martedì 17 ottobre 2017

personale

ruberei tempo alla vita di corsa per fermare un po' mesi di cose nuove e meno nuove che mi esplodono nella testa.
il problema è che quando pensi, crei e scrivi per lavoro e ti piace pure, avere un blog è come lavorare, quindi perde l'appeal di momento rubato all'ordinario per uno storytelling che ora ha tutta l'aria di essere più avvincente quando è analogico.
avrei chilometri di riflessioni da buttar giù, ma ora quello che trovo veramente rivoluzionario è trovare un momento di persona, con quei qualcuno che si fanno sempre più selezionati ed eccezionali, per raccontarsi quello che accade, dentro e fuori.
solo di persona può diventare veramente personale.
la presenza, quella fisica, quella degli occhi negli occhi, del tono della voce, degli odori, delle risate e dei silenzi, è indiscutibilmente la vera misura della felicità.
sto invecchiando.
è affascinante.

lunedì 11 settembre 2017

september morn

<<me ne "uscio" da qui, vado nella mia stanza>>.

Questo il lait motiv degli ultimi giorni.
I primi di settembre che mixano il rientro dalle vacanze con il tanto temuto inserimento a scuola.
insomma, dei giorni programmaticamente di merda, che avanzano troppo veloci tra corse, ritardi, memo e sensi di colpa, che stanno offrendo tra un respiro ed un mantra dei risvolti insospettabilmente divertenti.
ogni cosa che le chiedo di fare in queste ore ci vede recitare sempre lo stesso copione: lei risponde un deciso e pronto No e poi caccia questa frase con sguardo fiero e corrucciato. <<me ne "uscio" da qui, vado nella mia stanza>>.
e con questo autoesilio da contestazione-a-prescindere ha deciso come vendicarsi in modo subdolo per la questione asilo.

e no, non le correggerò mai i suoi affascinantissimi errori grammaticali.
mi ricordano che a volte sbagliare può essere anche molto divertente.

mercoledì 30 agosto 2017

a-social e dis-comunicazioni

ci sono giorni in cui l'essere umano in tutte le sue sfaccettature non mi è affatto simpatico.
laurea in sociologia, poi quella in psicologia delle relazioni sociali e, niente da fare, continuo a pensare che l'essere umano, per quanto ci provi, è troppo raramente interessante.
fatta eccezione per un'osservazione antropologica di stampo polemico, la socialità  ammiccante in cui siamo costretti mi crea disagio.
in questi giorni di incombente misantropia, mi chiedo perché mai ci sentiamo tanto evoluti, quando per intere ore ogni interazione con un mio simile ha meno spessore di quella che il mio cane intrattiene con una stupida mosca che da giorni insiste a non capire che il vetro non le permetterà la fuga.
conoscere le motivazioni dei risparmiatori cognitivi con autostima macrocefala non me li fa tollerare meglio, in questi giorni qui.
poi magari domani sì.

martedì 25 luglio 2017

non ho l'età

Si arriva ad una età che veramente non hai voglia di cose di cose di cui non hai voglia, come le file alla posta, le storie inutili, le bugie gratuite, essere alla moda, i cambi di umore, la noia degli altri, chili di troppo, conversazioni sterili, un brutto caffè. Non è una questione di età anagrafica.
C'è questa età che ho ora, che non sono i miei 36 anni, è quell'età che viene dopo tutta una serie di pensieri, di fatti e di vita, che potresti averne venti come sessanta e non cambierebbe nulla, perché questa è una età che ti senti nella testa come un chiodo fisso e sulla pelle come la crema protettiva, che vuoi solo cose che ti somiglino. Perché poi passa la voglia di sembrare migliore di come sei e finisci per piacerti lo stesso, anche nei giorni che ti odi abbastanza.
Che anche quando capita di doverlo fare il sorriso sotto sforzo è leggero come il pensiero che lo sottende: chissenefrega. Perché a questa età qui regalare un po' di compiacenza non è nemmeno più una violenza psicologica al tuo super-io, è pura elemosina verso quanti non riescono ancora a misurarsi le priorità. d'altronde, mica uno è obbligato averne di priorità.


monitoraggio felicità

da qualche tempo la mia felicità è sotto stretto monitoraggio.
non passa giorno che una vocina duenne non mi chieda: "sei felice?" e "papà e felice?"
all'inizio mi ha spiazzata. rispondevo sì senza pensarci, credendo ci fosse qualcosa che la preoccupasse.
poi ho capito che non è affatto preoccupata, è interessata. 
lei veramente vuole sapere se siamo felici e non accetta un sì distratto come risposta.
il monitoraggio prevede sincerità. se per qualche ragione non lo sono in quel momento, ne parliamo, decidiamo una strategia e ne esce più serena di quelle volte che dicevo sì con voce ed atteggiamento incoerenti. lì non mollava, continuava insospettita con varie domande. disarmante e contagiosa la sua logica semplice. mi avvince. 
il punto è che ho notato che da quanto ha cominciato a chiedermelo io sono realmente più felice.
nei pochi secondi in cui penso a cosa rispondere, passo in rassegna le cose importanti e tutto rientra in un "sì, certo amore, sono molto felice" che illumina quegli occhi immensi che mi fissano sgranati e mi alleggerisce la testa. 
è vero, sono felice e ad un grande non saprei assolutamente come spiegarlo.