sabato 27 dicembre 2014

sotto l'albero

sotto l'albero del natale 2014 tra regali e pacchetti si sono imposte al centro dell'attenzione la mia panza e il matrimonio dell'amichetta. cose da grandi, insomma, capitate tra una scelta e un normale processo di cambiamento che fa succedere le cose ad un certo punto della vita, senza consultarti troppo, dicendoti che, pronto o non pronto che tu sia, ti dona una bella svolta.
e ci si adatta tanto naturalmente a certe rivoluzioni copernicane, che mi sorprende sempre quando succede che ti accorgi che può non sconvolgerti oltremodo una cosa che per anni sembrava sempre più adatta a qualcun altro piuttosto che a te. finisce che le tue scelte, più o meno consapevoli che siano, ti si addicano con appropriatezza e ti facciano sentire abbastanza comoda, che sia con un anello al dito o con una bimba nella panza.

mercoledì 10 dicembre 2014

supercalifragilistichespiralidoso.

ci sono delle sensazioni che le parole non possono coprire.
credo che sia perché per le belle sensazioni non ne hanno inventate abbastanza da star dietro ai battiti del cuore che accelera per l'emozione.
se sei triste rallenta, hai il tempo di trovare la parola giusta.
se sei felice inspiegabilmente accelera e il respiro affannato non raggiunge il pensiero.
le cose belle fanno venire voglia di tornare alla comunicazione primordiale, quella tutta corporeità. resta un sorriso immenso e l'idea che le cose belle hanno un modo stupendo di toccarti dentro.
i viaggi che cominciano con questa sensazione di bellità, non possono che essere dei percorsi magici.

mercoledì 19 novembre 2014

effetto panza

da quando la panza è in bella mostra al centro del mio corpo,
sono molto avvinta dalle reazioni delle persone alla sua visione.
qualunque tipo di persona, conosciuti o sconosciuti, sono ipnoticamente catalizzati da quel mappamondo che porto in giro e non riescono a non interagire in qualche modo con la mia protuberanza.
non l'ho ancora approfondita scientificamente questa cosa qui, ma deve esserci una spiegazione evoluzionistica che fa scattare un sorriso immenso ed una voglia di partecipazione nelle persone più impensabili.
la fenomenologia del rendez vous è un'iniziale illuminazione del volto, che tradisce una partecipazione che non si può occultare. così, la persona di turno è costretta a sgamare la sua reazione con domande sul sesso sul nome e sui mesi. puntualmente, arrivano felicitazioni auguri e attenzioni di ogni sorta. avvincente.
avvincente soprattutto quando riscopro intenerirsi omoni burberi con cui nemmeno ho scambiato due parole per anni di fugaci incontri nei corridoi dell'ateneo: improvvisamente, cominciano a dispensare il loro contributo di benessere al mio stato. le reazioni più divertenti sono quelle delle donne, soprattutto già madri, che mi intercettano con un "brava!", che ha tanto il sapore dell'orgoglio di genere, quasi che il tuo sia un affronto al sistema più che un processo naturale di riproduzione.
sarà la mia piccola statura ad esasperare la contraddizione: un contenitore così piccolo per una cosa così grande ha del tenero, me ne rendo conto, ma lo stato interessante ha dell'interessante per la società che forse si sente un po' salvata dall'audacia di chi, ad oggi, azzarda la follia di mettere al mondo una creatura, suo malgrado ignara del tipo di accoglienza che gli è riservata. allora forse, la speranza che c'è ancora qualche idealista che ci crede che non sia tutto così orrendo da non volerlo condividere con qualche postero, scatena nell'inconscio delle persone un barlume di sopravvivenza.
come se con quelle attenzioni si contribuisse più alla salvaguardia della specie che non alla buona giornata della gravida di turno.

venerdì 14 novembre 2014

cercando un modo nostro





"sarà difficile diventar grande prima che lo diventi anche tu"



si diventa infinitamente piccoli a diventar genitori.


martedì 4 novembre 2014

fisiologia e sociologia a confronto.

le cose che non sai sono molte di più di quelle che ti dicono.
la maggior parte le scopri tra forum improbabili e conversazioni con amiche che già ci sono passate, così che la laurea in medicina ti sembra l'unica strada che avrebbe avuto un senso in tutta la tua vita, almeno per interpretare oggi le sibilline osservazioni della ginecologa e le sue domande inquietanti su parti fisiche che non sai di avere, perlomeno laddove ti chiede di cercarle. 
prima ti dicono che puoi continuare la tua vita perché non sei malata, salvo che non si scopra che la tua vita normale è talmente anormale che da "prendila solo con un po' con calma", l'invito si trasformi nell'intimazione ad immobilizzarti nel letto diventando la versione meno messicana e leggermente meno pulp di un quadro di frida calho.
qualunque tipo di informazione tu possa cercare, la verità non esiste, esiste solo l'opinione e puoi star certa che chiunque, ma proprio chiunque - senza necessariamente aver avuto nulla a che fare nella propria vita con una gravidanza - saprà dispensarti un quintilione di consigli saggissimi su come devi prenderla, su cosa devi fare o pensare, su cosa devi dire al ginecologo e cosa indiscutibilmente starà sentendo la tua bambina. nei casi più inquietanti ti arrivano anche a prescrivere dei farmaci, opinando l'affidabilità del tuo medico curante.
ma senza ombra di dubbio vincono pari merito la top ten del fuori luogo due categorie di consulenti: quelli che ti raccontano di complicazioni terrorifiche vissute o sentite, specificando sempre che ovviamente, non è il tuo caso e quelli che rimandano tutto alla filosofia zen del prendila-così-come-viene-perchè-è-tutto-naturale. sono i miei preferiti, soprattutto se a. sono maschi b. non hanno mai avuto una creatura in corpo in vita loro.
ora, per quanto vada benissimo e sia commovente la compartecipazione emotiva che genera una gravida nel mondo e per quanto io e la mia patullina siamo contentissime di essere subissate di validissimi consigli, che in qualche modo potrebbero avere - ad una lettura ottimistica - un ruolo di supporto socioemotivo, mi sembra evidente che nella mente di una primipara ogni informazione nuova in ingresso aumenti a dismisura la quantità di pensieri che sia possibile generare in una frazione si secondo su tutti gli scenari possibili associati ad una semplice - e neanche ben definita -subcontrazione.
ma nel frattempo, in tutto questo scontrarsi di fisiologia oscura e sociologia spicciola, vince lei che come gli altri smettono di parlare mi batte un bel cinque nella pancia e trasporta nel basso ventre il cervello, con le sue richieste basiche di attenzioni totalizzanti.

domenica 5 ottobre 2014

toc toc

ero nell'ascensore della metro dopo una mattinata faticosa e la testa a metà ancora in quell'aula ottusa e a metà sugli impegni del pomeriggio. una valanga di pensieri pesanti, la stanchezza addosso come uno zainetto pieno e il broncio di chi è concentrato fino all'alienazione.
ero nell'ascensore, sola con tutto questo, quando ha bussato la prima volta.
un tocco minuscolo, chiaro, deciso e divertente come non mi ha divertito mai niente prima di quel momento.
ho sorriso del sorriso più scemo e grande che avevo e non riuscivo a smettere.
la mia psicosi dall'esterno non poteva essere compresa, una pancia non giustifica l'autismo elettrico in cui ero in quel momento e gli altri passeggeri non potevano capire. ma ci penso solo ora  a loro, al momento speravo di incontrare qualcuno per dirglielo. stavo scoppiando. per il resto non mi importava di nulla se non di uscire velocemente dalla metro per chiamare ch. ma costretta nel vagone a ridere da sola come una scema, mi sono goduta quella sensazione di totale magia che non potrò più provare per la prima volta di nuovo.
e ho rallentato.
con la mente coi pensieri con tutto. 
la piccola cazziata per l'errore delle priorità ha colto nel segno.
troppi pensieri a distogliermi dall'unica cosa totalmente importante in questo momento.
e volevo solo tornare a casa e sperare lo rifacesse subito per farlo sentire anche a ch.
capisco l'iniquità della faccenda e cerco di condividere come possibile il mio privilegio, ma il fagiolino dispettoso riserva performance solo privatissime, per il momento.
imparare l'attesa per un'isterica iperattiva è una cosa decisamente interessante, che era iniziata due anni fa con l'incontro che mi ha cambiato la vita e il suo "piano piano" ad accompagnarmi ogni giorno nello slalom delle complicazioni in cui mi muovo e ritorna a bomba oggi con suo figlio che mi dice a suo modo la stessa cosa, ogni giorno, e mi resetta il cervello iperattivo con nuove priorità.
e se uno ti regala il senso delle cose, tu non puoi non amarlo alla follia, diciamolo.

lunedì 1 settembre 2014

impreparatamente

a questa cosa qui non ti preparano.
ovvero io non lo so se qualcuno lo sia, ma io di fatto posso dire che di non esserlo.
e anche se volessi cercare di smentirmi con brillanti razionalizzazioni da manuale di psicologia,
le mie notti totalmente insonni in preda ai pensieri più assurdi sono la prova provata, che no, a questa cosa qui non ero abbastanza preparata. e non ne faccio una questione cronologica - la mia età non è dalla parte dell'incoscienza - credo si tratti proprio di una questione del tutto inaccessibile a speculazioni logico lineari.
che sia tutto naturale è indiscutibile e lapalissiano come il sorgere del sole e che me lo ripetano una continuazione è snervante come la forchetta sul piatto o una voce stridula. d'altronde, che il fatto che si tratti di un processo evidentemente naturale si traduca altrettanto naturalmente in adattamenti psichici è una questione che vorrei sollevare animatamente con chiunque non abbia fisiologicamente vissuto questa cosa della gestazione. per lo meno non lo abbia fatto nel mio corpo e nella mia testa.
e giuro che lo farei con lo stesso avvincimento con cui vorrei approfondire un dibattito sull'onniscenza puerperale con quelle nate predisposte, che sanno tutto e non hanno ansie. non è invidia la mia, è proprio odio. profondo ed irrazionale come la voglia di pain au chocolat che mi ha posseduta per due giorni.
a questa cosa qui non ti preparano.
ovvero te lo dicono che tutto cambia, ma non è abbastanza chiaro finché realmente tutto ha totalmente un'altra prospettiva.
e talmente assurda e irrazionale che, sopravvivendo alle ansie, è una prospettiva che più bella non ce n'è.

lunedì 28 luglio 2014

respirare è sempre la soluzione.

i cambiamenti sono un po' il leitmotiv di questo posto e se c'è una cosa che ho imparato quassù è che non è il cambiamento in sé ad essere rilevante, o per lo meno non sempre, quanto lo stato d'animo con cui lo accogli.
come sempre fa un po' mistico e un po' bacio perugina, ma questa psicologia da blogger low profile, mi serve per fermarmi e respirare quando entro nei meandri di trip mentali in cui le ansie ostruiscono la visuale.
come cercare il panorama con indosso occhiali da sole sporchi.
respirare è la parola d'ordine.
e appena l'ossigeno arriva al cervello, si porta dietro un sorriso scemo e tutto acquista il giusto fuoco.
e quant'è bello, poi, godersi il viaggio.


giovedì 3 luglio 2014

la nuit

le notti che la casa dorme ed io no, sono come dei lunghi deja vu.
poco meno di due anni fa, io leggevo e scrivevo di notte. tutte le notti. o almeno quelle in cui restavo a casa e non avevo troppo da lavorare. soffrivo di insonnia e avevo imparato a farmi compagnia con la musica e le parole. scrivevo molto di più, prima, e le mie giornate erano molto meno ordinate. e le mie notti più lunghe.
ora di notte straordinariamente dormo, e la mia notte non è più solo mia. assuefatta ad abitudini non più straniere, dipendente da quei rituali che si costruiscono in silenzio senza che tu possa sceglierli. mi inquieta tutto ciò che estraneo a questo nuovo equilibrio monadico.
stanotte però non ho sonno e qualche canzone antica mi fa compagnia mentre scrivo e distraggo pensieri maldestri. accanto al pc c'è un sopravvalutato testo di Dyer in cui cercherò qualche risposta in più di quella che si può trovare in una testa appesantita da una giornata passata a sviscerare e codificare pensieri altrui. come se si potesse davvero, codificarli, i pensieri degli altri! ma è la parte che mi riesce meglio, quella di dare risposte sensate alle vite degli altri. le mie risposte, neanche troppo attese, le rimando alle righe di libri improbabili. per lo meno stasera andrà così, in modo che la gitana possa essere sedata ancora una volta, tra un pensiero saggio e un respiro fatto come si deve. perché da grandi pare sia più appropriato essere ragionevoli e pazienti, nella più totale inconsapevolezza di come si possa fare a farlo senza istruzioni.


lunedì 30 giugno 2014

C.V.

l'invio cv è pratica quotidiana della mia generazione, nel mio paese.
noi ci svegliamo, facciamo il caffè, scambiamo due assonnate chiacchiere con compagni ed animali domestici e poi inviamo cv. dopo di che, la giornata comincia.
non c'è la preoccupazione di rispondere agli annunci a cui hai inviato elegante adesione perché tanto non rispondono. un pensiero in meno.
fino a quando non decidi di inviare il primo cv all'estero, più per provocazione alla tua mailing list di recruiter che non perchè realmente ti interessi. è una specie di affronto al paese, quelle personalissime quanto sterili polemiche autoreferenziali che pensi possano patriotticamente smuovere energie verso la tua annoiata ricerca.
ad ogni modo, è venuta anche a me la fregola di sfidare il bel paese inviando il cv a fanculonia, sicura che rientrasse nella prassi dell'invio a vuoto, ma con la sicumera che il solo aver pensato di andarsene potesse ferire la bella patria e spaventarla per il presunto abbandono. ovviamente all'italia non gliene frega niente che io parta, mentre all'Asia interessa che io diventi una di loro. in meno di 24h dall'invio di un'apply che non so nemmeno per cosa l'ho fatta, hanno immediatamente (e con mio stupore anche gentilmente) risposto, per concordare un appuntamento online per il colloquio: quando a me era più comodo, avvisandomi dei tempi e dei modi, ringraziandomi per essermi proposta.
ora, io lo immagino che per qualcuno non sia strano, ma io ho anche fatto selezione del personale e tutte queste attenzioni, non solo non sono proprio contemplate, ma l'idea che una persona offra la propria professionalità quando cerca lavoro è talmente lontana dalla mentalità italica, che la dissonanza cognitiva è la più blanda delle reazioni. non lo so che farò, ma non è questo il punto.
ogni volta che ch sente qualcuna delle mie nuove avventure lavorative salta dalla sedia e mi ripete che dovrei lasciare tutto e scriverle queste mie assurde vicessitudini professionali.
il problema è che ch le sente tutti i giorni queste fairy tales "de no artri", che a chiamarle lavorative mi sembra già di tirarmi un po' la posa. il fatto è che io lo so che ch ha ragione, non perché possa realmente interessare a qualcuno quello che mi accade nel diario, ma perché magari a scriverle le cose assurde ci ridi su meglio visto che diventano un po' più estranee. è probabile che ad un certo punto lo farò, di scrivere quello che succede dentro all'università ad una tretatreenne con due lauree un dottorato europeo un master e ottomila pubblicazioni nel nostro bel paese. ma non che mi interessi la denuncia sociale o quelle altre cose lì, sia chiaro. per quanto tra i vari titoli annoveri quello di sociologa, devo ammettere di non aver affatto la stoffa dell'attivista, però a raccontarle certe cose non si può non ridere. un giorno, seguirò il consiglio di ch e comincerò a scrivere di quella volta che mi chiesero oltre duecentocinquantamilioni per pagarmi il concorso perché loro non potevano fare a meno di me o del fatto che per quasi un anno l'affitto me l'ha pagato un lavoro indiscutibilmente immorale come il ghost writing.
e soprattutto che facendo vincere la moralità, a perderci sono solo io, ma è il compromesso che si deve stringere con la voglia di restare quaggiù, dove le radici e il cuore sono maledettamente una cosa sola.
un giorno scriverò ad hoc qualche post su questo,
fosse solo per raccontarmi che se quello a cui aspiravo era non annoiarmi da grande, sono stata di parola.

venerdì 30 maggio 2014

rallentamenti in zona vita.

stamattina ho rallentato.
era totalmente necessario che rallentassi, quindi ho fatto tutto pianissimo.
quando non posso staccare, rallentare ha il sapore giovanile delle vacanze. 
ma non quelle dei viaggi, le vacanze in cui ti riempi di cose da fare, ma quelle dei tempi di scuola, che hanno un sapore tutto loro. vuoto e rilassante.
il sapore delle vacanze di scuola lo ritrovi all'università il pomeriggio dopo un esame difficile e da grandi quando hai il lusso di rallentare è così. c'è un sapore nell'alterare il tempo che ci si può concedere che è buono come le ciliegie che ho mangiato ieri. 
e a me il rallentare e le ciliegie sono due cose che non mi sono mai piaciute. 
invece ora rallento senza horror vacui e mangio ciliegie come fossero caramelle.

ed il più felice è sempre il cane.

domenica 18 maggio 2014

quel chiarissimo indistinto.

in questi giorni siamo stati in piena attività per la promozione dell'ultimo libro di mio padre sul blur design.
il mio cervello bombardato da emozioni d'ogni sorta: dalla tensione alla commozione senza soluzione di continuità. io sono per antonomasia un crogiolo di sentimentalismi, se poi ci mettiamo i miei amori di mezzo non la finiamo più. da cui, vedere il successo del piccolo manualetto con i disegnini di mia sorella dentro essere trattato così bene, ha avuto un effetto esplosivo sulle immagini mnestiche delle vicende familiari più intime, che dai miei pochi anni hanno portato fino a quel momento preciso in cui estranei famosi parlavano di grimaldi. perchè un successo non si costruisce dalla mattina alla sera e talento e creatività sono blur esattamente come lo è il mercato del design oggigiorno. la creatività a casa grimaldi era nella stanza dei giochi con lavagna gigante e disegno libero sui muri, era nei prelibri di munari e nelle filastrocche di rodari, era nelle giornate in pineta a far la guerra ad acqua e nei pomeriggi a registrare improbabili trasmissioni su primitive cassette. ma era anche nei noiosi tempi di studio, nelle lunghe visite ai musei e negli sguardi educativi fulminanti. c'è sempre stato molto blur in casa grimaldi. ognuno svolgeva bene il proprio ruolo, ma lo faceva con la convinzione che era essenziale perchè l'altro potesse fare bene il suo. e mio padre non lavorava, lui era creativo, mia madre non studiava, era appassionava, mia sorella non faceva i compiti, disegnava. tutti oltre le righe, tutti perfettamente fuori misura per un mondo ordinario e fuori luogo per una vita lineare.
e io questo blur me lo porto dentro, oggi che a trentatreanni ascolto parlare di mio padre e mia sorella e la so la storia che c'è dietro; la storia di predestinazione al romanticismo creativo che è tanto meno affascinante rispetto a come appare, quanto più invadente ed inevitabile si figuri; la storia di una creatività che è la sostanza psicotropa più invasiva che abbia mai conosciuto, sottovalutata ed invidiata. ma è la storia del bello che c'è guardando, da fuori, gli occhi estranei che si posano con ammirazione sui tuoi amori, geniali ed apprezzati, che ti fa uscire da quello stomaco tutto aggrovigliato dalla tensione un "assafà" di quelli che si portano tutta una vita di perplessità. ed è tutto molto bello.

lunedì 31 marzo 2014

certi lunedì.

certi lunedì hanno l'aria di essere più lunedì di altri.
sono quelli in cui ti svegli con la convinzione che non deve cominciare solo una settimana, ma tutto il resto della tua vita.
anche se poi basta il primo caffè per sedare l'animo più rivoluzionario e l'occhio interdetto del cane per farti sentire un tanto eccessivo per un lunedì mattina.
nonostante il miglior sole del mese.
in giorni così, dopo altri di distacco volontario dalla quotidianità, l'equilibrio lo puoi trovare solo in equazioni di continuità tra passato e futuro. ricostruzione come ricollocazione.
in lunedì così, la dissonanza di periodi stonati trova accordo nelle parole familiari di chi può assicurarti che non ti stai tradendo, anche se ti stai solo un po' perdendo. che la vita da attinia sentimentale non è in distonia con l'atavica e celebrata indipendenza di cui ti fai vanto. è solo esperienza. è solo consapevolezza che sai di farcela da sola, ma in due è più bello e i compromessi si possono accettare se scendono a patti con la parte più fragile e forte che hai. se la versione  2.0 di te appare imbarazzantemente sentimentale non è un tradimento, ma evoluzione. e sentirsi dire che qualunque scelta è quella giusta se non rinuncia più a niente del bello che è qui ed ora ha un gusto di rivoluzione silenziosa, che non sembra così estranea.
mai abbastanza lontani, per ricordarsi che se c'è stato qualcosa che ha brillato meno è stato solo perché servisse ad imparare a far brillare sempre le cose preziose, incondizionatamente.
in lunedì così, la fortuna sfacciata di avere legami straordinari fa venire voglia di sorridere, anche se è lunedì.

domenica 23 marzo 2014

tu chiamala se vuoi "pucundria"

domenica pomeriggio e pioggia non vanno assolutissimamente d'accordo.
ieri era primavera, oggi grandina e lo so che marzo è pazzo e che la domenica è di suo un giorno bello finchè non arriva la sera, ma la sensazione troppo forte per essere contenuta e razionalizzata chiede di rovesciarsi su foglio bianco.
è un sapore di nostalgia, misto ad ansia, misto a tristezza, che quaggiù assomiglia a quello che è dentro la parola "pucundria". sarà il tempo, sarà la primavera, sarà che sono stanca o sarà che è un periodo curioso, perfettamente a metà tra la tensione curiosa e positiva del sabato mattina e la pucundria della domenica sera.
sarà quel che sarà, a me fa strano sentire tutto estraneo.

e lo è particolarmente alle diciannoveecinquantacinque di questa domenica sera tutto strano ed estraneo, pieno di tanti estranei che non sanno nemmeno di esserlo.
questa sorta di nostalgia di non si sa cosa precisamente che si mischia a quella sconosciuta piccola impercettibile eccitazione per un'altrettanta incognita esistenziale. starò definitivamente perdendo la testa.
ed il mio cane che mi guarda come fossi pazza ha forse ha ragione. immagino nei suoi occhi perplessi lo sguardo che avrei se mi potessi guardare da fuori.
anch'io mi coccolerei come fa lui, probabilmente, mentre come me aspetta che il nostro amore torni a rassicurarci che vada come vada, andrà sicuramente tutto bene perchè così deve andare.

aspettare che torni lui per distenderci addosso e farci pettinare i pensieri è l'unica soluzione che al momento pare sensata.

lunedì 10 marzo 2014

quella tanta umanità.

homo sunt, humani nihil a me alienum puto. (terenzio)


la quantità di umanità che si trova in giro di sti' tempi è decisamente e soprendentemente oltre le aspettative.
e forse il non riuscire a stupirmi oltremodo per le robe umane che questa umanità è in grado di generare un po' mi dispiace.
tutto mi tocca e niente mi stranisce.
se qualcuno, di quando in quando, volesse tenersi qualcosa per sé, confesso, non mi dispiacerebbe.
dall'umanità umana non si può andare in vacanza, men che mai se hai deciso di averci a che fare per deformazione esistenziale.


martedì 25 febbraio 2014

mementomori


 “Se vuoi essere felice, comincia ad essere felice” - Lev Tolstoy



niente menate sul fatto che si tratta di merce rara.
niente menate sul fatto che è per pochi eletti.
niente menate, insomma, su tutto quello che rende una cosa bella troppo 
per essere raggiunta.
non è epicureismo né buddismo. non è psicologia da rizla psicosomatica nè
magia nera d'altri tempi. 
non è niente che non sia buona letteratura e buon senso.
vuoi essere felice, dice leo, comincia a farlo.
mica poi è così difficile: scegli una cosa bella al giorno che ti faccia ridere e

poi semplicemente, banalmente, stupidamente, ridi.  
alla fine è solo la tua vita, che vuoi che sia.

mercoledì 19 febbraio 2014

tesi antitesi e sintesi

mi sono svegliata il giorno della discussione con un unico pensiero, "i ringraziamenti, mannaggiabbubbà, ho dimenticato i ringraziamenti!". perchè a me piace ringraziare. anche se è un fatto al sapore di hari krishna, mi prende così, che se mi succede una cosa bella devo condividerla, perchè so bene che in qualità di sanguisuga esistenziale c'è sempre un contributo esterno alla mia causa, di qualunque causa si tratti.
eppure nel vortice di indifferenza in cui avevo cercato di far passare questa roba della seconda laurea ho perso di vista la parte più importante della tesi: i ringraziamenti. e non li riscriverò quissù perchè non avrebbe senso, però lo penso che è bello avere assecondatori si sogni che mi sopportano e supportano.
ed è bello che, faticando come pochi sanno bene quanto, autistiche soddisfazioni pettinino l'autostima e la voglia di non smettere, anche se appare decisamente insensato anacronistico infruttuoso e faticoso. 
se ho scelto di fare una tesi sul benessere è perchè ne gira seriamente poco in circolazione e trovo questa una delle cose più tristi di sempre.  e non è solo perchè c'è la crisi e ci sono i problemi, web o non web, il benessere che dico io passa proprio in mezzo ai problemi, ci sguazza dentro, li attraversa, li aggira e gli ride in faccia. il benessere che piace a me ha la forma del flusso ottimale di Csikszentmihalyi: è un impegno non un miracolo fortuito; una precisa voglia di ridere, nonostante tutto e alla faccia di tutto; un equilibrio flessibile che si trova solo appoggiandosi un po' qua e un po' là, spudoratamente squilibrati e impegnati nella più creativa delle attività che si possa chiedere ad essere umano: stare bene.


lotterai. l'otterrai. lo terrai. (cit)

giovedì 30 gennaio 2014

tretratrètrentiniandaronoatrento

a trentatrè anni gesùbambino l'hanno messo in croce.
io non sono cristiana, direi piuttosto agnostica e abbastanza anticlericale, però l'italianerrima educazione cattolica mi scorre mio malgrado nelle vene. per quanti tentativi io voglia fare di aprire schermaglie dirette e blasfeme contro il sistema-dio, immancabilmente mi vengono idee che hanno il sapore salesiano. lo aborro, ma aborro anche la mia bassa statura e la cattiva educazione, eppure non mi accanisco.
questo perché da un mese ho trentratrè anni e la croce trascinata sul Sinai assomiglia alla scalata quotidiana in cui si è tradotta la sopravvivenza nel mio mondo. banale anche a dirsi ormai: la crisi, il lavoro che non c'è, il lavoro che se c'è è sottopagato, i diritti sono un optional, le tasse sono un obbligo, gli stipendi sono ridicoli ed i prezzi irripetibili, il rosso in banca, allora andiamo via, ma via dove, altrove non mi piace, voglio lavorare per vivere non vivere per lavorare, eppure non c'è futuro, ma pure il presente lascia a desiderare, l'affitto non si paga da solo, andiamo presto a cinema che li stanno chiudendo tutti, non ho tempo di dormire non ho voglia di uscire, facciamo una cena, ma tutto fa male, c'è la terra dei fuochi ed il freddo invernale. poi piove e ho tanto da fare.e menomale che ci sei tu amico/amore mio.
standardissimi processi mentali di trentatrenni partenopei che non mollano il popolo eletto.
come il panno della maddalena arriva l'ossigeno relazionale nelle serate tra amici a sperare in tempi migliori e infiocchettare quelli presenti e anche i giorni peggiori si chiudono tra le braccia ognuno del proprio amore. le relazioni non sono solo relazioni amorose ed amicali sono ancore, mondi, alfa ed omega. ha tutto senso solo se condiviso, affrontare questa salita da soli sarebbe atroce. meglio farlo tra un pianto ed una risata.
c'è violenza in questa crisi, sfiorare la sopravvivenza e non potersi lamentare perché si ha il minimo in un momento dove anche quello è un optional, fa incazzare o deprimere a giorni alterni.
eppure i miei cani scondinzolano lo stesso, la minion della mia migliore amica ha preso a camminare, la gente si sposa e i sogni si lasciano sognare.
e non abbiamo mai avuto tempi così difficili solo perché non abbiamo mai avuto trenatreanni in periodi di crisi, ma perfino gesùbambino poi è risorto e alla lunga, ora dicono, sia a godersi l'eternità.