venerdì 21 agosto 2015

dalla A alla Z

sono quasi cinque mesi e l'impressione è quella di essere tornata da un lungo viaggio, di quelli che ti cambiano, senza che sia necessariamente evidente da fuori.
montagne russe al gran completo, con i vuoti nello stomaco le paure e le risate. c'è tutto dentro, compresa quella eterna sensazione di incompiuto che prende quando pensi che sia finita e ti accorgi che invece è solo l'inizio. e te ne accorgi per caso di questa cosa qui, che è ogni giorno solo l'inizio.
ora che è arrivato il tempo della nuova normalità, andiamo cauti esplorando le nostre nuove identità con l'imbarazzo di chi manovra qualcosa di prezioso con mani maldestre. 
ma la cosa più bella di tutto è che ora gli occhi del mio amore sono raddoppiati 
che meraviglia, questa cosa qui.
una meraviglia dalla A alla Z. 


martedì 24 marzo 2015

Questione di interni.

Ho una perversa tendenza a cercare logica in processi totalmente illogici come le relazioni umane.
Non quelle sentimentali, paradossalmente quelle sono per lo più ampiamente prevedibili, diciamolo. E pure in poche osservazioni.
Le relazioni amicali, invece, restano il grande vero mistero dell'essere umano. Almeno per me.
Quel misto di filantropia ed egoismo che spiazza qualunque logica previsione, soprattutto quando spazia inspiegabilmente in un continuum irrazionale tra dipendenza, formalità e indifferenza.
Mi tornano alla mente la teoria del dono e varie altre lezioni di antropologia culturale, che miscelate con psicologia spicciola da rizla psicosomatica potrebbero spiegare da sole ampiamente maldestre latitanze. Eppure il mio cervello continua a battere tipo goccia cinese corto un'unica interpretazione: il bello dentro.
Alla fine è sempre solo una questione di interni.
Se dentro sei a posto si vede da fuori. Ma se l'interno è un casino l'altro diventa inesorabilmente, suo malgrado, un insopportabile e spudorato amplificatore del caos.

mercoledì 18 marzo 2015

monotematismi.

ciao, sono una gravida a termine.
ma ho anche 34 anni e molti interessi, annichiliti da oltre tre settimane di interazioni di questo tipo:
persona X: allora? ci siamo?
io: più o meno, sempre incinta e sempre al nono mese, per questo mese.
(quando supero l'anno di gravidanza mi leggerete sui giornali. questo non lo dico, ma vorrei farlo, giuro)
sono intimamente romantica su tutta la questione maternità, davvero,
ma non mi si è atrofizzato il cervello.
di quando in quando parlerei anche d'altro, se per voi va bene.

venerdì 13 marzo 2015

resti in attesa per non perdere la priorità acquisita.

l'ultimo mese è la vera attesa.
non se ne esce.
sono giorni infiniti passati a fare lo slalom tra consigli non richiesti e apprensioni non gradite.
perché l'ultimo mese non puoi essere tollerante anche con il mondo, devi già esserlo con te stessa e le infinite esigenze di una stazza fuori misura e le curiose "patenze" che si insinuano tra il tuo riposo e l'idea che da un momento all'altro potresti entrare in travaglio.
perchè ti dicono che devi riposare, l'ultimo mese. ma chi te lo dice immancabilmente non è all'ultimo mese di gravidanza, quindi nella tua mente non ha alcun diritto di parola.
ed invece parlano.
il mondo parla tanto e troppo durante questi giorni da count down che tu vorresti passare come un eremita lontano dalle intollerabili ansie altrui. quelle che in una mente normale sarebbero apprezzabili dimostrazioni di attenzione e affetto - ne sono consapevole - si trasformano nella mente della gravida a termine in intollerabili generatori di ansie.
il mondo attorno passa le giornate a chiederti se ci siamo e quanto manca, come se lo potessi sapere, e a raccomandarsi con una imprevedibile apprensione di essere "avvisato in tempo".
io ora voglio dire: ma perchè, dovrebbe interessarmi anche lontanamente passare il mio travaglio a pensare di avvisare tutti quelli che vogliono essere avvisati "in tempo"?
ma in tempo per cosa? perchè dovrebbe essere così vitale la presenza in tempo reale di estranei che non possono essere di supporto nè a me nè alla creaturella, nè agli intimi dei quali, al limite, posso in qualche angolo razionale della mia mente, tollerare la preoccupazione?
io me la chiedo questa cosa con sincera curiosità.
io vorrei esserci se potessi essere utile, ma diversamente l'ansia estranea di esserci "in tempo" a quale perversa forma di solidarietà sociale va associata?
se lo sai il giorno dopo è ormai tardi? non vale più?
tu che mi vedi, forse una volta all'anno o pure meno, perchè dovresti essere nel carnet delle persone che devo avvisare "subito"?
il gusto di vedermi stravolta da ottomila ore di travaglio o vedere la bimba al nido che poverella sarà più stravolta di me?
mi avvince questa rivendicazione di vicinanza di persone scomparse per tutta la gestazione che improvvisamente si sentono in diritto di reclamare una pole position nelle ore più intime che esistano.
c'è il sapore di presenzialismo a stonare.
e per me chi c'è solo nei momenti topici per dire io c'ero, ma non c'è in tutti gli altri, quelli quotidiani delle cavolate, delle risate, dei malumori e dei dettagli, non ha assolutamente alcuna priorità.
e lo so che sono posseduta dall'ormone mannaro e anche questi latitanti affettivi che maldestramente cercano di farsi spazio verranno graziati dalla mia mente quando il picco umorale si rovescerà.
e domani riderò anche di questa partecipazione collettiva, perché d'altronde la vicina acciaccata, la fioraia sottocasa o il musicista che chiede elemosina all'angolo che ogni sacrosanto giorno mi chiedono quanto manca, alla fine sono una cosa molto tenera di questo infinito ultimo mese e se partecipano loro posso trovare un perché anche agli impediti emotivi che ho tra i conoscenti.



lunedì 9 marzo 2015

come in un acquario.

quando hai molto tempo per osservare le dinamiche umane vivi come in un acquario.
il mondo non se ne accorge che sei lì ad osservare costantemente tutto quello che accade intorno ed invece tu ci sei, capisci o non capisci, osservi. e niente è più interessante che notare senza essere notati. la gravidanza è uno di questi momenti da acquario; un periodo in cui inevitabilmente tutto rallenta, quindi tu hai tempo per osservare attraverso un affaccio sul mondo abbastanza privilegiato: quello di chi nota, nell'altrui convinzione che sia troppo preso d'altro per notare.
in questi nove mesi ne ho notate varie di cose, nessuna una grande rivelazione, sia chiaro. ma una cosa che ha attirato la mia attenzione è una fenomenologia banalmente diffusa nella specie umana: la difficoltà a partecipare al bello delle persone che ci sono attorno.
non intendo la condivisione di una bella serata, di un bel quadro o un di un bel momento, giacché queste sono cose che in qualche modo coinvolgono tutti i protagonisti; piuttosto quella disinteressata e sincera compartecipazione al bello che accade alle vite degli altri, quando la loro bellità non tocca in nessun modo la propria vita.
essere felici gratis è più difficile che essere tristi gratis.
davanti a brutti eventi è più facile esserci. come se le nostre vite fossero un "gioco a somma zero" in cui tra guadagni e perdite reciproche debba necessariamente esserci un equilibrio. il male degli altri migliora la nostra autopercezione, "esserci" equivale ad una facile pettinata d'autostima che l'ostentazione di compassione e solidarietà porta con sé di default.
invece la propensione a guardare le vite altrui come immancabilmente più intriganti delle nostre ci porta ad essere avvinti dalla normalità che c'è nelle disgrazie che accadono anche agli altri: rende loro più umani e noi meno sfigati. è come una sensazione di equilibrio cosmico che mette in pace le coscienze e fa trovare il tempo di condividere un pezzo di esistenza brutta con chi in qualche modo diviene più simile per la sfiga di avere una sfiga.
cosa più complessa è esserci, spassionatamente, empaticamente, sinceramente - e soprattutto restarci - quando agli altri succede qualcosa di veramente bello. a questo non siamo preparati. siamo a tal punto disadattati emotivamente che il bello degli altri viene vissuto come un torto esistenziale di un cosmo ingiusto. 
come se quando c'è della felicità nell'aria le persone non avessero più bisogno di ossigeno e di relazioni, di sostegno e di compartecipazione. come se la felicità fosse un torto al grande gioco degli equilibri e per di più, non guadagnandoci nemmeno in autostima, senza che lo sforzo valga l'impegno. 
quando vedi che qualcuno rimane e partecipa alla tua felicità allora puoi stare sicuro che quel qualcuno ha il bello dentro, ma soprattutto che ci sarà sempre e a lui, solo a lui, potrai scoprire le carte del bagaglio di apprensioni che le cose belle si portano dietro.

perché anche quando succede una cosa spettacolare hai bisogno che qualcuno ti dica che comunque vada, andrà tutto bene.