sono giornate strane. belle e strane. era da tanto che non ero in vacanza così. in vacanza da me, intendo. o meglio dalla mia bulimia d'azione. dal mio riempirmi di cose da fare per sentirmi utile al mondo o forse piuttosto per non sentirmi inutile nel mondo. mi sento un po' come dopo una lunga malattia, quando in sostanza sei guarito, ma ti senti debole e non sai se riesci a fare proprio tutto come prima. non sai nemmeno se vuoi farlo, tutto come prima. non è che ti senti male, però non ti senti proprio in forma. vuoi stare ancora a metà tra te e il resto. vuoi essere convalescente, appunto. ricordo quando ebbi la gastrointerite acuta, dopo un mese di flebo ci volle un altro mese prima di riprendermi. prima che ricominciassi a mangiare solidi ci vollero due settimane e le minacce del medico che non andava via finchè non finivo il pollo. ricordo perfettamente la scena: io ero nel letto, nella mia vecchia stanza, con i mobili da ragazzina in legno chiaro, che protestavo con il vassoio davanti e quell'omone severissimo seduto sul letto di mia sorella, accanto al mio. diceva che non se ne sarebbe andato finchè' non avessi finito tutto quello che era nel piatto. lo ho odiato come poche volte nella mia vita mi è accaduto. ma ho mangiato, pur di farlo andare via. l'odio a volte serve. quella volta è servito. ora non è che odio proprio. ma gli opposti hanno confini labili. ad ogni modo, ora sono in vacanza da me e la risposta alla voglia che non ho di fare e relazionarmi la trovo nei libri. in tre giorni ho consumato tre libri ed oltre mille pagine di parole. fagocito emozioni su carta. non so se è giusto reagire così al non voler pensare, ma a me sembra giusto, perchè mi fa star meglio. ho il cellulare spento e (tranne in questo momento) non uso il computer. mi sembra sano. mi sembra giusto. imparare a star da soli, anzi, imparare a bastarsi. provare un certo piacere nella sola compagnia di se stessi. "bisognarsi" mi sembra qualcosa di assolutamente sano. ne guadagnano le mie relazioni. sono migliore con gli altri dopo aver passato un bel po' di tempo sola con me, senza fare detestamento, ma semplicemente lasciandomi vivere con leggerezza e pensieri che non trattengo. li lascio andare e non cerco di analizzarli. li vivo. mi vivo. auspicabile preludio ad una rinascita. come si può pensare di dare qualcosa se non si sa cosa si ha? io non lo so più cosa ho da dare, se qualcosa ancora ho. ma so che la risposta non la troverò certo fuori di me.
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