lunedì 1 settembre 2014

impreparatamente

a questa cosa qui non ti preparano.
ovvero io non lo so se qualcuno lo sia, ma io di fatto posso dire che di non esserlo.
e anche se volessi cercare di smentirmi con brillanti razionalizzazioni da manuale di psicologia,
le mie notti totalmente insonni in preda ai pensieri più assurdi sono la prova provata, che no, a questa cosa qui non ero abbastanza preparata. e non ne faccio una questione cronologica - la mia età non è dalla parte dell'incoscienza - credo si tratti proprio di una questione del tutto inaccessibile a speculazioni logico lineari.
che sia tutto naturale è indiscutibile e lapalissiano come il sorgere del sole e che me lo ripetano una continuazione è snervante come la forchetta sul piatto o una voce stridula. d'altronde, che il fatto che si tratti di un processo evidentemente naturale si traduca altrettanto naturalmente in adattamenti psichici è una questione che vorrei sollevare animatamente con chiunque non abbia fisiologicamente vissuto questa cosa della gestazione. per lo meno non lo abbia fatto nel mio corpo e nella mia testa.
e giuro che lo farei con lo stesso avvincimento con cui vorrei approfondire un dibattito sull'onniscenza puerperale con quelle nate predisposte, che sanno tutto e non hanno ansie. non è invidia la mia, è proprio odio. profondo ed irrazionale come la voglia di pain au chocolat che mi ha posseduta per due giorni.
a questa cosa qui non ti preparano.
ovvero te lo dicono che tutto cambia, ma non è abbastanza chiaro finché realmente tutto ha totalmente un'altra prospettiva.
e talmente assurda e irrazionale che, sopravvivendo alle ansie, è una prospettiva che più bella non ce n'è.

lunedì 28 luglio 2014

respirare è sempre la soluzione.

i cambiamenti sono un po' il leitmotiv di questo posto e se c'è una cosa che ho imparato quassù è che non è il cambiamento in sé ad essere rilevante, o per lo meno non sempre, quanto lo stato d'animo con cui lo accogli.
come sempre fa un po' mistico e un po' bacio perugina, ma questa psicologia da blogger low profile, mi serve per fermarmi e respirare quando entro nei meandri di trip mentali in cui le ansie ostruiscono la visuale.
come cercare il panorama con indosso occhiali da sole sporchi.
respirare è la parola d'ordine.
e appena l'ossigeno arriva al cervello, si porta dietro un sorriso scemo e tutto acquista il giusto fuoco.
e quant'è bello, poi, godersi il viaggio.


giovedì 3 luglio 2014

la nuit

le notti che la casa dorme ed io no, sono come dei lunghi deja vu.
poco meno di due anni fa, io leggevo e scrivevo di notte. tutte le notti. o almeno quelle in cui restavo a casa e non avevo troppo da lavorare. soffrivo di insonnia e avevo imparato a farmi compagnia con la musica e le parole. scrivevo molto di più, prima, e le mie giornate erano molto meno ordinate. e le mie notti più lunghe.
ora di notte straordinariamente dormo, e la mia notte non è più solo mia. assuefatta ad abitudini non più straniere, dipendente da quei rituali che si costruiscono in silenzio senza che tu possa sceglierli. mi inquieta tutto ciò che estraneo a questo nuovo equilibrio monadico.
stanotte però non ho sonno e qualche canzone antica mi fa compagnia mentre scrivo e distraggo pensieri maldestri. accanto al pc c'è un sopravvalutato testo di Dyer in cui cercherò qualche risposta in più di quella che si può trovare in una testa appesantita da una giornata passata a sviscerare e codificare pensieri altrui. come se si potesse davvero, codificarli, i pensieri degli altri! ma è la parte che mi riesce meglio, quella di dare risposte sensate alle vite degli altri. le mie risposte, neanche troppo attese, le rimando alle righe di libri improbabili. per lo meno stasera andrà così, in modo che la gitana possa essere sedata ancora una volta, tra un pensiero saggio e un respiro fatto come si deve. perché da grandi pare sia più appropriato essere ragionevoli e pazienti, nella più totale inconsapevolezza di come si possa fare a farlo senza istruzioni.


lunedì 30 giugno 2014

C.V.

l'invio cv è pratica quotidiana della mia generazione, nel mio paese.
noi ci svegliamo, facciamo il caffè, scambiamo due assonnate chiacchiere con compagni ed animali domestici e poi inviamo cv. dopo di che, la giornata comincia.
non c'è la preoccupazione di rispondere agli annunci a cui hai inviato elegante adesione perché tanto non rispondono. un pensiero in meno.
fino a quando non decidi di inviare il primo cv all'estero, più per provocazione alla tua mailing list di recruiter che non perchè realmente ti interessi. è una specie di affronto al paese, quelle personalissime quanto sterili polemiche autoreferenziali che pensi possano patriotticamente smuovere energie verso la tua annoiata ricerca.
ad ogni modo, è venuta anche a me la fregola di sfidare il bel paese inviando il cv a fanculonia, sicura che rientrasse nella prassi dell'invio a vuoto, ma con la sicumera che il solo aver pensato di andarsene potesse ferire la bella patria e spaventarla per il presunto abbandono. ovviamente all'italia non gliene frega niente che io parta, mentre all'Asia interessa che io diventi una di loro. in meno di 24h dall'invio di un'apply che non so nemmeno per cosa l'ho fatta, hanno immediatamente (e con mio stupore anche gentilmente) risposto, per concordare un appuntamento online per il colloquio: quando a me era più comodo, avvisandomi dei tempi e dei modi, ringraziandomi per essermi proposta.
ora, io lo immagino che per qualcuno non sia strano, ma io ho anche fatto selezione del personale e tutte queste attenzioni, non solo non sono proprio contemplate, ma l'idea che una persona offra la propria professionalità quando cerca lavoro è talmente lontana dalla mentalità italica, che la dissonanza cognitiva è la più blanda delle reazioni. non lo so che farò, ma non è questo il punto.
ogni volta che ch sente qualcuna delle mie nuove avventure lavorative salta dalla sedia e mi ripete che dovrei lasciare tutto e scriverle queste mie assurde vicessitudini professionali.
il problema è che ch le sente tutti i giorni queste fairy tales "de no artri", che a chiamarle lavorative mi sembra già di tirarmi un po' la posa. il fatto è che io lo so che ch ha ragione, non perché possa realmente interessare a qualcuno quello che mi accade nel diario, ma perché magari a scriverle le cose assurde ci ridi su meglio visto che diventano un po' più estranee. è probabile che ad un certo punto lo farò, di scrivere quello che succede dentro all'università ad una tretatreenne con due lauree un dottorato europeo un master e ottomila pubblicazioni nel nostro bel paese. ma non che mi interessi la denuncia sociale o quelle altre cose lì, sia chiaro. per quanto tra i vari titoli annoveri quello di sociologa, devo ammettere di non aver affatto la stoffa dell'attivista, però a raccontarle certe cose non si può non ridere. un giorno, seguirò il consiglio di ch e comincerò a scrivere di quella volta che mi chiesero oltre duecentocinquantamilioni per pagarmi il concorso perché loro non potevano fare a meno di me o del fatto che per quasi un anno l'affitto me l'ha pagato un lavoro indiscutibilmente immorale come il ghost writing.
e soprattutto che facendo vincere la moralità, a perderci sono solo io, ma è il compromesso che si deve stringere con la voglia di restare quaggiù, dove le radici e il cuore sono maledettamente una cosa sola.
un giorno scriverò ad hoc qualche post su questo,
fosse solo per raccontarmi che se quello a cui aspiravo era non annoiarmi da grande, sono stata di parola.

venerdì 30 maggio 2014

rallentamenti in zona vita.

stamattina ho rallentato.
era totalmente necessario che rallentassi, quindi ho fatto tutto pianissimo.
quando non posso staccare, rallentare ha il sapore giovanile delle vacanze. 
ma non quelle dei viaggi, le vacanze in cui ti riempi di cose da fare, ma quelle dei tempi di scuola, che hanno un sapore tutto loro. vuoto e rilassante.
il sapore delle vacanze di scuola lo ritrovi all'università il pomeriggio dopo un esame difficile e da grandi quando hai il lusso di rallentare è così. c'è un sapore nell'alterare il tempo che ci si può concedere che è buono come le ciliegie che ho mangiato ieri. 
e a me il rallentare e le ciliegie sono due cose che non mi sono mai piaciute. 
invece ora rallento senza horror vacui e mangio ciliegie come fossero caramelle.

ed il più felice è sempre il cane.