ci sono certe cose che non hanno le parole.
quelle cose che non si fanno dire perchè perfino pensarle è difficile.
eppure sono facili in modo disarmante.
la mia mente è tacitamente avvinta da un periodo senza altre parole.
ogni cosa ha il suo tempo e questo tempo ha bisogno di tempo per essere raccontato.
un giorno, forse.
venerdì 25 maggio 2012
venerdì 11 maggio 2012
ho incontrato il nulla ed aveva una faccia conosciuta
io sono ostinata - è indubitabile - ed ostinarsi contro l'evidenza a ricavare qualcosa dal nulla è il mio diletto. ragion per cui mi trovo avvinta in vuote conversazioni che solo post hoc e con sforzi di lucidità mi accorgo di aver riempito da sola. è che io, ostinatamente, cerco il magico nei dintorni e soprattutto nelle persone che ho intorno. è una questione di ostinazione, indubbiamente, giacchè è una ricerca paragonabile al santo graal, all'ago nel pagliaio, all'etero tra gli uomini che capiscono le donne. ma è anche una questione di grande fede, che - diciamolo - per un'agnostica come la sottoscritta ha il vantaggio trasversale di diventare un riempitivo di vuoti emozionali. credere che in chiunque ci sia qualcosa di più ed occasionalmente perfino di magico, che aspetta solo di essere tirato fuori è roba mistica e finisce per acquisire un effetto lisergico: si comincia a vedere profondo anche quando indiscutibilmente non c'è e si comincia a vedere bello anche quello che bello non è. qualcosa dove c'è solo il nulla. che dire, nient'altro che l'ennesima missione all'annovero delle mie ossessioni.
lunedì 7 maggio 2012
le cose belle accadono.
il vento sta cambiando.
sta arrivando mary poppins
e niente sarà più uguale dopo.
perchè da quel momento sapremo risolvere tutto semplicemente
e avremo trovato finalmente il nostro pensiero felice.
sta arrivando mary poppins
e niente sarà più uguale dopo.
perchè da quel momento sapremo risolvere tutto semplicemente
e avremo trovato finalmente il nostro pensiero felice.
domenica 6 maggio 2012
diversamente ordinata.
a volte penso che se uno sconosciuto accedesse al mio pc, ancor peggio se dovesse cercare informazioni oppure se lo stesso entrasse in casa mia e passeggiasse tra le mie cose, senza visita guidata, non conoscendomi - in quanto sconosciuto -, costui potrebbe erroneamente pensare che io sia disordinata, così come impropriamente si pensa e si dice in giro. perchè sfugge il fatto che, in realtà, è tutta una questione di prospettiva. nient'altro. ricordo il mio ex inseguirmi per casa con tutti i tappi aperti e relativi barattoli recriminandomi l'incapacità di richiudere le cose. impazziva per questa cosa qui. il fatto che prendendo qualcosa gli si rovesciasse tutto perchè non avevo chiuso, lo faceva imbestialire. e nemmeno l'evidenza che fosse un suo problema dal momento che a me non accadeva lo ha mai convinto, devo dire. non vinceva mai il mio placido sorriso contro le sue urla esasperate. non lo capiva quanto senso avesse non richiudere una cosa che da lì a poco avrei dovuto riaprire. ne faceva una questione di ordine, lui che poi disordinato lo era per davvero, non come me, che lo sono solo apparentemente. ho cercato di spiegargliela quella cosa lì, che io sono diversamente ordinata. ma non credo abbia mai capito a fondo. e non per una questione di idioma. perchè il mondo non lo capisce. sono un'ordinata incompresa io, una sregolata sistematica. non saprei, ma disordinata mi offende. le cose non sono altro che la proiezione di quello che ho nella testa che, d'altronde, disordinatamente, a fatica e con percorsi non lineari, produce però cose abbastanza sensate. per la maggior parte del tempo, più o meno. è che nelle cose movimentate mi trovo più a mio agio, ma non c'è approssimazione nel mio caos. è che non so spiegarlo e così questa cosa viene diffusamente fraintesa.
a me l'ordine piace, ma non l'ordine conformistico; l'ordine personale che ciascuno riversa nel proprio mondo. la scompostezza, a suo modo, m'intriga.
a me l'ordine piace, ma non l'ordine conformistico; l'ordine personale che ciascuno riversa nel proprio mondo. la scompostezza, a suo modo, m'intriga.
un pomeriggio in soffitta.
era un bel po' che non lo facevo, da sola soprattutto. e mi sono sentita imbranta come tutte le persone che si dimenticano com'è che si fa, maldestra e scoordinata come quando ti senti esteticamente impacciato. sono quelle volte in cui i muscoli della faccia ti si addomesticano sulla guancia a forma di sorriso. la paresi timida è per via di quel senso di libertà rubata all'ordinario, quell'omonima impacciata sensazione d'eversione che scatta quando ci si compra un gelato, da soli, al ritorno dal lavoro. non è che io non mi faccia talvolta regali immateriali, concessioni alle mie molte intransigenze. è che per disposizione prevedono sempre in qualche modo un agito o una condivisione. me ne sono regalati tanti di momenti di puro abbandono lo scorso anno. ma è diverso quando c'è una ragione, qando c'è qualcun altro. invece erano anni che non facevo proprio questo, assolutamente da sola. in pieno pomeriggio, senza nessuna ragione e senza alcuna premeditazione ho chiuso le imposte della soffitta, mi sono spogliata di tutto, compreso i pensieri e mi sono messa sotto al piumone con l'intento impertinente di non fare assolutamente nulla. nemmeno leggere, nemmeno pensare, nemmeno dormire. ho passato due ore a non fare nulla.
occhi aperti, corpo impegnato solo a concedersi lo spazio nel letto che da poco ho ripreso ad occupare e cervello totalmente scollegato.
io, un pomeriggio qualunque e il nulla.
occhi aperti, corpo impegnato solo a concedersi lo spazio nel letto che da poco ho ripreso ad occupare e cervello totalmente scollegato.
io, un pomeriggio qualunque e il nulla.
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