sabato 31 marzo 2012

a lezione di capitalizzazione del dolore da un cantautore

io non lo sapevo che l'avesse scritta bersani. non sapevo nemmeno che fosse una lezione di capitalizzazione del dolore di lucio dalla. ma pensare che una categoria professionale possa diventare l'ossessione di un furto d'amore, questo si, lo capisco bene. c'è chi odia gli agenti immobiliari e chi preferisce le macumbe alle medicine pur di non entrare in farmacia. ma d'altronde l'imponderabilità delle dinamiche selettive dei sentimenti è oscura e brutale. io non avrei mai lasciato un samuele bersani, così come non avrei mai lasciato andare nemmeno me, diciamolo. per quanto mi renda conto che siano scelte opinabili, mi sembra anche legittimo dissentire. ma poi, dopo una canzone del genere, come si fa a non tornare in modalità attinia?
vero è che io non ho scritto canzoni, se non "materassi di parole scritte apposta per lui"- per lo più mai inviati - e post petulanti, ne prendo atto, quindi allo stato dell'arte il paragone non regge. (mi si perdoni la compulsione all'identificazione, ma pare che l'arte serva anche per questo, dare pensieri a parole ben fatti a chi non li trova, quindi facciamole fare il suo lavoro).

ad  ogni modo, non essendo nelle condizioni di scrivere una canzone di successo per beneficiare della mia temporanea disattitudine, mi drogo delle capitalizzazioni di un cantautore bolognese. poesia pura.

venerdì 30 marzo 2012

never-ness

tendenzialmente ho giornate concitate e tecnicamente non ho un secondo nemmeno per pensare. ed invece, in concreto, non faccio altro che automonitorarmi curiosi ed infondati sensi di vuoto, del nulla che sento perso. perchè se perdi una fantasia, di fatto, non hai perso nulla. quindi razionalmente non c'è nulla che dovrebbe mancarmi. di quando in quando me la racconto la verità ma è meno avvincente di quella che ho nella testa che trapassa l'evidenza come un fantasama. perchè non è che non lo so che sempre di fantasmi parliamo. ma che posso farci, la mia mente non mi crede mai quando cerco di convincerla delle mie brillanti illuminazioni.

lunedì 26 marzo 2012

soluzioni.

quando il tuo livello di sensibilità è appena sopra la soglia del nulla, ovvero quando sei strutturalmente dotato di un grado qualsiasi di affettività, che superi quello di una pietra o di un robot, e ti trovi impegolato in un'empasse emotiva, invischiato in un'autonarrazione romantica che non coincide con il dato di realtà, non basta respirare e pensare che tanto passa. perchè ad avercelo iperattivo, il cervello va da sè come un venditore di elettrodomestici porta a porta, sta lì che bussa continuamente per riproporti tutti i ricordi più avvincenti e le condizioni appena spolverate di oggettività, per convincerti che rinunciare al tuo morboso attaccamentento è quasi un delitto. in casi come questi, quando alla sensibilità si aggiunge un cervello che non si comanda, è la chimica che deve intervenire per sedarlo. ma anche la magia nera. va bene uguale.

tutto un grande equivoco, tra me e me.

mi scuso per averti detto un giorno "vai, ti aspetto qui"

domandare è lecito, rispondere è cortesia.

e sentirsi scemi ad essere nei propri panni.