domenica 20 febbraio 2011

è semplice.

sto studiando per diventare semplice. e mi diverto.
ho istruttori bravi e volontà di ferro. anche se non è semplice la semplicità.
sto studiando per disgiungerla nella mia mente dalla superficialità e inciampo nella confusione che fa sembrar le cose importanti sempre troppo difficili. invece è semplice quello che bisogna togliere per trovare il modo giusto. ed è così che imparo a farmi capire con meno parole ed a farmi conoscere con meno labirinti, perchè è semplice quello che mi fa star bene e si può dirlo semplicemente.

tutte le idee che hanno enormi conseguenze sono sempre idee semplici. (Tolstoj)

lunedì 7 febbraio 2011

certe ingestibili mancherie

certe mancherie sono incomprensibili per chi non ha mai provato
la consistenza delle loro attenzioni.
perchè se mi mancano non basta telefonare.
perchè se mi mancano non basta scrivere un messaggio.
perchè se mi mancano nessuno può sostituirle.
perchè quello che mi manca, quando mi mancano, è assolutamente fisico.
è l'odore di buono tra borotalco e creackers.
è la morbidezza calda del corpo peloso.
è lo sguardo di tenerezza attento, fisso e fiducioso.
il mio battito cardiaco che rallenta quando, distese abbracciate, sento il respiro sulla faccia.

certe notti

ed è finalmente tutto silenzio. tutto silenzio tranne una musica vintage, leggera e sussurrata che si insinua colonna sonora di una notte curiosa. perchè non è una notte come un'altra questa notte. è una notte che vorrei passare sveglia a guardarla trascorrersi. come se bastassero occhi vigili e pensieri sospesi per poter fermare il tempo. come se bastasse voler rallentare per non capire. eppure sembra tutto calmo stanotte. sembra tutto molto lento e definibile. sembra tutto molto comprensibile, stanotte. almeno fino a domani, quando ancora una volta, avrò nascosto bene ogni traccia di una notte indisponente tra le pieghe disordinate e morbide di un piumone in sovrappeso.

domenica 30 gennaio 2011

i complessi equilibrismi del tuttintenso

imparare a mettere un piede avanti all'altro. braccia alzate, testa dritta, schiena tesa, occhi fissi verso il nulla, sorriso sulle labbra. non fermarsi un solo momento. non potere, non volere, non riuscire a fare altro se non restare in equilibrio. senza guardare giù, senza guardare dietro, senza guardare. ci sono momenti in cui è così. è tutto intenso e tu vuoi solo camminare su quel filo. un passo dopo l'altro, con il cuore accelerato, il respiro sospeso, la concentrazione necessaria, la paura in sordina ed il più brillante sorriso di sempre sulla faccia.

mercoledì 26 gennaio 2011

quel sorriso, all'improvviso.

perchè è maledettamente vero che basta poco per quel sorriso. perchè non è un sorriso qualunque. è proprio lui, il sorriso scemo. quello che ti avevano cancellato dalla faccia. è quel sorriso che ti sembrava aver rimosso dalle espressioni riproducibili. quello che ti scappa, così, all'improvviso per un regalo che non ti sembrava possibile più ricevere. perchè è quello il punto. è nel furto perverso di quello che sembra possibile. è nel lasciarsi spegnere la propensione all'incredibile. può capitare di trascinarsi così a lungo nel ristagno che ti dimentichi del tutto possibile, ti dimentichi di essere programmata per la felicità. e non sarà il sorriso scemo la risposta, ma il fatto che oltre ad esserci qualcuno che, da qualche parte, quel sorriso te lo voleva proprio vedere sul viso, ci sei tu, che a tua stessa insaputa ti alleni furtiva, distratta e testarda a riproporlo più bello di prima.