ci sono momenti in cui finisci le parole.
componi e ricomponi come in un anagramma le lettere per formare una parola qualunque da usare, ma non esce nulla. la verità è che manca il pensiero che le corrisponda.
ci sono momenti in cui finisci i pensieri.
capita come il quadro ed il chiodo di baricco. zac! li finisci. non puoi prevedere quando accadrà. ti svegli e loro, i pensieri e le parole, non ci sono più.
zac! scollati dalla tua mente. inutile balbettare e farfugliare per far uscire qualcosa. sono finiti, punto. si sono letteralmente consumati. esasperati e stropicciati come sono.
stressarli oltremodo, alcuni pensieri, è decisamente incauto.
vorrei avere qualcosa da dire e da fare.
forse servirebbe. forse no.
invece sono stanca, voglio solo dormire.
così, senza parole.
giovedì 6 maggio 2010
martedì 4 maggio 2010
la banalità del male 2.0
UOMINI COL MESTRUO se tu mi dici esci dalla mia vita, sparisci e non farti più sentire e io ti chiamo comunque non è perché sono idiota, è solo che voglio renderti partecipe della mia vita, e dirti determinate cose prima che tu venga a saperle da altri. A scopo puramente informativo quindi. Dovresti ringraziarmi anziché prendertela in questo modo.
ci vuole talento anche ad essere stronzi.
un po' di creatività, quanto meno, sarebbe gradita.
domenica 2 maggio 2010
sabato 1 maggio 2010
AAA. principio di realtà cercasi.
nella prima mezz'ora che passo nel letto sveglia si decide il vestito per il mio umore diurno. prendo definitive soluzioni per la mia quotidiana tortura. ogni giorno sono nuovamente definitive. lo faccio ogni mattina. ed ogni mattina sono diverse.
tutto cambi purchè nulla cambi!
ho incrinato la credibilità con me stessa, ma trascende ogni mio controllo. non sono più triste. sono diversamente felice. ovvero ho uno stato emotivo che -a tratti- può raggiungere anche picchi molto alti, per quanto rimane vincolato alla ponderazione con quel rumore di fondo. ogni giorno è un giorno di troppo. lo sento proprio il peso. come quando cammini a lungo con uno zaino pesante sulle spalle. te ne accorgi sulla lunga distanza. so che accadrà damblè che deciderò di lasciare lo zaino da qualche parte. anzi non lo deciderò. lo poserò e basta. oggi finalmente ho molta voglia di desiderarlo. ogni giorno in più che vivo in questo assurdo monadico limbo, mi convinco che al nulla rispondere con tutto è un gioco al massacro. ogni minuto che passa si rovina qualcosa in più. diventa tutto un po' più sporco. credo sia questa la fine, quando le cose le strazi e le deformi fino a slabbrarle irrimediabilmente.
quello che potevo fare ho fatto. anche deformarmi in un'attesa che non mi rispecchia.
è arrivato il tempo di dare un'occasione agli edelweiss. principio di realtà, vieni a me!
tutto cambi purchè nulla cambi!
ho incrinato la credibilità con me stessa, ma trascende ogni mio controllo. non sono più triste. sono diversamente felice. ovvero ho uno stato emotivo che -a tratti- può raggiungere anche picchi molto alti, per quanto rimane vincolato alla ponderazione con quel rumore di fondo. ogni giorno è un giorno di troppo. lo sento proprio il peso. come quando cammini a lungo con uno zaino pesante sulle spalle. te ne accorgi sulla lunga distanza. so che accadrà damblè che deciderò di lasciare lo zaino da qualche parte. anzi non lo deciderò. lo poserò e basta. oggi finalmente ho molta voglia di desiderarlo. ogni giorno in più che vivo in questo assurdo monadico limbo, mi convinco che al nulla rispondere con tutto è un gioco al massacro. ogni minuto che passa si rovina qualcosa in più. diventa tutto un po' più sporco. credo sia questa la fine, quando le cose le strazi e le deformi fino a slabbrarle irrimediabilmente.
quello che potevo fare ho fatto. anche deformarmi in un'attesa che non mi rispecchia.
è arrivato il tempo di dare un'occasione agli edelweiss. principio di realtà, vieni a me!
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