i cambiamenti sono un po' il leitmotiv di questo posto e se c'è una cosa che ho imparato quassù è che non è il cambiamento in sé ad essere rilevante, o per lo meno non sempre, quanto lo stato d'animo con cui lo accogli.
come sempre fa un po' mistico e un po' bacio perugina, ma questa psicologia da blogger low profile, mi serve per fermarmi e respirare quando entro nei meandri di trip mentali in cui le ansie ostruiscono la visuale.
come cercare il panorama con indosso occhiali da sole sporchi.
respirare è la parola d'ordine.
e appena l'ossigeno arriva al cervello, si porta dietro un sorriso scemo e tutto acquista il giusto fuoco.
e quant'è bello, poi, godersi il viaggio.
lunedì 28 luglio 2014
giovedì 3 luglio 2014
la nuit
le notti che la casa dorme ed io no, sono come dei lunghi deja vu.
poco meno di due anni fa, io leggevo e scrivevo di notte. tutte le notti. o almeno quelle in cui restavo a casa e non avevo troppo da lavorare. soffrivo di insonnia e avevo imparato a farmi compagnia con la musica e le parole. scrivevo molto di più, prima, e le mie giornate erano molto meno ordinate. e le mie notti più lunghe.
ora di notte straordinariamente dormo, e la mia notte non è più solo mia. assuefatta ad abitudini non più straniere, dipendente da quei rituali che si costruiscono in silenzio senza che tu possa sceglierli. mi inquieta tutto ciò che estraneo a questo nuovo equilibrio monadico.
stanotte però non ho sonno e qualche canzone antica mi fa compagnia mentre scrivo e distraggo pensieri maldestri. accanto al pc c'è un sopravvalutato testo di Dyer in cui cercherò qualche risposta in più di quella che si può trovare in una testa appesantita da una giornata passata a sviscerare e codificare pensieri altrui. come se si potesse davvero, codificarli, i pensieri degli altri! ma è la parte che mi riesce meglio, quella di dare risposte sensate alle vite degli altri. le mie risposte, neanche troppo attese, le rimando alle righe di libri improbabili. per lo meno stasera andrà così, in modo che la gitana possa essere sedata ancora una volta, tra un pensiero saggio e un respiro fatto come si deve. perché da grandi pare sia più appropriato essere ragionevoli e pazienti, nella più totale inconsapevolezza di come si possa fare a farlo senza istruzioni.
poco meno di due anni fa, io leggevo e scrivevo di notte. tutte le notti. o almeno quelle in cui restavo a casa e non avevo troppo da lavorare. soffrivo di insonnia e avevo imparato a farmi compagnia con la musica e le parole. scrivevo molto di più, prima, e le mie giornate erano molto meno ordinate. e le mie notti più lunghe.
ora di notte straordinariamente dormo, e la mia notte non è più solo mia. assuefatta ad abitudini non più straniere, dipendente da quei rituali che si costruiscono in silenzio senza che tu possa sceglierli. mi inquieta tutto ciò che estraneo a questo nuovo equilibrio monadico.
stanotte però non ho sonno e qualche canzone antica mi fa compagnia mentre scrivo e distraggo pensieri maldestri. accanto al pc c'è un sopravvalutato testo di Dyer in cui cercherò qualche risposta in più di quella che si può trovare in una testa appesantita da una giornata passata a sviscerare e codificare pensieri altrui. come se si potesse davvero, codificarli, i pensieri degli altri! ma è la parte che mi riesce meglio, quella di dare risposte sensate alle vite degli altri. le mie risposte, neanche troppo attese, le rimando alle righe di libri improbabili. per lo meno stasera andrà così, in modo che la gitana possa essere sedata ancora una volta, tra un pensiero saggio e un respiro fatto come si deve. perché da grandi pare sia più appropriato essere ragionevoli e pazienti, nella più totale inconsapevolezza di come si possa fare a farlo senza istruzioni.
lunedì 30 giugno 2014
C.V.
l'invio cv è pratica quotidiana della mia generazione, nel mio paese.
noi ci svegliamo, facciamo il caffè, scambiamo due assonnate chiacchiere con compagni ed animali domestici e poi inviamo cv. dopo di che, la giornata comincia.
non c'è la preoccupazione di rispondere agli annunci a cui hai inviato elegante adesione perché tanto non rispondono. un pensiero in meno.
fino a quando non decidi di inviare il primo cv all'estero, più per provocazione alla tua mailing list di recruiter che non perchè realmente ti interessi. è una specie di affronto al paese, quelle personalissime quanto sterili polemiche autoreferenziali che pensi possano patriotticamente smuovere energie verso la tua annoiata ricerca.
ad ogni modo, è venuta anche a me la fregola di sfidare il bel paese inviando il cv a fanculonia, sicura che rientrasse nella prassi dell'invio a vuoto, ma con la sicumera che il solo aver pensato di andarsene potesse ferire la bella patria e spaventarla per il presunto abbandono. ovviamente all'italia non gliene frega niente che io parta, mentre all'Asia interessa che io diventi una di loro. in meno di 24h dall'invio di un'apply che non so nemmeno per cosa l'ho fatta, hanno immediatamente (e con mio stupore anche gentilmente) risposto, per concordare un appuntamento online per il colloquio: quando a me era più comodo, avvisandomi dei tempi e dei modi, ringraziandomi per essermi proposta.
ora, io lo immagino che per qualcuno non sia strano, ma io ho anche fatto selezione del personale e tutte queste attenzioni, non solo non sono proprio contemplate, ma l'idea che una persona offra la propria professionalità quando cerca lavoro è talmente lontana dalla mentalità italica, che la dissonanza cognitiva è la più blanda delle reazioni. non lo so che farò, ma non è questo il punto.
ogni volta che ch sente qualcuna delle mie nuove avventure lavorative salta dalla sedia e mi ripete che dovrei lasciare tutto e scriverle queste mie assurde vicessitudini professionali.
il problema è che ch le sente tutti i giorni queste fairy tales "de no artri", che a chiamarle lavorative mi sembra già di tirarmi un po' la posa. il fatto è che io lo so che ch ha ragione, non perché possa realmente interessare a qualcuno quello che mi accade nel diario, ma perché magari a scriverle le cose assurde ci ridi su meglio visto che diventano un po' più estranee. è probabile che ad un certo punto lo farò, di scrivere quello che succede dentro all'università ad una tretatreenne con due lauree un dottorato europeo un master e ottomila pubblicazioni nel nostro bel paese. ma non che mi interessi la denuncia sociale o quelle altre cose lì, sia chiaro. per quanto tra i vari titoli annoveri quello di sociologa, devo ammettere di non aver affatto la stoffa dell'attivista, però a raccontarle certe cose non si può non ridere. un giorno, seguirò il consiglio di ch e comincerò a scrivere di quella volta che mi chiesero oltre duecentocinquantamilioni per pagarmi il concorso perché loro non potevano fare a meno di me o del fatto che per quasi un anno l'affitto me l'ha pagato un lavoro indiscutibilmente immorale come il ghost writing.
e soprattutto che facendo vincere la moralità, a perderci sono solo io, ma è il compromesso che si deve stringere con la voglia di restare quaggiù, dove le radici e il cuore sono maledettamente una cosa sola.
un giorno scriverò ad hoc qualche post su questo,
fosse solo per raccontarmi che se quello a cui aspiravo era non annoiarmi da grande, sono stata di parola.
noi ci svegliamo, facciamo il caffè, scambiamo due assonnate chiacchiere con compagni ed animali domestici e poi inviamo cv. dopo di che, la giornata comincia.
non c'è la preoccupazione di rispondere agli annunci a cui hai inviato elegante adesione perché tanto non rispondono. un pensiero in meno.
fino a quando non decidi di inviare il primo cv all'estero, più per provocazione alla tua mailing list di recruiter che non perchè realmente ti interessi. è una specie di affronto al paese, quelle personalissime quanto sterili polemiche autoreferenziali che pensi possano patriotticamente smuovere energie verso la tua annoiata ricerca.
ad ogni modo, è venuta anche a me la fregola di sfidare il bel paese inviando il cv a fanculonia, sicura che rientrasse nella prassi dell'invio a vuoto, ma con la sicumera che il solo aver pensato di andarsene potesse ferire la bella patria e spaventarla per il presunto abbandono. ovviamente all'italia non gliene frega niente che io parta, mentre all'Asia interessa che io diventi una di loro. in meno di 24h dall'invio di un'apply che non so nemmeno per cosa l'ho fatta, hanno immediatamente (e con mio stupore anche gentilmente) risposto, per concordare un appuntamento online per il colloquio: quando a me era più comodo, avvisandomi dei tempi e dei modi, ringraziandomi per essermi proposta.
ora, io lo immagino che per qualcuno non sia strano, ma io ho anche fatto selezione del personale e tutte queste attenzioni, non solo non sono proprio contemplate, ma l'idea che una persona offra la propria professionalità quando cerca lavoro è talmente lontana dalla mentalità italica, che la dissonanza cognitiva è la più blanda delle reazioni. non lo so che farò, ma non è questo il punto.
ogni volta che ch sente qualcuna delle mie nuove avventure lavorative salta dalla sedia e mi ripete che dovrei lasciare tutto e scriverle queste mie assurde vicessitudini professionali.
il problema è che ch le sente tutti i giorni queste fairy tales "de no artri", che a chiamarle lavorative mi sembra già di tirarmi un po' la posa. il fatto è che io lo so che ch ha ragione, non perché possa realmente interessare a qualcuno quello che mi accade nel diario, ma perché magari a scriverle le cose assurde ci ridi su meglio visto che diventano un po' più estranee. è probabile che ad un certo punto lo farò, di scrivere quello che succede dentro all'università ad una tretatreenne con due lauree un dottorato europeo un master e ottomila pubblicazioni nel nostro bel paese. ma non che mi interessi la denuncia sociale o quelle altre cose lì, sia chiaro. per quanto tra i vari titoli annoveri quello di sociologa, devo ammettere di non aver affatto la stoffa dell'attivista, però a raccontarle certe cose non si può non ridere. un giorno, seguirò il consiglio di ch e comincerò a scrivere di quella volta che mi chiesero oltre duecentocinquantamilioni per pagarmi il concorso perché loro non potevano fare a meno di me o del fatto che per quasi un anno l'affitto me l'ha pagato un lavoro indiscutibilmente immorale come il ghost writing.
e soprattutto che facendo vincere la moralità, a perderci sono solo io, ma è il compromesso che si deve stringere con la voglia di restare quaggiù, dove le radici e il cuore sono maledettamente una cosa sola.
un giorno scriverò ad hoc qualche post su questo,
fosse solo per raccontarmi che se quello a cui aspiravo era non annoiarmi da grande, sono stata di parola.
venerdì 30 maggio 2014
rallentamenti in zona vita.
stamattina ho rallentato.
era totalmente necessario che rallentassi, quindi ho fatto tutto pianissimo.
quando non posso staccare, rallentare ha il sapore giovanile delle vacanze.
ma non quelle dei viaggi, le vacanze in cui ti riempi di cose da fare, ma quelle dei tempi di scuola, che hanno un sapore tutto loro. vuoto e rilassante.
il sapore delle vacanze di scuola lo ritrovi all'università il pomeriggio dopo un esame difficile e da grandi quando hai il lusso di rallentare è così. c'è un sapore nell'alterare il tempo che ci si può concedere che è buono come le ciliegie che ho mangiato ieri.
e a me il rallentare e le ciliegie sono due cose che non mi sono mai piaciute.
invece ora rallento senza horror vacui e mangio ciliegie come fossero caramelle.
ed il più felice è sempre il cane.
domenica 18 maggio 2014
quel chiarissimo indistinto.
in questi giorni siamo stati in piena attività per la promozione dell'ultimo libro di mio padre sul blur design.
il mio cervello bombardato da emozioni d'ogni sorta: dalla tensione alla commozione senza soluzione di continuità. io sono per antonomasia un crogiolo di sentimentalismi, se poi ci mettiamo i miei amori di mezzo non la finiamo più. da cui, vedere il successo del piccolo manualetto con i disegnini di mia sorella dentro essere trattato così bene, ha avuto un effetto esplosivo sulle immagini mnestiche delle vicende familiari più intime, che dai miei pochi anni hanno portato fino a quel momento preciso in cui estranei famosi parlavano di grimaldi. perchè un successo non si costruisce dalla mattina alla sera e talento e creatività sono blur esattamente come lo è il mercato del design oggigiorno. la creatività a casa grimaldi era nella stanza dei giochi con lavagna gigante e disegno libero sui muri, era nei prelibri di munari e nelle filastrocche di rodari, era nelle giornate in pineta a far la guerra ad acqua e nei pomeriggi a registrare improbabili trasmissioni su primitive cassette. ma era anche nei noiosi tempi di studio, nelle lunghe visite ai musei e negli sguardi educativi fulminanti. c'è sempre stato molto blur in casa grimaldi. ognuno svolgeva bene il proprio ruolo, ma lo faceva con la convinzione che era essenziale perchè l'altro potesse fare bene il suo. e mio padre non lavorava, lui era creativo, mia madre non studiava, era appassionava, mia sorella non faceva i compiti, disegnava. tutti oltre le righe, tutti perfettamente fuori misura per un mondo ordinario e fuori luogo per una vita lineare.
e io questo blur me lo porto dentro, oggi che a trentatreanni ascolto parlare di mio padre e mia sorella e la so la storia che c'è dietro; la storia di predestinazione al romanticismo creativo che è tanto meno affascinante rispetto a come appare, quanto più invadente ed inevitabile si figuri; la storia di una creatività che è la sostanza psicotropa più invasiva che abbia mai conosciuto, sottovalutata ed invidiata. ma è la storia del bello che c'è guardando, da fuori, gli occhi estranei che si posano con ammirazione sui tuoi amori, geniali ed apprezzati, che ti fa uscire da quello stomaco tutto aggrovigliato dalla tensione un "assafà" di quelli che si portano tutta una vita di perplessità. ed è tutto molto bello.
il mio cervello bombardato da emozioni d'ogni sorta: dalla tensione alla commozione senza soluzione di continuità. io sono per antonomasia un crogiolo di sentimentalismi, se poi ci mettiamo i miei amori di mezzo non la finiamo più. da cui, vedere il successo del piccolo manualetto con i disegnini di mia sorella dentro essere trattato così bene, ha avuto un effetto esplosivo sulle immagini mnestiche delle vicende familiari più intime, che dai miei pochi anni hanno portato fino a quel momento preciso in cui estranei famosi parlavano di grimaldi. perchè un successo non si costruisce dalla mattina alla sera e talento e creatività sono blur esattamente come lo è il mercato del design oggigiorno. la creatività a casa grimaldi era nella stanza dei giochi con lavagna gigante e disegno libero sui muri, era nei prelibri di munari e nelle filastrocche di rodari, era nelle giornate in pineta a far la guerra ad acqua e nei pomeriggi a registrare improbabili trasmissioni su primitive cassette. ma era anche nei noiosi tempi di studio, nelle lunghe visite ai musei e negli sguardi educativi fulminanti. c'è sempre stato molto blur in casa grimaldi. ognuno svolgeva bene il proprio ruolo, ma lo faceva con la convinzione che era essenziale perchè l'altro potesse fare bene il suo. e mio padre non lavorava, lui era creativo, mia madre non studiava, era appassionava, mia sorella non faceva i compiti, disegnava. tutti oltre le righe, tutti perfettamente fuori misura per un mondo ordinario e fuori luogo per una vita lineare.
e io questo blur me lo porto dentro, oggi che a trentatreanni ascolto parlare di mio padre e mia sorella e la so la storia che c'è dietro; la storia di predestinazione al romanticismo creativo che è tanto meno affascinante rispetto a come appare, quanto più invadente ed inevitabile si figuri; la storia di una creatività che è la sostanza psicotropa più invasiva che abbia mai conosciuto, sottovalutata ed invidiata. ma è la storia del bello che c'è guardando, da fuori, gli occhi estranei che si posano con ammirazione sui tuoi amori, geniali ed apprezzati, che ti fa uscire da quello stomaco tutto aggrovigliato dalla tensione un "assafà" di quelli che si portano tutta una vita di perplessità. ed è tutto molto bello.
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