lunedì 29 novembre 2010

Caosmosi

ho trovato la soluzione.
o per la verità, ho trovato il problema:
se avessi saputo prima che in una piccola formula c'era la spiegazione di ogni mio dilemma, credo che gran parte del mio tempo lo avrei speso diversamente, magari a fare giardinaggio o a contare le gocce che possono scendere dal mio rubinetto rotto in un'intera ora, piuttosto che pensare. piuttosto che studiare la mente umana, piuttosto che cercare risposte alla non-linearità dei miei inspiegabili avvenimenti.
molto probabilmente se avessi riflettuto prima su questo principio, mi sarei affaccendata di meno a tentare di capire. non capendo che era proprio in quel fatuo razionalizzare il punto: non c'è niente da capire. solo puro, semplice, imprevedibilissimo CAOS.
ho sempre cercato una linearità negli eventi, vittima dell'euristica della controfattualità. ho sempre costretto gli eventi all'interno di uno sciocco pensiero ipotetico del genere Se/Allora. ignara che è nella sbarra il nodo da sciogliere. nella sbarra il limite delle mie tormentate incomprensioni. è proprio nella sbarra il caos. è proprio lì, tra il se e l'allora.
"l'apparente impredicibilità delle traiettorie comporta che un piccolo errore nella conoscenza dello stato del sistema in un certo istante possa provocare un errore anche grande nelle previsioni a medio e lungo termine".
basta un solo istante. basta un solo particolare.
e le traiettore cambiano.

domenica 28 novembre 2010

giornate di (immuno)deficienza

e la mia incurabile malattia.

così prende, quella mia malattia. con fitte violente ed ingestibili. eppure ormai ho imparato in qualche modo. ho imparato che devono solo passare, questi giorni così. sono giorni di stanchezza assurda e depressiva, di una totale mancanza di lucidità, scrive qualcuno molto più bravo di me. ed è proprio così che sono queste ore di sterile stallo esistenziale. arrivano senza preavviso, quando appena appena mi distraggo un attimo dal resto di questa mia vita più veloce di me, le trovo lì in agguato ad accompagnare un tempo in sospeso che blocca il tempo del mio vivere. autolesionismi travestiti da un'apparente ricaduta. niente di grave, solo la deficienza dell'immunodeficienza da certi pensieri. ma si impara anche a riconoscere il diverso nell'eterno ritorno dell'uguale. ci si abitua a riconoscere quando anche questi stanchi pensieri hanno cominciato, svuotati, a perder consistenza. solo confuse emozioni. disordini emotivi, per la verità. solo rumore. il rumore di fondo del big bang.


sabato 27 novembre 2010

come fuori luogo

luoghi familiari che strapazzano la mia mente.
luoghi al sapore di passato che non riesco più a dosare nel presente.
un passato che non ricordo più di aver vissuto si insinua nel mio tempo e mi mette disagio.
come un fastidioso dejavù cammino inquieta tra strade che amo e rinnego, sentendo cose che non voglio non sentire, ma che so non interessarmi. sono nel limbo del non più e del non ancora. sono in balia di un voler esserci, ma senza starci.
avverto forte un'inquietudine, incapace di conciliare tempi e pensieri che parlano mondi diversi.
la mia città mi tormenta.



venerdì 26 novembre 2010

caffè cornetto e bellità

ci sono giorni che il buongiorno è piacevolmente invadente.
sono quei giorni che nemmeno il maltempo riesce a guastare la gustosa bellità delle cose che si insinuano sorprendentemente tra te e la tua vita.
faccio loro posto molto volentieri.
la bellità delle cose che arrivano come regali al contempo inattesi e meritati ha il sapore della schiuma del primo cappuccino della giornata e del buonumore al sorriso scemo sotto la pioggia.

buongiorno e buonafortuna a tutti.

giovedì 25 novembre 2010

psicologia delle disattitudini esistenziali (ma in letteratura, però)

per la parte letteraria dell’esame di dottorato ho scelto di portare la psicologia dell’inetto di svevo. indiscutibilmente affascinante la capacità dell’incapace esistenziale di sguazzare nelle sue procurate infelicità ed esaltarsi per i tiepidi equilibri delle sue presunte serenità. eroe del nulla,
l’inetto sveviano di fronte alla vita reagisce con tutta la sua più talentuosa inadeguatezza. le sue scelte sono tutte consapevolmente orientate a mantenere lo status quo di mediocrità che lo rende orgoglioso del suo non-misurarsi con qualunque cosa gli richieda di uscire dal suo ruolo di impiegato del vivere. pur di non sbilanciarsi in una ingestibile pallida speranza di felicità, decide di languire in quell’equilibrata ordinaria insoddisfazione per non-si-sa-bene-cosa, che è l’unica realtà con cui riesce a confrontarsi. talentuoso incapace, nell’incoscienza della sua inettitudine, l’inetto cade sempre in piedi, evitando puntualmente faticosi confronti con delle riflessioni che non saprebbe comunque tradurre costruttivamente a se stesso. disarmante in quella sua ottusa deficienza sociale che è indubbiamente la sua stessa fortuna. invidiabile, a tratti.

eccezionale, svevo, ad inventare un personaggio così.
trenta e lode anche lui.