c'è un posto su un'isola costruita attorno ad un vulcano, un posto da cui le cose si vedono con colori diversi. da questo posto vedi cadere una quantità di stelle che tutto il cielo assieme non le contiene tutte quelle stelle cadenti lì. eppure ci sono e le vedi tutte, da quel posto in mezzo al mondo in cui ti viene voglia di esprimere desideri precisi e dettagliati. c'è un gatto, che guarda le stelle cadenti e coccola sogni di ospiti attenti a sfumature sentimentali. c'è un gatto in quel posto su quell'isola col vulcano che accarezza le carezze di un terrazzo guardato dall'alto. ed è un gatto già visto in qualche altro modo, con gli occhi verdi e movimenti delicati, che ti insegna ad amare e lasciare andare.
in quel posto lì il cielo è più vicino, per questo si vedono più stelle e gli sbuffi del vulcano che ti osserva dalla destra sono come baci soffiati sui pensieri in sospensione.
le parole sono sussurrate, le canzoni caricate lentamente, perchè il tempo su quel posto vista cielo è un tempo lento astratto ed intimo.
e nel punto in cui il mare bacia le nuvole lo puoi vedere il senso di essere capitati in quel posto come burattini di burattinai attenti ed affettuosi, che il senso non te lo spiegheranno, ma te lo indicheranno come disegno su una mappa in divenire.
c'è un posto, su un'isola costruita attorno ad un vulcano, un posto abitato da un gatto e da calabroni gentili, che ti lascia senza respiro per l'overdose di magia che ci abita dentro.
quel terrazzo vista infinito, che ripensadoci ora sembra non essere mai esistito.
lunedì 20 agosto 2012
mercoledì 8 agosto 2012
aria strana
certe sere la senti con tutta la sua consistenza, l'aria strana.
la senti come i vestiti che ti si attaccano addosso e i capelli che sembrano essere lì solo per farti un dispetto. perchè quando l'aria è strana il tuo corpo non collabora con interesse. le gambe non reggono il peso e le braccia sono pesanti ed inutili. l'aria strana ti fa venir voglia di indossare quelle tute degli astronauti e sentirti goffo per qualcosa che metti e non per qualcosa che sei.
di giorno il caldo ti confonde, ti rallenta perfino i pensieri.
di notte, invece, quella stessa pensantezza trova una sua forma. lucida e invadente.
e io non so più parlare quando tutto mi assale così.
la senti come i vestiti che ti si attaccano addosso e i capelli che sembrano essere lì solo per farti un dispetto. perchè quando l'aria è strana il tuo corpo non collabora con interesse. le gambe non reggono il peso e le braccia sono pesanti ed inutili. l'aria strana ti fa venir voglia di indossare quelle tute degli astronauti e sentirti goffo per qualcosa che metti e non per qualcosa che sei.
di giorno il caldo ti confonde, ti rallenta perfino i pensieri.
di notte, invece, quella stessa pensantezza trova una sua forma. lucida e invadente.
e io non so più parlare quando tutto mi assale così.
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