c'è il diluvio fuori stasera ed io sto ovulando.
lo so che sto ovulando, me lo ha detto la ginecologa ieri. ha tenuto a specificarlo mentre monitorava l'interno del mio basso ventre da uno schermo. così, damblè, senza guardarmi in faccia e con un inconsapevolmente inopportuno sorriso mi ha detto che ieri sera ed oggi avrei potuto concepire. era quasi contenta lei. così ha detto: stasera è la serata buona. ma buona di che, ginecologa?! sono neanche dieci giorni che ho ripreso a respirare dall'apnea di funesti presagi e tu ridi pensando me che concepisco? ma non è sui pensieri pensati durante e dopo questo frangente ginecologico che volevo riflettere. questa è solo la premessa, l'epitaffio, il preambolo necessario a contesualizzare le cose che le mie ovaie partoriranno questa lunga notte. perchè le femmine di ogni specie, quando ovulano pensano con il ventre e non con la mente. quindi, ribadisco, sto ovulando ed è per questa ragione che le lacrime che escono incontrollabilmente dai miei occhi, questa sera, non sono tristezza. la perdita a quei rubinetti che ho al posto degli occhi questa sera è semplicemente una reazione biochimica ad una serie di processi fisiologici che un giorno mi renderanno molto felice. le lacrime che escono per qualunque cosa accada intorno e dentro di me, stasera, non sono segno di alcun significato profondo, sono solo un'alterazione nella produzione di serotonina. i miei pensieri, stasera, non sono veramente miei, ma sono dei miei ormoni.
così arriva quel pensiero che stento a descrivere. quel pensiero che ha il suono di una musica jazz molto triste, l'odore del prato bagnato ed il colore dell'alba. è così che è questo pensiero. ha la consistenza di una carezza, di una carezza dolcissima ed il sapore un po' salato di una lacrima sulle labbra. arriva e prende la forma di un nodo alla gola. è il pensiero dei legami spezzati. è il pensiero di vite che erano una e per qualche ragione che mai nessuno al mondo potrà spiegare diventano due. è il pensiero di uno strappo, di una lacerazione che non si cicatrizza, di quel rumore di fondo che ti fa muovere senza equilibrio, di quella labirintite emotiva che ti rintrona, che ti stordisce, che altera i suoni ed amplifica gli umori. il pensiero di quel fottutissimo destino che non ti destina quello per cui pensavi di essere destinata. è il pensiero del "così doveva andare" e dell'assurdità di farsi entrare una vita di una taglia diversa dalla tua. è il pensiero di un sogno che diventa un incubo, di ricordi che diventano ossessioni, di sensazioni che diventano malesseri e poi, d'improvviso, più nulla. d'improvviso, il vuoto. è il pensiero che c'è un prima ed un dopo e non si può fare diversamente. è il pensiero che non combaceranno mai più quelle metà che erano fuse fino a sembrare indistinguibili; che non c'è nulla di veramente inseparabile al mondo; nè un posto abbastanza lontano dove scappare per difendersi dalle cose che cambiano e dal tempo che passa. è il pensiero che tutto questo va anche affrontato con un sorriso, con la forza e la convinzione che, non potendo morire tutte le mattine, capiterà al massimo di vivere con un pezzetto di cuore in putrefazione. perchè è così che è questo pensiero. è l'odore di un pezzo di carne morta che ti porti dietro per il resto dei giorni che passerai senza quel pezzo di te. è così che è la morte da vivi. è la separazione da quella parte di te che avevi quando eri due. ma non un due qualunque, quel due che è uno. la perdita non di una persona, ma del pezzo di vita che occupava nella tua vita, nelle tue ore, nei tuoi pensieri, nelle tue parole, nelle tue paure. sono i particolari a morire. quelle piccole inutili irragionevoli complicità fatte di dettagli, di sincronismi, di alchimie, di abitudini a due da cui il resto del mondo era e sarà escluso per sempre. è così che è la morte da vivi. arriva quando tutto questo diventa molto meno doloroso. e ti accorgi che hai imparato a vivere lo stesso, con sempre più talento.
fuori continua a piovere. dentro ha smesso.
sabato 31 luglio 2010
venerdì 30 luglio 2010
valorizzando-me
non è semplice farsi dare la buonanotte dalla convinzione di non aver sprecato un giorno di più. non è semplice riempire di leggerezza ogni cosa per farla sentire a suo agio nel disagio ingombrante di giorni pesanti. non è semplice scegliere ogni giorno a cosa rinunciare, come non lo è essere la rinuncia di qualcuno che ha scelto per te. non è semplice dare un senso a tutto quello che senso non ha. non è semplice, ma mi piace pensare che per ogni cosa che mi sfiora io ne abbia fatto semplicemente il meglio che c'è.
non è semplice, perchè il difficile è semplificare. ma mi piace così, semplicemente difficile.
non è semplice, perchè il difficile è semplificare. ma mi piace così, semplicemente difficile.
rendere una vita normale una questione letteraria
una vita è solo una vita,
renderla una grande storia è un'arte.
usare l'arte per raccontarsi serve a darsi un senso
dal momento che una vita senza senso non ha senso.
renderla una grande storia è un'arte.
usare l'arte per raccontarsi serve a darsi un senso
dal momento che una vita senza senso non ha senso.
solo a volte, ma pesa.
oggi ho l'applicazione "parole a disposizione" in impasse; ho il cervello balbuziente ed il vocabolario emotivo traduce tutte le lingue tranne la mia. c'è qualcosa di poco deontologico ad usare la prorpia sorella per dire quello che si vuole dire? esiste una specie di conflitto di interessi dell'espressività? è che io ho davanti questa immagine e dice esattamente quello che ho in testa.
oggi mi sento così:

illustrazione di: ilariagrimaldi
oggi mi sento così:

illustrazione di: ilariagrimaldi
giovedì 29 luglio 2010
dispenser di leggeress
come i dispenser di gomme rotonde, è così che sono certe serate. infili la monetina e non puoi sapere quale esca: alla fragola, all'arancia oppure quella blu. non puoi saperlo. è in questo il gusto, nel fare una cosa semplice assolutamente inutile, ma con tutta la spotaneità di quando avevi cinque anni. così infili la tua bella monetina, giri chissà perchè sempre faticosamente la rotellina ed aspetti la gomma del sapore che preferisci. eppure, mentre aspetti che cada, arriva la consapevolezza che non è importante quale pallina esca. quella che cade è straordinariamente perfetta. la perfezione è in quel minuto di leggerezza che dispensa il dispenser. è per quello che li fanno quegli aggeggi lì. per dispensare sospensione al prezzo di una monetina. ed accade così, certe serate, che ti ritrovi senza il minimo impegno con la gomma perfetta, che ti ritrovi le mani e la testa piene di quella leggerezza, che solo la notte d'estate sa regalare. la notte, le parole, le risate e qualcuno che spontaneamente e magicamente ti si addice.
mercoledì 28 luglio 2010
piezz 'e core
martedì 27 luglio 2010
serate inquiete
فوق النخل
Fogh in-nakhal fogh ya ba
medri lama'k khaddak ya ba
medri l-ghomar fogh
walla marida balini balwa
w-inshidni l-batran ya ba
lesh wajhak asfar wajhak asfar
kull marad ma biyya ya ba
min dard il-asmar
walla sabini b'ayuno l'helwa
vedendo rosso
alcuni giorni capita che io ed il resto del mondo non parliamo la stessa lingua. lo so che non è molto occasionale. ammetto che mi capita sovente e che la maggior parte delle volte mi lusinga tale incomprensione. ammetto anche che altre non me lo pongo il problema dell'eccentricità di tale incomunicabilità e semplicemente mi esaspero. così prendo a dare i numeri. come piace a me, incontrollabilmente. accade e basta. quando soppraggiunge la babilonia emotiva tendo a dare in escandescenza. è così che sono: per deformazione esistenziale io necessito di barometri relazionali, ma non ne ho sempre a portata di affetto. per quanto con l'età riesca sempre più a controllare da sola i miei strasbordamenti umorali, resta l'incontenibile voglia di essere in contestazione. così manifesto il mio dissenso. non è tanto rilevante contro chi o cosa: io dissento. dissento anche da me quando mi prende così. e non sono nervosa, sto solo manifestando il mio dissenso. esagerando, come mi si addice di più. sopra le righe, che è l'unico modo che conosco per essere me. per cui oggi mi si perdoni l'eccesso di me, ma mi scappa di manifestare il mio disagio.
lunedì 26 luglio 2010
Camminando

andare per andare. i miei piedi mi accompagnano senza fare domande. andiamo, loro ed io, lontano da dove non c'è più terra per loro e cielo per me. andare per andare. arrivare, ad un certo punto. poi ripartire. non siamo stanchi per il viaggio, siamo stanchi per i passi che non abbiamo fatto. per quelli falsi in cui ci siamo arenati. siamo forti, loro ed io, ed abbiamo voglia di andare. di andare per andare. imparando ad inciampare. calpestando quella nostalgia del futuro che vorrebbe ostruirci la strada. impariamo a camminare da soli, loro ed io. un passo dopo l'altro, andiamo. camminando, dove si va si va.
particolarmente
oggi vorrei andare in un mercatino delle pulci e cercare quei particolari inutili che hanno una storia che io non posso conoscere e dargli un senso. dargli una seconda possibilità. vorrei trovare quel particolare che altri non hanno voluto e ragalargli la mia attenzione.
oggi ho voglia di particolari.
ci sono cose che forse non hanno rilievo, ma che a me fanno sorridere. e a me piace sorridere. essendo invisibili agli occhi questi particolari credo siano quell'essenziale di cui parla il poeta aviatore. sono esattamente quello che fa la differenza in uno sguardo e te ne accorgi subito se una persona li vede quei particolari lì che tu vedi, ma che il mondo non vede. ha lo sguardo diverso. ride per cose sceme ed ha gli occhi sempre lucidi. non che si vedano sempre con gli occhi, ma servono perchè sorridere senza sorridere con gli occhi non ha senso. è un ghigno. invece c'è un colore di giallo che le foglie verdi fanno entrare nella stanza dove scrivo ora che fa ridere gli occhi. oggi rido per le cose sceme.
oggi ho voglia di particolari.
ci sono cose che forse non hanno rilievo, ma che a me fanno sorridere. e a me piace sorridere. essendo invisibili agli occhi questi particolari credo siano quell'essenziale di cui parla il poeta aviatore. sono esattamente quello che fa la differenza in uno sguardo e te ne accorgi subito se una persona li vede quei particolari lì che tu vedi, ma che il mondo non vede. ha lo sguardo diverso. ride per cose sceme ed ha gli occhi sempre lucidi. non che si vedano sempre con gli occhi, ma servono perchè sorridere senza sorridere con gli occhi non ha senso. è un ghigno. invece c'è un colore di giallo che le foglie verdi fanno entrare nella stanza dove scrivo ora che fa ridere gli occhi. oggi rido per le cose sceme.
domenica 25 luglio 2010
comequandofuoripiove
fuori piove.
oggi mi sembra tutto un grande circo.
capitò, un giorno di qualche mese fa, che vicino il mio tugurio venne il circo. un grande tendone, tanti campers e strana musica. ne potevo sentire da fuori l'odore. non saprei definirlo, ma ho pensato che fosse proprio l'odore del circo. un odore misto a sensazioni. mi venne una gran voglia di vedere lo spettacolo. pioveva anche quel giorno. avevo un umore sospeso anche quel giorno e volevo andare al circo. mi ha sempre messo tristezza, eppure, quella sera, avrei voluto andarci. ha una malinconia che mi incuriosisce e vorrei vederlo, una volta nella vita, uno spettacolo in un circo.
fuori piove e a me vengono pensieri inutili nella testa.
vado a vestirmi di giallo.
oggi mi sembra tutto un grande circo.
capitò, un giorno di qualche mese fa, che vicino il mio tugurio venne il circo. un grande tendone, tanti campers e strana musica. ne potevo sentire da fuori l'odore. non saprei definirlo, ma ho pensato che fosse proprio l'odore del circo. un odore misto a sensazioni. mi venne una gran voglia di vedere lo spettacolo. pioveva anche quel giorno. avevo un umore sospeso anche quel giorno e volevo andare al circo. mi ha sempre messo tristezza, eppure, quella sera, avrei voluto andarci. ha una malinconia che mi incuriosisce e vorrei vederlo, una volta nella vita, uno spettacolo in un circo.
fuori piove e a me vengono pensieri inutili nella testa.
vado a vestirmi di giallo.
sabato 24 luglio 2010
giovedì 22 luglio 2010
parolando
le parole vanno scelte con cura, perchè una parola brutta costruisce significati sbagliati.
solo se trovi le parole giuste puoi raccontarti una storia stupenda.
solo se trovi le parole giuste puoi raccontarti una storia stupenda.
pensieri pensati
occasionalmentegiusto
ci sono capitata per sbaglio. era un po' che non passavo di lì e mi ha fatto piacere.
mi va di ricordarmi cose pensate dette con cura e
mi fa sentire solida aver pensato certe cose.
solo gli alberi con radici profonde crescono alti.
ci sono capitata per sbaglio. era un po' che non passavo di lì e mi ha fatto piacere.
mi va di ricordarmi cose pensate dette con cura e
mi fa sentire solida aver pensato certe cose.
solo gli alberi con radici profonde crescono alti.
mercoledì 21 luglio 2010
martedì 20 luglio 2010
buongiorno a me
passeggiando per una napoli ancora assonnata, il caffè di massimo, il cornetto del bar salvo, qualche piccolo presente al mio tugurio e poi quell' articolo che sembra scriversi da sè.
il mio buon giorno ad un giorno qualunque, in cui ho voglia più che bisogno di coccolarmi come si deve. piccoli regali che mi regalano un sorriso mattutino.
e tutto il resto viene dopo. forse, se mi andrà.
il mio buon giorno ad un giorno qualunque, in cui ho voglia più che bisogno di coccolarmi come si deve. piccoli regali che mi regalano un sorriso mattutino.
e tutto il resto viene dopo. forse, se mi andrà.
lunedì 19 luglio 2010
vedo il mondo come una Lomo e comincio a farmi persuasa che dio abbia usato lo sfumino per la realtà. se già gli eventi della mia vita avevano preso pieghe indefinite, ora pure gli oggetti e le persone della mia quotidianità non hanno più una loro identità. le pupille le sento come se fossero delle biglie estraibili e non escluderei che la mia faccia le rigettasse fuori a breve. io perdo tutto, ma perdere gli occhiali è come perdere il contatto con il reale. non ci sento più ed interagisco in differita. senza occhiali il mio cervello va a rilento. non riesco a pensare bene se vedo tutto così male. allora abbandono il reale per il sogno e mi lascio divertire a vivere in un cartone d'acquarello.
un'attesa senza fretta
quello che doveva arrivare è arrivato.
l'attesa è il tema di questo periodo della mia vita.
impadronirsi dell'arte della calma. imparare ad aspettare a prescindere da cosa. imparare a rallentare i pensieri, constringendoli in un qui ed ora che, a volte, pare l'unica soluzione possibile. ci sono attese che non si possono affrettare. ci sono tempi da rispettare. ci sono evoluzioni che non puoi prevdere e non si può accelerare la vita. è sufficiente aspettare ed affrontare. questa volta l'attesa senza fretta è stata ben ripagata.
l'alternativa, d'altronde, l'avrei semplicemente affrontata.
l'attesa è il tema di questo periodo della mia vita.
impadronirsi dell'arte della calma. imparare ad aspettare a prescindere da cosa. imparare a rallentare i pensieri, constringendoli in un qui ed ora che, a volte, pare l'unica soluzione possibile. ci sono attese che non si possono affrettare. ci sono tempi da rispettare. ci sono evoluzioni che non puoi prevdere e non si può accelerare la vita. è sufficiente aspettare ed affrontare. questa volta l'attesa senza fretta è stata ben ripagata.
l'alternativa, d'altronde, l'avrei semplicemente affrontata.
domenica 18 luglio 2010
come saltare con scarpe di piombo
perchè, poi, facile non è.
ma neanche impossibile.
è solo difficile ed il difficile non è impossibile.
è diversamente facile.
è trovare un modo creativo per uscirne più belli di prima.
più belli nonostante la ruga, che lì resta.
è una ruga d'espressione che sta' in uno sguardo distratto.
ci sono sguardi con le rughe e dicono che sei stato bravo.
che la parte difficile l'hai vissuta.
e ne vale sempre la pena di viverle le cose.
ma neanche impossibile.
è solo difficile ed il difficile non è impossibile.
è diversamente facile.
è trovare un modo creativo per uscirne più belli di prima.
più belli nonostante la ruga, che lì resta.
è una ruga d'espressione che sta' in uno sguardo distratto.
ci sono sguardi con le rughe e dicono che sei stato bravo.
che la parte difficile l'hai vissuta.
e ne vale sempre la pena di viverle le cose.
"Dio non ha letto kafka"
"non avevo una via d'uscita, ma dovevo procurarmela perchè non avrei potuto viver senza [...] non volevo la libertà. soltato una via d'uscita; a destra, a sinistra, purchè fosse; anche se la via d'uscita fosse risultata una illusione; l'esigenza era così modesta, che l'illusione non poteva esser molto grande. Andar avanti, andar avanti! ma non star fermo con le braccia levate, stretto alla parete di una cassa. Oggi lo vedo bene: senza la massima calma interiore non mi sarei mai potuto salvare. e in pratica credo, se son divenuto quello che sono divenuto, lo debbo forse interamente alla calma che subentrò in me dopo i primi giorni della mia permanenza sul bastimento. ma quella calma, d'altra parte, la dovevo alla gente della nave."
kafka, Una relazione per un'accademia (1917) in Kafka [1936], Racconti, Mondadori ed, Milano, 1970
una intima ed emotiva forma di condivisione, credo sia quella che si stabilisce attraverso la mediazione creativa di chi lo ha saputo esprimere esattamente come doveva esser espresso. così regalare una parola o una frase ben dette è come regalare un'emozione. mi piace questa cosa qui.
stamattina ho inciampato in questa frase di kafka ed ho pensato che era esattamente così che doveva esser detta. ve la regalo...magari vi piace!
kafka, Una relazione per un'accademia (1917) in Kafka [1936], Racconti, Mondadori ed, Milano, 1970
una intima ed emotiva forma di condivisione, credo sia quella che si stabilisce attraverso la mediazione creativa di chi lo ha saputo esprimere esattamente come doveva esser espresso. così regalare una parola o una frase ben dette è come regalare un'emozione. mi piace questa cosa qui.
stamattina ho inciampato in questa frase di kafka ed ho pensato che era esattamente così che doveva esser detta. ve la regalo...magari vi piace!
venerdì 16 luglio 2010
silenzio, parlo io
nel mio piccolo triangolo delle bermuda psichedelico stasera niente tv e niente internet. il salvavita mi ha salvato la vita per quell'acqua nella presa e per le idee che il silenzio ha prodotto. c'è karajan in sottofondo, c'è la ricerca da portare avanti e ci sono le pulizie che precedono le mie prossime installazioni. c'è un mondo nel mio mondo. ci sono io, ci sono i miei libri ed i miei ragni. e qualcuno d'altrove che mi fa compagnia a modo suo. c'è kafka da commentare, le reti da individuare, i progetti da completare. ci sono i concerti a cui andare, le vacanze da organizzare e quelle ancora da immaginare. ci sono gli affetti da coccolare e quelli da coltivare. per ogni impegno una rosa, per ogni azione tutta la mia cura.
nel mio piccolo triangolo delle bermuda psichedelico stasera c'è il pensiero che "va tutto bene"
nel mio piccolo triangolo delle bermuda psichedelico stasera c'è il pensiero che "va tutto bene"
mercoledì 14 luglio 2010
certe sere d'estate...
certe sere d'estate il tempo rallenta.
passeggiando per la città con le mie bambine, mi sento leggera e i pensieri non esistono.
camminare per il quartiere senza fretta, con il ritmo naturale che la loro curiosità vuole dare alla nostra passeggiata, mi restituisce il senso del mio tempo. sedersi sulla panchina, vederle giocare con gli amici ed impegolarsi in discorsi sciocchi di umani innamorati dei loro padroni a quattrozampe, mi ricorda cosa mi interessa veramente.
certe sere d'estate, mi piace farmi portare in giro dalle mie bimbe e lasciare che mi regalino ore preziose di sospensione esistenziale.
anche l'aria diventa complice del piacere. e il caldo non si avverte.
eppure fa caldo. e la città è sempre la stessa, disordinata e contraddittoria come solo lei sa essere. eppure è bella, lei, che trasuda leggerezza da ogni sanpietrino.
certe sere d'estate il tempo rallenta, l'aria mi piace, napoli mi coccola e potrei giurare che mi canti la canzone preferita di mia nonna...
passeggiando per la città con le mie bambine, mi sento leggera e i pensieri non esistono.
camminare per il quartiere senza fretta, con il ritmo naturale che la loro curiosità vuole dare alla nostra passeggiata, mi restituisce il senso del mio tempo. sedersi sulla panchina, vederle giocare con gli amici ed impegolarsi in discorsi sciocchi di umani innamorati dei loro padroni a quattrozampe, mi ricorda cosa mi interessa veramente.
certe sere d'estate, mi piace farmi portare in giro dalle mie bimbe e lasciare che mi regalino ore preziose di sospensione esistenziale.
anche l'aria diventa complice del piacere. e il caldo non si avverte.
eppure fa caldo. e la città è sempre la stessa, disordinata e contraddittoria come solo lei sa essere. eppure è bella, lei, che trasuda leggerezza da ogni sanpietrino.
certe sere d'estate il tempo rallenta, l'aria mi piace, napoli mi coccola e potrei giurare che mi canti la canzone preferita di mia nonna...
sciogliendo le paure
un bel sospiro di sollievo.
di quelli profondi, di quelli spontanei che vengono direttamente dal fondo dello stomaco.
perchè il cuore, per me, è sempre lì, tra lo stomaco ed i polmoni.
silenziosamente c'è chi trattiene il respiro per mesi, involontariamente si arma di un coraggio che non riconosce da sè e fa andare la vita avanti, con quel respiro trattenuto, segreto e silenzioso.
per riconoscere l'apnea solitaria di chi si trascina una spada di damocle nella borsetta c'è bisogno di saper leggere gli occhi, i non detti e le paure che sembrano assurdamente inopportune. imparare sulla propria pelle che non c'è una pomata protettiva contro le scottature degli eventi. ti ustioni ed al massimo puoi leccare dopo le ferite, aspettando che passi. perchè tutto passa, senza troppo rumore.
la vita è imprevedibilmente fuori controllo e non c'è previsione che tenga.
vincere la frustrazione di imparare ad accettare l'assenza di controllo; lasciare andare senza lasciarsi andare; costringersi a pensare il meglio; controllare solo il proprio incontrollabile umore. convivere con la difficoltà senza soccombere.
credo sia esattamente questo essere forti.
ti voglio bene. sei stata grande ;-)
di quelli profondi, di quelli spontanei che vengono direttamente dal fondo dello stomaco.
perchè il cuore, per me, è sempre lì, tra lo stomaco ed i polmoni.
silenziosamente c'è chi trattiene il respiro per mesi, involontariamente si arma di un coraggio che non riconosce da sè e fa andare la vita avanti, con quel respiro trattenuto, segreto e silenzioso.
per riconoscere l'apnea solitaria di chi si trascina una spada di damocle nella borsetta c'è bisogno di saper leggere gli occhi, i non detti e le paure che sembrano assurdamente inopportune. imparare sulla propria pelle che non c'è una pomata protettiva contro le scottature degli eventi. ti ustioni ed al massimo puoi leccare dopo le ferite, aspettando che passi. perchè tutto passa, senza troppo rumore.
la vita è imprevedibilmente fuori controllo e non c'è previsione che tenga.
vincere la frustrazione di imparare ad accettare l'assenza di controllo; lasciare andare senza lasciarsi andare; costringersi a pensare il meglio; controllare solo il proprio incontrollabile umore. convivere con la difficoltà senza soccombere.
credo sia esattamente questo essere forti.
ti voglio bene. sei stata grande ;-)
martedì 13 luglio 2010
condizione naturale: viaggio.
quando torno dai viaggi mi rendo conto che la mia condizione naturale è esattamente quella che vivo in viaggio. irrequieta di natura, mi sento a mio agio solo nei ritmi frenetici che scandiscono le giornate passate a visitare posti sconosciuti. quella stanchezza che ti si attacca addosso come sudore, che ti trascini per la città assieme alla curiosità fagocitante del nuovo. nuovi posti, nuove facce, nuovi mondi, nuove esperienze. tutto voracemente assorbito e rielaborato rende più flessibile l'esistenza.
e così, mai abbastanza stanca, mai abbastanza piena, torno sempre con la voglia di partire di nuovo. subito. sempre più lontano, sempre per più tempo.
live in berlin
d'estate a berlino devi fare un passo ed una pausa. berlino è tanta. troppa e va presa assieme alle pause. il tempo a berlino, d'estate, coincide con la leggerezza che si respira intorno. tutto è possibile nella città bifronte. prendere una pausa, ogni tanto, è assolutamente necessario per assorbire questo tutto. e per affrontare il caldo spossante che rallenta movimenti e pensieri.
berlino di notte ti accoglie con una birra e con i ragazzi seduti in mezzo alla strada. le ragazze ti si accasciano addosso assieme alle bici e le persone girano anche in accappatoio. di giorno puoi trovare uomini nudi che navigano il fiume in gommone, pompieri che ti fanno giocare con l'acqua e mercatini che conservano il tempo sottovuoto per farti respirare l'aria vintage di cui è piena la città.
berlino è la città della molteplicità dei possibili.
a berlino puoi essere chi vuoi ed ogni persona è un mondo a sè che strasborda di sè. ognuno è un universo di potenzialità in atto. questa overdose di autoespressione è contagiosa. il tempo non esiste. diventa un flusso indistinto di momenti scanditi dalle immagini di questi universi che girano per la città e le danno colore.
berlino non va visitata, va respirata, deve entrare nei polmoni e respirarti dentro.
andirivieni
mi devo ospitare di nuovo. l'altro blog è molestato dalla pubblicità.
quinnipack sarà così gentile da riaccogliermi a braccia aperte.
quinnipack sarà così gentile da riaccogliermi a braccia aperte.
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