mercoledì 21 dicembre 2011

pagina 483 de LaCosa

Ai miei genitori per avermi crescita in mezzo ai libri e per aver fatto della creatività la chiave di tutta la mia formazione personale. A mia madre che quando parla di letteratura e di arte le brillano gli occhi e fa venir voglia di sapere, per aver partecipato attivamente al mio lavoro di ricerca grazie alla sua cultura e alla sua passione. A mio padre che del suo amore per la creatività e della sua curiosità intellettuale ne ha fatto un lavoro che continua a vivere tutti i giorni con lo stesso spirito di scoperta di un novizio, perché da piccola mi leggeva Calvino e Rodari e mi faceva giocare con i pre-libri di Munari. A mia sorella la cui genialità mi ha fin da piccola portato a pormi quelle domande che oggi danno senso ai miei studi, perché i libri e la musica che mi suggerisce distratta mi hanno sempre stimolato a comprendere mondi sconosciuti. A Stani, maestro e amico, il cui essere fuori dagli schemi mi ha permesso di guardare alle cose sempre da un altro punto di vista, per aver creduto nelle mie capacità e perché con il suo sostegno ha saputo e continua ogni giorno a tirar fuor il meglio da me, nonostante me. Al prof. Fusco e la prof.ssa Tomassoni che con il loro impegno hanno valorizzato il ruolo della Psicologia nello studio della Creatività Artistica e Letteraria in Italia, per avermi dato l’opportunità ed il privelgio di studiare una passione ed avermi sempre stimolato e sostenuto in questi tre anni. Alla prof.ssa Romo Santos per avermi dato un suggerimento per la tesi che è stata la chiave di tutto il lavoro. A Lidia perché in ogni piccola e grande prova lei é il mio punto fermo. Ad Antonella, per la sua amicizia e perché il suo coaching, personale e professionale, é stato vitale in ogni secondo di questi anni. A Claudia perché “le parole sono importanti” e le persone che sanno usarle sono preziose. A Francesco perché mi ha insegnato a conoscermi. Ad Angel perché la parte più importante di questo lavoro è cresciuta nel suo mondo non ordinario. A Stefania che mi ha fatto appassionare alla poesia. A Giovanni perché “le lezioni americane” mi hanno davvero cambiato la vita. Ad Aia ed Emilio perchè è di pochi il privilegio di avere dei secondi genitori, stimolanti e presenti, ed io lo ho. A Nicola, Eugenia e gli altri colleghi che hanno condiviso e condividono ogni giorno i miei studi, il mio tempo e i miei umori, così come Ciro, Alba, Antonio, Maria, Carla, Angelo, Ivana, Elda, e tutti gli amici preziosi che, oltre a sopportare le mie continue ricerche, sono la rete del mio quotidiano. Da ognuna di loro rubo qualcosa per essere migliore. 


 A tutte queste persone perché non c'é nessun piccolo o grande obiettivo che valga la pena di essere raggiunto senza degli affetti veri con cui condividerlo e a cui dedicarlo.

giovedì 8 dicembre 2011

vietato non crederci.

per ottenere ciò che voglio, mai come in questo momento della mia vita, ho assoluto bisogno di tutta la follia di cui dispongo.
Osservate con quanta previdenza la natura, madre del genere umano, ebbe cura di spargere ovunque un pizzico di follia. Infuse nell'uomo più passione che ragione perché fosse tutto meno triste, difficile, brutto, insipido, fastidioso. Se i mortali si guardassero da qualsiasi rapporto con la saggezza, la vecchiaia neppure ci sarebbe. Se solo fossero più fatui, allegri e dissennati godrebbero felici di un'eterna giovinezza. La vita umana non è altro che un gioco della Follia
Erasmo da Rotterdam, "Elogio alla follia"

domenica 27 novembre 2011

tra fine e inizio c'è suolo punto, quello di vista.

quando guardi indietro e cominci a riconoscere delle ricorrenze nei tuoi comportamenti che ti permettono di prevedere, grosso modo, le tue azioni future, vuol dire che stai diventando vecchio. non se ne esce. è ufficiale. in quel preciso momento, quando ti stai lavando i denti e quella tipa nello specchio ti guarda e dice esattamente come collegare quello che fai e quello che hai fatto, quello che non ti dici a come ti dici quello che ti dici, è decisamente lo stesso identico momento in cui ti rendi conto che hai una ruga sul collo. è un tutt'uno scoprire di conoscersi sempre meglio e familiarizzare con le nuove rughe. possiamo, per eleganza, chiamarla saggezza, chiaro. ma resta una roba di esperienze e pieghe della pelle, che come le chiami le chiami, ti ricordano che il tempo passa e tu ora occupi il ruolo di quella che era te da grande, quando non eri ancora te da grande. io della mia vecchiaia travestita da saggezza cerco di farne buon uso e cerco di ricordarmi cosa volevo fare di questa me quando fossi stata me. compatibilmente con le mie lunatiche curiosità, io qualche punto fermo l'ho recuperato per la strada. e pure la consapevolezza che la maggior parte della roba della vita ha una scadenza. quindi, io e la mia nuova saggezza, guardiamo con attenzione la ruga che ho sul collo e gli altri rugosi eventi attuali e diamo a tutti i loro nomi veri. poi prendiamo la mia disattitudine alle "fini" e la trasformiamo in una grande attitudine a nuovi inizi. perchè una persona saggia sa bene che a raccontarsele come si deve le cose possono diventare sempre più belle di quanto appaiano. così tutto diventa un nuovo inizio. e a me iniziare piace sempre.

martedì 15 novembre 2011

camminando.

e comunque sia, continuo a camminare lo stesso. in modo che camminando camminando possa trovare la strada che mi porta in quel qualunque dove che cerco. per prove ed errori. ma continuando a camminare.

sabato 5 novembre 2011

il mai abbastanza.

perchè più insano e intenso di così non poteva essere.
perchè più surreale e stimolante di così non poteva immaginarsi.
perchè più contraddittorio e cronico di così non poteva diventare.
come quando non potresti non volere quello che non ti dona ma ti fa sentire perfettamente tu.