martedì 8 gennaio 2013

senZazioni

ci sono ancora scatoloni per casa mentre arriva lei, quella sensazione lì, che io sapevo che sarebbe arrivata, ad un certo punto.
dai cartoni escono oggetti non miei, che hanno dietro e dentro una storia non mia, che hanno abitato case in cui non c'ero e che hanno un passato in cui non esistevo.
ci sono valigie che non riconosco, vestiti nell'armadio che non avevo mai visto prima.
e penso a loro che guardano la mia invadente occupazione degli spazi con la stessa perplessità di uno straniero in terra straniera.
era prevedibile che sarebbe arrivata, ad un certo punto,  quella sensazione che non potevo conoscere, ma che sapevo sarebbe arrivata.
io sono una piena di cose. perchè in ognuna c'è un po' di storia e a me, la storia piace portarmela dietro. ho cambiato quattro case fino ad ora e in ognuna ho sempre portato tutta la testuggine dietro. perchè mi piace sentirmi a casa in qualunque casa abiti. e ho sempre riconosciuto nei miei oggetti i miei tempi e i miei modi. perchè i miei spazi materiali, da quando abito sola, sono sempre stati la versione esternalizzata del mio spazio interiore. e ora nella casa che è la più casa di tutte, le mie cose familiari, testimoni privilegiate degli ultimi quattro anni della mia vita scomposta, cercano compostamente posto ed equilibrio con nuove convivenze. loro, abituate alla mia indipendenza, alla mia solitudine, alla mia selettiva socialità, mi vedono ora resettare autonomie a garanzia di quel "qualcosa" che ci ha trascinato incoscienti e sicure dentro questa grande e grossa nuova cosa della casa e delle cose che velocissimamente diventano tante e imprevedibilmente condivise.
e mentre da una parte una cucina rossa giura che i miei sogni possono facilmente parlare plurale e dall'altra un sogno che spero mi riguardi accompagna un sonno in attesa del mio arrivo, è nell'unica stanza ancora in costruzione che io mantengo la continuità col mio consueto insonne pensiero in esubero.

mercoledì 2 gennaio 2013

duemilacredici.

ed è arrivato senza che avessi il tempo di accorgermene questo duemilatredici.
arrivato mentre un anno finiva e iniziavano una serie infinita di cose belle e grandi, nuove e immense. pure quelle piccole di tre chili e venti.
cose di uno splendore che ti fa venire la voglia di crederci che il duemilatredici possa essere davvero un bell'anno. pieno di altrettante cose belle, grandi e piccole; di tante infinte altre prime volte, di nuove abitudini e pensieri felici che coprono le piccole macchie di imprevisti che pure ci devono stare, perchè perfetto è quello che ha tutto, pure gli imprevisti. ma quando hai certe cose belle e immense come questi piccoli grandi "qualcosa" di splendore, il pensiero felice è garanzia di bellità.
alle spalle e senza il tempo di salutarlo per bene se n'è andato un anno intenso, uscito di scena distrattamente tra un avvitatore elettrico, un bacio ed un ciucciotto. un anno di prove ed errori. un anno di cose difficilissime e di altre impressionantemente facili. un anno che sono sembrati vari decenni, ma che si è fatto volere un bene immenso proprio per tutte le cose che si è fatto entrare dentro.

e nel cambio turno di anno in anno, poche cose non devono mai cambiare e sono il tempo con le mie persone belle che sono la base su cui le cose che accadono prendono la forma più adatta di mai.

che anche il vostro duemilatredici sia pieno di questa magica sensazione di infinito.
eppiniuiar to you.

rosso di sera buon tempo di spera.

c'era una volta una cucina rossa...

perché nella mia favola in potenza c'è sempre stata una cucina rossa.
ed ora una cucina rossa è esattamente vicino all'ingresso di quella casa che si è fatta trovare assecondando impunemente l'impaziente voglia di totalità che ha fatto della favola in potenza una vita in atto.
c'era una volta, ma dicono ci sia ancora... una cucina rossa e nuovi inizi di qualcosa in vicolo malatesta.


sabato 17 novembre 2012

quella sensazione di bellità.

c'è una sensazione che credo si provi solo da piccoli,
ma molto piccoli. quando le domande ancora non te le fai e le risposte hanno la certezza di quello che dicono mamma e papà.
è la sensazione che alla fine, comunque vada, ci sono sempre loro ad occuparsi di tutto.
c'è sempre quel lieto fine garantito dall'esistenza dei grandi che hanno il potere di far andare sempre le cose nel verso giusto. è una sensazione di leggerezza che credo si provi solo da piccoli.
da molto piccoli. quando tutto sembra ancora avere un verso corretto.
e il caos non abita ancora il mondo. esiste il giusto e lo sbagliato.
esiste quello che si fa e quello che non si fa. esistono orari e regole.
è tutto sicuro. è tutto lineare. è quella sensazione che alla fine della giornata, qualunque giornata sia stata, ci sono le lenzuola rimboccate, il bacino della buona notte e solo bei sogni.
i problemi, a quell'età, hanno tutti una soluzione.
gli adulti hanno e sono le soluzioni.
il mondo, alla fine, è un posto abbastanza sicuro e i perchè hanno risposte.
poi succede che cresci e la sicurezza delle risposte giuste non le hai più.
succede che cresci e te la dimentichi quella sensazione, presa come sei dalla ricerca di far ordine in quel caos e quell'a-linearità che non ti aspettavi abitare il mondo degli adulti.
perchè loro, i grandi, non te l'avevano detto che era così difficile tutto. loro facevano sembrare tutto facile, tutto scontato. e di scontato, questa vita di adulti, non ha nemmeno le offerte del giorno, ormai.
tutto è a prezzo pieno e i perchè nemmeno te li poni più. la sensazione, quella che si prova solo da piccoli te la dimentichi. non ti ricordi più com'era il mondo prima di essere grande.
il mondo da grandi è un posto molto meno sicuro da abitare e l'ordine non è più demandabile a nessuno, giacchè ci sei dentro fino al collo in quell'adultità che doveva semplificare.
cade il velo di maya delle risposte e delle soluzioni. cade il velo di maya della semplicità.
poi, però, capita che un giorno trovi degli occhi che hanno dentro quella sensazione,
degli occhi che hanno del semplice dentro. degli occhi - ed una voce - che ti fanno ricordare quella sensazione di familiare identità, quella sensazione che anche se intorno tutto è sgarrupato, in fin dei conti tutto andrà per il verso giusto. capita che trovi degli occhi che ti fanno pensare di nuovo che il mondo è un posto bello da abitare ed il caos è solo un modo dei grandi per chiamare le risposte che non hanno. ma non fa poi così paura.
capita che un giorno trovi degli occhi che hanno dentro quella sensazione lì e d'improvviso ti rendi conto che ci saranno ancora le lenzuola rimboccate, il bacio della buona notte e svariati bei sogni.
capita che un giorno riprovi quella sensazione di bellità guardando dentro occhi belli e decidi che non puoi fare più senza.

venerdì 9 novembre 2012

timeout

perché poi arrivano i giorni così che vorresti riprendere in mano il blog per cose belle e non perché sei stanca  di essere stanca e a scriverlo ti sembra una dichiarazione ufficiale di timeout. che pensi sempre di essere più forte tu di quella stanchezza che viene a chi le cose le assorbe come un panno assorbente di ultima generazione.
e il tempo è sempre poco e le cose corrono e non è che ti aspettano le scadenze gli impegni la vita. accadono imprevisti. e prevedibilmente fai quello che devi fare. come hai sempre fatto. però succede che poi pure tu sbagli. un po' perché sei stanca e un po' perchè non ti va più di fare tutto bene. è una personale ribellione alla legge della perfezione che ti imponesti un giorno a caso di qualche millennio fa. e sbagli senza concederti di sbagliare il che si mette in braccio alla stanchezza e appesantisce l'anormale amministrazione che gli imprevisti hanno inserito nel resto degli appunti in agenda. e diventa stancante anche solo pensarlo che  sei troppo stanca per tutto. che è un tutto che non sai nemmeno più quanto vuoi, se lo vuoi. e non si pensa in momenti così. si straparla in giorni così. in giorni così puoi solo rubare un'ora a caso alla vita per dormire di giorno nel suo letto, senza che nessuno sappia dove sei, senza che la vita possa entrare nella stanza, perché è casa sua e lui non li fa entrare i pensieri che ti inseguono. e tu lo sai. e anche se la testa non può cambiartela, le scelte non può farle per te, può abbracciarti e dirti quella lunga serie di bugie che alleggeriscono la mente e asciugano gli occhi: che tutto andrà bene, che è solo la versione complicata di un momento difficile. e poi che sei bella, anche se le lacrime ti cancellano il trucco. ti dirà che lui sarà lì quando ti sveglierai e quando sbaglierai ancora. e tu non puoi sapere se è vero perchè di sempre ne hai già sentiti, ma puoi sapere che è sincero e che tu hai voglia delle sue belle bugie. così chiudi gli occhi e dormi. perché sei stanca e se uno è stanco deve dormire.
e lui sarà lì quando ti sveglierai e sarà comunque un'ottima ragione.