martedì 25 febbraio 2014

mementomori


 “Se vuoi essere felice, comincia ad essere felice” - Lev Tolstoy



niente menate sul fatto che si tratta di merce rara.
niente menate sul fatto che è per pochi eletti.
niente menate, insomma, su tutto quello che rende una cosa bella troppo 
per essere raggiunta.
non è epicureismo né buddismo. non è psicologia da rizla psicosomatica nè
magia nera d'altri tempi. 
non è niente che non sia buona letteratura e buon senso.
vuoi essere felice, dice leo, comincia a farlo.
mica poi è così difficile: scegli una cosa bella al giorno che ti faccia ridere e

poi semplicemente, banalmente, stupidamente, ridi.  
alla fine è solo la tua vita, che vuoi che sia.

mercoledì 19 febbraio 2014

tesi antitesi e sintesi

mi sono svegliata il giorno della discussione con un unico pensiero, "i ringraziamenti, mannaggiabbubbà, ho dimenticato i ringraziamenti!". perchè a me piace ringraziare. anche se è un fatto al sapore di hari krishna, mi prende così, che se mi succede una cosa bella devo condividerla, perchè so bene che in qualità di sanguisuga esistenziale c'è sempre un contributo esterno alla mia causa, di qualunque causa si tratti.
eppure nel vortice di indifferenza in cui avevo cercato di far passare questa roba della seconda laurea ho perso di vista la parte più importante della tesi: i ringraziamenti. e non li riscriverò quissù perchè non avrebbe senso, però lo penso che è bello avere assecondatori si sogni che mi sopportano e supportano.
ed è bello che, faticando come pochi sanno bene quanto, autistiche soddisfazioni pettinino l'autostima e la voglia di non smettere, anche se appare decisamente insensato anacronistico infruttuoso e faticoso. 
se ho scelto di fare una tesi sul benessere è perchè ne gira seriamente poco in circolazione e trovo questa una delle cose più tristi di sempre.  e non è solo perchè c'è la crisi e ci sono i problemi, web o non web, il benessere che dico io passa proprio in mezzo ai problemi, ci sguazza dentro, li attraversa, li aggira e gli ride in faccia. il benessere che piace a me ha la forma del flusso ottimale di Csikszentmihalyi: è un impegno non un miracolo fortuito; una precisa voglia di ridere, nonostante tutto e alla faccia di tutto; un equilibrio flessibile che si trova solo appoggiandosi un po' qua e un po' là, spudoratamente squilibrati e impegnati nella più creativa delle attività che si possa chiedere ad essere umano: stare bene.


lotterai. l'otterrai. lo terrai. (cit)

giovedì 30 gennaio 2014

tretratrètrentiniandaronoatrento

a trentatrè anni gesùbambino l'hanno messo in croce.
io non sono cristiana, direi piuttosto agnostica e abbastanza anticlericale, però l'italianerrima educazione cattolica mi scorre mio malgrado nelle vene. per quanti tentativi io voglia fare di aprire schermaglie dirette e blasfeme contro il sistema-dio, immancabilmente mi vengono idee che hanno il sapore salesiano. lo aborro, ma aborro anche la mia bassa statura e la cattiva educazione, eppure non mi accanisco.
questo perché da un mese ho trentratrè anni e la croce trascinata sul Sinai assomiglia alla scalata quotidiana in cui si è tradotta la sopravvivenza nel mio mondo. banale anche a dirsi ormai: la crisi, il lavoro che non c'è, il lavoro che se c'è è sottopagato, i diritti sono un optional, le tasse sono un obbligo, gli stipendi sono ridicoli ed i prezzi irripetibili, il rosso in banca, allora andiamo via, ma via dove, altrove non mi piace, voglio lavorare per vivere non vivere per lavorare, eppure non c'è futuro, ma pure il presente lascia a desiderare, l'affitto non si paga da solo, andiamo presto a cinema che li stanno chiudendo tutti, non ho tempo di dormire non ho voglia di uscire, facciamo una cena, ma tutto fa male, c'è la terra dei fuochi ed il freddo invernale. poi piove e ho tanto da fare.e menomale che ci sei tu amico/amore mio.
standardissimi processi mentali di trentatrenni partenopei che non mollano il popolo eletto.
come il panno della maddalena arriva l'ossigeno relazionale nelle serate tra amici a sperare in tempi migliori e infiocchettare quelli presenti e anche i giorni peggiori si chiudono tra le braccia ognuno del proprio amore. le relazioni non sono solo relazioni amorose ed amicali sono ancore, mondi, alfa ed omega. ha tutto senso solo se condiviso, affrontare questa salita da soli sarebbe atroce. meglio farlo tra un pianto ed una risata.
c'è violenza in questa crisi, sfiorare la sopravvivenza e non potersi lamentare perché si ha il minimo in un momento dove anche quello è un optional, fa incazzare o deprimere a giorni alterni.
eppure i miei cani scondinzolano lo stesso, la minion della mia migliore amica ha preso a camminare, la gente si sposa e i sogni si lasciano sognare.
e non abbiamo mai avuto tempi così difficili solo perché non abbiamo mai avuto trenatreanni in periodi di crisi, ma perfino gesùbambino poi è risorto e alla lunga, ora dicono, sia a godersi l'eternità.

mercoledì 23 ottobre 2013

per sfortuna che c'è Pick

c'è confusione.
e nemmeno la brunetta dei ricchi e poveri può salvarci. 
c'è una epidemia di ansiogena inconsistenza ed approssimazione in ogni dove.
osservo per deformazione a-professionale le vite degli altri - soprattutto attraverso la rete - e quello che mi pervade è uno sconfortante,atomistico ed epidemico senso di confusione. 
ma non si tratta di quelle belle irregolarità esistenziali che fanno tanto mente brillante, genio e sregolatezza; nè tanto meno una diagnosticabile ossessione patologica del tipo disturbo compulsivo, che fa molto qualcuno volò sul nido del cuculo.
è piuttosto una latente e non meglio identificata alterazione sensoriale che ci fa camminare come tanti mr magoo nelle vite degli altri alla ricerca di una strada abbastanza nostra da non averne rigetto ma sufficientemente estranea da non essere troppo coinvolti.
è tutto molto "liquido", giusto per riciclare sempreverdi reminescenze sociologiche, tutto irrimediabilmente vitale ma senza troppo impegno o costanza. uno stato di crisi che altera la sua stessa condizione resistendo più a lungo dell'eccezionalità che etimologicamente gli garantiva plausibile esistenza. una scusa istituzionalizzata dallo spread, che diventa la migliore scorciatoia per ovviare a qualsivoglia sforzo o slancio definitorio che rischi di farci essere un po' meno alla moda, non sufficientemente indefiniti. non adeguatamente camaleotici. jamais!!!
contrapposta alla bulimina degli I like ora c'è l'anoressia della spontaneità e una incontenibile ansiogena propensione alla perdita di controllo. tante piccole e confuse vite costruite tra la propria esclusiva e personalissima crisi diffusa e stilosa e le perversioni più ancestrali dei biases attribuzionali.

domenica 6 ottobre 2013

in italia va tutto bene

il lavoro non c'è.
il cibo è avvelenato.
la politica ha dato forfait.
la benzina aumenta di continuo.
hanno tolto il futuro perfino dai libri di grammatica.
la crisi è il monotematico passepartout declinato in ogni dove.
il senso lo si trova solamente dentro un pomeriggio piovoso a casa, tra divano e plaid, con tè, torta appena sfornata, film in streaming e fantasiosi piani di fuga.
e finché continuiamo a ridere così, abbiamo ancora qualcosa da vivere.