cattivo buon giorno se non ci fosse stata lei, la mia amori grande pronta a leccarmi via le ansie di un orrendo risveglio. invadente e prepotente, per mia fortuna, era lì a schiacciarmi tra la sua panciona ed il muro, in attesa che aprissi solo gli occhi per cominciare la pratica delle attenzioni mattutine.
ci sono momenti in cui ho la precisa sensazione che le mie cane, solo loro, abbiano davvero tutte le risposte.

sabato 11 dicembre 2010

centrifugando i pensieri

mentre il bucato girava io fissavo l'oblò di quella lavatrice gigante e pensavo che, forse, avrei potuto aggiungerci anche i miei pensieri al lavaggio. dovrebbero inventarla una lavanderia pubblica per le menti usate. mezz'ora per lavare, mezz'ora per asciugare ed i pensieri sarebbero usciti caldi e profumati esattamente come i panni della lavatrice a gettoni. non ci sarebbe stato nemmeno bisogno di stirarli. già lì, lindi e pinti senza le tossine degli sbagli che non si candeggiano mai abbastanza. perchè io non lo posso lavare il mio passato, perchè i miei pensieri me li devo tenere con la puzza di inevitabile che ha la vita quando non va dove volevi che andasse.
e nelle lavanderie pubbliche, quando il bucato gira e la tua vita è ferma, vorresti metterti tu dentro quella macchina enorme e lasciarti centrifugare l'anima.

venerdì 10 dicembre 2010

con dei sogni nella testa.



"dimmi che cosa vuoi che faccia, dimmelo"

"non lo so, magari potresti accarezzarmi i capelli..."

giovedì 9 dicembre 2010

the grinch

quel ciccione panzone mangia biscotti di babbo natale mi ha tradita. quest'anno nel mio tugurio il natale non entrerà. almeno lì. ho bisogno di un angolo nel mondo che sia immune da questi giorni luccicosi bianchi e rossi, giorni che stavolta più che mai pesano come una decorazione pacchiana su un albero spennacchiato. sto cucendo un sorriso per gli amici e la mia più splendente resistenza per arrivare a gennaio con il minor rumore possibile, ma io sono una pessima sartina.
e indiscutibilmente, quest'anno d'amputazione, io odio il natale.

mercoledì 8 dicembre 2010

come veder fantasmi.


occhi sbarrati, parole vuote, pensieri goffi, estraneità e disagi in gran rispolvero. la sorpresa, il sangue alla testa, la bomba nello stomaco, liquidi indesiderati che si avventurano nei bulbi oculari e restano lì come la muffa. il pensiero sciocco di essere pronti. il pensiero ridicolo di esserne usciti. i troppi pensieri che si annidano tra il nodo in gola e la tua vita, quella che pensavi potesse davvero essere ricominciata. e che senza ancora una volta sembra non avere senso.
ti dicono che è normale. ti dicono che non è originale.
ti dici che non ce la fai. ti dici che se ce l'ha fatta lui, forse, ce la farai anche tu.

"in fondo non so se ce l'ho con te più per il male che ti ho fatto o per quello che tu hai fatto a me" (La signora della porta accanto, Truffaut)



(perchè lo so che è di battisti, ma a me piace la versione della OXA)

lunedì 6 dicembre 2010

citazionismi

miasorellachemitirasu:

"perchè non si muore per un culo che abbiamo al posto del cuore.
perchè un culo è.
vorrei ricordartelo.
il cuore è un muscolo come lo è lo sfintere.
solo molto sopravvalutato"


Edi Lavorochefai, Manuale d'antiamore, salerno 2010

guardiani del sonno

stanotte mi addormento con un guardiano del sonno, stanziato nel tugurio per farsi argine delle mie follie, delle mie ossessioni, dei miei eccessi. il guardiano stanotte ha deciso di non muoversi da qui, ha deciso di restare a vegliare sui miei scompensi emotivi in compagnia di un'indicibile pesantezza esistenziale e di una testa totalmente svuotata dalla centrifuga di confusioni che ha macerato nelle ultime ore.
pieni e vuoti, azione e non azione, ragione e torto, passato e presente, giusto e sbagliato.
nel palleggiarsi alienante di sterirli contrapposizioni, resto immobile, mi lascio guidare da chi lucidamente, forse, può vedere meglio di me quello che io probabilmente non voglio, più che non riesco, a vedere. lascio fare a chi ha deciso di accompagnarmi fino a domani mattina, quando tutto sarà di nuovo chiaro. fino a domani, quando i toni dell'intorno non saranno filtrati dall'opaco vetro dell'imponderabilità del caso.fino a domani quando la mia leggerezza non sarà graffiata dalla violenza incolpevole del caos. fino a domani, quando un nuovo sorriso preso dal cassetto del necessario vivere verrà stirato sulla mia bella faccia, sopra quel trucco abbondante che non contiene più la stanchezza dei miei pensieri superflui.

sabato 4 dicembre 2010

tampona-menti

è stato un attimo ed in quell'attimo il cervello mi si è spento. letteralmente. ho sentito solo l'urto e poi più nulla. confusione. l'autostrada era particolarmente buia ed io con il consueto e supponente controllo del multitasking straparlavo al telefono, colpevolmente distratta per riempire il silenzio della radio rubata. la certezza di non aver fatto nulla di sbagliato non razionalizzava l'evento che si stava verificando. qualcosa mi aveva urtato. era buio, i vetri erano appannati e la vista come al solito inefficiente. per qualche secondo non ho capito assolutamente nulla. ho avuto solo tanta paura. confusione, spaesamento e paura. lentamente ho accostato sulla corsia di emergenza e per qualche secondo sono rimasta seduta con la testa che mi faceva male fra le mani, mentre nel collo e nella schiena rimbombavano eco del colpo ricevuto. pochi secondi credo, ma il cuore tachicardico non mi dava tregua. tremavo. ho pensato solo a respirare. calmarmi e respirare. del tutto aliena alla mia lucidità. ho aperto la porta ed ho sentito la macchina dietro urlarmi di non scendere e di raggiungere la piazzola di sosta poco più avanti. non mi ero resa conto che stavo per scendere sull'autostrada. ero spaventata e tramante ancora. il telefono squillava mia sorella allarmata aveva ricevuto un sms che l'avvertiva dell'incidente. tutto concorreva a confondermi di più. non era un miracolo, ma solo il mistero della fede di una tecnologia a me oscura: la scatola nera. nemmeno sapevo che l'avessimo. tutto il dopo non ha importanza. tutto l'evento è in quei secondi tra il momento e la sua elaborazione. sono attimi, sono frazioni di attenzione in cui la logica perde la sua logica sopravanzata dalle sensazioni e dagli umori. in quegli istanti si diventa pura emozione. è l'accelerazione cardiaca a comandare il cervello. proagonista indiscusso il rumore dei battiti che intensifica il respiro. il sangue non arriva al cervello e si abdica il contatto con se stessi. non ricordo di aver colpito con la testa il volante eppure ora mi fa male la fronte. un bernoccolo spuntato dal nulla mi ricorda che non ho il controllo su tutto.

giovedì 2 dicembre 2010

buongiorno notte

e ancora per un'altra notte, mi trovo ad augurare il buongiorno alla buonanotte,.
mi infilo sotto il piumone pesante, in mezzo a coperte gelate, lasciandomi accompagnare nel sogno da un sorriso rubato all'eco di parole nate in una imprevista serata senza pretese e lasciandomi addormentare da pensieri sornioni che si avvinghiano allo scaldino come attinie congelate. giornate intense, strabordanti di evenienze, notti lunghe di instancabili veglie.