c'è una sensazione che credo si provi solo da piccoli,
ma molto piccoli. quando le domande ancora non te le fai e le risposte hanno la certezza di quello che dicono mamma e papà.
è la sensazione che alla fine, comunque vada, ci sono sempre loro ad occuparsi di tutto.
c'è sempre quel lieto fine garantito dall'esistenza dei grandi che hanno il potere di far andare sempre le cose nel verso giusto. è una sensazione di leggerezza che credo si provi solo da piccoli.
da molto piccoli. quando tutto sembra ancora avere un verso corretto.
e il caos non abita ancora il mondo. esiste il giusto e lo sbagliato.
esiste quello che si fa e quello che non si fa. esistono orari e regole.
è tutto sicuro. è tutto lineare. è quella sensazione che alla fine della giornata, qualunque giornata sia stata, ci sono le lenzuola rimboccate, il bacino della buona notte e solo bei sogni.
i problemi, a quell'età, hanno tutti una soluzione.
gli adulti hanno e sono le soluzioni.
il mondo, alla fine, è un posto abbastanza sicuro e i perchè hanno risposte.
poi succede che cresci e la sicurezza delle risposte giuste non le hai più.
succede che cresci e te la dimentichi quella sensazione, presa come sei dalla ricerca di far ordine in quel caos e quell'a-linearità che non ti aspettavi abitare il mondo degli adulti.
perchè loro, i grandi, non te l'avevano detto che era così difficile tutto. loro facevano sembrare tutto facile, tutto scontato. e di scontato, questa vita di adulti, non ha nemmeno le offerte del giorno, ormai.
tutto è a prezzo pieno e i perchè nemmeno te li poni più. la sensazione, quella che si prova solo da piccoli te la dimentichi. non ti ricordi più com'era il mondo prima di essere grande.
il mondo da grandi è un posto molto meno sicuro da abitare e l'ordine non è più demandabile a nessuno, giacchè ci sei dentro fino al collo in quell'adultità che doveva semplificare.
cade il velo di maya delle risposte e delle soluzioni. cade il velo di maya della semplicità.
poi, però, capita che un giorno trovi degli occhi che hanno dentro quella sensazione,
degli occhi che hanno del semplice dentro. degli occhi - ed una voce - che ti fanno ricordare quella sensazione di familiare identità, quella sensazione che anche se intorno tutto è sgarrupato, in fin dei conti tutto andrà per il verso giusto. capita che trovi degli occhi che ti fanno pensare di nuovo che il mondo è un posto bello da abitare ed il caos è solo un modo dei grandi per chiamare le risposte che non hanno. ma non fa poi così paura.
capita che un giorno trovi degli occhi che hanno dentro quella sensazione lì e d'improvviso ti rendi conto che ci saranno ancora le lenzuola rimboccate, il bacio della buona notte e svariati bei sogni.
capita che un giorno riprovi quella sensazione di bellità guardando dentro occhi belli e decidi che non puoi fare più senza.
sabato 17 novembre 2012
venerdì 9 novembre 2012
timeout
perché poi arrivano i giorni così che vorresti riprendere in mano il blog per cose belle e non perché sei stanca di essere stanca e a scriverlo ti sembra una dichiarazione ufficiale di timeout. che pensi sempre di essere più forte tu di quella stanchezza che viene a chi le cose le assorbe come un panno assorbente di ultima generazione.
e il tempo è sempre poco e le cose corrono e non è che ti aspettano le scadenze gli impegni la vita. accadono imprevisti. e prevedibilmente fai quello che devi fare. come hai sempre fatto. però succede che poi pure tu sbagli. un po' perché sei stanca e un po' perchè non ti va più di fare tutto bene. è una personale ribellione alla legge della perfezione che ti imponesti un giorno a caso di qualche millennio fa. e sbagli senza concederti di sbagliare il che si mette in braccio alla stanchezza e appesantisce l'anormale amministrazione che gli imprevisti hanno inserito nel resto degli appunti in agenda. e diventa stancante anche solo pensarlo che sei troppo stanca per tutto. che è un tutto che non sai nemmeno più quanto vuoi, se lo vuoi. e non si pensa in momenti così. si straparla in giorni così. in giorni così puoi solo rubare un'ora a caso alla vita per dormire di giorno nel suo letto, senza che nessuno sappia dove sei, senza che la vita possa entrare nella stanza, perché è casa sua e lui non li fa entrare i pensieri che ti inseguono. e tu lo sai. e anche se la testa non può cambiartela, le scelte non può farle per te, può abbracciarti e dirti quella lunga serie di bugie che alleggeriscono la mente e asciugano gli occhi: che tutto andrà bene, che è solo la versione complicata di un momento difficile. e poi che sei bella, anche se le lacrime ti cancellano il trucco. ti dirà che lui sarà lì quando ti sveglierai e quando sbaglierai ancora. e tu non puoi sapere se è vero perchè di sempre ne hai già sentiti, ma puoi sapere che è sincero e che tu hai voglia delle sue belle bugie. così chiudi gli occhi e dormi. perché sei stanca e se uno è stanco deve dormire.
e lui sarà lì quando ti sveglierai e sarà comunque un'ottima ragione.
e il tempo è sempre poco e le cose corrono e non è che ti aspettano le scadenze gli impegni la vita. accadono imprevisti. e prevedibilmente fai quello che devi fare. come hai sempre fatto. però succede che poi pure tu sbagli. un po' perché sei stanca e un po' perchè non ti va più di fare tutto bene. è una personale ribellione alla legge della perfezione che ti imponesti un giorno a caso di qualche millennio fa. e sbagli senza concederti di sbagliare il che si mette in braccio alla stanchezza e appesantisce l'anormale amministrazione che gli imprevisti hanno inserito nel resto degli appunti in agenda. e diventa stancante anche solo pensarlo che sei troppo stanca per tutto. che è un tutto che non sai nemmeno più quanto vuoi, se lo vuoi. e non si pensa in momenti così. si straparla in giorni così. in giorni così puoi solo rubare un'ora a caso alla vita per dormire di giorno nel suo letto, senza che nessuno sappia dove sei, senza che la vita possa entrare nella stanza, perché è casa sua e lui non li fa entrare i pensieri che ti inseguono. e tu lo sai. e anche se la testa non può cambiartela, le scelte non può farle per te, può abbracciarti e dirti quella lunga serie di bugie che alleggeriscono la mente e asciugano gli occhi: che tutto andrà bene, che è solo la versione complicata di un momento difficile. e poi che sei bella, anche se le lacrime ti cancellano il trucco. ti dirà che lui sarà lì quando ti sveglierai e quando sbaglierai ancora. e tu non puoi sapere se è vero perchè di sempre ne hai già sentiti, ma puoi sapere che è sincero e che tu hai voglia delle sue belle bugie. così chiudi gli occhi e dormi. perché sei stanca e se uno è stanco deve dormire.
e lui sarà lì quando ti sveglierai e sarà comunque un'ottima ragione.
giovedì 11 ottobre 2012
qualcosa.
se io dovessi pensare a come dovrebbe essere una cosa perfetta penserei
ad un modo in cui gli occhi ridono, abbracciati da rughe tutt'intorno
oppure ad un sorriso che accompagna una voce calda, ma la più calda di mai.
se io dovessi pensare a cosa mi farebbe credere alla magia penserei
all'incastrarsi di un pensiero nella piega della fronte che contiene le domande fatte nel modo giusto con le risposte già dentro. ma anche no.
immaginerei parole dette bene ed un sacco di cose sensate dette senza senso. e viceversa. irragionevoli squilibri con l'aria serissimamente equilibrata.
se io dovessi pensare alla cosa che mi assomiglia di più vedrei una serie di espressioni familiari con dietro un non stupirsi del fatto che tutto possa stupire come una prima volta.
la naturalezza della sincronia.
il caffè delle sei.
le parole infinite.
il mai abbastanza.
la risata più bella di sempre.
e non guardarmi, che mi fai venire voglia di infinito.
ad un modo in cui gli occhi ridono, abbracciati da rughe tutt'intorno
oppure ad un sorriso che accompagna una voce calda, ma la più calda di mai.
se io dovessi pensare a cosa mi farebbe credere alla magia penserei
all'incastrarsi di un pensiero nella piega della fronte che contiene le domande fatte nel modo giusto con le risposte già dentro. ma anche no.
immaginerei parole dette bene ed un sacco di cose sensate dette senza senso. e viceversa. irragionevoli squilibri con l'aria serissimamente equilibrata.
se io dovessi pensare alla cosa che mi assomiglia di più vedrei una serie di espressioni familiari con dietro un non stupirsi del fatto che tutto possa stupire come una prima volta.
la naturalezza della sincronia.
il caffè delle sei.
le parole infinite.
il mai abbastanza.
la risata più bella di sempre.
e non guardarmi, che mi fai venire voglia di infinito.
mercoledì 19 settembre 2012
Tu chiamalo, se vuoi, un calesse.
scoprire di essere state lucide senza saperlo. memorie trovate per caso di una storia giusta solo per il tempo che è durata. non ricordavo nemmeno di averle scritte queste cose qui.
agosto 2011. lago di sanabria. spagna.
Tu chiamalo, se vuoi, un calesse. perché il suo nome non lo conosco. Non ho mai avuto il coraggio di chiamarlo amore nonostante il sospetto che un passionale abbandono potesse assomigliarvi. Se tutto è sempre e prevalentemente una questione di tempi possiamo allora chiamarlo tempismo. Tempi in attesa si incontrano per attendere assieme facendosi compagnia.
Tutto è dove deve essere. C'è il reciproco animalesco bisogno di un corpo da stringere, la tenera e violenta necessita' di un abbraccio caldo, l'urgenza fiabesca di dare un volto ad un desiderio. Calore. È anche una questione termica, a volte. È il freddo dentro che cerca validi caloriferi per il disgelo emozionale.
Io non lo so che nome ha quando un incontro non resta nell'anticamera della tua vita, ma vi si insinua causando un entropico squilibrio.
Se tutto ha una scadenza che data è scritta su una storia che parla lingue diverse? Sul bilico di un adattamento che assomiglia piuttosto ad un abbandono?
"Ho sofferto, usare con cautela". Questo era scritto sulle mie valigie arrivata nella ciudad. E usare cautela era per me solo limitarsi a giocare, ma giocando ad azzardo sul tavolo dei dilettanti. E ora non so che farne delle mie carte.
Un bacio concesso all'insoluto dispetto diventa il passe par tout per l'autocompiacimento e la deriva per la curiosità morbosa del superarsi. Incontrarsi nella voglia di andare oltre senza sapere dove. Disegnarsi il pericoloso diversivo e distrarsi a tal punto da non aver più modo per ritrovarsi.
agosto 2011. lago di sanabria. spagna.
Tu chiamalo, se vuoi, un calesse. perché il suo nome non lo conosco. Non ho mai avuto il coraggio di chiamarlo amore nonostante il sospetto che un passionale abbandono potesse assomigliarvi. Se tutto è sempre e prevalentemente una questione di tempi possiamo allora chiamarlo tempismo. Tempi in attesa si incontrano per attendere assieme facendosi compagnia.
Tutto è dove deve essere. C'è il reciproco animalesco bisogno di un corpo da stringere, la tenera e violenta necessita' di un abbraccio caldo, l'urgenza fiabesca di dare un volto ad un desiderio. Calore. È anche una questione termica, a volte. È il freddo dentro che cerca validi caloriferi per il disgelo emozionale.
Io non lo so che nome ha quando un incontro non resta nell'anticamera della tua vita, ma vi si insinua causando un entropico squilibrio.
Se tutto ha una scadenza che data è scritta su una storia che parla lingue diverse? Sul bilico di un adattamento che assomiglia piuttosto ad un abbandono?
"Ho sofferto, usare con cautela". Questo era scritto sulle mie valigie arrivata nella ciudad. E usare cautela era per me solo limitarsi a giocare, ma giocando ad azzardo sul tavolo dei dilettanti. E ora non so che farne delle mie carte.
Un bacio concesso all'insoluto dispetto diventa il passe par tout per l'autocompiacimento e la deriva per la curiosità morbosa del superarsi. Incontrarsi nella voglia di andare oltre senza sapere dove. Disegnarsi il pericoloso diversivo e distrarsi a tal punto da non aver più modo per ritrovarsi.
martedì 18 settembre 2012
oniricamente reale.
ci sono dei periodi che ti capitano attraverso.
come quando in un sogno vedi un treno che arriva e ti accorgi di essere sulle rotaie. senti che sta venendo incontro, che si avvicina troppo, ma mentre lo stai pensando è già ad un niente da te e mentre pensi che dovresti aver paura ti accorgi che in realtà ti sta attraversando. e fa quel rumore che esiste solo nei sogni. e nei film. o forse nei sogni perchè nei film. quel rumore che sembra ti stia strappando la pelle, mentre invece, semplicemente, ti sta attraversando.
ma è solo un sogno. o un film. quindi è possibile.
sono così quei periodi in cui a scrivere solo un pensiero ti sembra che tutti gli altri ci restino male, vengano persi. perchè sono troppi e non hanno ordine di priorità, ma si accavallano direttamente nei polmoni in un'orgia di possibilità.
li respiri i pensieri in questi periodi qui. per cui inevitabilmente di conseguenza ti senti mancare il respiro e senti che tutto potrebbe attraversarti come quel treno del sogno. e assieme al fiato sospeso, sale l'orrenda paura che se ti anestetizzi alla sopravivvenza, una volta distratta, magari, potrebbe essere che arriva un qualcosa che non ti attraversa più e proprio quella volta, quell'unica volta in cui non avevi avuto più paura, ti investe.
come quando in un sogno vedi un treno che arriva e ti accorgi di essere sulle rotaie. senti che sta venendo incontro, che si avvicina troppo, ma mentre lo stai pensando è già ad un niente da te e mentre pensi che dovresti aver paura ti accorgi che in realtà ti sta attraversando. e fa quel rumore che esiste solo nei sogni. e nei film. o forse nei sogni perchè nei film. quel rumore che sembra ti stia strappando la pelle, mentre invece, semplicemente, ti sta attraversando.
ma è solo un sogno. o un film. quindi è possibile.
sono così quei periodi in cui a scrivere solo un pensiero ti sembra che tutti gli altri ci restino male, vengano persi. perchè sono troppi e non hanno ordine di priorità, ma si accavallano direttamente nei polmoni in un'orgia di possibilità.
li respiri i pensieri in questi periodi qui. per cui inevitabilmente di conseguenza ti senti mancare il respiro e senti che tutto potrebbe attraversarti come quel treno del sogno. e assieme al fiato sospeso, sale l'orrenda paura che se ti anestetizzi alla sopravivvenza, una volta distratta, magari, potrebbe essere che arriva un qualcosa che non ti attraversa più e proprio quella volta, quell'unica volta in cui non avevi avuto più paura, ti investe.
lunedì 20 agosto 2012
terrazzo vista infinito.
c'è un posto su un'isola costruita attorno ad un vulcano, un posto da cui le cose si vedono con colori diversi. da questo posto vedi cadere una quantità di stelle che tutto il cielo assieme non le contiene tutte quelle stelle cadenti lì. eppure ci sono e le vedi tutte, da quel posto in mezzo al mondo in cui ti viene voglia di esprimere desideri precisi e dettagliati. c'è un gatto, che guarda le stelle cadenti e coccola sogni di ospiti attenti a sfumature sentimentali. c'è un gatto in quel posto su quell'isola col vulcano che accarezza le carezze di un terrazzo guardato dall'alto. ed è un gatto già visto in qualche altro modo, con gli occhi verdi e movimenti delicati, che ti insegna ad amare e lasciare andare.
in quel posto lì il cielo è più vicino, per questo si vedono più stelle e gli sbuffi del vulcano che ti osserva dalla destra sono come baci soffiati sui pensieri in sospensione.
le parole sono sussurrate, le canzoni caricate lentamente, perchè il tempo su quel posto vista cielo è un tempo lento astratto ed intimo.
e nel punto in cui il mare bacia le nuvole lo puoi vedere il senso di essere capitati in quel posto come burattini di burattinai attenti ed affettuosi, che il senso non te lo spiegheranno, ma te lo indicheranno come disegno su una mappa in divenire.
c'è un posto, su un'isola costruita attorno ad un vulcano, un posto abitato da un gatto e da calabroni gentili, che ti lascia senza respiro per l'overdose di magia che ci abita dentro.
quel terrazzo vista infinito, che ripensadoci ora sembra non essere mai esistito.
in quel posto lì il cielo è più vicino, per questo si vedono più stelle e gli sbuffi del vulcano che ti osserva dalla destra sono come baci soffiati sui pensieri in sospensione.
le parole sono sussurrate, le canzoni caricate lentamente, perchè il tempo su quel posto vista cielo è un tempo lento astratto ed intimo.
e nel punto in cui il mare bacia le nuvole lo puoi vedere il senso di essere capitati in quel posto come burattini di burattinai attenti ed affettuosi, che il senso non te lo spiegheranno, ma te lo indicheranno come disegno su una mappa in divenire.
c'è un posto, su un'isola costruita attorno ad un vulcano, un posto abitato da un gatto e da calabroni gentili, che ti lascia senza respiro per l'overdose di magia che ci abita dentro.
quel terrazzo vista infinito, che ripensadoci ora sembra non essere mai esistito.
mercoledì 8 agosto 2012
aria strana
certe sere la senti con tutta la sua consistenza, l'aria strana.
la senti come i vestiti che ti si attaccano addosso e i capelli che sembrano essere lì solo per farti un dispetto. perchè quando l'aria è strana il tuo corpo non collabora con interesse. le gambe non reggono il peso e le braccia sono pesanti ed inutili. l'aria strana ti fa venir voglia di indossare quelle tute degli astronauti e sentirti goffo per qualcosa che metti e non per qualcosa che sei.
di giorno il caldo ti confonde, ti rallenta perfino i pensieri.
di notte, invece, quella stessa pensantezza trova una sua forma. lucida e invadente.
e io non so più parlare quando tutto mi assale così.
la senti come i vestiti che ti si attaccano addosso e i capelli che sembrano essere lì solo per farti un dispetto. perchè quando l'aria è strana il tuo corpo non collabora con interesse. le gambe non reggono il peso e le braccia sono pesanti ed inutili. l'aria strana ti fa venir voglia di indossare quelle tute degli astronauti e sentirti goffo per qualcosa che metti e non per qualcosa che sei.
di giorno il caldo ti confonde, ti rallenta perfino i pensieri.
di notte, invece, quella stessa pensantezza trova una sua forma. lucida e invadente.
e io non so più parlare quando tutto mi assale così.
martedì 10 luglio 2012
buon viaggio.
e alla fine si riduce tutto ad un semplice "buon viaggio",
perchè come le trovi le parole per dirle certe cose così?
io non le conosco le parole giuste.
perchè come le trovi le parole per dirle certe cose così?
io non le conosco le parole giuste.
venerdì 6 luglio 2012
bombe bumerang
che poi, diciamocelo, è una questione di sincerità, di onestà intellettuale.
e non è una cosa facile l'onestà quando devi sparartela in faccia.
sai che sporcherai un po' tutto intorno e la cosa non la si può prendere con leggerezza.
non si trova facilmente chi ti pulisce la vita delle tue stesse esplosioni esistenziali al giorno d'oggi.
si cerca di incastrarsi ma si finisce per essere dei freacks in un vasetto sotto vuoto a starci per forza nei racconti che ti fai per trasformare quello che è in quello che vuoi.
puzza di muffa toppo presto, come la mia cucina quando manco per due giorni.
e non è una cosa facile l'onestà quando devi sparartela in faccia.
sai che sporcherai un po' tutto intorno e la cosa non la si può prendere con leggerezza.
non si trova facilmente chi ti pulisce la vita delle tue stesse esplosioni esistenziali al giorno d'oggi.
si cerca di incastrarsi ma si finisce per essere dei freacks in un vasetto sotto vuoto a starci per forza nei racconti che ti fai per trasformare quello che è in quello che vuoi.
puzza di muffa toppo presto, come la mia cucina quando manco per due giorni.
mercoledì 4 luglio 2012
il difficile è semplificare.
metti una notte d'estate una luna piena.
mettigli degli scogli e il mare.
metti la malinconica consapevolezza che il qualcosa che manca invade subdolamente il qualcosa che c'è.
metti tutte le paure di una vita e una sicurezza che sa di non essere inossidabile.
ne escono ore stanche e pensieri confusi.
ne esce un non abbastanza per bastarsi che litiga con un non abbastanza per lasciarsi andare.
ne esce una macchina che gira sola nella città vuota
e due testardi che non la sanno usare la felicità.
mettigli degli scogli e il mare.
metti la malinconica consapevolezza che il qualcosa che manca invade subdolamente il qualcosa che c'è.
metti tutte le paure di una vita e una sicurezza che sa di non essere inossidabile.
ne escono ore stanche e pensieri confusi.
ne esce un non abbastanza per bastarsi che litiga con un non abbastanza per lasciarsi andare.
ne esce una macchina che gira sola nella città vuota
e due testardi che non la sanno usare la felicità.
lunedì 25 giugno 2012
Nessun luogo è lontano
E il futuro del mio passato fa progetti Che parlano un'altra lingua.
Sono quei momenti in cui il mondo ti dice che è la vita e tu lo sai che è così ma non è che questo renda la cosa più sopportabile. Perché se lontano non è mai abbastanza lontano fa male esattamente come tutte le volte che persone della tua vita prendono l'aereo per tornare nel loro presente che non ha l'odore della tua quotidianità.
Anche se non sono i kilometri a fare la distanza, vicino è un'altra cosa.
E ci si sente inspiegabilmente sempre un po' più soli.
mercoledì 20 giugno 2012
mettendo in un baule i vestiti da principessa.
altalene logoranti.
non la so fare questa cosa qui, di essere io quella stabile.
non la so fare questa cosa di essere io quella ragionevole.
io non sono stabile e non sono ragionevole.
eppure vorrei riuscirci a sostenterla, questa cosa qui, di qualunque cosa si tratti.
questa cosa che sembra la versione difficile di una cosa facile.
maledetto film muto.
non la so fare questa cosa qui, di essere io quella stabile.
non la so fare questa cosa di essere io quella ragionevole.
io non sono stabile e non sono ragionevole.
eppure vorrei riuscirci a sostenterla, questa cosa qui, di qualunque cosa si tratti.
questa cosa che sembra la versione difficile di una cosa facile.
maledetto film muto.
martedì 5 giugno 2012
venerdì 25 maggio 2012
tacitamente
ci sono certe cose che non hanno le parole.
quelle cose che non si fanno dire perchè perfino pensarle è difficile.
eppure sono facili in modo disarmante.
la mia mente è tacitamente avvinta da un periodo senza altre parole.
ogni cosa ha il suo tempo e questo tempo ha bisogno di tempo per essere raccontato.
un giorno, forse.
quelle cose che non si fanno dire perchè perfino pensarle è difficile.
eppure sono facili in modo disarmante.
la mia mente è tacitamente avvinta da un periodo senza altre parole.
ogni cosa ha il suo tempo e questo tempo ha bisogno di tempo per essere raccontato.
un giorno, forse.
venerdì 11 maggio 2012
ho incontrato il nulla ed aveva una faccia conosciuta
io sono ostinata - è indubitabile - ed ostinarsi contro l'evidenza a ricavare qualcosa dal nulla è il mio diletto. ragion per cui mi trovo avvinta in vuote conversazioni che solo post hoc e con sforzi di lucidità mi accorgo di aver riempito da sola. è che io, ostinatamente, cerco il magico nei dintorni e soprattutto nelle persone che ho intorno. è una questione di ostinazione, indubbiamente, giacchè è una ricerca paragonabile al santo graal, all'ago nel pagliaio, all'etero tra gli uomini che capiscono le donne. ma è anche una questione di grande fede, che - diciamolo - per un'agnostica come la sottoscritta ha il vantaggio trasversale di diventare un riempitivo di vuoti emozionali. credere che in chiunque ci sia qualcosa di più ed occasionalmente perfino di magico, che aspetta solo di essere tirato fuori è roba mistica e finisce per acquisire un effetto lisergico: si comincia a vedere profondo anche quando indiscutibilmente non c'è e si comincia a vedere bello anche quello che bello non è. qualcosa dove c'è solo il nulla. che dire, nient'altro che l'ennesima missione all'annovero delle mie ossessioni.
lunedì 7 maggio 2012
le cose belle accadono.
il vento sta cambiando.
sta arrivando mary poppins
e niente sarà più uguale dopo.
perchè da quel momento sapremo risolvere tutto semplicemente
e avremo trovato finalmente il nostro pensiero felice.
sta arrivando mary poppins
e niente sarà più uguale dopo.
perchè da quel momento sapremo risolvere tutto semplicemente
e avremo trovato finalmente il nostro pensiero felice.
domenica 6 maggio 2012
diversamente ordinata.
a volte penso che se uno sconosciuto accedesse al mio pc, ancor peggio se dovesse cercare informazioni oppure se lo stesso entrasse in casa mia e passeggiasse tra le mie cose, senza visita guidata, non conoscendomi - in quanto sconosciuto -, costui potrebbe erroneamente pensare che io sia disordinata, così come impropriamente si pensa e si dice in giro. perchè sfugge il fatto che, in realtà, è tutta una questione di prospettiva. nient'altro. ricordo il mio ex inseguirmi per casa con tutti i tappi aperti e relativi barattoli recriminandomi l'incapacità di richiudere le cose. impazziva per questa cosa qui. il fatto che prendendo qualcosa gli si rovesciasse tutto perchè non avevo chiuso, lo faceva imbestialire. e nemmeno l'evidenza che fosse un suo problema dal momento che a me non accadeva lo ha mai convinto, devo dire. non vinceva mai il mio placido sorriso contro le sue urla esasperate. non lo capiva quanto senso avesse non richiudere una cosa che da lì a poco avrei dovuto riaprire. ne faceva una questione di ordine, lui che poi disordinato lo era per davvero, non come me, che lo sono solo apparentemente. ho cercato di spiegargliela quella cosa lì, che io sono diversamente ordinata. ma non credo abbia mai capito a fondo. e non per una questione di idioma. perchè il mondo non lo capisce. sono un'ordinata incompresa io, una sregolata sistematica. non saprei, ma disordinata mi offende. le cose non sono altro che la proiezione di quello che ho nella testa che, d'altronde, disordinatamente, a fatica e con percorsi non lineari, produce però cose abbastanza sensate. per la maggior parte del tempo, più o meno. è che nelle cose movimentate mi trovo più a mio agio, ma non c'è approssimazione nel mio caos. è che non so spiegarlo e così questa cosa viene diffusamente fraintesa.
a me l'ordine piace, ma non l'ordine conformistico; l'ordine personale che ciascuno riversa nel proprio mondo. la scompostezza, a suo modo, m'intriga.
a me l'ordine piace, ma non l'ordine conformistico; l'ordine personale che ciascuno riversa nel proprio mondo. la scompostezza, a suo modo, m'intriga.
un pomeriggio in soffitta.
era un bel po' che non lo facevo, da sola soprattutto. e mi sono sentita imbranta come tutte le persone che si dimenticano com'è che si fa, maldestra e scoordinata come quando ti senti esteticamente impacciato. sono quelle volte in cui i muscoli della faccia ti si addomesticano sulla guancia a forma di sorriso. la paresi timida è per via di quel senso di libertà rubata all'ordinario, quell'omonima impacciata sensazione d'eversione che scatta quando ci si compra un gelato, da soli, al ritorno dal lavoro. non è che io non mi faccia talvolta regali immateriali, concessioni alle mie molte intransigenze. è che per disposizione prevedono sempre in qualche modo un agito o una condivisione. me ne sono regalati tanti di momenti di puro abbandono lo scorso anno. ma è diverso quando c'è una ragione, qando c'è qualcun altro. invece erano anni che non facevo proprio questo, assolutamente da sola. in pieno pomeriggio, senza nessuna ragione e senza alcuna premeditazione ho chiuso le imposte della soffitta, mi sono spogliata di tutto, compreso i pensieri e mi sono messa sotto al piumone con l'intento impertinente di non fare assolutamente nulla. nemmeno leggere, nemmeno pensare, nemmeno dormire. ho passato due ore a non fare nulla.
occhi aperti, corpo impegnato solo a concedersi lo spazio nel letto che da poco ho ripreso ad occupare e cervello totalmente scollegato.
io, un pomeriggio qualunque e il nulla.
occhi aperti, corpo impegnato solo a concedersi lo spazio nel letto che da poco ho ripreso ad occupare e cervello totalmente scollegato.
io, un pomeriggio qualunque e il nulla.
lunedì 30 aprile 2012
optimal flow
passeggiando tra le mura delle ville pompeiane, su quelle pietre arrotondate dal tempo, in quel verde che io non ricordo di aver mai visto altrove, con un sole che mette buon umore, ho percepito mio flusso ottimale. nessun insight e nessuna invenzione. ma dopo il suggerimento di una mente speciale che ha osservato come quell'eruzione del 79 sia stato un sacrificio a nostro beneficio, il passaggio alle vicende personali per una personcina autoreferenziale e introspettiva come la sottoscritta è stato semplice: a saperne fare buon uso la più brutta esperienza può trasformarsi in un'irrinunciabile risorsa. scrivo male, lo so, e cose banali a sentirle da fuori. è quell'abisso tra la consapevolezza oggettiva e quella soggettiva. troverò il momento per spiegarlo meglio. ogni cosa ha il suo tempo e questo per me non è quello di fermarmi. nemmeno la stanchezza fisica del mio corpo in contestazione mi sta fermando e l'energia che non mi dà il mio sangue me la regala la mia testa. fisiologicamente vittima dei miei umori altalenanti la parte buona dell'essere lunatica è che arriva sempre la faccia sorridente e la parte inappellabile del mio incompreso ottimismo è che ci sarà sempre qualche evento con cui giustificarlo.
sabato 28 aprile 2012
roba di gocce e di vasi finalmente traboccanti.
oggi c'è un sole straordinario
e straordinariamente penso che avevano ragione tutti:
a togliersi i pesi e sedare dubbi si cammina indiscutibilmente più spediti.
ora l'orfeo che è in me può starsene a casa,
lui assieme a fatalismi e dietrologie di chitebbiv.
bonne vie a tout le monde: è arrivata lastaggione.
e straordinariamente penso che avevano ragione tutti:
a togliersi i pesi e sedare dubbi si cammina indiscutibilmente più spediti.
ora l'orfeo che è in me può starsene a casa,
lui assieme a fatalismi e dietrologie di chitebbiv.
bonne vie a tout le monde: è arrivata lastaggione.
giovedì 26 aprile 2012
perchè i migliori amici sono sempre la risposta, qualunque sia la domanda.
tu metti tre o quattro teli su di un prato, ma fallo in una giornata di sole.
una di quelle prime giornate di sole in cui il calore è tanto più apprezzato quanto inaspettato.
metti su di una tovaglia di carta tutto il mangiare che una giornata di festa può tollerare, facendo in modo che di tutto ci sia troppo e che di tutto resti un poco per poter ricominciare ogni due ore a mangiucchiare. tu metti ancora disordinatamente degli amici su quei teli e fai mangiare loro quel troppo cibo per tutta una giornata. mettici le risate e la leggerezza. aggiungici il relax e la familiarità.
completa il quadro con un panorma e una sconsiderata voglia che non sia mai abbastanza.
metti tutto questo assieme ed avrai trovato un'ottima ragione per raggiungere dei traguardi:
celebrarli con la tua rete. loro, la coperta di linus.
una di quelle prime giornate di sole in cui il calore è tanto più apprezzato quanto inaspettato.
metti su di una tovaglia di carta tutto il mangiare che una giornata di festa può tollerare, facendo in modo che di tutto ci sia troppo e che di tutto resti un poco per poter ricominciare ogni due ore a mangiucchiare. tu metti ancora disordinatamente degli amici su quei teli e fai mangiare loro quel troppo cibo per tutta una giornata. mettici le risate e la leggerezza. aggiungici il relax e la familiarità.
completa il quadro con un panorma e una sconsiderata voglia che non sia mai abbastanza.
metti tutto questo assieme ed avrai trovato un'ottima ragione per raggiungere dei traguardi:
celebrarli con la tua rete. loro, la coperta di linus.
mercoledì 25 aprile 2012
melancolía
perchè da quando ho giorni spagnoli nel mio nuovo vecchio mondo napoletano è tutto strano e sorprendentemente malinconico. ho la malinconia di quello che non è stato non restando lì. mi manca madrid come la casa di sempre. mi manca la persona che ero lì e i pensieri che avevo quando ero spagnola. mi mancano cose strane che non pensavo mi sarebbero mai mancate. perchè da quando ho giorni spagnoli nel mio nuovo vecchio mondo penso che è difficile trovarlo un posto giusto se poi ricordo che lì, senza la mia rete di qui, anche la vita giusta era comunque per metà sbagliata.
sabato 21 aprile 2012
Ph(inishe)D
storie di turning point e altri trapassi.
una tesi rossa in sovrappeso e una compagnia d'eccezione in sottopeso. un pranzo da mcdonalds, un hamburger senza hamburger ed un happy meal con sorpresa rosa. un po' di pioggia e troppi impegni. così comincia la storia delle ultime ore degli ultimi tre anni. la fine della storia dei tre anni più lunghi di quanti altri tre anni io abbia avuto dentro i miei trentuno. perchè se per il mondo sono stati solo tre anni come altri tre anni qualunque, un certo qualsiasi periodo tra il 2009 al 2012, per me sono state tre case centinaia di aerei, infinite prove, tante risate e altrettante lacrime. parole a pioggiae pensieri a profusione. trasferimenti, tanti, e progetti, altrettanti. ritrasferimenti e riprogettamenti. una serie imponderabile di cose e persone che non ci stanno dentro le mie 485 pagine di vita.
una tesi rossa in sovrappeso e una compagnia d'eccezione in sottopeso. un pranzo da mcdonalds, un hamburger senza hamburger ed un happy meal con sorpresa rosa. un po' di pioggia e troppi impegni. così comincia la storia delle ultime ore degli ultimi tre anni. la fine della storia dei tre anni più lunghi di quanti altri tre anni io abbia avuto dentro i miei trentuno. perchè se per il mondo sono stati solo tre anni come altri tre anni qualunque, un certo qualsiasi periodo tra il 2009 al 2012, per me sono state tre case centinaia di aerei, infinite prove, tante risate e altrettante lacrime. parole a pioggiae pensieri a profusione. trasferimenti, tanti, e progetti, altrettanti. ritrasferimenti e riprogettamenti. una serie imponderabile di cose e persone che non ci stanno dentro le mie 485 pagine di vita.
martedì 17 aprile 2012
Joe Barbieri, le vite degli altri e i castelli di sabbia.
ogni volta che sono ad un concerto per quanto possa adorare il cantante di turno, mi scappa la compulsione di guardare attorno invece che avanti. è più forte di me non controllare l'impulso invadente ad osservare la gente per scoprire le espressioni che fa quando arrivano determinate canzoni. è il mio momento preferito quando insospettabili spettatori cominciano ad urlare con espressione contrita e partecipata alcune frasi come se quelle parole fossero state cantate in quel momento e scritte a loro tempo solo per raccontare la storia personale dell'urlatore di turno. adoro, ai concerti, perdermi nelle vite private degli altri. e sia chiaro, anch'io lo faccio, senza il minimo pudore o vergogna, urlo e partecipo quando la canzone è quella che ovviamente è cantata esattamente per me. quel brano che è indiscutibilmente inserito in scaletta perchè io possa vivere la mia catarsi pubblica su una poltrona di velluto. la partecipazione emotiva a certi concerti, chiaramente, induce una sospensione dell'amor proprio e della discrezione così che improvvisamente tu e il signore accanto a te vi trovate a condividere sguardi complici per qualche frase ipersentimentale come se si trattasse di un codice di sofferenza per intenditori.
ogni volta che sono ad un concerto tutto questo fa sembrare il mio tutto molto più semplice di quello che è. così com'è, quel mio tutto che procede
con le mie mani imperfette,
con la mia vana passione
che non ha più direzione.
ogni volta che sono ad un concerto tutto questo fa sembrare il mio tutto molto più semplice di quello che è. così com'è, quel mio tutto che procede
con le mie mani imperfette,
con la mia vana passione
che non ha più direzione.
venerdì 13 aprile 2012
con un rash per amico.
perchè non tutti i mali vengono per nuocere.
alcuni vengono per aiutarti a rifocalizzare le priorità e ricordarti che le dimensioni celebrali non sono l'alfa è l'omega dell'esistenza. e non è che io non sappia che questo ai più sembrerà scontato, ma a chi è drammaticamente convinto di essere invincibile, pesa come la scoperta che babbo natale non esiste. non sono consapevolezze che si possono accettare senza restare intimamente convinti, almeno un po', che si ha ragione, ma gli altri non lo possono capire.
il fatto è che se poi anche lui, il tuo fedele cervello, ti sta andando in pappa, il tutto assume una priorità da non sottovalutarsi. perchè quando si incazza il corpo non scherza. un corpo incazzato che reclama attenzioni esattamente come quell'egocentrica della mente, avida e fagocitante, te lo può mandare a dire con qualche avvertimento, ma inascoltato tende ad alzare la voce e diventare violento, restituendoti le violenze che inconsapevolmemnte (?) gli riservi nel privarlo di cura. e quando un corpo incazzato alza la voce perchè qualcuno lo ascolti, difficilmente lo fa con eleganza. diventa sguaiatamente protagonista con la connivenza della mente avvezza a dare i segnali più chiari. se sono le difese immunitarie che ti abbandonano il messaggio non è passibile di fraintendimenti: non ti stai difendendo.
e difendersi quando il tuo nemico sei tu rende tutto esponenzialmente complicato.
ps. e lo è ulteriormente se nella versione della tua miglior nemica e contro qualunque suggerimento macini in due giorni con tanto di rogna ed effetti collaterali del cortisone un esame da studente 8 ore di lezioni da docente 280 km di auto un po' di mondanità un pernottamento in hotel (senza pigiama perchè non avrai difese, ma l'alzhaimer, quello si, lo hai) ti viene un sorriso malefico e il pensiero vola a babbo natale...
pps. che se pure dovrò morire per lo meno non sia di noia...
ps. e lo è ulteriormente se nella versione della tua miglior nemica e contro qualunque suggerimento macini in due giorni con tanto di rogna ed effetti collaterali del cortisone un esame da studente 8 ore di lezioni da docente 280 km di auto un po' di mondanità un pernottamento in hotel (senza pigiama perchè non avrai difese, ma l'alzhaimer, quello si, lo hai) ti viene un sorriso malefico e il pensiero vola a babbo natale...
pps. che se pure dovrò morire per lo meno non sia di noia...
venerdì 6 aprile 2012
La routine
ho un serio problema con la routine.
per soli tre giorni ho avuto giornate orientativamente simili ed ho rischiato il collasso emotivo.
questo alla mia età non stabbene. mi pare evidente. anche perchè, giura wikipedia, è un "modo pratico per procedere nell'attività quotidiana" ed aggiunge - degenerando le mie preoccupazioni - che il termine routier per i saggi francesi stava ad indicare "colui che conosce bene la strada", il che di questi tempi sarebbe perfino cosa buona e giusta. mentre mi riprometto di apprezzarne i contorni pragmatici ed esplorarne l'eventuale adattamento rispetto alle mie prassi senza sosia, confesso il turbamento alla sorella. riflette. vorrebbe dirmi qualcosa di illuminante, lo sento, eppure mi confessa a sua volta tra l'imbarazzato ed il liberatorio che ha lo stesso disturbo.
sospiro di sollievo. è una roba genetica, bisgna conviverci.
per soli tre giorni ho avuto giornate orientativamente simili ed ho rischiato il collasso emotivo.
questo alla mia età non stabbene. mi pare evidente. anche perchè, giura wikipedia, è un "modo pratico per procedere nell'attività quotidiana" ed aggiunge - degenerando le mie preoccupazioni - che il termine routier per i saggi francesi stava ad indicare "colui che conosce bene la strada", il che di questi tempi sarebbe perfino cosa buona e giusta. mentre mi riprometto di apprezzarne i contorni pragmatici ed esplorarne l'eventuale adattamento rispetto alle mie prassi senza sosia, confesso il turbamento alla sorella. riflette. vorrebbe dirmi qualcosa di illuminante, lo sento, eppure mi confessa a sua volta tra l'imbarazzato ed il liberatorio che ha lo stesso disturbo.
sospiro di sollievo. è una roba genetica, bisgna conviverci.
giovedì 5 aprile 2012
ode all'imperfezione.
ieri avevo elaborato con la mia sms-pall una lunga ed avvincente riflessione sulle rappresentazioni implicite che ciascuno ha della vita degli altri. incrociando una serie di coincidenze e pensieri a metà tra il personale ed il professionale aveva cominciato ad invadermi una nuova ossessione (giàcché a me i pensieri non restano mai pensieri, in niente diventano fissazioni).
così il neonato invasore interrompeva il tentativo di studiare chiedendo fastidiosamente la mia attenzione. la sua formulazione grossolana era qualcosa del tipo: cosa nelle rappresentazioni implicite influenza il giudizio sugli altri? non che sia una questione particolarmente originale ed il mio aver fatto una tesi sulle teorie implicite indiscutibilmente retrodata il mio interesse sulle opinioni personali culturalmente fondate a qualche anno addietro, eppure l'articolazione del tarlo aveva assunto una personalissima declinazione: cosa cazzo vedono di avvincente nella mia vita quattro sconosicuti differenti per condizione socioecnomica, livello di studio, età, prossimità al soggetto (che sarei io)? l'eccessiva passione mostrata rispetto a banali racconti autobiografici è dovuta ad una forma di educazione, alla mia narrazione, alla loro noia esistenziale o ad una oggettiva quantità di fascino nell'incoscienza altrui? sono consapevole che ci siano delle componenti memetiche che non sto qui ad elencare, ma qualunque risposta la mia sms-pall ed io trovavamo continuava ad essere una soluzione parziale al problema. ad oggi, la quaestio è tutt'altro che risolta nella mia mente. il prossimo esame e i miei articoli ne saranno forse danneggiati, per non parlare della discussione dottorale che dovrebbe avere già una luce definita in merito.
ma serendipicamente l'oroscopo di rob ha parzialmente incoraggiato, depistandola, la mia ricerca.
l'imperfezione. è probabile che la risposta sia nell'imperfezione: ognuno tenta di costruirsi il proprio metro quadro di serentà, che diventa fonte di imponderabili ansie da prestazione, così l'altrui spudorata imperfezione restituisce una sicurezza che genera riconoscenza - e si traduce in ammirazione. tutto ciò senza che nessuno si accorga di niente.
devo ancora organizzarlo bene questo pensiero qui, diciamolo, sa di grezzo.
così il neonato invasore interrompeva il tentativo di studiare chiedendo fastidiosamente la mia attenzione. la sua formulazione grossolana era qualcosa del tipo: cosa nelle rappresentazioni implicite influenza il giudizio sugli altri? non che sia una questione particolarmente originale ed il mio aver fatto una tesi sulle teorie implicite indiscutibilmente retrodata il mio interesse sulle opinioni personali culturalmente fondate a qualche anno addietro, eppure l'articolazione del tarlo aveva assunto una personalissima declinazione: cosa cazzo vedono di avvincente nella mia vita quattro sconosicuti differenti per condizione socioecnomica, livello di studio, età, prossimità al soggetto (che sarei io)? l'eccessiva passione mostrata rispetto a banali racconti autobiografici è dovuta ad una forma di educazione, alla mia narrazione, alla loro noia esistenziale o ad una oggettiva quantità di fascino nell'incoscienza altrui? sono consapevole che ci siano delle componenti memetiche che non sto qui ad elencare, ma qualunque risposta la mia sms-pall ed io trovavamo continuava ad essere una soluzione parziale al problema. ad oggi, la quaestio è tutt'altro che risolta nella mia mente. il prossimo esame e i miei articoli ne saranno forse danneggiati, per non parlare della discussione dottorale che dovrebbe avere già una luce definita in merito.
ma serendipicamente l'oroscopo di rob ha parzialmente incoraggiato, depistandola, la mia ricerca.
l'imperfezione. è probabile che la risposta sia nell'imperfezione: ognuno tenta di costruirsi il proprio metro quadro di serentà, che diventa fonte di imponderabili ansie da prestazione, così l'altrui spudorata imperfezione restituisce una sicurezza che genera riconoscenza - e si traduce in ammirazione. tutto ciò senza che nessuno si accorga di niente.
devo ancora organizzarlo bene questo pensiero qui, diciamolo, sa di grezzo.
martedì 3 aprile 2012
neighbor
tutti i dischi sul pavimento,
il miniamico che impara ad usare il giradischi senza distruggermi la testina, e l'ennesima conversazione sui massimi sistemi formato mondo dei puffi.
la ricerca delle musiche che siano a metà tra i miei trentuno ed i suoi otto anni è un'impresa non facile. ma la necessità di esplorare il mio mondo ha la meglio, così mi lascia ascoltare mina e rinunciando a bimbo mix, non senza aver provato un'ottima mediazione proponendo una carrà, ma che purtroppo non ho in versione vinile.
la mia vita vista dai suoi occhi mi diverte moltissimo: ad oggi siamo arrivati ad un compromesso che per il momento non viene approfondito per l'eccessiva complessità dell'idea che io "sono una maestra che è anche studentessa". tutto ciò lo confonde non poco. anche perchè sono una maestra che studia pure il fine settimana. cosa che invece quasi lo spaventa. mi fa ridere il mio miniamico. così come la certosina attenzione con cui cura le nostre conversazioni serali per le quali ha autonomamente assunto un impegno degno di uomini d'altri tempi.
il miniamico che impara ad usare il giradischi senza distruggermi la testina, e l'ennesima conversazione sui massimi sistemi formato mondo dei puffi.
la ricerca delle musiche che siano a metà tra i miei trentuno ed i suoi otto anni è un'impresa non facile. ma la necessità di esplorare il mio mondo ha la meglio, così mi lascia ascoltare mina e rinunciando a bimbo mix, non senza aver provato un'ottima mediazione proponendo una carrà, ma che purtroppo non ho in versione vinile.
la mia vita vista dai suoi occhi mi diverte moltissimo: ad oggi siamo arrivati ad un compromesso che per il momento non viene approfondito per l'eccessiva complessità dell'idea che io "sono una maestra che è anche studentessa". tutto ciò lo confonde non poco. anche perchè sono una maestra che studia pure il fine settimana. cosa che invece quasi lo spaventa. mi fa ridere il mio miniamico. così come la certosina attenzione con cui cura le nostre conversazioni serali per le quali ha autonomamente assunto un impegno degno di uomini d'altri tempi.
domenica 1 aprile 2012
pour parler
il ronzio dei cervelli arruginiti che si sostituisce al fiato emesso in qualunquistiche conversazioni lo sento perfino nei racconti raccontati.
racconti in cui riconosco parole e (pseudo)ragionamenti già sentiti. rabbrividisco.
curioso che continui a stupirmi del fatto che talune persone non si disturbino a riflettere oltre schemi asettici, limitando le proprie riflessioni a superficiali processi onanistici, elaborati per lo più con sforzo ed in rigorosa assenza di costruttivo confronto.
amo gli esemplari di vuoto celebrale tanto quanto amo zeno cosini. è una di quelle cose che mi fa venir voglia di appartenere al mondo vegetale.
d'altronde la libertà di scelta ci garantisce la libertà di scegliere di non circondarsi di discutibili anestesie emotivo-cognitive ambulanti.
per chi aspira a qualcosina in più per il proprio spirito è un gran conforto.
così reminescenze di antiche perplessità tornano a galla, ristrutturandomi gli umori.
il mio ego ne beneficia molto.
ricordarsi di ringraziare il mondo per essere talmente mediocre da pettinarmi, suo malgrado, l'autostima.
racconti in cui riconosco parole e (pseudo)ragionamenti già sentiti. rabbrividisco.
curioso che continui a stupirmi del fatto che talune persone non si disturbino a riflettere oltre schemi asettici, limitando le proprie riflessioni a superficiali processi onanistici, elaborati per lo più con sforzo ed in rigorosa assenza di costruttivo confronto.
amo gli esemplari di vuoto celebrale tanto quanto amo zeno cosini. è una di quelle cose che mi fa venir voglia di appartenere al mondo vegetale.
d'altronde la libertà di scelta ci garantisce la libertà di scegliere di non circondarsi di discutibili anestesie emotivo-cognitive ambulanti.
per chi aspira a qualcosina in più per il proprio spirito è un gran conforto.
così reminescenze di antiche perplessità tornano a galla, ristrutturandomi gli umori.
il mio ego ne beneficia molto.
ricordarsi di ringraziare il mondo per essere talmente mediocre da pettinarmi, suo malgrado, l'autostima.
sabato 31 marzo 2012
a lezione di capitalizzazione del dolore da un cantautore
io non lo sapevo che l'avesse scritta bersani.
non sapevo nemmeno che fosse una lezione di capitalizzazione del dolore di lucio dalla.
ma pensare che una categoria professionale possa diventare l'ossessione di un furto d'amore, questo si, lo capisco bene.
c'è chi odia gli agenti immobiliari e chi preferisce le macumbe alle medicine pur di non entrare in farmacia.
ma d'altronde l'imponderabilità delle dinamiche selettive dei sentimenti è oscura e brutale.
io non avrei mai lasciato un samuele bersani, così come non avrei mai lasciato andare nemmeno me, diciamolo. per quanto mi renda conto che siano scelte opinabili, mi sembra anche legittimo dissentire. ma poi, dopo una canzone del genere, come si fa a non tornare in modalità attinia?
vero è che io non ho scritto canzoni, se non "materassi di parole scritte apposta per lui"- per lo più mai inviati - e post petulanti, ne prendo atto, quindi allo stato dell'arte il paragone non regge. (mi si perdoni la compulsione all'identificazione, ma pare che l'arte serva anche per questo, dare pensieri a parole ben fatti a chi non li trova, quindi facciamole fare il suo lavoro).
ad ogni modo, non essendo nelle condizioni di scrivere una canzone di successo per beneficiare della mia temporanea disattitudine, mi drogo delle capitalizzazioni di un cantautore bolognese. poesia pura.
vero è che io non ho scritto canzoni, se non "materassi di parole scritte apposta per lui"- per lo più mai inviati - e post petulanti, ne prendo atto, quindi allo stato dell'arte il paragone non regge. (mi si perdoni la compulsione all'identificazione, ma pare che l'arte serva anche per questo, dare pensieri a parole ben fatti a chi non li trova, quindi facciamole fare il suo lavoro).
ad ogni modo, non essendo nelle condizioni di scrivere una canzone di successo per beneficiare della mia temporanea disattitudine, mi drogo delle capitalizzazioni di un cantautore bolognese. poesia pura.
venerdì 30 marzo 2012
never-ness
tendenzialmente ho giornate concitate e tecnicamente non ho un secondo nemmeno per pensare.
ed invece, in concreto, non faccio altro che automonitorarmi curiosi ed infondati sensi di vuoto, del nulla che sento perso.
perchè se perdi una fantasia, di fatto, non hai perso nulla. quindi razionalmente non c'è nulla che dovrebbe mancarmi.
di quando in quando me la racconto la verità ma è meno avvincente di quella che ho nella testa che trapassa l'evidenza come un fantasama. perchè non è che non lo so che sempre di fantasmi parliamo.
ma che posso farci, la mia mente non mi crede mai quando cerco di convincerla delle mie brillanti illuminazioni.
lunedì 26 marzo 2012
soluzioni.
quando il tuo livello di sensibilità è appena sopra la soglia del nulla,
ovvero quando sei strutturalmente dotato di un grado qualsiasi di affettività, che superi quello di una pietra o di un robot,
e ti trovi impegolato in un'empasse emotiva, invischiato in un'autonarrazione romantica che non coincide con il dato di realtà,
non basta respirare e pensare che tanto passa.
perchè ad avercelo iperattivo, il cervello va da sè come un venditore di elettrodomestici porta a porta, sta lì che bussa continuamente per riproporti tutti i ricordi più avvincenti e le condizioni appena spolverate di oggettività, per convincerti che rinunciare al tuo morboso attaccamentento è quasi un delitto.
in casi come questi, quando alla sensibilità si aggiunge un cervello che non si comanda,
è la chimica che deve intervenire per sedarlo.
ma anche la magia nera.
va bene uguale.
lunedì 19 marzo 2012
girone dell'inferno per disordinati.
quando abiti in una soffitta al quartopianosenzascensore diventi molto meno distratto e disordinato. ovvero non è che lo diventi per libera scelta, ma per inevitabile e drammatico apprendimento esperienziale. impari a fare il check di tutto quello che ti serve prima di uscire di casa o prima di entrare nel portone. il tutto, progressivamente, con evidenti ed innegabili tratti ossessivo-compulsivi.
per una distratta e diversamente ordinata come la sottoscritta questa pratica barbara del controllare e programmare, sopraggiunta inattesa, è stata come l'addestramento ad uno dei gironi dell'inferno. il girone dei disordinati.
per una distratta e diversamente ordinata come la sottoscritta questa pratica barbara del controllare e programmare, sopraggiunta inattesa, è stata come l'addestramento ad uno dei gironi dell'inferno. il girone dei disordinati.
sabato 17 marzo 2012
AAA avviso ai naviganti
e senza falsa modestia - perchè ho tante qualità ma questa proprio proprio non la ho - io tutte queste rimostranze non me le aspettavo. quindi il cammino verso la privatizzazione di quinnipack sarà più lento del previsto. non era difficile l'oscura frase "invia una email al proprietario del blog" eppure ha creato piccoli traumi d'abbandono, ergo. temporaneamente, sarò nuovamente nuda, io e i miei outing emozionali. veri falsi temporanei o duraturi che siano.
diciamo che fino ad una certa data di aprile non ho tempo per cercare altri spazi, ma dopo quella certa data di aprile sposterò l'intero luogo di cosedetteacaso in un altro spazio, che mi permetta di gestire meglio gli accessi. perchè c'è tutta una questione di confini, di esterno-interno di detto-non detto di privato-pubblico di sè-altro di vero-falso di troppo-poco che è spuntata così all'improvviso nella mia mente per via di una piccola e non troppo significante circostanza ma che ha avuto conseguenze rilevanti su certe riflessioni lunghe.
per questa ed altre storie lunghe, che ora non ho modo di approfondire, ma sarà mia premura farlo per sistematizzare quello che una mente può partorire attorno a questioni semplici circa la testa umana.
NB. ricapitoliamo facile: ancora per poco poco io, l'omino del cervello e le mie coseacaso
saremo, qui-, prima del trasferimento, questa volta, avviserò con apposite istruzioni d'uso per gli addicted.
diciamo che fino ad una certa data di aprile non ho tempo per cercare altri spazi, ma dopo quella certa data di aprile sposterò l'intero luogo di cosedetteacaso in un altro spazio, che mi permetta di gestire meglio gli accessi. perchè c'è tutta una questione di confini, di esterno-interno di detto-non detto di privato-pubblico di sè-altro di vero-falso di troppo-poco che è spuntata così all'improvviso nella mia mente per via di una piccola e non troppo significante circostanza ma che ha avuto conseguenze rilevanti su certe riflessioni lunghe.
per questa ed altre storie lunghe, che ora non ho modo di approfondire, ma sarà mia premura farlo per sistematizzare quello che una mente può partorire attorno a questioni semplici circa la testa umana.
NB. ricapitoliamo facile: ancora per poco poco io, l'omino del cervello e le mie coseacaso
saremo, qui-, prima del trasferimento, questa volta, avviserò con apposite istruzioni d'uso per gli addicted.
martedì 13 marzo 2012
questioni di privacy
stamattina hanno bussato alla porta mentre mi stavo preparando.era il tipo della tv ed io gli ho aperto così come stavo. struccata.
a parte fidanzati e familiari è estremamente difficile che qualcuno mi veda senza matita sugli occhi.
non è una questione biecamente estetica. non c'entra la vanità o la forma. probabilmente o sicuramente ha qualche risvolto psicologico che affonda le radici nel mio legame di attaccamento. che ne so, mia madre non mi ha guardato abbastanza mentre mi dava il latte occhessoio, mai voluto approfondire, ma così è.
io non guardo il mondo senza un kajal scuro che me lo faccia guardare a modo mio.
eppure stamattina, il tipo dell'antenna della tv, che è anche il tipo del citofono, mi ha visto senza trucco.
per chi mi conosce sa che è peggio che se fossi stata nuda.
comunque lui era lì e nella mia casa con ballatoio sul mondo un po' mi ci sto abituando a smussare le barriere dell'intimità a benficio del mio nuovo vicinato.
e restringere gli accessi al blog, viene proprio da un episodio che mi ha fatto riflettere sull'intimità di alcune cose che scrivo qui. perchè certe volte io me lo dimentico che scrivere qui è un pò come uscire senza trucco e visto che in questo periodo non sono sufficientemente accessoriata per riflettere sulla pertinenza delle cose che scrivo, preferisco poter sapere chi è che legge.
e se state leggendo, vuol dire che potete.
a parte fidanzati e familiari è estremamente difficile che qualcuno mi veda senza matita sugli occhi.
non è una questione biecamente estetica. non c'entra la vanità o la forma. probabilmente o sicuramente ha qualche risvolto psicologico che affonda le radici nel mio legame di attaccamento. che ne so, mia madre non mi ha guardato abbastanza mentre mi dava il latte occhessoio, mai voluto approfondire, ma così è.
io non guardo il mondo senza un kajal scuro che me lo faccia guardare a modo mio.
eppure stamattina, il tipo dell'antenna della tv, che è anche il tipo del citofono, mi ha visto senza trucco.
per chi mi conosce sa che è peggio che se fossi stata nuda.
comunque lui era lì e nella mia casa con ballatoio sul mondo un po' mi ci sto abituando a smussare le barriere dell'intimità a benficio del mio nuovo vicinato.
e restringere gli accessi al blog, viene proprio da un episodio che mi ha fatto riflettere sull'intimità di alcune cose che scrivo qui. perchè certe volte io me lo dimentico che scrivere qui è un pò come uscire senza trucco e visto che in questo periodo non sono sufficientemente accessoriata per riflettere sulla pertinenza delle cose che scrivo, preferisco poter sapere chi è che legge.
e se state leggendo, vuol dire che potete.
giovedì 1 marzo 2012
never without you.
perchè è inutile raccontarsi storie: chi è innamorato non ce la fa a camminare senza.
nemmeno un passo.
nemmeno un giorno.
per strade qualunque di una città qualunque, un amore raccontato semplicemente insegna l'amore.
...
touchè.
nemmeno un passo.
nemmeno un giorno.
per strade qualunque di una città qualunque, un amore raccontato semplicemente insegna l'amore.
...
touchè.
da oggi c'è un nuovo angelo che ci canta le ninne nanne da lassù.
lui la vedeva così...
"ma se questo mondo e' un mondo di cartone allora
per essere felici basta un niente magari una canzone o chi lo sa.."
"ma se questo mondo e' un mondo di cartone allora
per essere felici basta un niente magari una canzone o chi lo sa.."
come si fa la felicità?
oggi mi è stato chiesto cosa è la felicità.
la domanda è lecita, quanto complessa è la risposta.
diciamo che io una risposta abbastanza precisa al riguardo l'avrei, ma è una personalissima consapevolezza che non può essere utile al mondo dal momento che non so nemmeno quanto possa essere utile a me, allo stato dell'arte.
quindi non la ho data. e non la darò qui.
però se dovessi immaginare una soluzione politicamente corretta, ma sufficientemente plausibile, direi che la felicità è una questione matematica. per l'esattezza, è insiemistica.
poniamo che il cerchio grande sia A ed il cerchio piccolo sia B.
B è contenuto o incluso in A se e solo se, per ogni elemento x, se x appartiene a B allora x appartiene ad A
la felicità è sentirsi a casa nella magia.
domandare è lecito, rispondere cortesia.
la domanda è lecita, quanto complessa è la risposta.
diciamo che io una risposta abbastanza precisa al riguardo l'avrei, ma è una personalissima consapevolezza che non può essere utile al mondo dal momento che non so nemmeno quanto possa essere utile a me, allo stato dell'arte.
quindi non la ho data. e non la darò qui.
però se dovessi immaginare una soluzione politicamente corretta, ma sufficientemente plausibile, direi che la felicità è una questione matematica. per l'esattezza, è insiemistica.
poniamo che il cerchio grande sia A ed il cerchio piccolo sia B.
F= 
B è contenuto o incluso in A se e solo se, per ogni elemento x, se x appartiene a B allora x appartiene ad A
la felicità è sentirsi a casa nella magia.
domandare è lecito, rispondere cortesia.
giovedì 23 febbraio 2012
mercoledì 22 febbraio 2012
eziologia di strazianti dipendenze sonore
le sorella maggiori servono a farti capire che è colpa della dopamina nel cervello se adori straziarti di canzoni massacranti e devastanti, no della tua follia.
ora, poiché sono una ragazzina orientata alla condivisione, condivido il mio sapere a beneficio di chi non avesse una sorella maggiore, ma fosse ugualmente interessato a capire per quale maledettissima ragione continua a provare un piacere masochistico nell'ascolto, ripetuto e a tratti ossessivo, di musiche tristi con testi ancor più tristi.
leggere attentamente e fino in fondo questo.
http://music.fanpage.it/ecco-perche-someone-like-you-di-adele-ci-fa-piangere/
fino in fondo.
ora premere play sulla canzone riportata di seguito, rileggendo l'articolo.
annuire meccanicamente dicendo "è vero! quant'è vero!", con faccia stupita e consapevole:
bene.
ora andate a drogarvi di droga seria e forte, che fa male solo alla salute e non pure al cuore.
ecco.
ora, poiché sono una ragazzina orientata alla condivisione, condivido il mio sapere a beneficio di chi non avesse una sorella maggiore, ma fosse ugualmente interessato a capire per quale maledettissima ragione continua a provare un piacere masochistico nell'ascolto, ripetuto e a tratti ossessivo, di musiche tristi con testi ancor più tristi.
leggere attentamente e fino in fondo questo.
http://music.fanpage.it/ecco-perche-someone-like-you-di-adele-ci-fa-piangere/
fino in fondo.
ora premere play sulla canzone riportata di seguito, rileggendo l'articolo.
annuire meccanicamente dicendo "è vero! quant'è vero!", con faccia stupita e consapevole:
bene.
ora andate a drogarvi di droga seria e forte, che fa male solo alla salute e non pure al cuore.
ecco.
lunedì 20 febbraio 2012
che poi l'ha detta confucio non gesù quella roba di non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te.
non mi esalto quando qualcuno, contro la mia responsabile ed autorevole insania, si arroga il diritto di destinarsi al mio possibile. né mi lusinga se quel qualcuno si sente autorizzato senza placet a pluralizzare i propri pensieri anche a nome mio. non è che non comprenda le derive romantiche di una dipendenza affettiva, ma al tempo stesso questo non contribuisce a far sembrare il tutto meno dismorfico. nel migliore dei role play, conseguentemente e lucidamente, ne traggo che sarà mia cura, nel prossimo futuro, l'evitare di considerarmi parte di cose che non sono di fatto e di diritto parte di me. presumo che un tacito accordo in certe dinamiche sia una conditio inderogabile.
tipo quando vuoi un caffè in tazza fredda e dimentichi di chiederlo. se ti bruci non è colpa del barista.
che forse non c'entra niente, ma è un'altra cosa molto logica che mi disturba parecchio.
venerdì 17 febbraio 2012
quel giorno in cui l'umanità intera mi stava sui coglioni.
"La gente è fortunata. Le piace tutto: coni gelati, concerti rock, cantare, ballare, odio, amore, masturbazione, panini col wurstel, balli folk, Gesù Cristo, i pattini a rotelle, lo spiritualismo, il capitalismo, il comunismo, la circoncisione, i fumetti, Bob Hope, lo sci, la pesca, l'omicidio, il bowling, i dibattiti. Tutto. Non hanno molto, perché non si aspettano molto. Ma sono una grande banda".
Charles Bukowski
mercoledì 15 febbraio 2012
quella linea labile
perché alcune mattine, quanto sei sveglio da troppe ore e sono troppe ore che dovrai restare sveglio, quando l'autostrada è dritta e vuota e la musica la conosci bene che non devi pensare alle parole, quando hai una lunga ora solo per te e non puoi fare altro che stare con te, alcune mattine così, subdolo ed inatteso il dubbio si insinua:
qual è la differenza tra essere visionari sognatori e l'essere paranoici ossessivi?
credere che basta crederci sa' di forza di volontà o di disturbo maniacale del comportamento?
se è controintuitivo è meno reale?
la domanda è legittima.
qual è la differenza tra essere visionari sognatori e l'essere paranoici ossessivi?
credere che basta crederci sa' di forza di volontà o di disturbo maniacale del comportamento?
se è controintuitivo è meno reale?
la domanda è legittima.
martedì 14 febbraio 2012
Fossi in me non mi lascerei mai da sola con me.
Ma perché, mettiamo il caso che poi c'avessero ragione i maya. Mettiamo che non fosse tutto un complotto delle lobbies di case sulla luna o di spavaldi agenti immobiliari di quegli unici buchi di culo di mondo in cui pare non sopraggiungerà l'apocalissi. Dico io, mettiamo che non sia proprio il 20. 12.2012 ma un'altra data qualunque meno suggestiva, ma ugualmente cataclismatica e vicina. Mettendo una cosa così, come si può giustificare il non fare tutto quello che si pensa di dover fare in una vita che riguardandola mentre prendi il caffè con Bonolis possa dire: peró, mica noia! *
forse tutta sta manfrina dei maya è solo la versione Mediaset del carpe diem oraziano, ma il punto è sempre lo stesso: cazzo aspetti di vivere tempi migliori? Questi sono i tuoi tempi migliori, fanne buon uso. Good luck.
"quanto è bella giovinezza che si fugge tutta via chi vuol esser lieto sia, del doman non v'è certezza"
(*stavolta i riferimenti a monti sono davvero casuali)
lunedì 13 febbraio 2012
"fair" a màmmeta
dire che alcune cose de LaCosa sono fair è come dire ad una mamma che suo figlio è un tipo.
nonsipuòaccettare.
prossimo passo: decidere se non volere mai più referaggi nella vita (e continuare a credersi perfetta) o imparare l'inglese scientifico.
dura lotta.
nonsipuòaccettare.
prossimo passo: decidere se non volere mai più referaggi nella vita (e continuare a credersi perfetta) o imparare l'inglese scientifico.
dura lotta.
l'avrei scritta uguale.
qualcuno la chiama follia, per altri è solo idiozia.
l'importante è non chiamarla speranza, che è da sfigati.
e se pure fossi sfigata, me ne farò una ragione.
me la sarò anche meritata, ma non cambierei una virgola,
perché è stato esattamente il viaggio che volevo fare quello che mi riporta sempre qui.
e da qui, io che sono sempre voluta scappare, stavolta voglio aspettare.
e non ditemi che è hold fashion, perché lo so da me che a trent'anni è discutibile.
masticazzi.*
*non si dicono le brutte parole .
e da qui, io che sono sempre voluta scappare, stavolta voglio aspettare.
e non ditemi che è hold fashion, perché lo so da me che a trent'anni è discutibile.
masticazzi.*
*non si dicono le brutte parole .
sabato 11 febbraio 2012
senza fretta e senza logica.
in certi giorni lo trovo estremamente logico il tutto. sono quei giorni in cui ha un che di plausibile aspettare anche senza avere un appuntamento. sono i giorni in cui la prospettiva allargata defocalizza i particolari e rende giustizia dell'acquisita capacità di lasciare che il tempo faccia la sua parte.
in certi giorni trovo estremamente logico abbandonare la logica e distrarmi dal particolare dando credito all'illogica predisposizione all'irrazionale. e penso che aspettare ancora un po', non possa far male. o per lo meno non possa far male guardare le cose dal punto di vista dell'attesa proattiva piuttosto che della patologica inattiva paralisi. e se così non fosse non avrò perso tempo, semplicemente avrò allenato l'arte della pazienza, che, diciamocelo, di questi tempi è cosa utile.
in certi giorni, in sostanza, sono solo più scema del solito.
...
un sempre verde riferimento culturale in tema di prospettive allargate:
venerdì 10 febbraio 2012
looking for tenderness
perché capita anche ai grandi di svegliarsi ed avere voglia di tenerezza. soprattutto se fuori fa freddo ed è un tempo orrendo. è una voglia di cose piccolissime, che ti facciano sentire un po' al sicuro, che ti diano l'impressione che può anche essere facile, a volte. e non è che sono sempre lì a disposizione, queste tenerezze qui. così trascinarsi per casa con ottocento pullover, tazze calde di qualunque cosa, cani che ti seguono come fossi una punkabbestia, non migliora le cose. da disadattata emotiva rischi di diventare anche disadattata sociale. e questo potenzia l'urgenza di trovare fonti di tenera rassicurazione.
così lascio una cosa tenera trovata per caso, per chi si fosse svegliato come me con un impellente ed insoddisfatto bisogno di calore.
io vado a farmi coccolare dalla mia bimba grande che oggi compie sette anni. per lei sono tanti, per me resta la mia cucciolona.
così lascio una cosa tenera trovata per caso, per chi si fosse svegliato come me con un impellente ed insoddisfatto bisogno di calore.
io vado a farmi coccolare dalla mia bimba grande che oggi compie sette anni. per lei sono tanti, per me resta la mia cucciolona.
giovedì 9 febbraio 2012
voce del verbo amare.
non pretendo che la mia scelta vegetariana sia condivisa,
ma sulla vivisezione non credo di essere eccessivamente idealista.
concedetevi due secondi, leggete le informazioni sulla scelta di cosmetici e cibi non testati
e firmate le petizioni su questo sito: no vivisezione
"Vivisezione. Nessuno scopo è così alto da giustificare metodi così indegni.
La modernità ha fallito. Bisogna costruire un nuovo umanesimo, altrimenti il pianeta non si salva" (Einstein)
mercoledì 8 febbraio 2012
non ci resta che ridere
perché non è che non sia consapevole del fatto che ha del ridicolo il mio ostinato, ammuffito e ormai evidentemente infondato romanticismo. ma per lo meno, nei miei momenti migliori, io non riesco a non ridermi addosso.
martedì 7 febbraio 2012
dentro un quadro di escher.
ho il primo e l'ultimo chakra completamente bloccati.
il che è particolarmente fastidioso. garantisco.
nemmeno l'idraulico liquido in questo caso aiuterebbe
ditemi voi, ora, come si può lavorare se nella testa hai quella roba lì?
il che è particolarmente fastidioso. garantisco.
nemmeno l'idraulico liquido in questo caso aiuterebbe
a farmi vedere le cose diversamente da così:
ditemi voi, ora, come si può lavorare se nella testa hai quella roba lì?
martedì 31 gennaio 2012
extreme makeover blog edition
volevo solo provare qualcosa di nuovo. niente cambiamenti epocali, giusto qualche gadget, e mi sono ritrovata con un'altra faccia. una furiosa, impulsiva e azzardata maldestra azione di restyling, deriva di un eccesso di cambiamenti di questo periodo. d'altronde, capitemi, non è che una come me in un periodo come il mio può vedersi chiudere luoghi di una vita sotto il naso senza uscirne provata. magari era un po' che non compravo un libro da Guida (la storica libreria dietro casa dei miei), ma lei doveva rimanere lì. era una parte fondamentale della mia memoria romantica, un pilastro culturale della rappresentazione mentale del mio quartiere. io nemmeno lo ricordo come si chiama la "strada di guida" visto che l'ho sempre sentita chiamare e chiamata a mia volta "la strada di guida". ora mi toccherà informarmi e scoprire qual è il suo nome. ma questo è il minore dei mali, un noioso particolare contro l'apoteosi che questa chiusura, unito alle vicende quotidiane, ha comportato nel mio cervello iperattivo. e poi, come ignorarlo, c'è l'annuncio della dipartita di Fnac (sempre davanti la casa di famiglia). io non sono una che ci tiene alla roba commerciale, ma fnac non è un negozio, fnac è un luogo di quelli con la elle a forma di abbraccio. per la mia rete relazionale è il riferimento sicuro, è il caffè con calma, è la chiacchiera distratta, è la palestra per osservazioni sociologiche serenamente qualunquistiche. ecco, in un momento di crisi internazionale, di austerity nazionale, di sospensione professionale e traslochi domiciliari, io avevo un solo posto sicuro ed era quinnipack. la mia maldestra ed inguaribile curiosità, mi ha trascinato, mio malgrado, nell'ennesimo cambiamento. per non perdermi d'animo ed intonarmi ai toni del mio morale ho scelto un layout basic, così è più facile ricominciare daccapo. lascio alla vostra immaginazione il compito di riempire gli spazi intorno alle mie parole, ognuno secondo il proprio gusto e le proprie esigenze.
buoni adattamenti a tutti, spero di non avervi causato ulteriori traumi.
la scema che non la smette di fare guai.
lunedì 30 gennaio 2012
tu chiamale se vuoi "coincidenze".
domani il vecchio blog scomparirà nel nulla.
l'esportazione non è riuscita e perderò tre anni di parole.
sarà per me come non aver avuto una vita prima del mio big bang.
ironia della sorte? il giorno è lo stesso, trentuno gennaio.
c'è chi le chiama coincidenze.
sabato 28 gennaio 2012
giovedì 26 gennaio 2012
mercoledì 25 gennaio 2012
Laiffcoccing
Se qualcuno sta facendo di tutto per averti e tu vorresti chi invece fa di tutto per evitarti, hai necessariamente urgenza di approfondire il tuo livello di autolesionismo, rivedere il tuo concetto di benessere, licenziare gli omini del cervello drogati e smettere di mangiare caramelle gommose con lo zucchero.
sabato 21 gennaio 2012
chick's lesson number 2
s. è probabile che non tutto il mondo voglia volare, sai?
d. mmm
s. magari altri vogliono solo camminare e basta. tipo passeggiata. stare tranquilli.
d. mmmm
s. ma con questo, mica intendo che sei costretta a rallentare anche tu.
d. ah no?
s. eh no. però nemmeno puoi pretendere che si abbia la voglia di seguirti, eh.
d. ah no?
s. eh no.
d. mmmm.
...
d. forse morirò prima io.
...
d. forse morirò prima io.
s. forse si. ma secondo me riderai.
Lentamente muore
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non
rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti
all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un
sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi
non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i
giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non
fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli
chiedono qualcosa che conosce.Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare. Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.
(Martha Medeiros- Pablo Neruda)
chick's lesson number 1.
un massaggio, una ceretta e lo shampoo ai pensieri. la mia personalissima psico-estetista arriva in mio soccorso con la saggezza che solo chi sa eliminare il superfluo sa avere. la questione all'occhio esperto di chi monitora impurità e trova soluzioni per le deformità da tutta la vita è essenzialmente e semplicemente una questione etologica: non basta avere le ali per volare, bisogna volerle usare. d'altronde, vola solo chi osa farlo.
c'è crisi. che bello, ci tocca vivere.
"Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall'angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E' nella crisi che sorge l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie.chi supera la crisi supera se stesso, senza essere superato! Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e da più valore ai problemi che alle soluzioni"
(Albert Einstein, 1930)
(Albert Einstein, 1930)
venerdì 20 gennaio 2012
mio nonno diceva sempre "la cultura non paga". ora ho capito.
stamattina sceglievo esami da dare come studentessa. nel pomeriggio scriverò il capitolo di un manuale didattico come docente. nella migliore delle ipotesi abiterò una minicasa che non saprò come pagare e viaggerò scomodamente per dare qualche chance al mio futuro incerto e respiro almeno emotivo al mio presente fluido. invierò curriculum, spiegando nelle lettere di accompagnamento che le (quasi due) lauree, il master, il dottorato, la consulenza aziendale, le varie docenze, i convegni in cui ho relazionato e gli articoli nazionali e internazionali che ho pubblicato, non sono così importanti come può sembrare. possono non tenerne conto, se necessario. perché è necessario. accumulare titoli è controproducente oggi come lavarsi i denti con il viakal. quando iniziai a collezionarli non era così. era cosa buona e giusta. c'era un piano, ma non lo ricordo più. sono sicura fosse un piano ben fatto ed era decisamente ambizioso. perché se non ricordo male, io sono ambiziosa. peccato poi la crisi le cose la vita. ora non ho piani se non pieni da dover fare con benzina che sale alle stelle e conto bancario che sprofonda nelle stalle. gettoni di complimenti per quanto sono brava associati rigorosamente a faccine di circostanza che si impietosiscono per lo spreco immondo dell'umanità che non si avvale della mia grande intelligenza. e io mi sento l'ultima delle idiote. quando poi mi vengono in mente quelli, e sono tanti, che mi dicono "ma MICA vuoi andartene all'esteroooo?" come se tradissi mia madre e torturassi ripetutamente il mio cane, mi sale naturale una faccia misto perplesso e inorridito che tradotta in lettere dice "ma questo è scemo per davvero?", poi dico. "ma no, ancora no" e mentre parlo penso che quando qui avrò un'età plausibile per avviarmi verso qualcosa che possa sembrare concreto, all'estero sarò già drammaticamente vecchia e fuori tempo. i cervelli in fuga non sono geni che scappano dalla mediocrità, sono persone normali che fanno il loro dovere che normalmente viene riconosciuto, che hanno semplicemente deciso di vivere il loro presente nel presente e non nel futuro, o nei sogni, come noialtri.
nel frattempo, mentre penso se andare o restare, cerco un lavoro part time, qualunque, per campare in real time, mentre costruisco gratis un futuro senza garanzie di qualità.
nel frattempo, mentre penso se andare o restare, cerco un lavoro part time, qualunque, per campare in real time, mentre costruisco gratis un futuro senza garanzie di qualità.
giovedì 19 gennaio 2012
me, sciocchina.
normalizzare non è il mio forte. io drammatizzo. nel bene e nel male, io esagero. non è che lo faccia di proposito, sia chiaro. a me viene proprio naturale esagerare, perché lo penso per davvero tutto l'esagerato che dico di pensare. è che ci provo pure ad essere ragionevole, davvero. ma poi essere me è più forte di me, così esagero. per questa faccenda qua, quella che ho nella testa ora, io ci ho provato a non esagerarla. le derive romantiche ho provato a tenerle a bada, fuori dalla testa, ma quelle bussano nel cervello con più insistenza di un recupero crediti. le derive romantiche di un decennale amore finito sono l'apoteosi della succulenta provocazione per una mente ostinatamente fuori tono, non si può resistervi. e non è che non ci abbia provato, sia chiaro. tutt'altro. per seguire un copione che mi assicuravano vincente, mi sono anche lasciata andare ad altre derive quando sono sopraggiunte inattese e irrichieste. ovviamente non l'ho fatto normale, no, l'ho fatto esagerando e mi piaceva quella deriva lì. era credibile, era diversa, era sanamente folle. "sono andata avanti", come piace dire al mondo con tono orgoglioso. "devi andare avanti!", dicevano con aria sapiente di chi ne ha fatta di esperienza più di te. e io perplessa e fiduciosa ci sono andata e, devo dirlo, mi è riuscito bene andare avanti, e mi è pure piaciuto. finché non accorgermi che, essendo una che esagera, ero andata troppo avanti. è capitato che, ad un certo punto, quell'andare avanti si è spinto talmente avanti che io non mi vedevo più. mi son cercata un po' e mi sono ritrovata lì. ovvero qui. ero semplicemente ancora qui. ero ancora da qualche parte di me ad aspettarlo. ad aspettare quel ritorno ufficialmente scongiurato, ma che io nascostamente, di fatto, aspettavo. ora c'è chi aspetta me, che nel frattempo nemmeno aspetto più. ma che semplicemente mi sono accorta di andare avanti senza me, il che non è una gran cosa quando è te che dovresti portare in giro. è che io vorrei pure raccontarmele tante belle storie e stare al passo con chi mi vuole camminare accanto, ma ho il problema che le bugie, io non le so dire, nemmeno quelle placebo. ma non per morale, figuriamoci se non lo farei, se solo fossi capace. è semplicemente che non lo so fare. proprio non è il mio forte, sono negata. e se qualcuno vuole vivere con me che mi accorgo di vivere in un qualunque altrove, seppur attualmente senza dove, io non so convincermi di esserci comunque. sono ancora lì, imbambolata su quella frase a cui ho creduto, del non si è mai abbastanza lontani per trovarsi, di un libro ormai ingiallito, mentre di quel libro era un'altra pagina a raccontarmi:
e tu ti accorgi che a quel punto non puoi desiderare qualcosa senza farti del male. è lì che salta tutto, non c'è verso di scappare, più ti agiti più si ingarbuglia la rete, più ti ribelli più ti ferisci. Non se ne esce. quando era troppo tardi, io ho iniziato a desiderare. Con tutta la forza che avevo. mi sono fatta tanto di quel male che tu non te lo puoi nemmeno immaginare. (oceano mare)
e aspetto domani e la voglia di ridicolizzarmi un po', per ricominciare a prenderla con filosofia questa sdolcinata idiozia anacronistica ed autoreferenziale che mi prende.
e la lucidità per capire che fermi non si può stare.
e la lucidità per capire che fermi non si può stare.
mercoledì 18 gennaio 2012
imparata 'e crianza
bimba: posso strapparti questa foto?
adulta: no, perchè?
bimba: è passato troppo tempo. non state più insieme.
adulta: vabbè, che c'entra, ma la foto voglio tenerla.
bimba: è perchè? non ti chiama nemmeno più, che senso ha?
adulta: maddai, che vuol dire, è un amico.
bimba: ahahah, che stronzata!! (e va via)
dieci anni e tanta saggezza.
adulta: no, perchè?
bimba: è passato troppo tempo. non state più insieme.
adulta: vabbè, che c'entra, ma la foto voglio tenerla.
bimba: è perchè? non ti chiama nemmeno più, che senso ha?
adulta: maddai, che vuol dire, è un amico.
bimba: ahahah, che stronzata!! (e va via)
dieci anni e tanta saggezza.
"perché ai grandi bisogna spiegare sempre tutto" (p.p.)
lunedì 16 gennaio 2012
kamikaze part time
ci sono delle cose che hanno il peso specifico di una valanga di marmo per il tuo umore, ma non riesci ad evitarle. è come essere kamikaze part time. il tempo che occorre per procurarsi oggi il proprio male quotidiano e continuare domani a trascinarsi nell'ordinaria astinenza. che grande cosa la consapevolezza di sé, in certi casi è utile quanto il mal di denti.
sabato 14 gennaio 2012
obsession
e sta di nuovo qua, come ogni domenica mattina, sotto casa dei miei.
un suonatore di bonghi che canta unicamente "o sarracino" per oltre quattro ore, ininterrottamente. e conosce solo il ritornello.
sono mesi che insiste.
mi ricorda i pensieri ossessivi. perché sono alcune certezze della vita, certe ossessioni, che se non ti fanno impazzire, ti fanno molto ridere.
ed impari ad amarle.
un suonatore di bonghi che canta unicamente "o sarracino" per oltre quattro ore, ininterrottamente. e conosce solo il ritornello.
sono mesi che insiste.
mi ricorda i pensieri ossessivi. perché sono alcune certezze della vita, certe ossessioni, che se non ti fanno impazzire, ti fanno molto ridere.
ed impari ad amarle.
giovedì 12 gennaio 2012
il difficile è semplificare. (sottotitolo: meno pippe per tutti).
che poi alla fine, non è poi così complicato.
e vada come vada, non puoi dire di non averci provato. che, scusate se è poco, ma a me essere protagonista delle mie grazie e disgrazie pettina l'autostima. ecco.
sabato 7 gennaio 2012
per Anonimo
tu che inspiegabilmente riesci a trovare la mia testa in parole già scritte bene, me lo consiglieresti qui un libro adatto al mio ora?
è uno dei miei soliti confusi e fragili ora. solo che è più confuso di tutti i miei soliti fragili e confusissimi ora. tanto che non lo so scrivere questo ora qui.
sto leggendo disordinatamente, avidamente ma distrattamente e non lo trovo il libro adatto ad un momento come questo. invece è proprio uno di quei momenti in cui ho bisogno che un libro parli meglio di me, proprio a me. e mi dica esattamente le parole giuste. perché io ora le parole non le ho e quindi ho bisogno che qualcuno me le suggerisca, le parole giuste da pensare. ho bisogno che qualcuno metta nella mia testa delle parole belle, che la riempiano in modo da non sentire la eco dei pensieri che confusi si urtano e fragili si rompono, creando troppo caos nel disordine che c'è ora lì dentro.
è uno dei miei soliti confusi e fragili ora. solo che è più confuso di tutti i miei soliti fragili e confusissimi ora. tanto che non lo so scrivere questo ora qui.
sto leggendo disordinatamente, avidamente ma distrattamente e non lo trovo il libro adatto ad un momento come questo. invece è proprio uno di quei momenti in cui ho bisogno che un libro parli meglio di me, proprio a me. e mi dica esattamente le parole giuste. perché io ora le parole non le ho e quindi ho bisogno che qualcuno me le suggerisca, le parole giuste da pensare. ho bisogno che qualcuno metta nella mia testa delle parole belle, che la riempiano in modo da non sentire la eco dei pensieri che confusi si urtano e fragili si rompono, creando troppo caos nel disordine che c'è ora lì dentro.
my friends, my lovers.
giorni magici con i miei grandi amori.
ognuno di loro, il mio per sempre, risuona stasera nel più carnale viscerale insostituibile legame con le mie radici. e con quella sottile e sostanziale differenza tra l'essere e l'esserci.
ognuno di loro, il mio per sempre, risuona stasera nel più carnale viscerale insostituibile legame con le mie radici. e con quella sottile e sostanziale differenza tra l'essere e l'esserci.
venerdì 6 gennaio 2012
fenomenologia di un pomeriggio invernale
i pomeriggi invernali da fnac, sono una vera e propria esperienza esistenziale, un acquario sociologico come solo in un areoporto puoi trovare. perdonandomi una qualunquistica generalizzazione ed una improvvisa ondata di snobismo, ho trovato nelle mie varie osservazioni numerose ricorrenze. ma la categoria che oggi ho preferito è quella delle coppie che una misteriosa forza centrifuga porta dalla periferia alla collina. è una precisa serie di donne che si fanno il french (e se c'è il gel sulle unghie è ancora meglio) con i loro uomini, definibili unicamente come "quelli che stanno con le donne che si fanno il french". da fnac, l'homo in questione lo trovi attaccato alle vetrinette del reparto tecnologie a monitorare dettagli improbabili che "fanno la differenza" o con le cuffione di cortesia ad ascoltare musica intellettuale urlando senza accorgersene testi con parole rigorosamente sbagliate. lei, la padrona, la ragazza-french, possibilmente vestita stile-artigli per la passeggiata del giorno di festa, si intrattiene davanti le copertine dei libri che comprerà solo se sufficientemente conosciuti da poter essere snocciolati in occasione di conversazioni tra amici, ma abbastanza leggeri da essere letti veramente nel caso sventurato di inciampare in qualcuno che lo conosca davvero. unico obiettivo guadagnare l'agognata etichetta di "una che legge" (che non si dica che la donna-french non ci tenga alla cultura, anzi alla Kultura). generalmente la coppia in questione dimentica presto gli originali nomi di battesimo, appellandosi reciprocamente semplicemente con "amò", ma non nel contesto pubblico metropolitano, dove rigorosamente si parla solo italiano, nel qual caso l'amò diventa amore, con una cadenza maldestramente forzata. la maggior parte del poco tempo lontani sarà impegnata a monitorarsi a vicenda, per evitare un'improvvisa (e decisamente fuori target) autonomia del partner. dopo pochi minuti di approfondito studio dei differenti interessi, lo sguardo possessivo e lo stridulo richiamo di lei alla base, aziona il rientro per i nostri eroi. nessuno dei due, generalmente, compra nulla, ma escono soddisfatti e acculturati dalla visita al museo della modernità, essendosi assicurati un gruzzolo di argomentazioni per le prossime conversazioni con altre coppie french, su libri non letti e tecnologie non comprate.
giovedì 5 gennaio 2012
debolezze
e bastano ventiquattro ore, la saggezza di un'amica che ti conosce da sempre, la città che ti stimola semplicemente camminandoci dentro, una bella canzone, il rumore delle porte della funicolare, un aperitivo con vino e chiacchiere, un bel film, una macchina d'altri tempi con dentro le risate degli amici, perché le paturnie lascino il posto alla leggerezza. non sarà più facile, ma sarà quello che so fare meglio, prendere il meglio e farne qualcosa di stupendo. e ci saranno ancora altre paturnie, ci saranno altri sogni assassini, altre notti di stanchezza e giorni di incertezze. ma poi torneranno l'ottusa perseveranza a sognare lo stesso e la voglia di vederlo quell'essenziale, invisibile agli occhi stanchi di adulti disillusi. perché l'unico insuccesso che si può rimpiangere veramente è quello di non averci creduto che bello è possibile.
mercoledì 4 gennaio 2012
martedì 3 gennaio 2012
e le paturnie.
perchè per quanto uno vuole essere ogni giorno la versione potenziata dell'incrocio perverso tra polliana e wonder woman, diciamocelo, i giorni di merda arrivano. quelli in cui magari non è che sia successo qualcosa di particolarmente grave, ma semplicemente le spalle non sono poi così forti da reggere tutto il cataclisma di continui problemi che una qualunque persona può tollerare nell'arco di un certo periodo della propria vita. sono quei giorni in cui l'ottimismo ha più il sapore di un accanimento terapeutico e semplicemente lapalissiano ed ottuso non sense. quei giorni lì, vorresti solo sfanculare a caso quello o chi hai sotto tiro e sinceramente usare l'altro nome che le cose hanno, con la goduria che l'espressione della violenza verbale porta con sè. chiamare il collaboratore domestico cameriere, il precariato disoccupazione, il monolocale che ti dovrebbe ospitare (e che, di fatto, nemmeno potresti permetterti) topaiadimerda. sono quei giorni in cui i chili inspiegabilmente affezionatisi al tuo giro vita da qualche mese, sono immense pieghe di grasso che ti fanno sembrare una balena e non "finalmente una donna" come vogliono farti credere; il lavoro alternativo al servizio della cultura è solo una perversa forma di masochistico schiavismo malamente ripagato o non pagato, per lo più del tutto inutile all'umanità intera; l'indipendenza pretesa, contesa e difesa contro esterni e estranei tentativi di condivisione, ha tutta l'aria di una punizione autoinflitta per un'oscura e perversa incapacità al lasciarsi accudire. quei giorni lì sono giorni in cui la sorte ti è talmente poco amica che non hai nemmeno la scusa degli ormoni a giustifcare la tua ira funesta contro quelle catene di eventi che portano le tue giornate ad essere sempre troppo faticose e i tuoi progetti mai veramente progettabili per una vita che diversamente forse ti annoierebbe, ma magari non sarebbe sempre così ingiustificatamente faticosa. quei giorni lì vorresti solo ossessivamente e compulsivamente fare una cosa che per un briciolo di dignità e frazioni di buon senso non fai, ma non per la tua vita di merda travestita da romantica attitudine al fatalismo, semplicemente per evitare che la tua giornata già di merda lo diventi ancora di più nell'autocelebrazione della tua ormai assodata ed irrevocabile stupidità.
fortunatamente anche le giornate di merda arrivano a mezzanotte.
fortunatamente anche le giornate di merda arrivano a mezzanotte.
lunedì 2 gennaio 2012
e quel complesso a tonalità affettiva
il sogno della prima notte del primo giorno dell'anno è stato un sogno strano, ma prevedibile. familiare, nonostante tutto. un contenuto inconscio maldestramente rimosso, appagamento di un desiderio ragionevolmente occultato. lo accetto, sorrido. ne conosco l'origine. e penso ad alcune letture su questioni di cicatrici. delle mie ne faccio decorazioni. come tatuaggi nella mente, ornamenti. e c'era pure mia nonna, nel sogno. e sorrideva molto. e anche io, sorridevo. anzi no, io no. non sorridevo, io ero proprio felice. come quando pensi che così tanta felicità non ci può entrare in un cuore così piccolo. poi ti svegli. ed era solo un sogno. sorridi lo stesso e pensi che forse è un po' stupido avere ancora certi sogni nella testa. ma pensi anche che per lo meno i sogni, quelli della notte, puoi lasciare che siano irragionevoli.
anche a trentunanni.
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