se io dovessi pensare a come dovrebbe essere una cosa perfetta penserei
ad un modo in cui gli occhi ridono, abbracciati da rughe tutt'intorno
oppure ad un sorriso che accompagna una voce calda, ma la più calda di mai.
se io dovessi pensare a cosa mi farebbe credere alla magia penserei
all'incastrarsi di un pensiero nella piega della fronte che contiene le domande fatte nel modo giusto con le risposte già dentro. ma anche no.
immaginerei parole dette bene ed un sacco di cose sensate dette senza senso. e viceversa. irragionevoli squilibri con l'aria serissimamente equilibrata.
se io dovessi pensare alla cosa che mi assomiglia di più vedrei una serie di espressioni familiari con dietro un non stupirsi del fatto che tutto possa stupire come una prima volta.
la naturalezza della sincronia.
il caffè delle sei.
le parole infinite.
il mai abbastanza.
la risata più bella di sempre.
e non guardarmi, che mi fai venire voglia di infinito.
giovedì 11 ottobre 2012
mercoledì 19 settembre 2012
Tu chiamalo, se vuoi, un calesse.
scoprire di essere state lucide senza saperlo. memorie trovate per caso di una storia giusta solo per il tempo che è durata. non ricordavo nemmeno di averle scritte queste cose qui.
agosto 2011. lago di sanabria. spagna.
Tu chiamalo, se vuoi, un calesse. perché il suo nome non lo conosco. Non ho mai avuto il coraggio di chiamarlo amore nonostante il sospetto che un passionale abbandono potesse assomigliarvi. Se tutto è sempre e prevalentemente una questione di tempi possiamo allora chiamarlo tempismo. Tempi in attesa si incontrano per attendere assieme facendosi compagnia.
Tutto è dove deve essere. C'è il reciproco animalesco bisogno di un corpo da stringere, la tenera e violenta necessita' di un abbraccio caldo, l'urgenza fiabesca di dare un volto ad un desiderio. Calore. È anche una questione termica, a volte. È il freddo dentro che cerca validi caloriferi per il disgelo emozionale.
Io non lo so che nome ha quando un incontro non resta nell'anticamera della tua vita, ma vi si insinua causando un entropico squilibrio.
Se tutto ha una scadenza che data è scritta su una storia che parla lingue diverse? Sul bilico di un adattamento che assomiglia piuttosto ad un abbandono?
"Ho sofferto, usare con cautela". Questo era scritto sulle mie valigie arrivata nella ciudad. E usare cautela era per me solo limitarsi a giocare, ma giocando ad azzardo sul tavolo dei dilettanti. E ora non so che farne delle mie carte.
Un bacio concesso all'insoluto dispetto diventa il passe par tout per l'autocompiacimento e la deriva per la curiosità morbosa del superarsi. Incontrarsi nella voglia di andare oltre senza sapere dove. Disegnarsi il pericoloso diversivo e distrarsi a tal punto da non aver più modo per ritrovarsi.
agosto 2011. lago di sanabria. spagna.
Tu chiamalo, se vuoi, un calesse. perché il suo nome non lo conosco. Non ho mai avuto il coraggio di chiamarlo amore nonostante il sospetto che un passionale abbandono potesse assomigliarvi. Se tutto è sempre e prevalentemente una questione di tempi possiamo allora chiamarlo tempismo. Tempi in attesa si incontrano per attendere assieme facendosi compagnia.
Tutto è dove deve essere. C'è il reciproco animalesco bisogno di un corpo da stringere, la tenera e violenta necessita' di un abbraccio caldo, l'urgenza fiabesca di dare un volto ad un desiderio. Calore. È anche una questione termica, a volte. È il freddo dentro che cerca validi caloriferi per il disgelo emozionale.
Io non lo so che nome ha quando un incontro non resta nell'anticamera della tua vita, ma vi si insinua causando un entropico squilibrio.
Se tutto ha una scadenza che data è scritta su una storia che parla lingue diverse? Sul bilico di un adattamento che assomiglia piuttosto ad un abbandono?
"Ho sofferto, usare con cautela". Questo era scritto sulle mie valigie arrivata nella ciudad. E usare cautela era per me solo limitarsi a giocare, ma giocando ad azzardo sul tavolo dei dilettanti. E ora non so che farne delle mie carte.
Un bacio concesso all'insoluto dispetto diventa il passe par tout per l'autocompiacimento e la deriva per la curiosità morbosa del superarsi. Incontrarsi nella voglia di andare oltre senza sapere dove. Disegnarsi il pericoloso diversivo e distrarsi a tal punto da non aver più modo per ritrovarsi.
martedì 18 settembre 2012
oniricamente reale.
ci sono dei periodi che ti capitano attraverso.
come quando in un sogno vedi un treno che arriva e ti accorgi di essere sulle rotaie. senti che sta venendo incontro, che si avvicina troppo, ma mentre lo stai pensando è già ad un niente da te e mentre pensi che dovresti aver paura ti accorgi che in realtà ti sta attraversando. e fa quel rumore che esiste solo nei sogni. e nei film. o forse nei sogni perchè nei film. quel rumore che sembra ti stia strappando la pelle, mentre invece, semplicemente, ti sta attraversando.
ma è solo un sogno. o un film. quindi è possibile.
sono così quei periodi in cui a scrivere solo un pensiero ti sembra che tutti gli altri ci restino male, vengano persi. perchè sono troppi e non hanno ordine di priorità, ma si accavallano direttamente nei polmoni in un'orgia di possibilità.
li respiri i pensieri in questi periodi qui. per cui inevitabilmente di conseguenza ti senti mancare il respiro e senti che tutto potrebbe attraversarti come quel treno del sogno. e assieme al fiato sospeso, sale l'orrenda paura che se ti anestetizzi alla sopravivvenza, una volta distratta, magari, potrebbe essere che arriva un qualcosa che non ti attraversa più e proprio quella volta, quell'unica volta in cui non avevi avuto più paura, ti investe.
come quando in un sogno vedi un treno che arriva e ti accorgi di essere sulle rotaie. senti che sta venendo incontro, che si avvicina troppo, ma mentre lo stai pensando è già ad un niente da te e mentre pensi che dovresti aver paura ti accorgi che in realtà ti sta attraversando. e fa quel rumore che esiste solo nei sogni. e nei film. o forse nei sogni perchè nei film. quel rumore che sembra ti stia strappando la pelle, mentre invece, semplicemente, ti sta attraversando.
ma è solo un sogno. o un film. quindi è possibile.
sono così quei periodi in cui a scrivere solo un pensiero ti sembra che tutti gli altri ci restino male, vengano persi. perchè sono troppi e non hanno ordine di priorità, ma si accavallano direttamente nei polmoni in un'orgia di possibilità.
li respiri i pensieri in questi periodi qui. per cui inevitabilmente di conseguenza ti senti mancare il respiro e senti che tutto potrebbe attraversarti come quel treno del sogno. e assieme al fiato sospeso, sale l'orrenda paura che se ti anestetizzi alla sopravivvenza, una volta distratta, magari, potrebbe essere che arriva un qualcosa che non ti attraversa più e proprio quella volta, quell'unica volta in cui non avevi avuto più paura, ti investe.
lunedì 20 agosto 2012
terrazzo vista infinito.
c'è un posto su un'isola costruita attorno ad un vulcano, un posto da cui le cose si vedono con colori diversi. da questo posto vedi cadere una quantità di stelle che tutto il cielo assieme non le contiene tutte quelle stelle cadenti lì. eppure ci sono e le vedi tutte, da quel posto in mezzo al mondo in cui ti viene voglia di esprimere desideri precisi e dettagliati. c'è un gatto, che guarda le stelle cadenti e coccola sogni di ospiti attenti a sfumature sentimentali. c'è un gatto in quel posto su quell'isola col vulcano che accarezza le carezze di un terrazzo guardato dall'alto. ed è un gatto già visto in qualche altro modo, con gli occhi verdi e movimenti delicati, che ti insegna ad amare e lasciare andare.
in quel posto lì il cielo è più vicino, per questo si vedono più stelle e gli sbuffi del vulcano che ti osserva dalla destra sono come baci soffiati sui pensieri in sospensione.
le parole sono sussurrate, le canzoni caricate lentamente, perchè il tempo su quel posto vista cielo è un tempo lento astratto ed intimo.
e nel punto in cui il mare bacia le nuvole lo puoi vedere il senso di essere capitati in quel posto come burattini di burattinai attenti ed affettuosi, che il senso non te lo spiegheranno, ma te lo indicheranno come disegno su una mappa in divenire.
c'è un posto, su un'isola costruita attorno ad un vulcano, un posto abitato da un gatto e da calabroni gentili, che ti lascia senza respiro per l'overdose di magia che ci abita dentro.
quel terrazzo vista infinito, che ripensadoci ora sembra non essere mai esistito.
in quel posto lì il cielo è più vicino, per questo si vedono più stelle e gli sbuffi del vulcano che ti osserva dalla destra sono come baci soffiati sui pensieri in sospensione.
le parole sono sussurrate, le canzoni caricate lentamente, perchè il tempo su quel posto vista cielo è un tempo lento astratto ed intimo.
e nel punto in cui il mare bacia le nuvole lo puoi vedere il senso di essere capitati in quel posto come burattini di burattinai attenti ed affettuosi, che il senso non te lo spiegheranno, ma te lo indicheranno come disegno su una mappa in divenire.
c'è un posto, su un'isola costruita attorno ad un vulcano, un posto abitato da un gatto e da calabroni gentili, che ti lascia senza respiro per l'overdose di magia che ci abita dentro.
quel terrazzo vista infinito, che ripensadoci ora sembra non essere mai esistito.
mercoledì 8 agosto 2012
aria strana
certe sere la senti con tutta la sua consistenza, l'aria strana.
la senti come i vestiti che ti si attaccano addosso e i capelli che sembrano essere lì solo per farti un dispetto. perchè quando l'aria è strana il tuo corpo non collabora con interesse. le gambe non reggono il peso e le braccia sono pesanti ed inutili. l'aria strana ti fa venir voglia di indossare quelle tute degli astronauti e sentirti goffo per qualcosa che metti e non per qualcosa che sei.
di giorno il caldo ti confonde, ti rallenta perfino i pensieri.
di notte, invece, quella stessa pensantezza trova una sua forma. lucida e invadente.
e io non so più parlare quando tutto mi assale così.
la senti come i vestiti che ti si attaccano addosso e i capelli che sembrano essere lì solo per farti un dispetto. perchè quando l'aria è strana il tuo corpo non collabora con interesse. le gambe non reggono il peso e le braccia sono pesanti ed inutili. l'aria strana ti fa venir voglia di indossare quelle tute degli astronauti e sentirti goffo per qualcosa che metti e non per qualcosa che sei.
di giorno il caldo ti confonde, ti rallenta perfino i pensieri.
di notte, invece, quella stessa pensantezza trova una sua forma. lucida e invadente.
e io non so più parlare quando tutto mi assale così.
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