martedì 31 gennaio 2012

extreme makeover blog edition

volevo solo provare qualcosa di nuovo. niente cambiamenti epocali, giusto qualche gadget, e mi sono ritrovata con un'altra faccia. una furiosa, impulsiva e azzardata maldestra azione di restyling, deriva di un eccesso di cambiamenti di questo periodo. d'altronde, capitemi, non è che una come me in un periodo come il mio può vedersi chiudere luoghi di una vita sotto il naso senza uscirne provata. magari era un po' che non compravo un libro da Guida (la storica libreria dietro casa dei miei), ma lei doveva rimanere lì. era una parte fondamentale della mia memoria romantica, un pilastro culturale della rappresentazione mentale del mio quartiere. io nemmeno lo ricordo come si chiama la "strada di guida" visto che l'ho sempre sentita chiamare e chiamata a mia volta "la strada di guida". ora mi toccherà informarmi e scoprire qual è il suo nome. ma questo è il minore dei mali, un noioso particolare contro l'apoteosi che questa chiusura, unito alle vicende quotidiane, ha comportato nel mio cervello iperattivo. e poi, come ignorarlo, c'è l'annuncio della dipartita di  Fnac (sempre davanti la casa di famiglia). io non sono una che ci tiene alla roba commerciale, ma fnac non è un negozio, fnac è un luogo di quelli con la elle a forma di abbraccio. per la mia rete relazionale è il riferimento sicuro, è il caffè con calma, è la chiacchiera distratta, è la palestra per osservazioni sociologiche serenamente qualunquistiche. ecco, in un momento di crisi internazionale, di austerity nazionale, di sospensione professionale e traslochi domiciliari, io avevo un solo posto sicuro ed era quinnipack. la mia maldestra ed inguaribile curiosità,  mi ha trascinato, mio malgrado, nell'ennesimo cambiamento. per non perdermi d'animo ed intonarmi ai toni del mio morale ho scelto un layout basic, così è più facile ricominciare daccapo. lascio alla vostra immaginazione il compito di riempire gli spazi intorno alle mie parole, ognuno secondo il proprio gusto e le proprie esigenze.
buoni adattamenti a tutti, spero di non avervi causato ulteriori traumi.

la scema che non la smette di fare guai.

lunedì 30 gennaio 2012

tu chiamale se vuoi "coincidenze".

domani il vecchio blog scomparirà nel nulla. l'esportazione non è riuscita e perderò tre anni di parole. sarà per me come non aver avuto una vita prima del mio big bang. ironia della sorte? il giorno è lo stesso, trentuno gennaio. c'è chi le chiama coincidenze.

sabato 28 gennaio 2012

mercoledì 25 gennaio 2012

Laiffcoccing

Se qualcuno sta facendo di tutto per averti e tu vorresti chi invece fa di tutto per evitarti, hai necessariamente urgenza di approfondire il tuo livello di autolesionismo, rivedere il tuo concetto di benessere, licenziare gli omini del cervello drogati e smettere di mangiare caramelle gommose con lo zucchero.  

sabato 21 gennaio 2012

chick's lesson number 2


s. è probabile che non tutto il mondo voglia volare, sai? 
d. mmm
s. magari altri vogliono solo camminare e basta. tipo passeggiata. stare tranquilli.
d. mmmm
s. ma con questo, mica intendo che sei costretta a rallentare anche tu.
d. ah no?
s. eh no. però nemmeno puoi pretendere che si abbia la voglia di seguirti, eh.
d. ah no?
s. eh no.
d. mmmm.
...
dforse morirò prima io.
s. forse si. ma secondo me riderai.




Lentamente muore
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non
rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti
all'errore e ai sentimenti. 
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un
sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi
non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i
giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non
fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli
chiedono qualcosa che conosce.Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare. Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.
(Martha Medeiros- Pablo Neruda)

chick's lesson number 1.

un massaggio, una ceretta e lo shampoo ai pensieri. la mia personalissima psico-estetista arriva in mio soccorso con la saggezza che solo chi sa eliminare il superfluo sa avere. la questione all'occhio esperto di chi monitora impurità e trova soluzioni per le deformità da tutta la vita è essenzialmente e semplicemente una questione etologica: non basta avere le ali per volare, bisogna volerle usare. d'altronde, vola solo chi osa farlo.


c'è crisi. che bello, ci tocca vivere.

‎"Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall'angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E' nella crisi che sorge l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie.chi supera la crisi supera se stesso, senza essere superato! Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e da più valore ai problemi che alle soluzioni" 
(Albert Einstein, 1930)



venerdì 20 gennaio 2012

mio nonno diceva sempre "la cultura non paga". ora ho capito.

stamattina sceglievo esami da dare come studentessa. nel pomeriggio scriverò il capitolo di un manuale didattico come docente. nella migliore delle ipotesi abiterò una minicasa che non saprò come pagare e viaggerò scomodamente per dare qualche chance al mio futuro incerto e respiro almeno emotivo al mio presente fluido. invierò curriculum, spiegando nelle lettere di accompagnamento che le (quasi due) lauree, il master, il dottorato, la consulenza aziendale, le varie docenze, i convegni in cui ho relazionato e gli articoli nazionali e internazionali che ho pubblicato, non sono così importanti come può sembrare. possono non tenerne conto, se necessario. perché è necessario. accumulare titoli è controproducente oggi come lavarsi i denti con il viakal. quando iniziai a collezionarli non era così. era cosa buona e giusta. c'era un piano, ma non lo ricordo più. sono sicura fosse un piano ben fatto ed era decisamente ambizioso. perché se non ricordo male, io sono ambiziosa. peccato poi la crisi le cose la vita. ora non ho piani se non pieni da dover fare con benzina che sale alle stelle e conto bancario che sprofonda nelle stalle. gettoni di complimenti per quanto sono brava associati rigorosamente a faccine di circostanza che si impietosiscono per lo spreco immondo dell'umanità che non si avvale della mia grande intelligenza. e io mi sento l'ultima delle idiote. quando poi mi vengono in mente quelli, e sono tanti, che mi dicono "ma MICA vuoi andartene all'esteroooo?" come se tradissi mia madre e torturassi ripetutamente il mio cane, mi sale naturale una faccia misto perplesso e inorridito che tradotta in lettere dice "ma questo è scemo per davvero?", poi dico. "ma no, ancora no" e mentre parlo penso che quando qui avrò un'età plausibile per avviarmi verso qualcosa che possa sembrare concreto, all'estero sarò già drammaticamente vecchia e fuori tempo. i cervelli in fuga non sono geni che scappano dalla mediocrità, sono persone normali che fanno il loro dovere che normalmente viene riconosciuto, che hanno semplicemente deciso di vivere il loro presente nel presente e non nel futuro, o nei sogni, come noialtri.
nel frattempo, mentre penso se andare o restare, cerco un lavoro part time, qualunque, per campare in real time, mentre costruisco gratis un futuro senza garanzie di qualità.

giovedì 19 gennaio 2012

me, sciocchina.

normalizzare non è il mio forte. io drammatizzo. nel bene e nel male, io esagero. non è che lo faccia di proposito, sia chiaro. a me viene proprio naturale esagerare, perché lo penso per davvero tutto l'esagerato che dico di pensare. è che ci provo pure ad essere ragionevole, davvero. ma poi essere me è più forte di me, così esagero. per questa faccenda qua, quella che ho nella testa ora, io ci ho provato a non esagerarla. le derive romantiche ho provato a tenerle a bada, fuori dalla testa, ma quelle bussano nel cervello con più insistenza di un recupero crediti. le derive romantiche di un decennale amore finito sono l'apoteosi della succulenta provocazione per una mente ostinatamente fuori tono, non si può resistervi. e non è che non ci abbia provato, sia chiaro. tutt'altro. per seguire un copione che mi assicuravano vincente, mi sono anche lasciata andare ad altre derive quando sono sopraggiunte inattese e irrichieste. ovviamente non l'ho fatto normale, no, l'ho fatto esagerando e mi piaceva quella deriva lì. era credibile, era diversa, era sanamente folle. "sono andata avanti", come piace dire al mondo con tono orgoglioso. "devi andare avanti!", dicevano con aria sapiente di chi ne ha fatta di esperienza più di te. e io perplessa e fiduciosa ci sono andata e, devo dirlo, mi è riuscito bene andare avanti, e mi è pure piaciuto. finché non accorgermi che, essendo una che esagera, ero andata troppo avanti. è capitato che, ad un certo punto, quell'andare avanti si è spinto talmente avanti che io non mi vedevo più. mi son cercata un po' e mi sono ritrovata lì. ovvero qui. ero semplicemente ancora qui. ero ancora da qualche parte di me ad aspettarlo. ad aspettare quel ritorno ufficialmente scongiurato, ma che io nascostamente, di fatto, aspettavo. ora c'è chi aspetta me, che nel frattempo nemmeno aspetto più. ma che semplicemente mi sono accorta di andare avanti senza me, il che non è una gran cosa quando è te che dovresti portare in giro. è che io vorrei pure raccontarmele tante belle storie e stare al passo con chi mi vuole camminare accanto, ma ho il problema che le bugie, io non le so dire, nemmeno quelle placebo. ma non per morale, figuriamoci se non lo farei, se solo fossi capace. è semplicemente che non lo so fare. proprio non è il mio forte, sono negata. e se qualcuno vuole vivere con me che mi accorgo di vivere in un qualunque altrove, seppur attualmente senza dove, io non so convincermi di esserci comunque. sono ancora lì, imbambolata su quella frase a cui ho creduto, del non si è mai abbastanza lontani per trovarsi, di un libro ormai ingiallito, mentre di quel libro era un'altra pagina a raccontarmi:


e tu ti accorgi che a quel punto non puoi desiderare qualcosa senza farti del male. è lì che salta tutto, non c'è verso di scappare, più ti agiti più si ingarbuglia la rete, più ti ribelli più ti ferisci. Non se ne esce. quando era troppo tardi, io ho iniziato a desiderare. Con tutta la forza che avevo. mi sono fatta tanto di quel male che tu non te lo puoi nemmeno immaginare. (oceano mare)

e aspetto domani e la voglia di ridicolizzarmi un po', per ricominciare a prenderla con filosofia questa sdolcinata idiozia anacronistica ed autoreferenziale che mi prende. 
e la lucidità per capire che fermi non si può stare.

mercoledì 18 gennaio 2012

imparata 'e crianza

bimba: posso strapparti questa foto?
adulta: no, perchè?
bimba: è passato troppo tempo. non state più insieme.
adulta: vabbè, che c'entra, ma la foto voglio tenerla.
bimba: è perchè? non ti chiama nemmeno più, che senso ha?
adulta: maddai, che vuol dire, è un amico.
bimba: ahahah, che stronzata!! (e va via)


dieci anni e tanta saggezza.

"perché ai grandi bisogna spiegare sempre tutto" (p.p.)

lunedì 16 gennaio 2012

kamikaze part time

ci sono delle cose che hanno il peso specifico di una valanga di marmo per il tuo umore, ma non riesci ad evitarle. è come essere kamikaze part time. il tempo che occorre per procurarsi oggi il proprio male quotidiano e continuare domani a trascinarsi nell'ordinaria astinenza. che grande cosa la consapevolezza di sé, in certi casi è utile quanto il mal di denti.

sabato 14 gennaio 2012

saggezza di sorella


"invece di maledire il buio, è meglio accendere la candela"

Lao Tzu


obsession

e sta di nuovo qua, come ogni domenica mattina, sotto casa dei miei.
un suonatore di bonghi che canta unicamente "o sarracino" per oltre quattro ore, ininterrottamente. e conosce solo il ritornello.
sono mesi che insiste.
mi ricorda i pensieri ossessivi. perché sono alcune certezze della vita, certe ossessioni, che se non ti fanno impazzire, ti fanno molto ridere.
ed impari ad amarle.

giovedì 12 gennaio 2012

il difficile è semplificare. (sottotitolo: meno pippe per tutti).




che poi alla fine, non è poi così complicato.
e vada come vada, non puoi dire di non averci provato. che, scusate se è poco, ma a me essere protagonista delle mie grazie e disgrazie pettina l'autostima. ecco.

sabato 7 gennaio 2012

per Anonimo

tu che inspiegabilmente riesci a trovare la mia testa in parole già scritte bene, me lo consiglieresti qui un libro adatto al mio ora?
è uno dei miei soliti confusi e fragili ora. solo che è più confuso di tutti i miei soliti fragili e confusissimi ora. tanto che non lo so scrivere questo ora qui.
sto leggendo disordinatamente, avidamente ma distrattamente e non lo trovo il libro adatto ad un momento come questo. invece è proprio uno di quei momenti in cui ho bisogno che un libro parli meglio di me, proprio a me. e mi dica esattamente le parole giuste. perché io ora le parole non le ho e quindi ho bisogno che qualcuno me le suggerisca, le parole giuste da pensare. ho bisogno che qualcuno metta nella mia testa delle parole belle, che la riempiano in modo da non sentire la eco dei pensieri che confusi si urtano e fragili si rompono, creando troppo caos nel disordine che c'è ora lì dentro.

e sentirsi buffi a ricordare di aver smarrito un anello in un prato.


my friends, my lovers.

giorni magici con i miei grandi amori. 
ognuno di loro, il mio per sempre, risuona stasera nel più carnale viscerale insostituibile legame con le mie radici. e con quella sottile e sostanziale differenza tra l'essere e l'esserci.

venerdì 6 gennaio 2012

fenomenologia di un pomeriggio invernale

i pomeriggi invernali da fnac, sono una vera e propria esperienza esistenziale, un acquario sociologico come solo in un areoporto puoi trovare. perdonandomi una qualunquistica generalizzazione ed una improvvisa ondata di snobismo, ho trovato nelle mie varie osservazioni numerose ricorrenze. ma la categoria che oggi ho preferito è quella delle coppie che una misteriosa forza centrifuga porta dalla periferia alla collina. è una precisa serie di donne che si fanno il french (e se c'è il gel sulle unghie è ancora meglio) con i loro uomini, definibili unicamente come "quelli che stanno con le donne che si fanno il french". da fnac, l'homo in questione lo trovi attaccato alle vetrinette del reparto tecnologie a monitorare dettagli improbabili che "fanno la differenza" o con le cuffione di cortesia ad ascoltare musica intellettuale urlando senza accorgersene testi con parole rigorosamente sbagliate. lei, la padrona, la ragazza-french, possibilmente vestita stile-artigli per la passeggiata del giorno di festa, si intrattiene davanti le copertine dei libri che comprerà solo se sufficientemente conosciuti da poter essere snocciolati in occasione di conversazioni tra amici, ma abbastanza leggeri da essere letti veramente nel caso sventurato di inciampare in qualcuno che lo conosca davvero. unico obiettivo guadagnare l'agognata etichetta di "una che legge" (che non si dica che la donna-french non ci tenga alla cultura, anzi alla Kultura). generalmente la coppia in questione dimentica presto gli originali nomi di battesimo, appellandosi reciprocamente semplicemente con "amò", ma non nel contesto pubblico metropolitano, dove rigorosamente si parla solo italiano, nel qual caso l'amò diventa amore, con una cadenza maldestramente forzata. la maggior parte del poco tempo lontani sarà impegnata a monitorarsi a vicenda, per evitare un'improvvisa (e decisamente fuori target) autonomia del partner. dopo pochi minuti di approfondito studio dei differenti interessi, lo sguardo possessivo e lo stridulo richiamo di lei alla base, aziona il rientro per i nostri eroi. nessuno dei due, generalmente, compra nulla, ma escono soddisfatti e acculturati dalla  visita al museo della modernità, essendosi assicurati un gruzzolo di argomentazioni per le prossime conversazioni con altre coppie french, su libri non letti e tecnologie non comprate.

giovedì 5 gennaio 2012

debolezze

e bastano ventiquattro ore, la saggezza di un'amica che ti conosce da sempre, la città che ti stimola semplicemente camminandoci dentro, una bella canzone, il rumore delle porte della funicolare, un aperitivo con vino e chiacchiere, un bel film, una macchina d'altri tempi con dentro le risate degli amici, perché le paturnie lascino il posto alla leggerezza. non sarà più facile, ma sarà quello che so fare meglio, prendere il meglio e farne qualcosa di stupendo. e ci saranno ancora altre paturnie, ci saranno altri sogni assassini, altre notti di stanchezza e giorni di incertezze. ma poi torneranno l'ottusa perseveranza a sognare lo stesso e la voglia di vederlo quell'essenziale, invisibile agli occhi stanchi di adulti disillusi. perché l'unico insuccesso che si può rimpiangere veramente è quello di non averci creduto che bello è possibile.

martedì 3 gennaio 2012

e le paturnie.

perchè per quanto uno vuole essere ogni giorno la versione potenziata dell'incrocio perverso tra polliana e wonder woman, diciamocelo, i giorni di merda arrivano. quelli in cui magari non è che sia successo qualcosa di particolarmente grave, ma semplicemente le spalle non sono poi così forti da reggere tutto il cataclisma di continui problemi che una qualunque persona può tollerare nell'arco di un certo periodo della propria vita. sono quei giorni in cui l'ottimismo ha più il sapore di un accanimento terapeutico e semplicemente lapalissiano ed ottuso non sense. quei giorni lì, vorresti solo sfanculare a caso quello o chi hai sotto tiro e sinceramente usare l'altro nome che le cose hanno, con la goduria che l'espressione della violenza verbale porta con sè. chiamare il collaboratore domestico cameriere, il precariato disoccupazione, il monolocale che ti dovrebbe ospitare  (e che, di fatto, nemmeno potresti permetterti) topaiadimerda. sono quei giorni in cui i chili inspiegabilmente affezionatisi al tuo giro vita da qualche mese, sono immense pieghe di grasso che ti fanno sembrare una balena e non "finalmente una donna" come vogliono farti credere; il lavoro alternativo al servizio della cultura è solo una perversa forma di masochistico schiavismo malamente ripagato o non pagato, per lo più del tutto inutile all'umanità intera; l'indipendenza pretesa, contesa e difesa contro esterni e estranei tentativi di condivisione, ha tutta l'aria di una punizione autoinflitta per un'oscura e perversa incapacità al lasciarsi accudire. quei giorni lì sono giorni in cui la sorte ti è talmente poco amica che non hai nemmeno la scusa degli ormoni a giustifcare la tua ira funesta contro quelle catene di eventi che portano le tue giornate ad essere sempre troppo faticose e i tuoi progetti mai veramente progettabili per una vita che diversamente forse ti annoierebbe, ma magari non sarebbe sempre così ingiustificatamente faticosa. quei giorni lì vorresti solo ossessivamente e compulsivamente fare una cosa che per un briciolo di dignità e frazioni di buon senso non fai, ma non per la tua vita di merda travestita da romantica attitudine al fatalismo, semplicemente per evitare che la tua giornata già di merda lo diventi ancora di più nell'autocelebrazione della tua ormai assodata ed irrevocabile stupidità.
fortunatamente anche le giornate di merda arrivano a mezzanotte.

lunedì 2 gennaio 2012

e quel complesso a tonalità affettiva

il sogno della prima notte del primo giorno dell'anno è stato un sogno strano, ma prevedibile. familiare, nonostante tutto. un contenuto inconscio maldestramente rimosso, appagamento di un desiderio ragionevolmente occultato. lo accetto, sorrido. ne conosco l'origine. e penso ad alcune letture su questioni di cicatrici. delle mie ne faccio decorazioni. come tatuaggi nella mente, ornamenti. e c'era pure mia nonna, nel sogno. e sorrideva molto. e anche io, sorridevo. anzi no, io no. non sorridevo, io ero proprio felice. come quando pensi che così tanta felicità non ci può entrare in un cuore così piccolo. poi ti svegli. ed era solo un sogno. sorridi lo stesso e pensi che forse è un po' stupido avere ancora certi sogni nella testa. ma pensi anche che per lo meno i sogni, quelli della notte, puoi lasciare che siano irragionevoli.
anche a trentunanni.