mercoledì 2 gennaio 2013

duemilacredici.

ed è arrivato senza che avessi il tempo di accorgermene questo duemilatredici.
arrivato mentre un anno finiva e iniziavano una serie infinita di cose belle e grandi, nuove e immense. pure quelle piccole di tre chili e venti.
cose di uno splendore che ti fa venire la voglia di crederci che il duemilatredici possa essere davvero un bell'anno. pieno di altrettante cose belle, grandi e piccole; di tante infinte altre prime volte, di nuove abitudini e pensieri felici che coprono le piccole macchie di imprevisti che pure ci devono stare, perchè perfetto è quello che ha tutto, pure gli imprevisti. ma quando hai certe cose belle e immense come questi piccoli grandi "qualcosa" di splendore, il pensiero felice è garanzia di bellità.
alle spalle e senza il tempo di salutarlo per bene se n'è andato un anno intenso, uscito di scena distrattamente tra un avvitatore elettrico, un bacio ed un ciucciotto. un anno di prove ed errori. un anno di cose difficilissime e di altre impressionantemente facili. un anno che sono sembrati vari decenni, ma che si è fatto volere un bene immenso proprio per tutte le cose che si è fatto entrare dentro.

e nel cambio turno di anno in anno, poche cose non devono mai cambiare e sono il tempo con le mie persone belle che sono la base su cui le cose che accadono prendono la forma più adatta di mai.

che anche il vostro duemilatredici sia pieno di questa magica sensazione di infinito.
eppiniuiar to you.

rosso di sera buon tempo di spera.

c'era una volta una cucina rossa...

perché nella mia favola in potenza c'è sempre stata una cucina rossa.
ed ora una cucina rossa è esattamente vicino all'ingresso di quella casa che si è fatta trovare assecondando impunemente l'impaziente voglia di totalità che ha fatto della favola in potenza una vita in atto.
c'era una volta, ma dicono ci sia ancora... una cucina rossa e nuovi inizi di qualcosa in vicolo malatesta.


sabato 17 novembre 2012

quella sensazione di bellità.

c'è una sensazione che credo si provi solo da piccoli,
ma molto piccoli. quando le domande ancora non te le fai e le risposte hanno la certezza di quello che dicono mamma e papà.
è la sensazione che alla fine, comunque vada, ci sono sempre loro ad occuparsi di tutto.
c'è sempre quel lieto fine garantito dall'esistenza dei grandi che hanno il potere di far andare sempre le cose nel verso giusto. è una sensazione di leggerezza che credo si provi solo da piccoli.
da molto piccoli. quando tutto sembra ancora avere un verso corretto.
e il caos non abita ancora il mondo. esiste il giusto e lo sbagliato.
esiste quello che si fa e quello che non si fa. esistono orari e regole.
è tutto sicuro. è tutto lineare. è quella sensazione che alla fine della giornata, qualunque giornata sia stata, ci sono le lenzuola rimboccate, il bacino della buona notte e solo bei sogni.
i problemi, a quell'età, hanno tutti una soluzione.
gli adulti hanno e sono le soluzioni.
il mondo, alla fine, è un posto abbastanza sicuro e i perchè hanno risposte.
poi succede che cresci e la sicurezza delle risposte giuste non le hai più.
succede che cresci e te la dimentichi quella sensazione, presa come sei dalla ricerca di far ordine in quel caos e quell'a-linearità che non ti aspettavi abitare il mondo degli adulti.
perchè loro, i grandi, non te l'avevano detto che era così difficile tutto. loro facevano sembrare tutto facile, tutto scontato. e di scontato, questa vita di adulti, non ha nemmeno le offerte del giorno, ormai.
tutto è a prezzo pieno e i perchè nemmeno te li poni più. la sensazione, quella che si prova solo da piccoli te la dimentichi. non ti ricordi più com'era il mondo prima di essere grande.
il mondo da grandi è un posto molto meno sicuro da abitare e l'ordine non è più demandabile a nessuno, giacchè ci sei dentro fino al collo in quell'adultità che doveva semplificare.
cade il velo di maya delle risposte e delle soluzioni. cade il velo di maya della semplicità.
poi, però, capita che un giorno trovi degli occhi che hanno dentro quella sensazione,
degli occhi che hanno del semplice dentro. degli occhi - ed una voce - che ti fanno ricordare quella sensazione di familiare identità, quella sensazione che anche se intorno tutto è sgarrupato, in fin dei conti tutto andrà per il verso giusto. capita che trovi degli occhi che ti fanno pensare di nuovo che il mondo è un posto bello da abitare ed il caos è solo un modo dei grandi per chiamare le risposte che non hanno. ma non fa poi così paura.
capita che un giorno trovi degli occhi che hanno dentro quella sensazione lì e d'improvviso ti rendi conto che ci saranno ancora le lenzuola rimboccate, il bacio della buona notte e svariati bei sogni.
capita che un giorno riprovi quella sensazione di bellità guardando dentro occhi belli e decidi che non puoi fare più senza.

venerdì 9 novembre 2012

timeout

perché poi arrivano i giorni così che vorresti riprendere in mano il blog per cose belle e non perché sei stanca  di essere stanca e a scriverlo ti sembra una dichiarazione ufficiale di timeout. che pensi sempre di essere più forte tu di quella stanchezza che viene a chi le cose le assorbe come un panno assorbente di ultima generazione.
e il tempo è sempre poco e le cose corrono e non è che ti aspettano le scadenze gli impegni la vita. accadono imprevisti. e prevedibilmente fai quello che devi fare. come hai sempre fatto. però succede che poi pure tu sbagli. un po' perché sei stanca e un po' perchè non ti va più di fare tutto bene. è una personale ribellione alla legge della perfezione che ti imponesti un giorno a caso di qualche millennio fa. e sbagli senza concederti di sbagliare il che si mette in braccio alla stanchezza e appesantisce l'anormale amministrazione che gli imprevisti hanno inserito nel resto degli appunti in agenda. e diventa stancante anche solo pensarlo che  sei troppo stanca per tutto. che è un tutto che non sai nemmeno più quanto vuoi, se lo vuoi. e non si pensa in momenti così. si straparla in giorni così. in giorni così puoi solo rubare un'ora a caso alla vita per dormire di giorno nel suo letto, senza che nessuno sappia dove sei, senza che la vita possa entrare nella stanza, perché è casa sua e lui non li fa entrare i pensieri che ti inseguono. e tu lo sai. e anche se la testa non può cambiartela, le scelte non può farle per te, può abbracciarti e dirti quella lunga serie di bugie che alleggeriscono la mente e asciugano gli occhi: che tutto andrà bene, che è solo la versione complicata di un momento difficile. e poi che sei bella, anche se le lacrime ti cancellano il trucco. ti dirà che lui sarà lì quando ti sveglierai e quando sbaglierai ancora. e tu non puoi sapere se è vero perchè di sempre ne hai già sentiti, ma puoi sapere che è sincero e che tu hai voglia delle sue belle bugie. così chiudi gli occhi e dormi. perché sei stanca e se uno è stanco deve dormire.
e lui sarà lì quando ti sveglierai e sarà comunque un'ottima ragione.

giovedì 11 ottobre 2012

qualcosa.

se io dovessi pensare a come dovrebbe essere una cosa perfetta penserei
ad un modo in cui gli occhi ridono, abbracciati da rughe tutt'intorno
oppure ad un sorriso che accompagna una voce calda, ma la più calda di mai.
se io dovessi pensare a cosa mi farebbe credere alla magia penserei
all'incastrarsi di un pensiero nella piega della fronte che contiene le domande fatte nel modo giusto con le risposte già dentro. ma anche no.
immaginerei parole dette bene ed un sacco di cose sensate dette senza senso. e viceversa. irragionevoli squilibri con l'aria serissimamente equilibrata.
se io dovessi pensare alla cosa che mi assomiglia di più vedrei una serie di espressioni familiari con dietro un non stupirsi del fatto che tutto possa stupire come una prima volta.
la naturalezza della sincronia.
il caffè delle sei.
le parole infinite.
il mai abbastanza.
la risata più bella di sempre.

e non guardarmi, che mi fai venire voglia di infinito.