venerdì 6 aprile 2012
La routine
ho un serio problema con la routine.
per soli tre giorni ho avuto giornate orientativamente simili ed ho rischiato il collasso emotivo.
questo alla mia età non stabbene. mi pare evidente. anche perchè, giura wikipedia, è un "modo pratico per procedere nell'attività quotidiana" ed aggiunge - degenerando le mie preoccupazioni - che il termine routier per i saggi francesi stava ad indicare "colui che conosce bene la strada", il che di questi tempi sarebbe perfino cosa buona e giusta. mentre mi riprometto di apprezzarne i contorni pragmatici ed esplorarne l'eventuale adattamento rispetto alle mie prassi senza sosia, confesso il turbamento alla sorella. riflette. vorrebbe dirmi qualcosa di illuminante, lo sento, eppure mi confessa a sua volta tra l'imbarazzato ed il liberatorio che ha lo stesso disturbo.
sospiro di sollievo. è una roba genetica, bisgna conviverci.
per soli tre giorni ho avuto giornate orientativamente simili ed ho rischiato il collasso emotivo.
questo alla mia età non stabbene. mi pare evidente. anche perchè, giura wikipedia, è un "modo pratico per procedere nell'attività quotidiana" ed aggiunge - degenerando le mie preoccupazioni - che il termine routier per i saggi francesi stava ad indicare "colui che conosce bene la strada", il che di questi tempi sarebbe perfino cosa buona e giusta. mentre mi riprometto di apprezzarne i contorni pragmatici ed esplorarne l'eventuale adattamento rispetto alle mie prassi senza sosia, confesso il turbamento alla sorella. riflette. vorrebbe dirmi qualcosa di illuminante, lo sento, eppure mi confessa a sua volta tra l'imbarazzato ed il liberatorio che ha lo stesso disturbo.
sospiro di sollievo. è una roba genetica, bisgna conviverci.
giovedì 5 aprile 2012
ode all'imperfezione.
ieri avevo elaborato con la mia sms-pall una lunga ed avvincente riflessione sulle rappresentazioni implicite che ciascuno ha della vita degli altri. incrociando una serie di coincidenze e pensieri a metà tra il personale ed il professionale aveva cominciato ad invadermi una nuova ossessione (giàcché a me i pensieri non restano mai pensieri, in niente diventano fissazioni).
così il neonato invasore interrompeva il tentativo di studiare chiedendo fastidiosamente la mia attenzione. la sua formulazione grossolana era qualcosa del tipo: cosa nelle rappresentazioni implicite influenza il giudizio sugli altri? non che sia una questione particolarmente originale ed il mio aver fatto una tesi sulle teorie implicite indiscutibilmente retrodata il mio interesse sulle opinioni personali culturalmente fondate a qualche anno addietro, eppure l'articolazione del tarlo aveva assunto una personalissima declinazione: cosa cazzo vedono di avvincente nella mia vita quattro sconosicuti differenti per condizione socioecnomica, livello di studio, età, prossimità al soggetto (che sarei io)? l'eccessiva passione mostrata rispetto a banali racconti autobiografici è dovuta ad una forma di educazione, alla mia narrazione, alla loro noia esistenziale o ad una oggettiva quantità di fascino nell'incoscienza altrui? sono consapevole che ci siano delle componenti memetiche che non sto qui ad elencare, ma qualunque risposta la mia sms-pall ed io trovavamo continuava ad essere una soluzione parziale al problema. ad oggi, la quaestio è tutt'altro che risolta nella mia mente. il prossimo esame e i miei articoli ne saranno forse danneggiati, per non parlare della discussione dottorale che dovrebbe avere già una luce definita in merito.
ma serendipicamente l'oroscopo di rob ha parzialmente incoraggiato, depistandola, la mia ricerca.
l'imperfezione. è probabile che la risposta sia nell'imperfezione: ognuno tenta di costruirsi il proprio metro quadro di serentà, che diventa fonte di imponderabili ansie da prestazione, così l'altrui spudorata imperfezione restituisce una sicurezza che genera riconoscenza - e si traduce in ammirazione. tutto ciò senza che nessuno si accorga di niente.
devo ancora organizzarlo bene questo pensiero qui, diciamolo, sa di grezzo.
così il neonato invasore interrompeva il tentativo di studiare chiedendo fastidiosamente la mia attenzione. la sua formulazione grossolana era qualcosa del tipo: cosa nelle rappresentazioni implicite influenza il giudizio sugli altri? non che sia una questione particolarmente originale ed il mio aver fatto una tesi sulle teorie implicite indiscutibilmente retrodata il mio interesse sulle opinioni personali culturalmente fondate a qualche anno addietro, eppure l'articolazione del tarlo aveva assunto una personalissima declinazione: cosa cazzo vedono di avvincente nella mia vita quattro sconosicuti differenti per condizione socioecnomica, livello di studio, età, prossimità al soggetto (che sarei io)? l'eccessiva passione mostrata rispetto a banali racconti autobiografici è dovuta ad una forma di educazione, alla mia narrazione, alla loro noia esistenziale o ad una oggettiva quantità di fascino nell'incoscienza altrui? sono consapevole che ci siano delle componenti memetiche che non sto qui ad elencare, ma qualunque risposta la mia sms-pall ed io trovavamo continuava ad essere una soluzione parziale al problema. ad oggi, la quaestio è tutt'altro che risolta nella mia mente. il prossimo esame e i miei articoli ne saranno forse danneggiati, per non parlare della discussione dottorale che dovrebbe avere già una luce definita in merito.
ma serendipicamente l'oroscopo di rob ha parzialmente incoraggiato, depistandola, la mia ricerca.
l'imperfezione. è probabile che la risposta sia nell'imperfezione: ognuno tenta di costruirsi il proprio metro quadro di serentà, che diventa fonte di imponderabili ansie da prestazione, così l'altrui spudorata imperfezione restituisce una sicurezza che genera riconoscenza - e si traduce in ammirazione. tutto ciò senza che nessuno si accorga di niente.
devo ancora organizzarlo bene questo pensiero qui, diciamolo, sa di grezzo.
martedì 3 aprile 2012
neighbor
tutti i dischi sul pavimento,
il miniamico che impara ad usare il giradischi senza distruggermi la testina, e l'ennesima conversazione sui massimi sistemi formato mondo dei puffi.
la ricerca delle musiche che siano a metà tra i miei trentuno ed i suoi otto anni è un'impresa non facile. ma la necessità di esplorare il mio mondo ha la meglio, così mi lascia ascoltare mina e rinunciando a bimbo mix, non senza aver provato un'ottima mediazione proponendo una carrà, ma che purtroppo non ho in versione vinile.
la mia vita vista dai suoi occhi mi diverte moltissimo: ad oggi siamo arrivati ad un compromesso che per il momento non viene approfondito per l'eccessiva complessità dell'idea che io "sono una maestra che è anche studentessa". tutto ciò lo confonde non poco. anche perchè sono una maestra che studia pure il fine settimana. cosa che invece quasi lo spaventa. mi fa ridere il mio miniamico. così come la certosina attenzione con cui cura le nostre conversazioni serali per le quali ha autonomamente assunto un impegno degno di uomini d'altri tempi.
il miniamico che impara ad usare il giradischi senza distruggermi la testina, e l'ennesima conversazione sui massimi sistemi formato mondo dei puffi.
la ricerca delle musiche che siano a metà tra i miei trentuno ed i suoi otto anni è un'impresa non facile. ma la necessità di esplorare il mio mondo ha la meglio, così mi lascia ascoltare mina e rinunciando a bimbo mix, non senza aver provato un'ottima mediazione proponendo una carrà, ma che purtroppo non ho in versione vinile.
la mia vita vista dai suoi occhi mi diverte moltissimo: ad oggi siamo arrivati ad un compromesso che per il momento non viene approfondito per l'eccessiva complessità dell'idea che io "sono una maestra che è anche studentessa". tutto ciò lo confonde non poco. anche perchè sono una maestra che studia pure il fine settimana. cosa che invece quasi lo spaventa. mi fa ridere il mio miniamico. così come la certosina attenzione con cui cura le nostre conversazioni serali per le quali ha autonomamente assunto un impegno degno di uomini d'altri tempi.
domenica 1 aprile 2012
pour parler
il ronzio dei cervelli arruginiti che si sostituisce al fiato emesso in qualunquistiche conversazioni lo sento perfino nei racconti raccontati.
racconti in cui riconosco parole e (pseudo)ragionamenti già sentiti. rabbrividisco.
curioso che continui a stupirmi del fatto che talune persone non si disturbino a riflettere oltre schemi asettici, limitando le proprie riflessioni a superficiali processi onanistici, elaborati per lo più con sforzo ed in rigorosa assenza di costruttivo confronto.
amo gli esemplari di vuoto celebrale tanto quanto amo zeno cosini. è una di quelle cose che mi fa venir voglia di appartenere al mondo vegetale.
d'altronde la libertà di scelta ci garantisce la libertà di scegliere di non circondarsi di discutibili anestesie emotivo-cognitive ambulanti.
per chi aspira a qualcosina in più per il proprio spirito è un gran conforto.
così reminescenze di antiche perplessità tornano a galla, ristrutturandomi gli umori.
il mio ego ne beneficia molto.
ricordarsi di ringraziare il mondo per essere talmente mediocre da pettinarmi, suo malgrado, l'autostima.
racconti in cui riconosco parole e (pseudo)ragionamenti già sentiti. rabbrividisco.
curioso che continui a stupirmi del fatto che talune persone non si disturbino a riflettere oltre schemi asettici, limitando le proprie riflessioni a superficiali processi onanistici, elaborati per lo più con sforzo ed in rigorosa assenza di costruttivo confronto.
amo gli esemplari di vuoto celebrale tanto quanto amo zeno cosini. è una di quelle cose che mi fa venir voglia di appartenere al mondo vegetale.
d'altronde la libertà di scelta ci garantisce la libertà di scegliere di non circondarsi di discutibili anestesie emotivo-cognitive ambulanti.
per chi aspira a qualcosina in più per il proprio spirito è un gran conforto.
così reminescenze di antiche perplessità tornano a galla, ristrutturandomi gli umori.
il mio ego ne beneficia molto.
ricordarsi di ringraziare il mondo per essere talmente mediocre da pettinarmi, suo malgrado, l'autostima.
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