martedì 4 novembre 2014

fisiologia e sociologia a confronto.

le cose che non sai sono molte di più di quelle che ti dicono.
la maggior parte le scopri tra forum improbabili e conversazioni con amiche che già ci sono passate, così che la laurea in medicina ti sembra l'unica strada che avrebbe avuto un senso in tutta la tua vita, almeno per interpretare oggi le sibilline osservazioni della ginecologa e le sue domande inquietanti su parti fisiche che non sai di avere, perlomeno laddove ti chiede di cercarle. 
prima ti dicono che puoi continuare la tua vita perché non sei malata, salvo che non si scopra che la tua vita normale è talmente anormale che da "prendila solo con un po' con calma", l'invito si trasformi nell'intimazione ad immobilizzarti nel letto diventando la versione meno messicana e leggermente meno pulp di un quadro di frida calho.
qualunque tipo di informazione tu possa cercare, la verità non esiste, esiste solo l'opinione e puoi star certa che chiunque, ma proprio chiunque - senza necessariamente aver avuto nulla a che fare nella propria vita con una gravidanza - saprà dispensarti un quintilione di consigli saggissimi su come devi prenderla, su cosa devi fare o pensare, su cosa devi dire al ginecologo e cosa indiscutibilmente starà sentendo la tua bambina. nei casi più inquietanti ti arrivano anche a prescrivere dei farmaci, opinando l'affidabilità del tuo medico curante.
ma senza ombra di dubbio vincono pari merito la top ten del fuori luogo due categorie di consulenti: quelli che ti raccontano di complicazioni terrorifiche vissute o sentite, specificando sempre che ovviamente, non è il tuo caso e quelli che rimandano tutto alla filosofia zen del prendila-così-come-viene-perchè-è-tutto-naturale. sono i miei preferiti, soprattutto se a. sono maschi b. non hanno mai avuto una creatura in corpo in vita loro.
ora, per quanto vada benissimo e sia commovente la compartecipazione emotiva che genera una gravida nel mondo e per quanto io e la mia patullina siamo contentissime di essere subissate di validissimi consigli, che in qualche modo potrebbero avere - ad una lettura ottimistica - un ruolo di supporto socioemotivo, mi sembra evidente che nella mente di una primipara ogni informazione nuova in ingresso aumenti a dismisura la quantità di pensieri che sia possibile generare in una frazione si secondo su tutti gli scenari possibili associati ad una semplice - e neanche ben definita -subcontrazione.
ma nel frattempo, in tutto questo scontrarsi di fisiologia oscura e sociologia spicciola, vince lei che come gli altri smettono di parlare mi batte un bel cinque nella pancia e trasporta nel basso ventre il cervello, con le sue richieste basiche di attenzioni totalizzanti.

domenica 5 ottobre 2014

toc toc

ero nell'ascensore della metro dopo una mattinata faticosa e la testa a metà ancora in quell'aula ottusa e a metà sugli impegni del pomeriggio. una valanga di pensieri pesanti, la stanchezza addosso come uno zainetto pieno e il broncio di chi è concentrato fino all'alienazione.
ero nell'ascensore, sola con tutto questo, quando ha bussato la prima volta.
un tocco minuscolo, chiaro, deciso e divertente come non mi ha divertito mai niente prima di quel momento.
ho sorriso del sorriso più scemo e grande che avevo e non riuscivo a smettere.
la mia psicosi dall'esterno non poteva essere compresa, una pancia non giustifica l'autismo elettrico in cui ero in quel momento e gli altri passeggeri non potevano capire. ma ci penso solo ora  a loro, al momento speravo di incontrare qualcuno per dirglielo. stavo scoppiando. per il resto non mi importava di nulla se non di uscire velocemente dalla metro per chiamare ch. ma costretta nel vagone a ridere da sola come una scema, mi sono goduta quella sensazione di totale magia che non potrò più provare per la prima volta di nuovo.
e ho rallentato.
con la mente coi pensieri con tutto. 
la piccola cazziata per l'errore delle priorità ha colto nel segno.
troppi pensieri a distogliermi dall'unica cosa totalmente importante in questo momento.
e volevo solo tornare a casa e sperare lo rifacesse subito per farlo sentire anche a ch.
capisco l'iniquità della faccenda e cerco di condividere come possibile il mio privilegio, ma il fagiolino dispettoso riserva performance solo privatissime, per il momento.
imparare l'attesa per un'isterica iperattiva è una cosa decisamente interessante, che era iniziata due anni fa con l'incontro che mi ha cambiato la vita e il suo "piano piano" ad accompagnarmi ogni giorno nello slalom delle complicazioni in cui mi muovo e ritorna a bomba oggi con suo figlio che mi dice a suo modo la stessa cosa, ogni giorno, e mi resetta il cervello iperattivo con nuove priorità.
e se uno ti regala il senso delle cose, tu non puoi non amarlo alla follia, diciamolo.

lunedì 1 settembre 2014

impreparatamente

a questa cosa qui non ti preparano.
ovvero io non lo so se qualcuno lo sia, ma io di fatto posso dire che di non esserlo.
e anche se volessi cercare di smentirmi con brillanti razionalizzazioni da manuale di psicologia,
le mie notti totalmente insonni in preda ai pensieri più assurdi sono la prova provata, che no, a questa cosa qui non ero abbastanza preparata. e non ne faccio una questione cronologica - la mia età non è dalla parte dell'incoscienza - credo si tratti proprio di una questione del tutto inaccessibile a speculazioni logico lineari.
che sia tutto naturale è indiscutibile e lapalissiano come il sorgere del sole e che me lo ripetano una continuazione è snervante come la forchetta sul piatto o una voce stridula. d'altronde, che il fatto che si tratti di un processo evidentemente naturale si traduca altrettanto naturalmente in adattamenti psichici è una questione che vorrei sollevare animatamente con chiunque non abbia fisiologicamente vissuto questa cosa della gestazione. per lo meno non lo abbia fatto nel mio corpo e nella mia testa.
e giuro che lo farei con lo stesso avvincimento con cui vorrei approfondire un dibattito sull'onniscenza puerperale con quelle nate predisposte, che sanno tutto e non hanno ansie. non è invidia la mia, è proprio odio. profondo ed irrazionale come la voglia di pain au chocolat che mi ha posseduta per due giorni.
a questa cosa qui non ti preparano.
ovvero te lo dicono che tutto cambia, ma non è abbastanza chiaro finché realmente tutto ha totalmente un'altra prospettiva.
e talmente assurda e irrazionale che, sopravvivendo alle ansie, è una prospettiva che più bella non ce n'è.

lunedì 28 luglio 2014

respirare è sempre la soluzione.

i cambiamenti sono un po' il leitmotiv di questo posto e se c'è una cosa che ho imparato quassù è che non è il cambiamento in sé ad essere rilevante, o per lo meno non sempre, quanto lo stato d'animo con cui lo accogli.
come sempre fa un po' mistico e un po' bacio perugina, ma questa psicologia da blogger low profile, mi serve per fermarmi e respirare quando entro nei meandri di trip mentali in cui le ansie ostruiscono la visuale.
come cercare il panorama con indosso occhiali da sole sporchi.
respirare è la parola d'ordine.
e appena l'ossigeno arriva al cervello, si porta dietro un sorriso scemo e tutto acquista il giusto fuoco.
e quant'è bello, poi, godersi il viaggio.


giovedì 3 luglio 2014

la nuit

le notti che la casa dorme ed io no, sono come dei lunghi deja vu.
poco meno di due anni fa, io leggevo e scrivevo di notte. tutte le notti. o almeno quelle in cui restavo a casa e non avevo troppo da lavorare. soffrivo di insonnia e avevo imparato a farmi compagnia con la musica e le parole. scrivevo molto di più, prima, e le mie giornate erano molto meno ordinate. e le mie notti più lunghe.
ora di notte straordinariamente dormo, e la mia notte non è più solo mia. assuefatta ad abitudini non più straniere, dipendente da quei rituali che si costruiscono in silenzio senza che tu possa sceglierli. mi inquieta tutto ciò che estraneo a questo nuovo equilibrio monadico.
stanotte però non ho sonno e qualche canzone antica mi fa compagnia mentre scrivo e distraggo pensieri maldestri. accanto al pc c'è un sopravvalutato testo di Dyer in cui cercherò qualche risposta in più di quella che si può trovare in una testa appesantita da una giornata passata a sviscerare e codificare pensieri altrui. come se si potesse davvero, codificarli, i pensieri degli altri! ma è la parte che mi riesce meglio, quella di dare risposte sensate alle vite degli altri. le mie risposte, neanche troppo attese, le rimando alle righe di libri improbabili. per lo meno stasera andrà così, in modo che la gitana possa essere sedata ancora una volta, tra un pensiero saggio e un respiro fatto come si deve. perché da grandi pare sia più appropriato essere ragionevoli e pazienti, nella più totale inconsapevolezza di come si possa fare a farlo senza istruzioni.