giovedì 26 aprile 2012

perchè i migliori amici sono sempre la risposta, qualunque sia la domanda.

tu metti tre o quattro teli su di un prato, ma fallo in una giornata di sole.
una di quelle prime giornate di sole in cui il calore è tanto più apprezzato quanto inaspettato.
metti su di una tovaglia di carta tutto il mangiare che una giornata di festa può tollerare, facendo in modo che di tutto ci sia troppo e che di tutto resti un poco per poter ricominciare ogni due ore a mangiucchiare. tu metti ancora disordinatamente degli amici su quei teli e fai mangiare loro quel troppo cibo per tutta una giornata. mettici le risate e la leggerezza. aggiungici il relax e la familiarità.
completa il quadro con un panorma e una sconsiderata voglia che non sia mai abbastanza.
metti tutto questo assieme ed avrai trovato un'ottima ragione per raggiungere dei traguardi:
celebrarli con la tua rete. loro, la coperta di linus.

mercoledì 25 aprile 2012

melancolía

perchè da quando ho giorni spagnoli nel mio nuovo vecchio mondo napoletano è tutto strano e sorprendentemente malinconico. ho la malinconia di quello che non è stato non restando lì. mi manca madrid come la casa di sempre. mi manca la persona che ero lì e i pensieri che avevo quando ero spagnola. mi mancano cose strane che non pensavo mi sarebbero mai mancate. perchè da quando ho giorni spagnoli nel mio nuovo vecchio mondo penso che è difficile trovarlo un posto giusto se poi ricordo che lì, senza la mia rete di qui, anche la vita giusta era comunque per metà sbagliata.

sabato 21 aprile 2012

Ph(inishe)D

storie di turning point e altri trapassi.

una tesi rossa in sovrappeso e una compagnia d'eccezione in sottopeso. un pranzo da mcdonalds, un hamburger senza hamburger ed un happy meal con sorpresa rosa. un po' di pioggia e troppi impegni. così comincia la storia delle ultime ore degli ultimi tre anni. la fine della storia dei tre anni più lunghi di quanti altri tre anni io abbia avuto dentro i miei trentuno. perchè se per il mondo sono stati solo tre anni come altri tre anni qualunque, un certo qualsiasi periodo tra il 2009 al 2012,  per me sono state tre case centinaia di aerei, infinite prove, tante risate e altrettante lacrime. parole a pioggiae pensieri a profusione. trasferimenti, tanti, e progetti, altrettanti. ritrasferimenti e riprogettamenti. una serie imponderabile di cose e persone che non ci stanno dentro le mie 485 pagine di vita.

martedì 17 aprile 2012

Joe Barbieri, le vite degli altri e i castelli di sabbia.

ogni volta che sono ad un concerto per quanto possa adorare il cantante di turno, mi scappa la compulsione di guardare attorno invece che avanti. è più forte di me non controllare l'impulso invadente ad osservare la gente per scoprire le espressioni che fa quando arrivano determinate canzoni. è il mio momento preferito quando insospettabili spettatori cominciano ad urlare con espressione contrita e partecipata alcune frasi come se quelle parole fossero state cantate in quel momento e scritte a loro tempo solo per raccontare la storia personale dell'urlatore di turno. adoro, ai concerti, perdermi nelle vite private degli altri. e sia chiaro, anch'io lo faccio, senza il minimo pudore o vergogna, urlo e partecipo quando la canzone è quella che ovviamente è cantata esattamente per me. quel brano che è indiscutibilmente inserito in scaletta perchè io possa vivere la mia catarsi pubblica su una poltrona di velluto. la partecipazione emotiva a certi concerti, chiaramente, induce una sospensione dell'amor proprio e della discrezione così che improvvisamente tu e il signore accanto a te vi trovate a condividere sguardi complici per qualche frase ipersentimentale come se si trattasse di un codice di sofferenza per intenditori.
ogni volta che sono ad un concerto tutto questo fa sembrare il mio tutto molto più semplice di quello che è. così com'è, quel mio tutto che procede
con le mie mani imperfette,
con la mia vana passione
che non ha più direzione.

venerdì 13 aprile 2012

con un rash per amico.

perchè non tutti i mali vengono per nuocere. alcuni vengono per aiutarti a rifocalizzare le priorità e ricordarti che le dimensioni celebrali non sono l'alfa è l'omega dell'esistenza. e non è che io non sappia che questo ai più sembrerà scontato, ma a chi è drammaticamente convinto di essere invincibile, pesa come la scoperta che babbo natale non esiste. non sono consapevolezze che si possono accettare senza restare intimamente convinti, almeno un po', che si ha ragione, ma gli altri non lo possono capire. il fatto è che se poi anche lui, il tuo fedele cervello, ti sta andando in pappa, il tutto assume una priorità da non sottovalutarsi. perchè quando si incazza il corpo non scherza. un corpo incazzato che reclama attenzioni esattamente come quell'egocentrica della mente, avida e fagocitante, te lo può mandare a dire con qualche avvertimento, ma inascoltato tende ad alzare la voce e diventare violento, restituendoti le violenze che inconsapevolmemnte (?) gli riservi nel privarlo di cura. e quando un corpo incazzato alza la voce perchè qualcuno lo ascolti, difficilmente lo fa con eleganza. diventa sguaiatamente protagonista con la connivenza della mente avvezza a dare i segnali più chiari. se sono le difese immunitarie che ti abbandonano il messaggio non è passibile di fraintendimenti: non ti stai difendendo. e difendersi quando il tuo nemico sei tu rende tutto esponenzialmente complicato.


ps. e lo è ulteriormente se nella versione della tua miglior nemica e contro qualunque suggerimento macini in due giorni con tanto di rogna ed effetti collaterali del cortisone un esame da studente 8 ore di lezioni da docente 280 km di auto un po' di mondanità un pernottamento in hotel (senza pigiama perchè non avrai difese, ma l'alzhaimer, quello si, lo hai) ti viene un sorriso malefico e il pensiero vola a babbo natale...
pps. che se pure dovrò morire per lo meno non sia di noia...