mercoledì 8 settembre 2010

l'inutile oracolo

sono diventata molto brava. sono bravissima a darmi le risposte giuste.
mi faccio anche domande sensate ed ho accumulato un buon numero di sagge argomentazioni perfettamente idonee. ma sapere è inutile. in certi momenti, per certe cose, con certi umori, certe notti, la conoscenza non basta, la saggezza è pletorica e la fatalità è un meschino placebo.
sono solo momenti. poi mutano.
come tutto, anche questi momenti, passano.

"perchè non hanno fatto delle grandi pattumiere per i giorni già usati, per queste ed altre sere"
(cantico dei drogati - de andrè)

martedì 7 settembre 2010

rubolo

fortuna si chiamava. una giovanissima donna dal nome suggestivo. le ho regalato un viaggio con magia, a fortuna. una lettura di IChing e speranza a buon mercato. saggezza cinese al prezzo di un biglietto regionale. scendeva alla seconda fermata, lei. io proseguivo, ma un regalo del mio essere puntino è lasciare pezzi di me agli sconosciuti. e rubare. rubo, io, in viaggio. sono logorroica e strasbordante per natura e lascio pezzi di me in giro. ma senza che nessuno se ne accorga, io rubo e divento un po' di quello che rubo agli altri. a fortuna ho rubato i suoi occhi pieni di vita. l'ingenuità dei suoi diciotto anni e del suo primo amore. soffrirà ancora tanto fortuna, ma mai più così. lo garantiscono gli scienziati. e noi, agli scienziati crediamo. noi crediamo a chiunque ci dica che dopo è meglio. ma questo a fortuna non l'ho detto. le ho letto l'IChing. era bello e ne sono stata felice. ho pensato in ritardo che non avrei avuto il tempo di affrontare una brutta sentenza. ma non lo era la sua, era buona. era piena di vita come lei. è così che i puntini lasciano i loro a capo per nuove storie. seminando un po' di sè e rubando sguardi pieni di vita e vite piene di racconti.

lunedì 6 settembre 2010

like a little dot

io sono un puntino. questo è assodato. un puntino sono i pensieri nella mia testa, un puntino è il mio corpo accessoriato di valige. come un puntino mi muovo tra stazioni, autostrade ed aereoporti. spazi tra me e il mondo, spazi tra quello che ho e quello che avrò, spazi tra chi sono e chi diventerò. porto me in giro e perdo treni. porto me in giro e prenoto aerei. non so quando mi fermerò, non so se sono più in grado di star ferma. so, però, che ogni ora che passo accoccolata tra i miei bagagli è un tempo infinito che vedo vivere il mondo fuori di me e me dentro quel mondo. ogni ora che passo accoccolata tra i miei bagagli è un tempo che regalo alla mia storia e che la mia storia regala a me. e non mancano mai nella mia valigia i miei legami, non mancano mai nella mia valigia le mancherie. perchè solo se sai da chi tornare la partenza acquista un sapore di buono. ed è così che è: viaggiare mi insegna a tornare. c'è sempre un nuovo "a capo" da ricominciare e qualcosa da imparare. imparare a scegliere, imparare a sbagliare, imparare ad aspettare. imparare ad imparare. un viaggio infinito, quello di un puntino.



Il dittatore

Un punto piccoletto,
superbioso e iracondo
"Dopo di me- gridava -
verrà la fine del mondo!"
Le parole protestarono:
"Ma che grilli ha pel capo?
Si crede un Punto-e-basta,
e non è che un Punto-e-a-capo".
Tutto solo a mezza pagina
lo piantarono in asso,
e il mondo continuò
una riga più in basso.
(g. rodari)

sabato 4 settembre 2010

la poesia (d)e i luoghi

la temperatura che comincia ad abbassarsi, un motorino che si avvia piano verso una serata delicata, la chiesa di donna regina, la voce più dolce di sempre. palladino ha arredato la chiesa che odora della mia infanzia. un immenso pannello fa da sfondo al posto che nei miei ricordi richiama la voce di mio nonno. da piccola "donnaregina" veniva nominato più dei nostri nomi. presente e passato che si sovrappongono. il passato che ospita il presente. e si donano a vicenda. mio nonno passava ore a parlare di restauro anche con noi bambini. il passato va accudito, non deve essere un falso. i segni della storia hanno un grande valore. chissà che avrebbe detto delle teste che piovono dal cielo nella sua donnaregina. a me fanno pensare che vecchio e nuovo, possono convivere. anche se è difficile. possono. ora estranei inconsapevoli occupano quegli spazi regalandosi un concerto in un piccolo paradiso di arte. sorrido perchè per loro è solo una bella chiesa, ormai sconsacrata. per me è un po' di famiglia, è un po' di infanzia. risuonano perfette in quegli ambienti, così come nella mia testa, le parole accurate e le note delicate di un poeta in cravatta scura. e nonostante un'invasione di ricordi e di momenti, stasera, mi sento leggera pensando che solo chi ha radici profonde può allungarsi nei rami.



Γνῶθι σεαυτόν

ci sono delle cose che sono lì. sono pensieri, ma non esattamente pensieri pensati. sono pensieri sussurati alla mente perchè il cervello non se ne accorga. sono pensieri che assomigliano più a "cose" perchè hanno una consistenza ed un peso. un peso che dalla testa scende nello stomaco e si ferma lì, come l'indigestione, ma senza controindicazioni. difatti non sono pensieri indigesti. loro stanno lì, forse ti aspettano da molto o forse sono appena arrivati. può capitare che restino anche molto tempo senza farsi notare. restano in attesa di attenzione: pensieri in attesa. questo sono le cose che stanno lì e che d'improvviso guadagnano la tua consapevolezza come se li avessi pensati da sempre. sopraggiungono come la pioggia di settembre, eppure quando ormai sono lì, ti sembra di conoscerli da sempre. ti sembra di averlo sempre avuto quel pensiero lì. è familiare. capita anche con delle persone. le conosci da un accenno di vita e ti sembra ci siano da sempre nella tua. forse è una predisposizione o forse solo un caso. eppure certe cose sono familiari anche se arrivano all'improvviso. le riconosci in un discorso che esce da sè. ti ascolti dire certe parole e ti accorgi che le pensi per davvero, anche se non le avevi mai pensate prima. erano lì ed ora lo sai anche tu che c'erano. quanti altri ospiti discreti ci saranno nella mia mente? stasera ho pensato un pensiero che forse penso da un po'. ma non lo so. ha il peso di una cosa, di una cosa leggera. ha il peso della leggerezza. forse lo hanno sussurrato le note di un bel concerto al mio orecchio distratto dal magico intorno. è stato un momento, un momento preciso in cui la cosa è diventata pensiero lasciandosi pensare. in un momento preciso, che ora ha un luogo ed un tempo, mi sono conosciuta un po' di più.
e mi viene da ridere perchè so che "è tempo".