oggi facebook con quel perverso tools dei ricordi mi ha catapultata alle ore di chiusura della tesi dottorale. sento ancora la sensazione di totale rapimento di quelle lunghissime 56 ore, senza dormire, continuando a scrivere, aggiustare, modificare, completare "la cosa". sento ancora la sensazione di sospensione che accompagnava un tempo che non aveva minuti e ore, ma solo una scadenza. le sensazioni infinite che ci sono dietro un lavoro di anni con tutte le passioni che conserva e che nasconde in ogni riga, in ogni nota letta e riletta, scritta, cancellata, riscritta e controllata millemila vote. i ringraziamenti, poi, loro descrivono mondi, universi paralleli di relazioni intime invischiate con lei. lei, la cosa, che descrive me. un altro mondo, un 'altra vita. lei nata tra cassino e madrid, io che lì in mezzo ci sono cresciuta. posso dire di essere rinata in quegli anni. tante fini ed altrettanti inizi e quello che resta sono io ora. chi resta è il filo di un discorso che ne la cosa trova una grammatica che ora, non senza fatica, cerco di non dimenticare. ora che il palcoscenico non è più così popolato di certezze e le mie sicurezze sono messe a vario titolo a dura prova, ma senza che possa più verbalizzarlo senza apparire anacronistica o intempestiva. il tempismo, d'altronde, non è il mio forte. e il mio più bel lavoro non è scritto, ma sta scrivendo la mia vita mettendomi alla prova in modi diversi, anche se poi nemmeno così tanto. dedizione, passione infinita, le costanti. tutto il resto sono altre storie. e stanotte, una notte strana che rubo al sonno per potermi fare un po' compagnia, come non succede più così spesso. un po' mi manco, lo confesso. ma fa parte del gioco, credo. e quinnipack, serve anche a questo. ritrovarmi quando mi perdo un po'.
ma solo di notte e solo da sola.
senza dirlo a nessuno.
martedì 22 dicembre 2015
martedì 15 dicembre 2015
cose importanti
in alcune fasi credo sia utile fermarsi un attimo e cominciare ad elencare le cose veramente importanti per sé così da trovare continuità nella propria storia ed evitare di perdersi distrattamente nei meandri della vita caotica e viziata. credo sia utile non distrarsi da quello che veramente ci fa pensare di essere a proprio agio e fuggire come se non ci fosse un domani da tutto quello che anche per un solo secondo si vela di note di disagio.
sono diventata intransigente con la vecchiaia? può essere, ma il mio maestro mi ha insegnato che se non mi diverto non mi impegno abbastanza e nessuno ha più ragione di lui su di me. sempre.
venerdì 4 dicembre 2015
ce la posso fare
serve un mantra.
serve un mantra come il caffè dopo una notte insonne.
serve un mantra come la canzone preferita per interrompere il pianto di aliz.
il mio mantra è "ce la posso fare".
perchè è vero. posso farcela ad avere ritmi assurdi, interazioni al limite della logica, dialoghi alla quadro di escher e scadenze sempre prima di quando mi possa accorgere di avere una scadenza.
ma io posso farcela, perchè sono sempre stata un cararmato prima di essere troppo stanca per essere anche solo una cinquecento. quindi basta togliersi da dosso un po' di beneficio secondario della lamentela, rispolverare un po' di aggressività e positività sopite e ridere.
serve sempre ridere, almeno quanto un mantra.
martedì 29 settembre 2015
september morn
settembre è finito e a me sembra di aver scalato l'everest a mani nude.
ma vedo la cima, quindi stabbene.
aliz ha compiuto sei mesi e noi tre anni.
tre anni che nel vortice dei bilanci esistenziali sono stati una vera rivoluzione copernicana.
ogni tanto tornano flash della mia vita precedente che sembra lontana anni luce e vengono su ricordi che mi ricordano alcuni perchè che spesso fatico a mettere a fuoco. e penso sia normale, ma fa strano. non uno strano brutto, uno strano sconosciuto, nuovo. un giorno troverò le parole per dirlo, per descrivere la misura in cui la mia vita mi assomiglia, ancora.
oggi che dormo poco mi ricordo improvvisamente che di fatto ho sempre dormito poco, per ragioni meno importanti, e mi si disegna un sorriso sulla faccia pensando che la differenza è solo che prima quelle faccia bianca era solo più truccata e l'insonnia non aveva un sorriso così divertente e delle mani così morbide.
oggi che mi trovo a rubare serate romantiche alle nostre vite di corsa, accorgermi che il nodo allo stomaco dei suoi occhi che mi guardano mentre parla parole che non riesco mai a trovare noiose, restituisce senso a tutto.
settembre è finito e a me sembra che sia sempre comunque tutto ancora da cominciare.
ma vedo la cima, quindi stabbene.
aliz ha compiuto sei mesi e noi tre anni.
tre anni che nel vortice dei bilanci esistenziali sono stati una vera rivoluzione copernicana.
ogni tanto tornano flash della mia vita precedente che sembra lontana anni luce e vengono su ricordi che mi ricordano alcuni perchè che spesso fatico a mettere a fuoco. e penso sia normale, ma fa strano. non uno strano brutto, uno strano sconosciuto, nuovo. un giorno troverò le parole per dirlo, per descrivere la misura in cui la mia vita mi assomiglia, ancora.
oggi che dormo poco mi ricordo improvvisamente che di fatto ho sempre dormito poco, per ragioni meno importanti, e mi si disegna un sorriso sulla faccia pensando che la differenza è solo che prima quelle faccia bianca era solo più truccata e l'insonnia non aveva un sorriso così divertente e delle mani così morbide.
oggi che mi trovo a rubare serate romantiche alle nostre vite di corsa, accorgermi che il nodo allo stomaco dei suoi occhi che mi guardano mentre parla parole che non riesco mai a trovare noiose, restituisce senso a tutto.
settembre è finito e a me sembra che sia sempre comunque tutto ancora da cominciare.
venerdì 25 settembre 2015
voce del verbo papà
ed ecco che all'improvviso, un pomeriggio qualunque sento un tenerissimo "papà" provenire dalla stanza in cui padre e figlia armeggiano tra pannolini e vestitini.
e il cuore fa splash.
e il cuore fa splash.
giovedì 17 settembre 2015
towanda
quattordici mesi e dodici giorni dopo mi ritrovo in auto a cantare a squarcia gola canzoni a caso gracchiate da un cd mezzo rotto, lasciato a prender polvere mesi fa, ma che continua a piacermi tantissimo ogni volta che sono in auto e me ne ricordo.
sto andando a cassino per la prima volta da sola dalla gravidanza in poi e mi lascio tranquillizzare senza troppe resistenze dalla foto inviata da mia sorella della pupa sorridente e serena iperviziata e coccolata tra giochi nuovi e abbronzatissime tate ad hoc.
la stanchezza che mi si è appiccicata addosso da quando è iniziato settembre non è venuta a lavoro e il grillo che si è impossessato di me ripetendomi ogni secondo gli impegni del secondo successivo o è morto o è rimasto nel portabagagli, ma di fatto non si fa sentire.
c'è il sole, la musica, l'autostrada e io carica come fossi towanda.
quattordici mesi e dodici giorni dopo, bentornata.
perchè ad un certo punto, devi pur tornare e farlo da towanda, per lo meno, è più divertente.
venerdì 21 agosto 2015
dalla A alla Z
sono quasi cinque mesi e l'impressione è quella di essere tornata da un lungo viaggio, di quelli che ti cambiano, senza che sia necessariamente evidente da fuori.
montagne russe al gran completo, con i vuoti nello stomaco le paure e le risate. c'è tutto dentro, compresa quella eterna sensazione di incompiuto che prende quando pensi che sia finita e ti accorgi che invece è solo l'inizio. e te ne accorgi per caso di questa cosa qui, che è ogni giorno solo l'inizio.
ora che è arrivato il tempo della nuova normalità, andiamo cauti esplorando le nostre nuove identità con l'imbarazzo di chi manovra qualcosa di prezioso con mani maldestre.
ma la cosa più bella di tutto è che ora gli occhi del mio amore sono raddoppiati
che meraviglia, questa cosa qui.
una meraviglia dalla A alla Z.
martedì 24 marzo 2015
Questione di interni.
Ho una perversa tendenza a cercare logica in processi totalmente illogici come le relazioni umane.
Non quelle sentimentali, paradossalmente quelle sono per lo più ampiamente prevedibili, diciamolo. E pure in poche osservazioni.
Le relazioni amicali, invece, restano il grande vero mistero dell'essere umano. Almeno per me.
Quel misto di filantropia ed egoismo che spiazza qualunque logica previsione, soprattutto quando spazia inspiegabilmente in un continuum irrazionale tra dipendenza, formalità e indifferenza.
Mi tornano alla mente la teoria del dono e varie altre lezioni di antropologia culturale, che miscelate con psicologia spicciola da rizla psicosomatica potrebbero spiegare da sole ampiamente maldestre latitanze. Eppure il mio cervello continua a battere tipo goccia cinese corto un'unica interpretazione: il bello dentro.
Alla fine è sempre solo una questione di interni.
Se dentro sei a posto si vede da fuori. Ma se l'interno è un casino l'altro diventa inesorabilmente, suo malgrado, un insopportabile e spudorato amplificatore del caos.
Se dentro sei a posto si vede da fuori. Ma se l'interno è un casino l'altro diventa inesorabilmente, suo malgrado, un insopportabile e spudorato amplificatore del caos.
mercoledì 18 marzo 2015
monotematismi.
ciao, sono una gravida a termine.
ma ho anche 34 anni e molti interessi, annichiliti da oltre tre settimane di interazioni di questo tipo:
persona X: allora? ci siamo?
io: più o meno, sempre incinta e sempre al nono mese, per questo mese.
(quando supero l'anno di gravidanza mi leggerete sui giornali. questo non lo dico, ma vorrei farlo, giuro)
sono intimamente romantica su tutta la questione maternità, davvero,
ma non mi si è atrofizzato il cervello.
di quando in quando parlerei anche d'altro, se per voi va bene.
ma ho anche 34 anni e molti interessi, annichiliti da oltre tre settimane di interazioni di questo tipo:
persona X: allora? ci siamo?
io: più o meno, sempre incinta e sempre al nono mese, per questo mese.
(quando supero l'anno di gravidanza mi leggerete sui giornali. questo non lo dico, ma vorrei farlo, giuro)
sono intimamente romantica su tutta la questione maternità, davvero,
ma non mi si è atrofizzato il cervello.
di quando in quando parlerei anche d'altro, se per voi va bene.
venerdì 13 marzo 2015
resti in attesa per non perdere la priorità acquisita.
l'ultimo mese è la vera attesa.
non se ne esce.
sono giorni infiniti passati a fare lo slalom tra consigli non richiesti e apprensioni non gradite.
perché l'ultimo mese non puoi essere tollerante anche con il mondo, devi già esserlo con te stessa e le infinite esigenze di una stazza fuori misura e le curiose "patenze" che si insinuano tra il tuo riposo e l'idea che da un momento all'altro potresti entrare in travaglio.
perchè ti dicono che devi riposare, l'ultimo mese. ma chi te lo dice immancabilmente non è all'ultimo mese di gravidanza, quindi nella tua mente non ha alcun diritto di parola.
ed invece parlano.
il mondo parla tanto e troppo durante questi giorni da count down che tu vorresti passare come un eremita lontano dalle intollerabili ansie altrui. quelle che in una mente normale sarebbero apprezzabili dimostrazioni di attenzione e affetto - ne sono consapevole - si trasformano nella mente della gravida a termine in intollerabili generatori di ansie.
il mondo attorno passa le giornate a chiederti se ci siamo e quanto manca, come se lo potessi sapere, e a raccomandarsi con una imprevedibile apprensione di essere "avvisato in tempo".
io ora voglio dire: ma perchè, dovrebbe interessarmi anche lontanamente passare il mio travaglio a pensare di avvisare tutti quelli che vogliono essere avvisati "in tempo"?
ma in tempo per cosa? perchè dovrebbe essere così vitale la presenza in tempo reale di estranei che non possono essere di supporto nè a me nè alla creaturella, nè agli intimi dei quali, al limite, posso in qualche angolo razionale della mia mente, tollerare la preoccupazione?
io me la chiedo questa cosa con sincera curiosità.
io vorrei esserci se potessi essere utile, ma diversamente l'ansia estranea di esserci "in tempo" a quale perversa forma di solidarietà sociale va associata?
se lo sai il giorno dopo è ormai tardi? non vale più?
tu che mi vedi, forse una volta all'anno o pure meno, perchè dovresti essere nel carnet delle persone che devo avvisare "subito"?
il gusto di vedermi stravolta da ottomila ore di travaglio o vedere la bimba al nido che poverella sarà più stravolta di me?
mi avvince questa rivendicazione di vicinanza di persone scomparse per tutta la gestazione che improvvisamente si sentono in diritto di reclamare una pole position nelle ore più intime che esistano.
c'è il sapore di presenzialismo a stonare.
e per me chi c'è solo nei momenti topici per dire io c'ero, ma non c'è in tutti gli altri, quelli quotidiani delle cavolate, delle risate, dei malumori e dei dettagli, non ha assolutamente alcuna priorità.
e lo so che sono posseduta dall'ormone mannaro e anche questi latitanti affettivi che maldestramente cercano di farsi spazio verranno graziati dalla mia mente quando il picco umorale si rovescerà.
e domani riderò anche di questa partecipazione collettiva, perché d'altronde la vicina acciaccata, la fioraia sottocasa o il musicista che chiede elemosina all'angolo che ogni sacrosanto giorno mi chiedono quanto manca, alla fine sono una cosa molto tenera di questo infinito ultimo mese e se partecipano loro posso trovare un perché anche agli impediti emotivi che ho tra i conoscenti.
non se ne esce.
sono giorni infiniti passati a fare lo slalom tra consigli non richiesti e apprensioni non gradite.
perché l'ultimo mese non puoi essere tollerante anche con il mondo, devi già esserlo con te stessa e le infinite esigenze di una stazza fuori misura e le curiose "patenze" che si insinuano tra il tuo riposo e l'idea che da un momento all'altro potresti entrare in travaglio.
perchè ti dicono che devi riposare, l'ultimo mese. ma chi te lo dice immancabilmente non è all'ultimo mese di gravidanza, quindi nella tua mente non ha alcun diritto di parola.
ed invece parlano.
il mondo parla tanto e troppo durante questi giorni da count down che tu vorresti passare come un eremita lontano dalle intollerabili ansie altrui. quelle che in una mente normale sarebbero apprezzabili dimostrazioni di attenzione e affetto - ne sono consapevole - si trasformano nella mente della gravida a termine in intollerabili generatori di ansie.
il mondo attorno passa le giornate a chiederti se ci siamo e quanto manca, come se lo potessi sapere, e a raccomandarsi con una imprevedibile apprensione di essere "avvisato in tempo".
io ora voglio dire: ma perchè, dovrebbe interessarmi anche lontanamente passare il mio travaglio a pensare di avvisare tutti quelli che vogliono essere avvisati "in tempo"?
ma in tempo per cosa? perchè dovrebbe essere così vitale la presenza in tempo reale di estranei che non possono essere di supporto nè a me nè alla creaturella, nè agli intimi dei quali, al limite, posso in qualche angolo razionale della mia mente, tollerare la preoccupazione?
io me la chiedo questa cosa con sincera curiosità.
io vorrei esserci se potessi essere utile, ma diversamente l'ansia estranea di esserci "in tempo" a quale perversa forma di solidarietà sociale va associata?
se lo sai il giorno dopo è ormai tardi? non vale più?
tu che mi vedi, forse una volta all'anno o pure meno, perchè dovresti essere nel carnet delle persone che devo avvisare "subito"?
il gusto di vedermi stravolta da ottomila ore di travaglio o vedere la bimba al nido che poverella sarà più stravolta di me?
mi avvince questa rivendicazione di vicinanza di persone scomparse per tutta la gestazione che improvvisamente si sentono in diritto di reclamare una pole position nelle ore più intime che esistano.
c'è il sapore di presenzialismo a stonare.
e per me chi c'è solo nei momenti topici per dire io c'ero, ma non c'è in tutti gli altri, quelli quotidiani delle cavolate, delle risate, dei malumori e dei dettagli, non ha assolutamente alcuna priorità.
e lo so che sono posseduta dall'ormone mannaro e anche questi latitanti affettivi che maldestramente cercano di farsi spazio verranno graziati dalla mia mente quando il picco umorale si rovescerà.
e domani riderò anche di questa partecipazione collettiva, perché d'altronde la vicina acciaccata, la fioraia sottocasa o il musicista che chiede elemosina all'angolo che ogni sacrosanto giorno mi chiedono quanto manca, alla fine sono una cosa molto tenera di questo infinito ultimo mese e se partecipano loro posso trovare un perché anche agli impediti emotivi che ho tra i conoscenti.
lunedì 9 marzo 2015
come in un acquario.
quando hai molto tempo per osservare le dinamiche umane vivi come in un acquario.
il mondo non se ne accorge che sei lì ad osservare costantemente tutto quello che accade intorno ed invece tu ci sei, capisci o non capisci, osservi. e niente è più interessante che notare senza essere notati. la gravidanza è uno di questi momenti da acquario; un periodo in cui inevitabilmente tutto rallenta, quindi tu hai tempo per osservare attraverso un affaccio sul mondo abbastanza privilegiato: quello di chi nota, nell'altrui convinzione che sia troppo preso d'altro per notare.
in questi nove mesi ne ho notate varie di cose, nessuna una grande rivelazione, sia chiaro. ma una cosa che ha attirato la mia attenzione è una fenomenologia banalmente diffusa nella specie umana: la difficoltà a partecipare al bello delle persone che ci sono attorno.
il mondo non se ne accorge che sei lì ad osservare costantemente tutto quello che accade intorno ed invece tu ci sei, capisci o non capisci, osservi. e niente è più interessante che notare senza essere notati. la gravidanza è uno di questi momenti da acquario; un periodo in cui inevitabilmente tutto rallenta, quindi tu hai tempo per osservare attraverso un affaccio sul mondo abbastanza privilegiato: quello di chi nota, nell'altrui convinzione che sia troppo preso d'altro per notare.
in questi nove mesi ne ho notate varie di cose, nessuna una grande rivelazione, sia chiaro. ma una cosa che ha attirato la mia attenzione è una fenomenologia banalmente diffusa nella specie umana: la difficoltà a partecipare al bello delle persone che ci sono attorno.
non intendo la condivisione di una bella serata, di un bel quadro o un di un bel momento, giacché queste sono cose che in qualche modo coinvolgono tutti i protagonisti; piuttosto quella disinteressata e sincera compartecipazione al bello che accade alle vite degli altri, quando la loro bellità non tocca in nessun modo la propria vita.
essere felici gratis è più difficile che essere tristi gratis.
davanti a brutti eventi è più facile esserci. come se le nostre vite fossero un "gioco a somma zero" in cui tra guadagni e perdite reciproche debba necessariamente esserci un equilibrio. il male degli altri migliora la nostra autopercezione, "esserci" equivale ad una facile pettinata d'autostima che l'ostentazione di compassione e solidarietà porta con sé di default.
invece la propensione a guardare le vite altrui come immancabilmente più intriganti delle nostre ci porta ad essere avvinti dalla normalità che c'è nelle disgrazie che accadono anche agli altri: rende loro più umani e noi meno sfigati. è come una sensazione di equilibrio cosmico che mette in pace le coscienze e fa trovare il tempo di condividere un pezzo di esistenza brutta con chi in qualche modo diviene più simile per la sfiga di avere una sfiga.
invece la propensione a guardare le vite altrui come immancabilmente più intriganti delle nostre ci porta ad essere avvinti dalla normalità che c'è nelle disgrazie che accadono anche agli altri: rende loro più umani e noi meno sfigati. è come una sensazione di equilibrio cosmico che mette in pace le coscienze e fa trovare il tempo di condividere un pezzo di esistenza brutta con chi in qualche modo diviene più simile per la sfiga di avere una sfiga.
cosa più complessa è esserci, spassionatamente, empaticamente, sinceramente - e soprattutto restarci - quando agli altri succede qualcosa di veramente bello. a questo non siamo preparati. siamo a tal punto disadattati emotivamente che il bello degli altri viene vissuto come un torto esistenziale di un cosmo ingiusto.
come se quando c'è della felicità nell'aria le persone non avessero più bisogno di ossigeno e di relazioni, di sostegno e di compartecipazione. come se la felicità fosse un torto al grande gioco degli equilibri e per di più, non guadagnandoci nemmeno in autostima, senza che lo sforzo valga l'impegno.
quando vedi che qualcuno rimane e partecipa alla tua felicità allora puoi stare sicuro che quel qualcuno ha il bello dentro, ma soprattutto che ci sarà sempre e a lui, solo a lui, potrai scoprire le carte del bagaglio di apprensioni che le cose belle si portano dietro.
perché anche quando succede una cosa spettacolare hai bisogno che qualcuno ti dica che comunque vada, andrà tutto bene.
mercoledì 4 marzo 2015
nono mese (anche se in realtà è il decimo).
lo so che ci siamo, se volessi non saperlo o non pensarci lo saprei perché chiunque mi incontra per strada non fa che ripeterlo: "ormai ci siamo, eh"(e relativo inopportuno ammiccamento). come se occorresse l'acutezza di un estraneo per farmi notare che la mia pancia è totalmente atteggiata a cabina di lancio. quello che forse non sanno, questi tifosi dell'ultimo mese, è che ripetermelo non renderà la cosa meno ansiogena e i loro pronostici su eventuali prematuranze non influenzeranno le decisioni di madre natura, della mia piccola iperattiva, del mio utero o di chiunque sia responsabile della cosa.
io non l'ho capita ancora questa cosa qui, che ad un certo punto arriva il momento. così all'improvviso, molto meno prevedibilmente di quanto abbia mai immaginato, arriva il momento giusto e inizia il travaglio. dalla 37isma settimana fino alla 41, tutto può accadere. come se un mese fosse nulla. come se un mese nel budget di nove mesi totali fosse uno scherzetto. voglio dire. non sarebbe più opportuno avere una data precisa invece di un più o meno quindici giorni dalla dpp?
il libero arbitrio è indiscutibilmente destabilizzante, anche se devo ammettere che allo stesso tempo mi avvince questa cosa qui dell'imprevedibilità del momento, giacché mi consente fatalismo e procrastinazione.
non che voglia paragonare la mia chiattolina ad un chiodo, sia chiaro...però mi viene in mente un passo di un libro di baricco:
“A me m'ha sempre colpito questa faccenda dei quadri. Stanno su per anni, poi senza che accada nulla, ma nulla dico, fran, giù, cadono. Stanno lì attaccati al chiodo, nessuno gli fa niente, ma loro a un certo punto, fran, cadono giù, come sassi. Nel silenzio più assoluto, con tutto immobile intorno, non una mosca che vola, e loro, fran. Non c'è una ragione. Perché proprio in quell'istante? Non si sa. Fran. Cos'è che succede a un chiodo per farlo decidere che non ne può più? C'ha un'anima, anche lui, poveretto? Prende delle decisioni? Ne ha discusso a lungo col quadro, erano incerti sul da farsi, ne parlavano tutte le sere, da anni, poi hanno deciso una data, un'ora, un minuto, un istante, è quello, fran. O lo sapevano già dall'inizio, i due, era già tutto combinato, guarda io mollo tutto tra sette anni, per me va bene, okay allora intesi per il 13 maggio, okay, verso le sei, facciamo sei meno un quarto, d'accordo, allora buonanotte, 'notte. Sette anni dopo, 13 maggio, sei meno un quarto, fran". (da Novecento)
chissà se alice zoe s'è messa d'accordo con la mia cervice già da un po' o se lei e la placenta hanno stretto un piano d'azione dettagliato. chissà se si sta annoiando là dentro o al contrario se non vuole saperne di uscire e boicotta il processo. chissà se come me non ha idea dei suoi compiti o se invece conosce tutte le sue manovre a menadito. come nei vari mesi passati, anche in questo, le cose che non so superano di gran lunga quelle che so. nonostante il corso preparto. nonostante la preparazione teorica da nobel. sapere tutto su tappo mucoso, patenze, braxton hicks e contrazioni da parto non ti prepara realmente al nono mese. o per lo meno non ha preparato me e charlie, che pur sapendo tutto in via teorica siamo in balia di interpretazioni flessibili di quello che accade al mio corpo.
e, comunque, siamo arrivati al nono, praticamente il decimo de facto, e l'unico pensiero realistico è che è solo l'inizio.
sabato 21 febbraio 2015
Feisbuck
Ho un serio problema con i miei coetanei. O meglio ho un serio problema con il modo con cui molti dei miei coetanei utilizzano Facebook.
La quaestio è il dilagare di deprimenti status sulla mia home di over trentenni che, per quanto acculturati siano, usano e abusano del social come fosse il loro diarietto privato, ancor peggio se gestito come sfogatoio di frustrazioni palesi anche se non dettagliate, per una distorta e fittizia forma di discrezione. Una specie di vedo non vedo, dico non dico, con cui si lanciano status schizofrenicamente mirati e vaghi perché qualcuno colga il profondo messaggio in bottiglia affidato alla rete.
Il risultato che credo e forse spero non riescano a percepire è la diffusione di una impietosa immagine di adolescenti attempati, incontinenti emotivi e spudorati ostentatori di travagli esistenziali che non donano affatto a chi ormai i trenta li ha superati da qualche anno.
Non dico che non debbano vivere intensamente le loro strabordanti sensibilità, tanto di cappello allo sturm und drang senza età, ma farlo nel privato delle loro vite e non sulla pagina pubblica tra una pubblicità di assorbenti, la notizia di un attentato e le foto dell'ultimo concerto, sarebbe più dignitoso.
Si è completamente deformato il senso della condivisione dell'intimità e la vita personale, lasciata alla mercè di un paio di ilike e di qualche commento accondiscendente, diventa un palcoscenico mal gestito di fragili identità.
mercoledì 4 febbraio 2015
corso preparto on my mind.
il corso preparto lo si fa troppo tardi, si sappia.
passi i primi sette mesi a sentirti la versione edulcorata dr jekyll e mr hyde, spettatrice di cose che accadono al tuo corpo che non hai il minimo modo di spiegarti - soprattutto se sei primipara - per poi arrivare alla fine del percorso per sentirti dire tutto quello che avresti sempre voluto sapere.
e per le stessi ragioni, dovrebbe essere obbligatorio che lo facciano anche i papà (o comunque le partner), così che possano capire un po' quello che accade realmente alle compagne trasformate fisicamente e mentalmente in portatrici sane di pancia e sbalzi umorali.
al bando internet e i racconti raccontati di gravidanze aliene e accadimenti apocalittici, che non mancano mai nell'interazione con una gravida, per una sorta di sadomasochismo puerperale che prende sia chi incontra una panciona che la panciona stessa. da una parte ci siamo noi, più o meno giovani gravide 2.0 che rubiamo segretamente o spudoratamente opinioni e consigli su improbabili forum femminili e bazzichiamo con disinvoltura siti ad hoc, per lo più dispensatori di spiegazioni parziali ed inaffidabili. Dall'altro lato ci sono loro, gli incontri occasionali, le persone che muoiono dalla voglia di condividere racconti su cose accadute a sé o a conoscenti, puntualmente e inspiegabilmente venati da un'area drammatica o eroica a margine, della quale non riesco ancora a farmi capace. per non dimenticare poi le opinioni delle amiche già mamme o gravide a loro volta, che hanno dalla loro l'esperienza in diretta o l'opinione del proprio medico curante, che immancabilmente sarà diversa da quella del tuo.
sfido qualunque panciona a non incorrere in uno di questi flussi informativi nei primi sette mesi e a non farsi prendere dalla sindrome di babele, in cui qualunque sintomo o problema diventa tutto e il contrario di tutto.
e poi arriva lui, il corso preparto e loro, le ostetriche, questi personaggi angelici e supereroici, ai miei occhi, depositarie dell'unico sapere che in questo momento mi interessa: cosa cavolo succede qua dentro!
riunirsi attorno ad una ostetrica che ha risposte vere a domande improbabili, non rankizzate da google o da vissuti personalissimi, restituisce un senso di tranquillità che è raro da trovare nella panacea di accadimenti che accadono nella mente di una gravida e del suo compagno.
inutile dirsi, che per me la presenza del papà non è un optional e che trovo assolutamente anacronistico che che nei corsi preparto della asl non siano previsti e ancora più triste il baluardo di autonomia dietro cui si nascono molte donne che escludono i compagni come se il fatto non li riguardasse altrettanto. sono invece bellini loro, inizialmente ospiti impacciati, che lentamente prendono a partecipare, anche quelli meno disinvolti, imparano la respirazione seduti maldestramente sul materassino e diventano i più attenti uditori del verbo ostetrico, riconosciuti finalmente come parte integrate della quaestio, che fanno domande su cose che nemmeno le compagne si erano rese conto avessero notato.
e non lo so se realmente al momento opportuno, quando dalla visualizzazione si passerà ai fatti, se riuscirò a volere abbastanza bene al mio perineo o far vincere il diaframma respirando, così come non so se me ne fregherà qualcosa di sapere perché sia meglio stare in piedi o non avere la partoanalgesia, ma so che al momento attuale, affrontare questi ultimi due mesi con l'appuntamento settimanale del corso preparto è decisamente una gran bella cosa.
passi i primi sette mesi a sentirti la versione edulcorata dr jekyll e mr hyde, spettatrice di cose che accadono al tuo corpo che non hai il minimo modo di spiegarti - soprattutto se sei primipara - per poi arrivare alla fine del percorso per sentirti dire tutto quello che avresti sempre voluto sapere.
e per le stessi ragioni, dovrebbe essere obbligatorio che lo facciano anche i papà (o comunque le partner), così che possano capire un po' quello che accade realmente alle compagne trasformate fisicamente e mentalmente in portatrici sane di pancia e sbalzi umorali.
al bando internet e i racconti raccontati di gravidanze aliene e accadimenti apocalittici, che non mancano mai nell'interazione con una gravida, per una sorta di sadomasochismo puerperale che prende sia chi incontra una panciona che la panciona stessa. da una parte ci siamo noi, più o meno giovani gravide 2.0 che rubiamo segretamente o spudoratamente opinioni e consigli su improbabili forum femminili e bazzichiamo con disinvoltura siti ad hoc, per lo più dispensatori di spiegazioni parziali ed inaffidabili. Dall'altro lato ci sono loro, gli incontri occasionali, le persone che muoiono dalla voglia di condividere racconti su cose accadute a sé o a conoscenti, puntualmente e inspiegabilmente venati da un'area drammatica o eroica a margine, della quale non riesco ancora a farmi capace. per non dimenticare poi le opinioni delle amiche già mamme o gravide a loro volta, che hanno dalla loro l'esperienza in diretta o l'opinione del proprio medico curante, che immancabilmente sarà diversa da quella del tuo.
sfido qualunque panciona a non incorrere in uno di questi flussi informativi nei primi sette mesi e a non farsi prendere dalla sindrome di babele, in cui qualunque sintomo o problema diventa tutto e il contrario di tutto.
e poi arriva lui, il corso preparto e loro, le ostetriche, questi personaggi angelici e supereroici, ai miei occhi, depositarie dell'unico sapere che in questo momento mi interessa: cosa cavolo succede qua dentro!
riunirsi attorno ad una ostetrica che ha risposte vere a domande improbabili, non rankizzate da google o da vissuti personalissimi, restituisce un senso di tranquillità che è raro da trovare nella panacea di accadimenti che accadono nella mente di una gravida e del suo compagno.
inutile dirsi, che per me la presenza del papà non è un optional e che trovo assolutamente anacronistico che che nei corsi preparto della asl non siano previsti e ancora più triste il baluardo di autonomia dietro cui si nascono molte donne che escludono i compagni come se il fatto non li riguardasse altrettanto. sono invece bellini loro, inizialmente ospiti impacciati, che lentamente prendono a partecipare, anche quelli meno disinvolti, imparano la respirazione seduti maldestramente sul materassino e diventano i più attenti uditori del verbo ostetrico, riconosciuti finalmente come parte integrate della quaestio, che fanno domande su cose che nemmeno le compagne si erano rese conto avessero notato.
e non lo so se realmente al momento opportuno, quando dalla visualizzazione si passerà ai fatti, se riuscirò a volere abbastanza bene al mio perineo o far vincere il diaframma respirando, così come non so se me ne fregherà qualcosa di sapere perché sia meglio stare in piedi o non avere la partoanalgesia, ma so che al momento attuale, affrontare questi ultimi due mesi con l'appuntamento settimanale del corso preparto è decisamente una gran bella cosa.
domenica 4 gennaio 2015
anno nuovo vite nuove
da qualche giorno è l'anno nuovo. e di novità quest'anno ne porterà numerose.
tutto sommato, si è presentato bene questo duemilaquindici.
è iniziato con una nascita - oltre la ricorrenza della mia, ovviamente - e questa è una cosa bella che gli fa onore. il figlio di un'amica ha deciso di anticiparsi per fare anche lui il veglione come decisi io trentaquattro anni fa. e così l'altra compagna di panza della mia gravidanza ora è mamma per davvero. l'abbiamo atteso tanto jacopo che vederlo ieri microscopico e reale è stato qualcosa di particolare: "e quindi così sei fatto!" il primo inevitabile pensiero.
il secondo, oltre la rassicurante constatazione che la mamma non era poi così sconvolta come immagino un post parto, "quanto sono belli così attaccati!" vedendola presa dai primi tentativi di allattamento. il terzo, senza appello, "tra poco tocca a noi, alice".
tutti gli altri a ruota hanno seguito come un vortice impazzito.
e la visita in ospedale deve averci turbato. perché ieri alice zoe era irrequieta e io insofferente.
siamo state tutto il resto del giorno e la notte tese, lei a mettersi nelle posizioni più scomode di sempre e io a non tollerare i dolori dei suoi incastri infelici.
ma poi è arrivato il giorno dopo, il nostro amore con il cappuccino e siamo tornate come nuove ad aspettare le novità che ci aspettano in questo duemilaquindici.
a tutti l'augurio di trovare il proprio pensiero felice tra le novità di questo nuovo anno.
tutto sommato, si è presentato bene questo duemilaquindici.
è iniziato con una nascita - oltre la ricorrenza della mia, ovviamente - e questa è una cosa bella che gli fa onore. il figlio di un'amica ha deciso di anticiparsi per fare anche lui il veglione come decisi io trentaquattro anni fa. e così l'altra compagna di panza della mia gravidanza ora è mamma per davvero. l'abbiamo atteso tanto jacopo che vederlo ieri microscopico e reale è stato qualcosa di particolare: "e quindi così sei fatto!" il primo inevitabile pensiero.
il secondo, oltre la rassicurante constatazione che la mamma non era poi così sconvolta come immagino un post parto, "quanto sono belli così attaccati!" vedendola presa dai primi tentativi di allattamento. il terzo, senza appello, "tra poco tocca a noi, alice".
tutti gli altri a ruota hanno seguito come un vortice impazzito.
e la visita in ospedale deve averci turbato. perché ieri alice zoe era irrequieta e io insofferente.
siamo state tutto il resto del giorno e la notte tese, lei a mettersi nelle posizioni più scomode di sempre e io a non tollerare i dolori dei suoi incastri infelici.
ma poi è arrivato il giorno dopo, il nostro amore con il cappuccino e siamo tornate come nuove ad aspettare le novità che ci aspettano in questo duemilaquindici.
a tutti l'augurio di trovare il proprio pensiero felice tra le novità di questo nuovo anno.
Iscriviti a:
Post (Atom)