giovedì 22 aprile 2010

fontana di trevi

lo scrosciante ruomore dell'acqua cancella il vociare scomposto delle persone accoccolate attorno alla vasca celeste. è tardi, ma il sole concede ultimi riflessi d'argento al tritone imponente. mi trascino e con me la stanchezza piacevole di giorni complessi. ho in mano un gelato e guardo distratta il muoversi delle cose attorno. non sento niente e le immagini si accavallano in una centrifuga di colori indistinguibili. riconosco nella nebulosa percettiva solo le urla di un bambino con gli occhi a mandorla. i miei occhi lo trovano e prendo a fissarlo. avrà avuto tre anni. attira la mia attenzione quel nano urlante, che si sbraccia per liberarsi dalla presa del magro ed occhialuto genitore. sorrido. quel microbo orientale cerca solamente di entrare nella grande, accattivante ed inutilmente vuota piscina. lo capisco. sorrido ancora. i suoi capricci sono in perfetta sintonia con il mio gelato nero. il più buon cioccolato di sempre, amaro e denso. ogni cucchiaino è una carezza ai miei pensieri pesanti. mangio il gelato e le urla di quel bambino mi si intonano. come lui, anch'io non capisco perchè debba rinunciare ad una felicità a portata di mano. è tutto così semplice che non si può non capire.
il mio gelato è finito. il bambino ha trovato altre occupazioni. io no. metto una mano in tasca e trovo una monetina. ho una monetina. ho una monetina da buttare nella fontana dei desideri. ho anche un desiderio.
una monetina ed un desiderio, li ho entrambi.

una monetina per ogni pensiero. se bastasse come garanzia, riempirei gli oceani.

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