e questa settimana si porta via un anno intero.
facciamoci trovare tutti carini da quello nuovo.
spero che possiate guardare indietro con il sorriso di chi ha fatto la strada che voleva fare
e avanti con la fiducia di chi ha capito dov'è che vuole arrivare.
è questo che vi auguro per l'anno nuovo, riconoscere i vostri sogni,
chiamarli per nome e avere la forza di inseguirli anche sulla luna.
buongiorno e buona fortuna a tutti.
venerdì 30 dicembre 2011
mercoledì 28 dicembre 2011
la ragazza con la valigia, nella testa.
una serata al cinema ed un film surreale. un soggetto geniale. le immagini di una città fantastica. il rumore di canzoni graffiate su un disco. i ricordi di mesi lontano che già sanno di passato. la voglia di ripartire. altre vite da vivere in un'altra città. non era parigi, ma stasera ho nella mente ogni passeggiata senza orario nella mia madrid. ogni incontro ed ogni pensiero pensato in spagnolo nella mi ciudad. ho in mente ogni minuto di attesa nel renfe che mi portava al campus. torna il ricordo di ogni ora passata nel pullman per raggiungere la casa al lago. rivedo le facce di ogni turista che mi ha chiesto indicazioni, nessuno sospettando che non fossi madrilena.
e il sole andar via di notte.
e bimbi gitani giocare sotto casa.
e la bicicletta immensa trascinarmi per kilometri.
e la biblioteca vedermi scrivere per ore.
e i pomeriggi passeggiando, solo per passeggiare.
i libri in spagnolo letti in metropolitana. il cinema nel centro commerciale. le caramelle gommose con rischio dipendenza. il panino vegetariano sul prato della faculdad. la cioccolata calda, senza churros, perchè se no ingrasso.
ore di chiacchiere spagnole per dimenticare l'italiano.
notti in cucina a condividere cibo e pensieri. notti a letto svegli, pensando di imbrogliare il tempo.
tante parole.
tanti pensieri.
e la voglia che fosse per sempre. madrid e quella vita lì.
perchè vivere in un'altra città ti fa sentire che hai un'altra vita a disposizione.
non ho voglia di tornare indietro.
fu perfetto così.
ho voglia di andare avanti e provare altre mille vite, in altre mille città.
l'anno più intenso di tutti. comunque sia andata. comunque vada. ovunque vada.
tutto quello che mi ha portato lì ed ora qui e poi chissà dove,
tutto questo è esattamente quello che desidero.
e il sole andar via di notte.
e bimbi gitani giocare sotto casa.
e la bicicletta immensa trascinarmi per kilometri.
e la biblioteca vedermi scrivere per ore.
e i pomeriggi passeggiando, solo per passeggiare.
i libri in spagnolo letti in metropolitana. il cinema nel centro commerciale. le caramelle gommose con rischio dipendenza. il panino vegetariano sul prato della faculdad. la cioccolata calda, senza churros, perchè se no ingrasso.
ore di chiacchiere spagnole per dimenticare l'italiano.
notti in cucina a condividere cibo e pensieri. notti a letto svegli, pensando di imbrogliare il tempo.
tante parole.
tanti pensieri.
e la voglia che fosse per sempre. madrid e quella vita lì.
perchè vivere in un'altra città ti fa sentire che hai un'altra vita a disposizione.
non ho voglia di tornare indietro.
fu perfetto così.
ho voglia di andare avanti e provare altre mille vite, in altre mille città.
l'anno più intenso di tutti. comunque sia andata. comunque vada. ovunque vada.
tutto quello che mi ha portato lì ed ora qui e poi chissà dove,
tutto questo è esattamente quello che desidero.
lunedì 26 dicembre 2011
e le vite nel frattempo
trecentosessantacinque giorni e tanta roba nel mezzo.
quest'anno niente amarcord, perchè quest'anno è grasso tanto grasso che a voler ripercorre tutto rischio di perdermi qualche pezzo. e io non voglio perdermi niente di quest'anno qui.
un anno pieno di tanto. un anno di cose finite di altre iniziate ed altre che non si può dire dove siano andate.
un anno che a riviverlo non saprei fare esattamente bene come ho fatto.
anche quando ho sbagliato.
perchè ho anche sbagliato quest'anno. ma è stato bello lo stesso.
quest'anno, l'anno del mio primo anno di vita, non me la sono cavata male.
trecentosessantacinque giorni e tanta roba da ricordare.
un anno pieno di tanto. un anno di cose finite di altre iniziate ed altre che non si può dire dove siano andate.
un anno che a riviverlo non saprei fare esattamente bene come ho fatto.
anche quando ho sbagliato.
perchè ho anche sbagliato quest'anno. ma è stato bello lo stesso.
quest'anno, l'anno del mio primo anno di vita, non me la sono cavata male.
trecentosessantacinque giorni e tanta roba da ricordare.
mercoledì 21 dicembre 2011
pagina 483 de LaCosa
Ai miei genitori per avermi crescita in mezzo ai libri e per aver fatto della creatività la chiave di tutta la mia formazione personale.
A mia madre che quando parla di letteratura e di arte le brillano gli occhi e fa venir voglia di sapere, per aver partecipato attivamente al mio lavoro di ricerca grazie alla sua cultura e alla sua passione.
A mio padre che del suo amore per la creatività e della sua curiosità intellettuale ne ha fatto un lavoro che continua a vivere tutti i giorni con lo stesso spirito di scoperta di un novizio, perché da piccola mi leggeva Calvino e Rodari e mi faceva giocare con i pre-libri di Munari.
A mia sorella la cui genialità mi ha fin da piccola portato a pormi quelle domande che oggi danno senso ai miei studi, perché i libri e la musica che mi suggerisce distratta mi hanno sempre stimolato a comprendere mondi sconosciuti.
A Stani, maestro e amico, il cui essere fuori dagli schemi mi ha permesso di guardare alle cose sempre da un altro punto di vista, per aver creduto nelle mie capacità e perché con il suo sostegno ha saputo e continua ogni giorno a tirar fuor il meglio da me, nonostante me.
Al prof. Fusco e la prof.ssa Tomassoni che con il loro impegno hanno valorizzato il ruolo della Psicologia nello studio della Creatività Artistica e Letteraria in Italia, per avermi dato l’opportunità ed il privelgio di studiare una passione ed avermi sempre stimolato e sostenuto in questi tre anni.
Alla prof.ssa Romo Santos per avermi dato un suggerimento per la tesi che è stata la chiave di tutto il lavoro.
A Lidia perché in ogni piccola e grande prova lei é il mio punto fermo.
Ad Antonella, per la sua amicizia e perché il suo coaching, personale e professionale, é stato vitale in ogni secondo di questi anni.
A Claudia perché “le parole sono importanti” e le persone che sanno usarle sono preziose.
A Francesco perché mi ha insegnato a conoscermi.
Ad Angel perché la parte più importante di questo lavoro è cresciuta nel suo mondo non ordinario.
A Stefania che mi ha fatto appassionare alla poesia.
A Giovanni perché “le lezioni americane” mi hanno davvero cambiato la vita.
Ad Aia ed Emilio perchè è di pochi il privilegio di avere dei secondi genitori, stimolanti e presenti, ed io lo ho.
A Nicola, Eugenia e gli altri colleghi che hanno condiviso e condividono ogni giorno i miei studi, il mio tempo e i miei umori, così come Ciro, Alba, Antonio, Maria, Carla, Angelo, Ivana, Elda, e tutti gli amici preziosi che, oltre a sopportare le mie continue ricerche, sono la rete del mio quotidiano. Da ognuna di loro rubo qualcosa per essere migliore.
A tutte queste persone perché non c'é nessun piccolo o grande obiettivo che valga la pena di essere raggiunto senza degli affetti veri con cui condividerlo e a cui dedicarlo.
A tutte queste persone perché non c'é nessun piccolo o grande obiettivo che valga la pena di essere raggiunto senza degli affetti veri con cui condividerlo e a cui dedicarlo.
giovedì 8 dicembre 2011
vietato non crederci.
per ottenere ciò che voglio, mai come in questo momento della mia vita, ho assoluto bisogno di tutta la follia di cui dispongo.
Osservate con quanta previdenza la natura, madre del genere umano, ebbe cura di spargere ovunque un pizzico di follia. Infuse nell'uomo più passione che ragione perché fosse tutto meno triste, difficile, brutto, insipido, fastidioso. Se i mortali si guardassero da qualsiasi rapporto con la saggezza, la vecchiaia neppure ci sarebbe. Se solo fossero più fatui, allegri e dissennati godrebbero felici di un'eterna giovinezza. La vita umana non è altro che un gioco della FolliaErasmo da Rotterdam, "Elogio alla follia"
domenica 27 novembre 2011
tra fine e inizio c'è suolo punto, quello di vista.
quando guardi indietro e cominci a riconoscere delle ricorrenze nei tuoi comportamenti che ti permettono di prevedere, grosso modo, le tue azioni future, vuol dire che stai diventando vecchio.
non se ne esce. è ufficiale.
in quel preciso momento, quando ti stai lavando i denti e quella tipa nello specchio ti guarda e dice esattamente come collegare quello che fai e quello che hai fatto, quello che non ti dici a come ti dici quello che ti dici, è decisamente lo stesso identico momento in cui ti rendi conto che hai una ruga sul collo.
è un tutt'uno scoprire di conoscersi sempre meglio e familiarizzare con le nuove rughe.
possiamo, per eleganza, chiamarla saggezza, chiaro. ma resta una roba di esperienze e pieghe della pelle, che come le chiami le chiami, ti ricordano che il tempo passa e tu ora occupi il ruolo di quella che era te da grande, quando non eri ancora te da grande.
io della mia vecchiaia travestita da saggezza cerco di farne buon uso e cerco di ricordarmi cosa volevo fare di questa me quando fossi stata me.
compatibilmente con le mie lunatiche curiosità, io qualche punto fermo l'ho recuperato per la strada.
e pure la consapevolezza che la maggior parte della roba della vita ha una scadenza.
quindi, io e la mia nuova saggezza, guardiamo con attenzione la ruga che ho sul collo e gli altri rugosi eventi attuali e diamo a tutti i loro nomi veri. poi prendiamo la mia disattitudine alle "fini" e la trasformiamo in una grande attitudine a nuovi inizi.
perchè una persona saggia sa bene che a raccontarsele come si deve le cose possono diventare sempre più belle di quanto appaiano.
così tutto diventa un nuovo inizio.
e a me iniziare piace sempre.
martedì 15 novembre 2011
camminando.
e comunque sia, continuo a camminare lo stesso.
in modo che camminando camminando possa trovare la strada che mi porta in quel qualunque dove che cerco.
per prove ed errori.
ma continuando a camminare.
sabato 5 novembre 2011
il mai abbastanza.
perchè più insano e intenso di così non poteva essere.
perchè più surreale e stimolante di così non poteva immaginarsi.
perchè più contraddittorio e cronico di così non poteva diventare.
come quando non potresti non volere quello che non ti dona ma ti fa sentire perfettamente tu.
perchè più surreale e stimolante di così non poteva immaginarsi.
perchè più contraddittorio e cronico di così non poteva diventare.
come quando non potresti non volere quello che non ti dona ma ti fa sentire perfettamente tu.
sabato 29 ottobre 2011
on your mind
Sono tre anni che studio il modo in cui le persone costruiscono i loro pensieri.
È questo che studio io. I pensieri della gente, come nascono e come funzionano. o come non funzionano. Ma io non studio i pensieri così come stanno chiusi nella testa, no. Io studio i pensieri così come vengono fuori dalla testa. È uno studio strano il mio, perché quando parlo con qualcuno, soprattutto in questo periodo di fagocitamento celebrale sull’argomento, io ascolto, ma contemporaneamente penso al come e perché quella persona è arrivata a pensare quella cosa e in quel modo lì. E perché la sta dicendo a me, esattamente in quel momento. Tutto comincia molto lontano, ma questo si sa. Tutto comincia con la costruzione di caselle in cui infilare i pensieri e segue con la quantità di connessioni che le cose della vita ci permettono di costruire tra una casella e l’altra. Il gioco è fatto. Da bravi pigri cognitivi quali siamo, l’unico nostro obiettivo è di ottimizzare il più possibile le energie e limitare gli sforzi. Né più, né meno. È come se ci fosse un’autostrada nel nostro cervello e la nostra mente scegliesse sempre le scorciatoie per arrivare da un punto ad un altro. Molto pratico. Molto economico. Molto efficiente. Poco avventuroso. Poco panoramico. Poco completo. Non arriverò lucida alla discussione, questo è evidente, però il tema è avvincente.
Lo posso giurare.
È questo che studio io. I pensieri della gente, come nascono e come funzionano. o come non funzionano. Ma io non studio i pensieri così come stanno chiusi nella testa, no. Io studio i pensieri così come vengono fuori dalla testa. È uno studio strano il mio, perché quando parlo con qualcuno, soprattutto in questo periodo di fagocitamento celebrale sull’argomento, io ascolto, ma contemporaneamente penso al come e perché quella persona è arrivata a pensare quella cosa e in quel modo lì. E perché la sta dicendo a me, esattamente in quel momento. Tutto comincia molto lontano, ma questo si sa. Tutto comincia con la costruzione di caselle in cui infilare i pensieri e segue con la quantità di connessioni che le cose della vita ci permettono di costruire tra una casella e l’altra. Il gioco è fatto. Da bravi pigri cognitivi quali siamo, l’unico nostro obiettivo è di ottimizzare il più possibile le energie e limitare gli sforzi. Né più, né meno. È come se ci fosse un’autostrada nel nostro cervello e la nostra mente scegliesse sempre le scorciatoie per arrivare da un punto ad un altro. Molto pratico. Molto economico. Molto efficiente. Poco avventuroso. Poco panoramico. Poco completo. Non arriverò lucida alla discussione, questo è evidente, però il tema è avvincente.
Lo posso giurare.
mercoledì 26 ottobre 2011
prender atto dagli atti. pure mancati.
"Che nella vita militare la scusa di aver dimenticato qualcosa non serva a nulla e
non salvi dalla punizione lo sappiamo tutti; né la cosa può sembrarci ingiusta. In questo caso, a un
tratto, tutti si trovano d'accordo nel ritenere che un determinato atto mancato abbia un senso, e quale
sia questo senso" S. Freud. Introduzione alla psicoanalisi, Volume I.
lezione di oggi: prender atto di quali atti, mancati ed agiti, si rileva l'importanza.
sabato 15 ottobre 2011
salva con nome_ric
capita che mi capitino delle cose particolari e a me viene sempre l'angoscia di dimenticarle quelle cose lì, che vorrei ricordare. oggi, per esempio, ho pensato che ho dimenticato alcune cose che lo erano, importanti.
mi è venuto così, all'improvviso, mentre scrivevo nella mente un accaduto da non abbandonare mi sono ricordata di aver dimenticato. guidavo senza badare alla strada, fissavo la pioggia sul cruscotto e con la fronte contratta e l'espressione seria, giocavo con al mano che non stava sul volante a cercare stazioni radio da ignorare. mi distraevo per concentrarmi sul ricordo disperso. e non c'è stato verso di ricordarmi.
per quanto abbia provato non ci sono proprio riuscita ad immaginare cosa avevo deciso di non dimenticare, quel giorno lì, in cui mi successe quella cosa importante.
sabato 8 ottobre 2011
intransigente all'ordinario.
"Non concepisco perché si concepisca solo il concepibile (è inconcepibile!)"
cercare di spiegare la mia ostinazione a combattere i mulini a vento a chi non vede chiaramente i miei eserciti, può sembrare poco saggio ed indiscutibilmente improficuo. lo comprendo.
però il fatto preoccupante è che raramente le mie inutili crociate cerebrali mi inibiscono e finisco puntualmente per giocare a palla avvelenata con la realtà, quella cieca accecante normale visione del giusto che mi contestano quando demagogicamente difendo i miei mondi alternativi.
io non lo capisco perchè alla fine don chisciotte era pazzo e superman un eroe: tutti e due avevano la vista bionica, un mantello e calze da donna. io la differenza non la vedo.
sabato 1 ottobre 2011
chiamare le cose con il loro nome, grazie.
certezze a senso unico nella mente.
si chiede scusa per il disagio.
si chiede scusa per il disagio.
heaven and hell
probably, isn't so impossible.
surely, it's a bit too hard.
unfortunatly, I can't tell heaven from hell.
but tonight,
simply, I wish you were here.
surely, it's a bit too hard.
unfortunatly, I can't tell heaven from hell.
but tonight,
simply, I wish you were here.
mercoledì 28 settembre 2011
stupidità intellettuale
e fare a cazzotti con la propria onestà intellettuale è stupido come solo un intellettuale sa esserlo.
ed io non lo sono nemmeno, intellettuale. ma stupida si.
pensieri a tempo determinato.
camminando negli ultimi tre mesi degli ultimi tre anni con l'angoscia che solo chi ha lavorato tre anni sapendo di arrivare a questi ultimi tre mesi, può capire. pensieri costretti alla flessibilità. vite a distanza, futuri improbabili e presenti impossibili. stanchezza e prove di pazienza. dipingendoci personalità flessibili ci armiamo della voglia di averlo un futuro, ovunque ci diano la possibilità di immaginarne uno. la voglia di stabilità è amaramente incompatibile con l'intolleranza alla normalità. ironicamente trovarsi a desiderare quello che si sa con certezza che non si saprebbe mantenere. pensieri a tempo determinato.
e già non sono più d'accordo con me.
e già non sono più d'accordo con me.
martedì 27 settembre 2011
Parole a profusione
stasera volevo scrivere qualcosa di bello, regalare pensieri importanti a parole leggere.
eppure stasera non riesco a scrivere nulla, nonostante la voglia.
è che quando una conversazione mi fa venire voglia di scrivere sono sempre sicura che sia stata una bella conversazione, quella tenuta in un'ancora sconosciuta zona neutra dove, con naturalezza ed ironia, impareremo a camminare con nuovi andamenti. per il momento danziamo. così, da lontano. serenamente.
perché lo è, una bella conversazione, quella nella quale ti trovi a ballare con le parole dell'altro una danza conosciuta. ognuno senza muoversi. ognuno senza calpestarsi i piedi.
eppure stasera non riesco a scrivere nulla, nonostante la voglia.
eppure stasera non riesco a scrivere nulla, nonostante la voglia.
è che quando una conversazione mi fa venire voglia di scrivere sono sempre sicura che sia stata una bella conversazione, quella tenuta in un'ancora sconosciuta zona neutra dove, con naturalezza ed ironia, impareremo a camminare con nuovi andamenti. per il momento danziamo. così, da lontano. serenamente.
perché lo è, una bella conversazione, quella nella quale ti trovi a ballare con le parole dell'altro una danza conosciuta. ognuno senza muoversi. ognuno senza calpestarsi i piedi.
eppure stasera non riesco a scrivere nulla, nonostante la voglia.
giovedì 22 settembre 2011
Tesi (antitesi e sintesi)
Quando comincia la notte, nel mio appartamento si accendono tutte le luci. Caffè, sigarette e musica a farmi compagnia. Dal cellulare arrivano rinforzi e qualche buonanotte. e nella mia testa cercano di farsi ordine le idee per ricominciare a scrivere. La stanchezza del giorno è tutta tra il collo e la schiena, il sonno aspetta il suo turno, gli occhi bruciano e la fronte pesa. È che quella piccola opera deve essere scritta in qualche modo e la forza arriva inspiegabilmente dalle parole che mio malgrado compaiono sul foglio.
Quando comincia la notte, nel mio appartamento, arriva il momento del nostro momento. Così io mi prendo cura di lei e lei ricambia promettendomi di averlo, un giorno, un senso.
polisemie
gli eschimesi hanno nel loro vocabolario quasi quaranta modi per dire neve, perchè per loro la neve è importante.
da noi la neve si chiama solo neve.
per noi la neve non è così importante come per gli eschimesi.
vorrei conoscere tutti i quaranta modi per dire neve, così avrei quaranta punti di vista nuovi per guardare qualcosa che ora per me ha solo una dimensione, quella che conosco.
sono giorni che ho tante parole per la testa e cose importanti nella vita e mi piacerebbe trovare tanti
nomi quanti punti di vista ci sono per guardarle.
da noi la neve si chiama solo neve.
per noi la neve non è così importante come per gli eschimesi.
vorrei conoscere tutti i quaranta modi per dire neve, così avrei quaranta punti di vista nuovi per guardare qualcosa che ora per me ha solo una dimensione, quella che conosco.
sono giorni che ho tante parole per la testa e cose importanti nella vita e mi piacerebbe trovare tanti
nomi quanti punti di vista ci sono per guardarle.
venerdì 9 settembre 2011
"E se non impazzisci ci vediamo qui domani"
storie di ordinario disordine.
storia di una testa che gira e di un piccolo corpo che la insegue.
storia di una testa che gira, di un corpo che la insegue e di eventi che si accodano correndo.
incoscienti ed insavi giocolieri si destreggiano nell'apocalisse.
di meno non si può. di più nemmeno.
nè-nè.
atteso ed eterno ritorno dell'uguale.
storia di una testa che gira e di un piccolo corpo che la insegue.
storia di una testa che gira, di un corpo che la insegue e di eventi che si accodano correndo.
incoscienti ed insavi giocolieri si destreggiano nell'apocalisse.
di meno non si può. di più nemmeno.
nè-nè.
atteso ed eterno ritorno dell'uguale.
martedì 6 settembre 2011
Insonnie
La sveglia sul soffitto segna le 5.35. I numeri sopra di me sono alla rovescia come i pensieri che ho negli occhi a quest'ora del mattino. Alle 5.35, quando gli occhi ti si aprono e il sonno svanisce, i sogni ti svegliano ed il vicino comincia la sua giornata, i pensieri vanno a ritroso per recuperare l'ultimo aggiornamento dei tuoi umori. E accorgersi con due ore di anticipo che quella che comincia è un'altra giornata di lotte con il tuo piano di sopravvivenza anticrisi non è un ottimo buongiorno.
La sveglia sul soffitto continua a segnare improbabili ore che i miei occhi preferirebbero non vedere, ma la testa non collabora al bisogno struggente di incoscienza che le imploro. Dalle persiane abbassate intravedo la luce, il collo mi fa male per un cuscino sbagliato lo stomaco mi ricorda di essere troppo vuoto e l'idraulico sara' la prima persona che inciamperà nel mio malumore. Pensieri scemi pensano che non si dovrebbe pensare a quest'ora di un giorno qualunque.
E si anticipa troppo il mio buongiorno ad un altro giorno di dannata consapevolezza.
sabato 20 agosto 2011
venerdì 19 agosto 2011
I like it...
l'odore dell'erba appena innaffiata.
passare ore ascoltando i racconti di un settantenne che ha vissuto molte vite e ne programma molte altre.
bere il caffè al sole di prima mattina appena usciti dal piumone.
trovarsi couch surfers in casa all'improvviso e diventare per tre giorni una vera famiglia.
tagliare la cipolla in pezzettini piccoli piccoli.
fare colazione in cinque lingue diverse e rendersi conto che la risata parla un'unica lingua.
perdere la concentrazione per il troppo silenzio.
la pasta.
parlare tanto.
andare al rio in bicicletta.
le bancarelle nelle feste di pueblo.
passeggiare senza bisogno di arrivare.
la marmellata di fragole.
ricordarsi un nome.
il vino profumato.
fare pace.
mangiare l'insalata appena presa dall'orto.
il caffè istantaneo, con latte.
il sorriso sdentato e ammiccante delle vecchiette del pueblo.
alzare lo sguardo dal computer e veder passare un trattore.
andare lontano per sentire le proprie radici.
gli occhi grandi delle mucche della vicina.
sentirsi a casa.
il disegno del sole nel lago quando sta finendo il giorno.
l'equilibrio della bicicletta.
addormentarsi mentre ti leggono un libro.
una nuova idea per la tesi.
non avere fretta.
la tortilla di patate morbida dentro.
svegliarsi in un abbraccio.
sentire una mancanza, e sorriderne.
la voglia di un nuovo viaggio.
cadere dalla bici e scoprire che si passa molto tempo ad aver paura di cose stupide.
martedì 9 agosto 2011
ebuonevacanzeatutti.
<<I have forgiven mistakes that were indeed almost unforgivable. I've tried to replace people who were irreplaceable and tried to forget those who were unforgettable. I've acted on impulse, have been disappointed by people when I thought that this could never be possible. But I have also disappointed those who I love. I have laughed at inappropriate occasions. I've made friends that are now friends for life. I've screamed and jumped for joy. I've loved and I've been loved. But I have also been rejected and I have been loved without loving the person back. I've lived for love alone and made vows of eternal love. I've had my heart broken many, many times! I've cried while listening to music and looking at old pictures. I've called someone just to hear their voice on the other side. I have fallen in love with a smile. At times, I thought I would die because I missed someone so much. At other times, I felt very afraid that I might loose someone very special (which ended up happening anyway.) But I have lived! And I still continue living everyday. I'm not just passing through life... and you shouldn't either. Live! The best thing in life is to go ahead with all your plans and your dreams, to embrace life and to live everyday with passion, to lose and still keep the faith and to win while been grateful. All of this because the world belongs to those who dare to go after what they want. And because life is really too short to be insignificant>> (Charlie Chaplin)
domenica 7 agosto 2011
isola-menti. diario di un piccolo viaggio attraverso un'isola..
"la schiuma di una barca è lo shampo ai pensieri che non vuoi portare in vacanza". eccolo il mantra da viaggio, ben ripiegato nelle valigie fuori misura trascinate a fatica nel deserto porticciolo, senza ombra né panchine. il viaggio verso un'isola per isolare i pensieri di menti perse su tapis roulant emozionali.
e se un topo nottambulo regala ore di intimità, non può esserci inconveniente che argini l'opportunità di un'interpretazione ironica per anamnesi sentimentali disastrose. d'altronde il mare disinfetta tutto, anche le ossessioni più infettive, quelle recidive e fastidiose afte dell'anima che ritornano moleste ed indesiderate a ricordarti quanto sia difficile la normalità per sistemi immunitari non attrezzati. ed è così che si cerca un antinfiammatorio efficace per sentimenti in sospeso, nel fondo di tazze bevute da labbra ancora sporche di parole interrogative; labbra che recitano racconti con il punto di domanda e parole illuminanti come stelle in cieli notturni insospettabilmente complici. sottintesa e non celebrata complicità di quel silenzioso guardare in su, portavoce di una condivisa solitudine, celebrante un incontinente abbandono che trova in occhi chiusi e desideri accesi la voglia di crederci che, forse, magari, chiedere non è poi così scortese.
e se tanto nessuno ha davvero una risposta per domande maldestramente formulate, c'è sempre il sole che colora la pelle e l'immaginazione di nuove parole, abbronzate e idratate, cariche come la voglia di ricominciare ancora una volta a crederci che, se il colore forse non durerà per sempre, ci sarà stato il tempo per una nuova estate e per una nuova intensissima storia da raccontare.
e se un topo nottambulo regala ore di intimità, non può esserci inconveniente che argini l'opportunità di un'interpretazione ironica per anamnesi sentimentali disastrose. d'altronde il mare disinfetta tutto, anche le ossessioni più infettive, quelle recidive e fastidiose afte dell'anima che ritornano moleste ed indesiderate a ricordarti quanto sia difficile la normalità per sistemi immunitari non attrezzati. ed è così che si cerca un antinfiammatorio efficace per sentimenti in sospeso, nel fondo di tazze bevute da labbra ancora sporche di parole interrogative; labbra che recitano racconti con il punto di domanda e parole illuminanti come stelle in cieli notturni insospettabilmente complici. sottintesa e non celebrata complicità di quel silenzioso guardare in su, portavoce di una condivisa solitudine, celebrante un incontinente abbandono che trova in occhi chiusi e desideri accesi la voglia di crederci che, forse, magari, chiedere non è poi così scortese.
e se tanto nessuno ha davvero una risposta per domande maldestramente formulate, c'è sempre il sole che colora la pelle e l'immaginazione di nuove parole, abbronzate e idratate, cariche come la voglia di ricominciare ancora una volta a crederci che, se il colore forse non durerà per sempre, ci sarà stato il tempo per una nuova estate e per una nuova intensissima storia da raccontare.
venerdì 5 agosto 2011
Il cuore in attesa
È tutta una questione di cuore. Se mani sconosciute lavorano sul cuore di chi ti sta nel cuore il tuo battito inevitabilmente accelera. Tutto intorno si altera, il respiro perde il suo ritmo naturale e il sangue al cervello non arriva più come dovrebbe. È così che i pensieri escono deformati e preoccupati. La mente va in stand by e tutto resta sospeso finche' non sia ristabilito l'ordine, finche' ogni battito non ritrovi il suo ritmo e quel sospiro di sollievo trattenuto non liberi i pensieri incastrati tra le rughe della fronte in apprensione. ore di tensione. Battiti che battono in attesa di una sua battuta.
giovedì 28 luglio 2011
Precisamente e solamente, battere e levare.
" Lo vedi tu com'è... bisogna fare e disfare.
Continuamente e malamente e con amore, battere e levare.
Stasera guardo questa strada e non lo so dove mi tocca andare.
Lo vedi, siamo come cani. Senza collare.
Lo vedi tu com'è... è prendere e lasciare.
Inutilmente e crudelmente e per amore, battere e levare.
Ma non lo vedi come passa il tempo?
Come ci fa cambiare? E noi che siamo come cani. Senza padroni.
So che tu lo sai perfettamente, come ti devi comportare.
Abbiamo avuto tempo sufficiente per imparare.
E poi lo sai che non vuol dire niente dimenticare.
E tu lo sai che io lo so e quello che non so lo so cantare.
Lo vedi tu com'è... come si deve fare.
Precisamente e solamente, battere e levare.
Vedo cadere questa stella e non so più cosa desiderare.
Lo vedi, siamo come cani. Di fronte al mare. " (f. de gregori)
lunedì 25 luglio 2011
me-te-o...
camminare sotto un temporale non è utile.
lo sapevo che sarebbe arrivato, semplicemente lo stavo aspettando.
e quindi gli sorrido.
respiro forte e chiudo gli occhi per trovare la pazienza.
cerco un posto coperto per guardarlo, perché non mi voglio perdere nemmeno un tuono di questo ormai familiare e prevedibile temporale qui. potrei distrarmi, ma non voglio. tutti zitti e tutto lontano. così deve essere. io e il mio personalissimo tzunami.
perché passa, di solito, anche il temporale più violento, passa sempre.
lo sapevo che sarebbe arrivato, semplicemente lo stavo aspettando.
e quindi gli sorrido.
respiro forte e chiudo gli occhi per trovare la pazienza.
cerco un posto coperto per guardarlo, perché non mi voglio perdere nemmeno un tuono di questo ormai familiare e prevedibile temporale qui. potrei distrarmi, ma non voglio. tutti zitti e tutto lontano. così deve essere. io e il mio personalissimo tzunami.
perché passa, di solito, anche il temporale più violento, passa sempre.
domenica 24 luglio 2011
orologiai
herman hesse diceva che anche un orologio fermo segna l'ora giusta due volte al giorno. così ho imparato ad aspettare che entrambe le lancette segnassero l'ora giusta per sentirmi in equilibrio. e succede che ci metto tutto l'entusiasmo che ho in quelle due ore di perfezione, perchè il resto del tempo io lo so di essere sregolata come un orologio rotto. eppure con il tempo mi sono messa d'impegno ed ho imparato a riconoscerla questa cosa qui, quella del mondo che non gira nel mio verso, così ora questo non è più un problema, è solo un contrattempo.
ed ogni volta che il tempo mi regala quelle due ore giuste a me sembra di essermele meritate incondizionatamente, per via della mia pazienza e della mia dedizione a volerla quella piccola perfezione casuale. così mi vesto del miglior entusiasmo e le tratto per benino quelle due ore lì, dell'orologio rotto che per caso si sincronizza sulla mia esistenza facendo sembrare tutto in ordine.
ed ogni volta che il tempo mi regala quelle due ore giuste a me sembra di essermele meritate incondizionatamente, per via della mia pazienza e della mia dedizione a volerla quella piccola perfezione casuale. così mi vesto del miglior entusiasmo e le tratto per benino quelle due ore lì, dell'orologio rotto che per caso si sincronizza sulla mia esistenza facendo sembrare tutto in ordine.
lunedì 18 luglio 2011
e lo strano normale.
in un maldestro scarabeo non riesco a combinare le lettere nella giusta maniera. qualunque cosa provo a scrivere esce sempre e solo una unica soluzione: strano.
un intensissimo e violentissimo strano che mi occupa la mente, corteggiato da tante altre sensazioni senza nome. muti suggerimenti di umori in sospeso.
e la saggia decisione di non pensare fino al contrordine.
senza pensare, va tutto bene.
un intensissimo e violentissimo strano che mi occupa la mente, corteggiato da tante altre sensazioni senza nome. muti suggerimenti di umori in sospeso.
e la saggia decisione di non pensare fino al contrordine.
senza pensare, va tutto bene.
venerdì 8 luglio 2011
giovedì 7 luglio 2011
porre il bagaglio nell'apposita cappelliera, accanto alla follia. Grazie.
e quando d'un tratto tutto diventa confuso. la notte delle valigie è sempre tutto più confuso del normale. e stanotte più delle altre. mentre decido cosa lasciare e cosa portare per l'ennesimo viaggio lontano dall'ennesimo dove, seminando ancora una volta un po' di me in un'altra casa, tutto sembra importante e niente sembra essere veramente mio. vorrei non avere bagagli per questo viaggio. vorrei andarmene e basta. scomparire. è un pensiero sgraziato da pensare, ma è l'unico che riesco a elaborare nel vortice auto ed etero distruttivo in cui puntualmente ricado quando sono in bilico, ritrovandomi così indesideratamente me stessa. è che la notte delle valigie tutto quello che di più prezioso posseggo mi possiede diventando zavorra ed è per questo che in notti come questa vorrei esistesse al mondo un posto, un posto qualunque, dove non serva niente, nemmeno i pensieri.
martedì 5 luglio 2011
find the way
chi lo sa' se poi la strada c'è.
perchè non è che si può conoscerla sempre, la strada.
ma tu stammi dietro, che da qualche parte andiamo.
e se non dovessimo arrivare avremo fatto comunque il miglior viaggio di sempre.
[who knows if the way exist.
because you can't know it every time, the way.
but you follow me, please. we'll arrive in some place, at least.
and if finally we couldn't find the way, we might had done togheter, the better trip of all]
Le perle si trovano in posti difficili
Perché la vita a volte ti fa regali strani. Ti fa certi regali che tu ad un certo punto non capisci più se sono proprio regali o piuttosto dispetti. Così, per non darle soddisfazione l'unica cosa che puoi fare è raccontartela bene quella cosa li, che sembra un dispetto ma che alla fine è solo un regalo con complicazioni. Alla fine le cose belle belle troppo semplici non lo sono mai. Le cose belle devi sentire di essertele un po' guadagnate per potertele godere veramente. Così quel regalo che poi sembrava dispetto torna ad essere un regalo perché doverne avere più cura del normale ti costringe a valorizzarlo e curarlo e dedicargli talmente tanto che il suo valore diventa proporzionale all'impegno che ci metti. E quello che ci guadagni in questi casi è esattamente il "colore del grano".
giovedì 30 giugno 2011
in un anticipato rewind.
era un orario intorno alle otto di sera e c'era ancora la luce. molta luce e molto sole. il sole, sopratutto il sole mi sembrava strano perchè ad un orario intorno alle otto di sera non dovrebbe esserci tutto questo sole caldo. invece c'era già da qualche settimana. ed ogni volta fino alle dieci e mezza io mi perplimevo alla stessa maniera. non ci si abitua mai troppo a certe cose. è così che è. ed io al giorno di sera ancora non mi riuscivo ad abituare. e non è che non mi piaccesse. solo, mi perplimeva.
faceva caldo quel tardo pomeriggio intorno alle otto. quel caldo estivo che con l'aria secca ti prosciuga oltre alla gola anche il cervello e non riesci nemmeno a pensare. d'altronde io ero per strada proprio per non pensare, quindi quello del caldo lobotomizzante non era un gran problema.
mangiavo un gelato cioccolata e stracciatella, perchè il caffè non c'era. con due euro nella metropolitana di Sol puoi avere un gelato artigianale che ti fa da scudo all'impatto del caldo sulle scale che ti portano sulla piazza incandescente. però il gusto caffè no, non lo puoi avere. per cui mangiavo il mio gelato cioccolato e stracciatella, senza caffè, sentivo caldo, ma non era rilevante, e la frangetta troppo lunga si prendeva un po' di colpa per il mal di testa che da qualche ora non mi lasciava in pace. gli occhiali tartaruga erano lì dandomi l'aria di una nerd a cui il caldo non interessa, ma la frangetta da' fastidio. avevo una borsa rossa di pelle troppo pesante e la solita shopper con i libri anche lei impropriamente pesante per una passeggiata estiva in centro, al caldo.
eppure, nonostante gli evidenti disagi, continuavo a girare per le strade ormai familiari senza riuscire a voler tornare a casa.
a me piaceva l'idea di tornare in vallecas a farmi una doccia. avevo assolutamente voglia di andare a riposarmi, abbracciata al condizionatore, però non riuscivo a staccarmi da quella passeggiata.
una prematura nostalgia si era insinuata tra la stanchezza e il gelato anticipando di una settimana i prevedibili pensieri della despedida. e con una improvvisa avidità volevo solo lasciarmi entrare nelle vene immagini e sensazioni da farne altro bagaglio.
c'era molta gente quella sera afosa e luminosa. c'è sempre molta gente attorno alla Gran via, ma quella sera sembrava molta più del solito. il caldo era più caldo, il sole più intenso e il mio mal di testa più ingombrante. tutto era molto di più dell'ovvio.
improvvisamente presi a pensare che era il peso dei pensieri degli ultimi mesi a farmi pesare la testa, più che la frangetta o la stanchezza.
la fine della legittimazione alla sospensione cominciava ad insinuarsi con un grave anticipo nella mia mente. non era l'addio alla città. la mia storia con lei era una questione del tutto aperta, ne ero consapevole. era l'addio all'incoscienza, alla leggerezza di mesi in cui il tutto nuovo e tutto assurdo poteva essere tale come in un grande limbo esistenziale. giocare all'erasmus era stato divertente. le promesse di imprevisto mirabilmente mantenute. catapultarmi in questo universo parallelo senza paracadute aveva prodotto il miglior volo di sempre. non c'era un secondo di questi mesi che non era valso la pena vivere intensamente, proprio così come era stato vissuto.
e in questa sera luminosa, per le strade rumorose, li rivedevo e rivivevo tutti in un anticipato rewind.
le facce, gli odori, i colori, tutto si accavallava sotto la frangetta troppo lunga.
non c'era tristezza in quei rigalleggiamenti di vissuto, ma un intenso senso di troppo.
non so se è normale vivere il senso di troppo, ma a me ultimamente la vita mi stava regalando molti momenti troppo. quelli che pensi "come può il mio corpo gestire tutta questa intensità?" e ti sembra talmente troppo che vorresti essere molto più grande e avere una testa smisuratamente più capiente, solo per poterlo contenere tutto quel troppo.
quella sera ad un orario intorno alle otto di sera la mia madrid mi aveva regalato un altro momento troppo e, senza sforzo, nella sua più naturale congenialità con i miei deisderi, mi aveva strappato ancora una volta una promessa.
lunedì 27 giugno 2011
storia di una vertigine
lo stupore ingenuo di un'inquieta notte insonne.
un gioco che smette di giocare.
un improvviso vortice, quel non capire.
il fiato sospeso, nuova apnea tra curiosità e paura.
la confusione, l'incoscienza.
poi, capire.
il sorriso scemo che equilibra la vertigine.
il calore, i colori,
una bici
e la certezza.
smisuratamente
la bici è più grande di me. molto più grande di come dovrebbe essere una bici per la mia piccola misura. e pesa molto più di me. o molto più di quanto dovrebbe pesare una bici per la mia piccola misura. eppure ora è la mia bici e a me, ora, piace che sia fuori misura. perchè stiamo imparando ad andare d'accordo, la bici ed io. e mi piace guidare una bici molto più grande di me.
ogni partenza è ancora difficile, ma poi una volta che le ruote girano le mani stringono il volante, con sempre meno paura, a me succede che non voglio più scendere da lì. perchè mi piace ogni volta di più passeggiare per la montagna in bici, mi piace che non ci siano cellulari, portafogli o civiltà. solo noi e la montagana.
la strada tutta curve, il sole forte sulla schiena, il vento che mi sposta la frangetta. mi piace arrivare al rio e lasciare la bicicletta per terra, all'ombra dell'albero grande e andare a passeggiare per il bosco. mi divertono le facce sempre più familiari degli anziani del pueblo che di settimana in settimana vedono con orgoglio i miei progressi. e lo sgridano, gli anziani del pueblo. lo sgridano per il lasciarmi indietro, quegli indiscreti viejitos del pueblo. ma io lo so che sa dove sono. io lo so che non mi perde di vista. io lo so che c'è. so che sa che lo seguo e che lo seguirei ovunque. io lo so che la bici più grande di me non mi fa paura perchè accanto c'è la sua bici che conosce la direzione, perchè accanto c'è lui sulla sua bici che mi avvisa quando devo cambiare marcia.
perchè la marcia io ho imparato benissimo a cambiarla e so che lui lo sa che ormai so usarla da sola. eppure adora dirmi quando è il momento perchè sa che adoro che sia lui a dirmi quando farlo.
ogni partenza è ancora difficile, ma poi una volta che le ruote girano le mani stringono il volante, con sempre meno paura, a me succede che non voglio più scendere da lì. perchè mi piace ogni volta di più passeggiare per la montagna in bici, mi piace che non ci siano cellulari, portafogli o civiltà. solo noi e la montagana.
la strada tutta curve, il sole forte sulla schiena, il vento che mi sposta la frangetta. mi piace arrivare al rio e lasciare la bicicletta per terra, all'ombra dell'albero grande e andare a passeggiare per il bosco. mi divertono le facce sempre più familiari degli anziani del pueblo che di settimana in settimana vedono con orgoglio i miei progressi. e lo sgridano, gli anziani del pueblo. lo sgridano per il lasciarmi indietro, quegli indiscreti viejitos del pueblo. ma io lo so che sa dove sono. io lo so che non mi perde di vista. io lo so che c'è. so che sa che lo seguo e che lo seguirei ovunque. io lo so che la bici più grande di me non mi fa paura perchè accanto c'è la sua bici che conosce la direzione, perchè accanto c'è lui sulla sua bici che mi avvisa quando devo cambiare marcia.
perchè la marcia io ho imparato benissimo a cambiarla e so che lui lo sa che ormai so usarla da sola. eppure adora dirmi quando è il momento perchè sa che adoro che sia lui a dirmi quando farlo.
giovedì 9 giugno 2011
"uno stupore acerbo che non sa morire"
e quella maledetta capacità di stupirmi
che strozza le migliori intenzioni di risoluta lucidità.
non era previsto così.
non era previsto affatto.
e io non ho abbastanza parole per pensarla questa cosa qua.
che strozza le migliori intenzioni di risoluta lucidità.
non era previsto così.
non era previsto affatto.
e io non ho abbastanza parole per pensarla questa cosa qua.
venerdì 3 giugno 2011
azione attenzione
c'è un tempo per ogni cosa. questo l'ho imparato.
c'è un modo per ogni cosa, anche questo l'ho imparato.
e questa cura dei tempi e dei modi diventa lo strumento di definizione della dedizione che si concede alle cose importanti. perchè il principino me l'ha insegnato che quando ci si addomestica ci si assume la responsabilità reciproca della felicità dell'altro.
è un lavoro difficile quello della felicità
ed è un lavoro di squadra, un continuo ridefinire i propri limiti per farli coincidere con quelli altrui. non si può essere felici senza baratto, è uno scambio in cui nessuno perde solo finché c'è reciprocità.
le cose importanti non si possono lasciare al caso o al chissà quando,
hanno l'urgenza dell'attenzione e quel piccolo sacrificio della priorità.
è solo una questione di attenzione. null'altro che attenzione.
martedì 31 maggio 2011
martedì 24 maggio 2011
mareos
ci sarà una parte che farà più paura di altre,
ci saranno zone in cui tutto sembrerà molto facile e tu ti sentirai particolarmente coraggioso. ci sarano discese più ripide di altre e lì lo stomaco ti regalerà quel nodo che spinge la bocca ad atteggiarsi a sorriso. e tu griderai e sarai felice. ed è bellissimo quando succede. le discese sono la parte facile e divertente. poi ci sono le salite, che di fatto non sono difficili per te, ma spaventose perchè sai che potrebbe esserci un momento molto complicato dopo qualla salita. oppure no, ma non puoi prevederlo. ci sarà qualcosa di semplicemente incontrollabile. potrebbe esserci il giro della morte o un pezzettino a testa in giù e, comunque sia, proprio lì, lì sarai sicuro di morire.
generalmente non accade, ma arrivati a quel punto delle montagne russe hai la certezza matematica che qualcosa andrà male, che ti si staccheranno le cinture di sicurezza o la vite che regge il tutto deciderà di partire e tu morirai lì, per aver sfidato avidamente le leggi della vita normale, quella senza montagnte russe.
dalle montagne russe non puoi scendere e non puoi fermarti.
di solito, non si muore. ma fa una gran paura.
ci saranno zone in cui tutto sembrerà molto facile e tu ti sentirai particolarmente coraggioso. ci sarano discese più ripide di altre e lì lo stomaco ti regalerà quel nodo che spinge la bocca ad atteggiarsi a sorriso. e tu griderai e sarai felice. ed è bellissimo quando succede. le discese sono la parte facile e divertente. poi ci sono le salite, che di fatto non sono difficili per te, ma spaventose perchè sai che potrebbe esserci un momento molto complicato dopo qualla salita. oppure no, ma non puoi prevederlo. ci sarà qualcosa di semplicemente incontrollabile. potrebbe esserci il giro della morte o un pezzettino a testa in giù e, comunque sia, proprio lì, lì sarai sicuro di morire.
generalmente non accade, ma arrivati a quel punto delle montagne russe hai la certezza matematica che qualcosa andrà male, che ti si staccheranno le cinture di sicurezza o la vite che regge il tutto deciderà di partire e tu morirai lì, per aver sfidato avidamente le leggi della vita normale, quella senza montagnte russe.
dalle montagne russe non puoi scendere e non puoi fermarti.
di solito, non si muore. ma fa una gran paura.
lunedì 23 maggio 2011
amanecer
la strada blu, il silenzio rotto solo dalla eco nella testa delle tante parole parlate, di quelle rubate e di quelle corrette.
e confondo sempre essere e stare.
e non mi sembra strano.
i pensieri che non sanno in che lingua pensarsi,
le indicazioni sfocate di cartelloni che non vedo.
ed io che non ho mai gli occhiali quando mi servono.
a farmi compagnia le stelle più luminose di sempre, la luna che da ieri non è più piena e i suoi sogni che, di fatto, non conoscerò mai.
ci sono certi viaggi difficili che sono facili
e non lo credevi.
e confondo sempre essere e stare.
e non mi sembra strano.
i pensieri che non sanno in che lingua pensarsi,
le indicazioni sfocate di cartelloni che non vedo.
ed io che non ho mai gli occhiali quando mi servono.
a farmi compagnia le stelle più luminose di sempre, la luna che da ieri non è più piena e i suoi sogni che, di fatto, non conoscerò mai.
ci sono certi viaggi difficili che sono facili
e non lo credevi.
martedì 17 maggio 2011
quando non esserci si veste da non essere
e io lo so che con la mia irrequietezza ci devo convivere.
e lo so che sono scappata da napoli felice di tornare qui e per quanto qui sembri casa la mancata partecipazione alle cose della casa in cui sono cresciuta mi fanno sentire solo di essere lontana e basta. il che non vuol dire che vorrei tornare, ma vuol dire che la mancanza arriva inaspettata ed irragionevole con le argomentazioni più strampalate.
che poi è da tempo che io un luogo non lo ho più. perchè voterei a napoli, ma vivrei a cassino o chissà dove. e allora mi viene spontaneo sentire un po' mia anche salerno o roma o milano o qualunque luogo ci siano pezzetti di me. così mi sbriciolo attraverso le persone che contatno, trovo case nelle loro case e appartenenza nelle loro appartenenze. mi ha formato bauman e la sua liquidità ed ora sono talmente fluida da non riuscire più a trovare una consistenza in nessun luogo, in nessuna storia, in nessun pensiero.
è un po' come non esistere veramente.
oggi va così. oggi sono lontana e mi sento lontana.
e non so nemmeno dove è che vorrei tornare.
e lo so che sono scappata da napoli felice di tornare qui e per quanto qui sembri casa la mancata partecipazione alle cose della casa in cui sono cresciuta mi fanno sentire solo di essere lontana e basta. il che non vuol dire che vorrei tornare, ma vuol dire che la mancanza arriva inaspettata ed irragionevole con le argomentazioni più strampalate.
che poi è da tempo che io un luogo non lo ho più. perchè voterei a napoli, ma vivrei a cassino o chissà dove. e allora mi viene spontaneo sentire un po' mia anche salerno o roma o milano o qualunque luogo ci siano pezzetti di me. così mi sbriciolo attraverso le persone che contatno, trovo case nelle loro case e appartenenza nelle loro appartenenze. mi ha formato bauman e la sua liquidità ed ora sono talmente fluida da non riuscire più a trovare una consistenza in nessun luogo, in nessuna storia, in nessun pensiero.
è un po' come non esistere veramente.
oggi va così. oggi sono lontana e mi sento lontana.
e non so nemmeno dove è che vorrei tornare.
giovedì 5 maggio 2011
mercoledì 4 maggio 2011
ognuno secondo i propri bisogni
"Io non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti, di parole, di parole
scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri, di rose dette presenze, di
sogni che abitino alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all'orecchio degli amanti.
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi."
ALDA MERINI
inexplicable magnet
I could never imagine that it would be possibile.
I could never imagine that my emotional incontinence could be checked.
instead it is.
naturally.
and that makes me smile.
naturally.
I could never imagine that my emotional incontinence could be checked.
instead it is.
naturally.
and that makes me smile.
naturally.
lunedì 2 maggio 2011
dicono sia normale...
se sopravvivi all'apocalisse,
il resto sarà una passeggiata con un sassolino nella scarpa.
e dicono sia normale aver voglia di lanciare il sassolino con tutta la scarpa,
il resto sarà una passeggiata con un sassolino nella scarpa.
e dicono sia normale aver voglia di lanciare il sassolino con tutta la scarpa,
corredato di bomba a mano.
grazie per l'interpretazione
iconografica delle mie stupidità ;)
domenica 1 maggio 2011
I think my spaceship knows which way to go
Ci sono periodi che sono come i viaggi in treno. O in macchina, ma solo se guida qualcun altro.
Sono quei periodi in cui hai solo voglia di farti portare, di fissare le macchie di colore che veloci si fingono paesaggio fuori dal finestrino, senza girare mai la faccia e senza mai guardare veramente. In questi periodi qui il viaggio è molto più della voglia di scendere, perché in questi periodi non importa mai dove sei o vai, importa solo che ci sia una musica che suoni le note giuste, quelle di un umore sospeso.
For here
Am I sitting in a tin can
Far above the world
Planet Earth is blue
And there's nothing I can do
Sono quei periodi in cui hai solo voglia di farti portare, di fissare le macchie di colore che veloci si fingono paesaggio fuori dal finestrino, senza girare mai la faccia e senza mai guardare veramente. In questi periodi qui il viaggio è molto più della voglia di scendere, perché in questi periodi non importa mai dove sei o vai, importa solo che ci sia una musica che suoni le note giuste, quelle di un umore sospeso.
For here
Am I sitting in a tin can
Far above the world
Planet Earth is blue
And there's nothing I can do
venerdì 29 aprile 2011
effetto dobermann.
pensare troppo fa male, usare con cautela.
e a te, grazie per aver trovato le note giuste.
e a te, grazie per aver trovato le note giuste.
giovedì 28 aprile 2011
lezioni di piccole felicità
scoprire che quel lontano scompare nell'impazienza di un gesto semplice. gratificanti ed inaspettate arrivano le risposte giuste alle domande non verbalizzate. e la confusione aumenta, ma trascinandosi lui, il sorriso scemo che la felicità stampa sulle facce distratte. E l'incertezza non pesa più.
e ripenso a freud. alla domanda che da mesi mi ritorna in mente: quanta felicità barattiamo in cambio di sicurezza?
E penso anche che io le sicurezze non le ho mai volute,
mentre la felicità, io la felicità non mi stancherò mai di cercarla.
e ripenso a freud. alla domanda che da mesi mi ritorna in mente: quanta felicità barattiamo in cambio di sicurezza?
E penso anche che io le sicurezze non le ho mai volute,
mentre la felicità, io la felicità non mi stancherò mai di cercarla.
mercoledì 27 aprile 2011
Come l'acqua che scorre
E stanotte non ho parole da scrivere. Stanotte è una di quelle notti in cui vorrei ascoltarle delle belle parole, facili, di quelle che fanno sorridere, perché non ne ho di mie da pensare.Stanotte le chiederò in prestito alla Yourcenar. Le chiederò di suggerirmi qualche pensiero da sognare, semplice e naturale, come l'acqua che scorre.
martedì 26 aprile 2011
domenica 24 aprile 2011
Ebbuonapasquaatutti
E a me le feste continuano a non starmi simpatiche.
Anche se c'è il sole ed anche se é solo un giorno come un altro, a me non riescono ancora a tornare simpatiche.
Che io poi "simpatico" lo odio come termine.
E basta.
Anche se c'è il sole ed anche se é solo un giorno come un altro, a me non riescono ancora a tornare simpatiche.
Che io poi "simpatico" lo odio come termine.
E basta.
martedì 19 aprile 2011
perchè la casa non è una cosa ma un percorso.
perchè mi sembra di non avere più un luogo che non sia io da chiamare casa. e più c'è un po' di me ovunque, più mi è necessario radicarmi dentro, per non sentirmi lontano quando vicino non è possibile. essere io la mia casa è l'unico modo che ho per trovare un centro di gravità alla mia umoralità, alla mia necessità di esserci sempre, invasivamente, ovunque mi sia dato di esserci, ma mai troppo perchè mi si possa identificare con una consuetudine. perchè se poi devo tornare mi piace essere ancora lì e sentire di non essermene mai andata, ma se resto più di un'ora sentirò che sarà già tempo di andare via, con quel bagaglio sempre troppo grande e mai sufficientemente capiente.
e la mia casa nuova ha le porte. ha tantissime porte, per la verità.
e la mia valigia nuova, ha molti pois, ma si è già rotta. anche se solo un po'.
e la mia casa nuova ha le porte. ha tantissime porte, per la verità.
e la mia valigia nuova, ha molti pois, ma si è già rotta. anche se solo un po'.
sabato 16 aprile 2011
Sin quierer descuento
pagare il sovrapprezzo per ogni ora di felicita' di troppo
è un investimento tutto sommato molto ragionevole.
è un investimento tutto sommato molto ragionevole.
mercoledì 13 aprile 2011
sabato 9 aprile 2011
Ehpbkrz
Ehpbkrz. si chiamava così il volo che l'avrebbe portata lontano da casa. Dalla casa che le aveva regalato il pensiero che a quel punto della sua vita le era sembrato ormai impensabile: "yo soy feliz". Ogni angolo di quel piso in vallecas aveva un posto dentro di lei, ora. Un mese, forse meno. Non se lo ricordaVa. Le sembrava di vivere li da tutta la vita. Ed era da tutta la sua nuova vita, di fatto, che lei viveva li. Aveva solo garantito all'esistenza il beneficio del dubbio e ne era stata travolta. la sua testa per la prima volta non era stata consultata e quello che andava accadendo in quei giorni sospesi aveva il sapore di un sogno reale. Fu cosi che senza nemmeno rendersene conto si era trovata nella perfezione dei tempi e nei modi che le stavano addosso come il miglior abito di sempre. L'intensità di tutto quello che era accaduto continuava a confonderle la ragione trascinandosi un totale disinteresse per tutto quello che non riguardava il sentire. "No tiene sentido" si ripeteva. E ne rideva. Non lasciando la ragione entrare in avenida palomeras la sua vita era stata finalmente sua. Forse ne avrebbe pagato le conseguenze, ma poco le importava. pagare il sovrapprezzo per ogni ora di felicita' di troppo è un investimento tutto sommato molto ragionevole
venerdì 1 aprile 2011
¿Que Pasa?
ed io non lo so "¿que pasa?", ma so che in questo momento non voglio che passi questo momento. perchè leggero è possibile, nel luogo dove il contrario di complesso non è semplice, ma è semplicemente quello che è.
mercoledì 30 marzo 2011
yo no lo podrìa decir mejor
Non si può mai sapere che cosa si deve volere perché si vive una vita soltanto e non si può né confrontarla con le proprie vite precedenti, né correggerla nelle vite future. [...]. Non esiste alcun modo di stabilire quale decisione sia la migliore, perché non esiste alcun termine di paragone. L'uomo vive ogni cosa subito, per la prima volta, senza preparazioni. Come un attore che entra in scena senza avere mai provato. .
kundera. l'insostenibile leggerezza dell'essere
pensamiento incomprensible
perchè certi pensieri non si riescono a tradurre in una lingua che non è la tua e quindi non si possono spiegare. nel cervello il pensiero ti parte nella tua lingua madre e non esiste idioma al mondo che possa dirle uguali quelle cose lì. ed così che ognuno resta con le proprie traduzioni approssimative di sensazioni senza dizionario.
lunedì 28 marzo 2011
perchè in questo mondo "strano" si dice "raro".

ed è tutto strano alterato deformato straordinameriamente fuori fuoco e fuori forma.
non ci sono specchi che restituiscano la mia immagine, ma ci sono solo io che cerco di sentirla da dentro guardando fuori. mi avverto come sdoppiata a guardare il mio corpo che agisce e la mia testa che pensa. la me che ho portato a vivere lontano mi guarda ridere e mi guarda guardare la mia vita che va da qualche parte, ma senza di lei. e non ci manchiamo.
procedendo lentamente con la rara sensazione di riconoscermi, nonostantetutto, in questo strano modo che ho trovato per arrivare dall'altra parte di me.
giovedì 17 marzo 2011
martedì 15 marzo 2011
Soy lo que hago para descubrir lo que soy
il movimento è la sua cifra.
la città della movida è una instancabile animatrice di esistenze in cui tutto si muove in totale assenza di confusione. è un movimento ordinato, viscerale e contagioso che ti attraversa infischiandosene del tuo voler partecipare. partecipa lei di te, ti entra nelle vene. ti corteggia e ti seduce finchè non la respiri. è dai polmoni che poi ti penetra il cervello fino a che non riesci a non pensare ossessivamente che è lei la risposta. è la risposta alla domanda che non riesci a formulare. è la risposta alla domanda che non sai in che lingua pronunciare. ed è così che accade qui. ti ritrovi a muoverti incontrandoti imprevedibilmente in ogni angolo di azione, senza direzione, ma instancabilmente agendo e imprevedibilmente capendo. anche di non capire.
la città della movida è una instancabile animatrice di esistenze in cui tutto si muove in totale assenza di confusione. è un movimento ordinato, viscerale e contagioso che ti attraversa infischiandosene del tuo voler partecipare. partecipa lei di te, ti entra nelle vene. ti corteggia e ti seduce finchè non la respiri. è dai polmoni che poi ti penetra il cervello fino a che non riesci a non pensare ossessivamente che è lei la risposta. è la risposta alla domanda che non riesci a formulare. è la risposta alla domanda che non sai in che lingua pronunciare. ed è così che accade qui. ti ritrovi a muoverti incontrandoti imprevedibilmente in ogni angolo di azione, senza direzione, ma instancabilmente agendo e imprevedibilmente capendo. anche di non capire.
domenica 13 marzo 2011
yo soy. aunque no.
come si spiega il caos?
e come si spiega il caos quando è il travestimento mal riuscito del caso che ti fa l'occhiolino? come lo spieghi al caso che il caos detto in lingue diverse è ancora più complicato? quando sei lontano da tutto alla ricerca di te, trovi talmente tanti te da non ricoscerti più da nessuna parte ed essere inspiegabilmente in ogni possibilità.
e non c'è mai un google translate che riesca a darti la traduzione perfetta dei tuoi pensieri alterati.
e come si spiega il caos quando è il travestimento mal riuscito del caso che ti fa l'occhiolino? come lo spieghi al caso che il caos detto in lingue diverse è ancora più complicato? quando sei lontano da tutto alla ricerca di te, trovi talmente tanti te da non ricoscerti più da nessuna parte ed essere inspiegabilmente in ogni possibilità.
e non c'è mai un google translate che riesca a darti la traduzione perfetta dei tuoi pensieri alterati.
venerdì 11 marzo 2011
habìa una vez

ogni storia ha un inizio, perchè è così che funzionano le storie. loro cominciano e nessuno sa mai cosa c'era prima di quel momento.
la mia potrei farla cominciare da qui, dalla poltrona con vista Callao di uno starbucks madrileño.
così nessuno si chiederà mai cosa ci sia stato prima di quell'inizio e nessuno mi chiederà mai di raccontare l'antefatto di una storia con un incipit così inequivocabilmente foriero di intrecci interessanti.
perchè una vetrata che affaccia sulla vita è una posizione privilegiata per guardare le cose. una vetrata che affaccia sulla vita, con un cappuccino e un wifi a disposizione, è tutto quello che un inzio perfetto dovrebbe avere e sarebbe stato decisamente insensato voltarsi indietro, distogliendo lo sguardo da quelle strade più intense di qualunque dove.
lunedì 7 marzo 2011
le valigie e la testa piene di cianfrusaglie
e pago volentieri il sovrapprezzo per le tante ed inaspettate parole di ognuna delle mie persone importanti. quelle tante leggere parole che mi risuonano nella mente, in questa notte ancora molto lunga, in questa notte di vigilia che a farmi compagnia restano svegli solo quei pensieri consueti a cui non ho comprato il biglietto.
venerdì 4 marzo 2011
Infinitamente piccola
Vorrei che traslocassero anche me da me. Cambiare abitudini, cambiare casa, cambiare paese quanti cambiamenti e quanti chilometri devo mettere tra me e la mia vita per uscire da un'idea che non abita più qui?
martedì 1 marzo 2011
domenica 27 febbraio 2011
ci sono cose come le case.
Perché forse è così che si devon lasciar le cose, con un po’ di te ancora dentro, con il sapore di incompiuto, ma quella ferma consapevolezza che di più sarebbe stato troppo. Mentre tolgo pezzi di me dal muro e svuoto della mia storia i cassetti disordinati, mi ripeto che quello che ho costruito qui dentro è la casa che mi porterò dappertutto. È stato un ponte, questo tugurio. È stato il posto giusto per il tempo opportuno. Quel tempo che serve per lasciar le cose quando ancora non è finita veramente, ma quando di più le rovinerebbe in modo definitivo. Traslocare vuol dire attraversare luoghi. Ed ancora una volta, mi trovo a portarmi altrove. Ovunque il tempo necessario servirà per segnare e farmi segnare e poi ricominciare, altrove. Di nuovo. Ancora.
Non è facile, però è tutto qui.
Non è facile, però è tutto qui.
domenica 20 febbraio 2011
è semplice.
sto studiando per diventare semplice. e mi diverto.
ho istruttori bravi e volontà di ferro. anche se non è semplice la semplicità.
sto studiando per disgiungerla nella mia mente dalla superficialità e inciampo nella confusione che fa sembrar le cose importanti sempre troppo difficili. invece è semplice quello che bisogna togliere per trovare il modo giusto. ed è così che imparo a farmi capire con meno parole ed a farmi conoscere con meno labirinti, perchè è semplice quello che mi fa star bene e si può dirlo semplicemente.
ho istruttori bravi e volontà di ferro. anche se non è semplice la semplicità.
sto studiando per disgiungerla nella mia mente dalla superficialità e inciampo nella confusione che fa sembrar le cose importanti sempre troppo difficili. invece è semplice quello che bisogna togliere per trovare il modo giusto. ed è così che imparo a farmi capire con meno parole ed a farmi conoscere con meno labirinti, perchè è semplice quello che mi fa star bene e si può dirlo semplicemente.
tutte le idee che hanno enormi conseguenze sono sempre idee semplici. (Tolstoj)
lunedì 7 febbraio 2011
certe ingestibili mancherie
certe mancherie sono incomprensibili per chi non ha mai provato
la consistenza delle loro attenzioni.
perchè se mi mancano non basta telefonare.
perchè se mi mancano non basta scrivere un messaggio.
perchè se mi mancano nessuno può sostituirle.
perchè quello che mi manca, quando mi mancano, è assolutamente fisico.
è l'odore di buono tra borotalco e creackers.
è la morbidezza calda del corpo peloso.
è lo sguardo di tenerezza attento, fisso e fiducioso.
il mio battito cardiaco che rallenta quando, distese abbracciate, sento il respiro sulla faccia.
la consistenza delle loro attenzioni.
perchè se mi mancano non basta telefonare.
perchè se mi mancano non basta scrivere un messaggio.
perchè se mi mancano nessuno può sostituirle.
perchè quello che mi manca, quando mi mancano, è assolutamente fisico.
è l'odore di buono tra borotalco e creackers.
è la morbidezza calda del corpo peloso.
è lo sguardo di tenerezza attento, fisso e fiducioso.
il mio battito cardiaco che rallenta quando, distese abbracciate, sento il respiro sulla faccia.
certe notti
ed è finalmente tutto silenzio. tutto silenzio tranne una musica vintage, leggera e sussurrata che si insinua colonna sonora di una notte curiosa. perchè non è una notte come un'altra questa notte. è una notte che vorrei passare sveglia a guardarla trascorrersi. come se bastassero occhi vigili e pensieri sospesi per poter fermare il tempo. come se bastasse voler rallentare per non capire. eppure sembra tutto calmo stanotte. sembra tutto molto lento e definibile. sembra tutto molto comprensibile, stanotte. almeno fino a domani, quando ancora una volta, avrò nascosto bene ogni traccia di una notte indisponente tra le pieghe disordinate e morbide di un piumone in sovrappeso.
domenica 30 gennaio 2011
i complessi equilibrismi del tuttintenso
imparare a mettere un piede avanti all'altro. braccia alzate, testa dritta, schiena tesa, occhi fissi verso il nulla, sorriso sulle labbra. non fermarsi un solo momento. non potere, non volere, non riuscire a fare altro se non restare in equilibrio. senza guardare giù, senza guardare dietro, senza guardare. ci sono momenti in cui è così. è tutto intenso e tu vuoi solo camminare su quel filo. un passo dopo l'altro, con il cuore accelerato, il respiro sospeso, la concentrazione necessaria, la paura in sordina ed il più brillante sorriso di sempre sulla faccia.
mercoledì 26 gennaio 2011
quel sorriso, all'improvviso.
perchè è maledettamente vero che basta poco per quel sorriso. perchè non è un sorriso qualunque. è proprio lui, il sorriso scemo. quello che ti avevano cancellato dalla faccia. è quel sorriso che ti sembrava aver rimosso dalle espressioni riproducibili. quello che ti scappa, così, all'improvviso per un regalo che non ti sembrava possibile più ricevere. perchè è quello il punto. è nel furto perverso di quello che sembra possibile. è nel lasciarsi spegnere la propensione all'incredibile. può capitare di trascinarsi così a lungo nel ristagno che ti dimentichi del tutto possibile, ti dimentichi di essere programmata per la felicità. e non sarà il sorriso scemo la risposta, ma il fatto che oltre ad esserci qualcuno che, da qualche parte, quel sorriso te lo voleva proprio vedere sul viso, ci sei tu, che a tua stessa insaputa ti alleni furtiva, distratta e testarda a riproporlo più bello di prima.
lunedì 24 gennaio 2011
souvenirs de paris
la tour eiffel gioca a nascondino, il metrò è una città sotto la città, la pioggia non bagna ed il caffè è fidanzato con le zollette di zucchero. a parigi è tutto sofisticato a tal punto che i tuoi stessi pensieri, con accento francese, non riescono a non pensare altrettanto sofisticatamente. perchè a parigi la vie en rose è la strada che ti porti dentro in ogni passeggiata. è la sensazione di plausibile impossibile che siede con te tra quei tavolini minuscoli, fermi immobili nelle vetrine delle brasserie a guardar la frenetica vita degli altri, spettatore delle vite più piene di sempre. perchè a parigi, le persone vivono piene di sogni. e dalle vetrine delle brasserie è possibile vederle camminare, loro e i loro sogni, ognuno con il proprio impossibile nelle tasche. perchè a parigi viene voglia di sognare e di crederci per davvero che l'apparire dispettoso ed improvviso della torre di ferro sia un segno che la magia, quando arriva, arriva all'improvviso. ed è lì da qualche parte, pronta a farsi raggiungere. perchè a parigi ti prende così, la voglia di credere che tutto quel bello che ti circonda possa entrarti dentro, in un'estetica dei pensieri che corteggia il possibile contagio tra occhi e mente.

ed a parigi, quando piovono pensieri rossi, i gatti neri stanno a guardare.

ed a parigi, quando piovono pensieri rossi, i gatti neri stanno a guardare.
martedì 18 gennaio 2011
domenica 16 gennaio 2011
a lezioni di cura da un bonsai
prender atto dagli atti
è così che pare debba funzionare.
uno guarda come vanno certe cose, prova a cambiarle nella misura in cui non ci sta dentro, prova a farsele calzare un po' di più. e se non ci riesce ne prende atto. si può solo prendere atto di certe cose. punto. azione-reazione, con in mezzo dei tentativi che vale sempre e comunque la pena di fare. è un modo come un altro per crescere, mi dicono. saper agire. sapere di aver agito. e poi cambiare direzione. e non perchè accade, ma perchè decidi di farlo accadere. le cose non si lasciano accadere, si agiscono. e devi decidere di lasciarle andare quando non ti riconosci più, quando senti che non c'è più bellezza. perchè le cose belle sono semplici o al massimo semplicemente complesse, non contorte. naturalmente faticose, al più, ma sorprendentemente contagiose. perchè il bello trascina bellezza e prendere atto è imparare a scegliere la bellezza.
perchè la vita è una questione estetica e ci vuole eleganza, talento e gusto a saperla disegnare.
Quando s'incomincia, il meglio viene poi da sé. (hesse)
uno guarda come vanno certe cose, prova a cambiarle nella misura in cui non ci sta dentro, prova a farsele calzare un po' di più. e se non ci riesce ne prende atto. si può solo prendere atto di certe cose. punto. azione-reazione, con in mezzo dei tentativi che vale sempre e comunque la pena di fare. è un modo come un altro per crescere, mi dicono. saper agire. sapere di aver agito. e poi cambiare direzione. e non perchè accade, ma perchè decidi di farlo accadere. le cose non si lasciano accadere, si agiscono. e devi decidere di lasciarle andare quando non ti riconosci più, quando senti che non c'è più bellezza. perchè le cose belle sono semplici o al massimo semplicemente complesse, non contorte. naturalmente faticose, al più, ma sorprendentemente contagiose. perchè il bello trascina bellezza e prendere atto è imparare a scegliere la bellezza.
perchè la vita è una questione estetica e ci vuole eleganza, talento e gusto a saperla disegnare.
Quando s'incomincia, il meglio viene poi da sé. (hesse)
venerdì 7 gennaio 2011
testudines
avevo solo voglia di lei. così, senza pensarci, invece di entrare nel portone, ho passeggiato da sola, in piena notte per le strade vuote e silenziose della mia città. ed è stata poesia. c'era un silenzio irriconoscibile questa notte. c'erano ancora le luci di natale sui lampioni, c'erano le vetrine accese con le scritte saldi e c'ero io che stavo bene. me la sono respirata e goduta la mia città questa notte. ho passeggiato con lei che mi aveva regalato un giorno straordinariamente leggero ed inaspettato e che più che mai, stanotte, mi piaceva. perchè io le voglio bene. voglio bene alle cose che mi conserva. a quegli angoli che conosco a memoria e quelli che non riconosco mai. al suo umore caotico e indisciplinato e a quel suo disordine organizzato. voglio bene alle persone che mi ha regalato e a quelle che mi custodisce fino al mio rientro quando mi allontano. perchè ogni volta che torno loro sono lì, le persone che amo, dentro la mia città. le persone da cui mi posso allontanare, ma che ovunque io vada, quanto lontano io possa andare, saranno qui come i miei cani a riabbracciarmi quando tornerò a casa.
perchè se è vero che solo chi ha radici profonde può allungarsi nei rami, le mie radici sono profonde e io posso andare molto lontano perchè ho la casa più bella del mondo. e io me la porto dietro ovunque questa cosa della casa. me la porto a cassino e me la porterò in qualunque luogo andrò ad abitare quest'anno e in quelli a venire. me la porto perchè mi piace pensare che ho dove tornare. mi piace aver voglia di andare sapendo che ho un posto in cui mi sento di voler tornare.
stasera ho la casa. stasera mi sento a casa.
stasera so che io sono la mia casa.
perchè se è vero che solo chi ha radici profonde può allungarsi nei rami, le mie radici sono profonde e io posso andare molto lontano perchè ho la casa più bella del mondo. e io me la porto dietro ovunque questa cosa della casa. me la porto a cassino e me la porterò in qualunque luogo andrò ad abitare quest'anno e in quelli a venire. me la porto perchè mi piace pensare che ho dove tornare. mi piace aver voglia di andare sapendo che ho un posto in cui mi sento di voler tornare.
stasera ho la casa. stasera mi sento a casa.
stasera so che io sono la mia casa.
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