mercoledì 15 gennaio 2020

sbaglia meglio

è un mercoledì che sembra venerdì, ma non per la leggerezza, solo perchè sono giorni complicati con impegni più invadenti degli spazi materiali e cognitivi che possano contenerli.
ho pagato di più il commercialista, non per generosità ma per errore.
ho scritto fatture che manderò ricordando che devono ancora pagare le precedenti.
il tempo mi sta sulle palle, mia figlia tornerà a breve logorroica dall'asilo e io sono indietro su tutta la linea. non ne ingarro una oggi.
è ricordarsi che è solo una brutta giornata, non una brutta vita è il mantra.

domenica 1 dicembre 2019

il tempo cambia tempi

Quinnipack si è perso un anno. non uno da poco, si è perso un anno che sono stati vari insieme.
tutto il 2019 con figlio annessi e connessi. un anno difficilissimo e bellissimo, ma in sospeso, come lo sono gli anni in cui ti devi preparare ai grandi eventi. come una famiglia rivoluzionata. 
ma siamo abbastanza grandi per restare in piedi anche quando tira vento. solo che siamo un po' curvi per la fatica, ch ed io. è gennaio e un anno in più a questo punto non è una cosa da poco. 
ma restano agende piene di buoni propositi e progetti e figli che fanno domande e tu ne devi avere sempre un po' da parte, di risposte, come faceva mia nonna con le caramelle in borsa. che non si sa mai. non puoi farti trovare a corto di ottimismo o di empatia. e se succede, perchè succede, ti tocca confessare che i giorni di merda capitano anche a mamma, anche senza compagno che tira gomitate.
le decisioni di devono prendere anche se non hai voglia

lunedì 19 marzo 2018

lunedì a caso

mi sono chiusa ( di nuovo) fuori casa e invece di far partire il bestemmione ho optato per un taglio di capelli. credo di stare a tremila per il ristabil, o è forse solo l'effetto placebo dell'integratore che ho deciso che funziona. ma visto che venerdì stavo esplondendo ed ho una settimana peggiore, l'unica soluzione che ho per non impazzire è rallentare. dove si può, strategicamente, quando tutto è troppo veloce e sembra espellerti, tipo il "calcinculo" delle giostre di quand'eravamo piccoli, meglio attivare un diversivo.
depisto le mie nevrosi e do valide ragioni alle mie ansie per esistere.
il mio livello di empatia è in mode off perchè sono già abbastanza disadattata su vari livelli per trovare anche spazio per esuberi emotivi.
che poi grandina, ma visto che domani è primavera ho già le maniche corte.

lunedì 12 marzo 2018

col senno di mai

oggi non ho voglia.
non so dove sia andata ma non è qui.
sono distratta, irritata ed il vento mi mette a disagio.
continuo a pensare che dovrebbero darci delle istruzioni migliori.
che ne so, magari a scuola, tra un gerundio ed una funzione, insegnarci come si fa dopo.
perchè oggi aliz ci chiedeva perchè noi andiamo a lavoro e non a scuola, visto che a scuola lei fa i lavoretti, allora più o meno non cambia. non fa una piega. vaglielo a dire che a scuola dove impari le cose utili ci continui ad andare per sempre, che quella è proprio la vita fuori che ti insegna. le quattro mura e le maestre non te le danno mica le istruzioni per dopo. i lavoretti ti servono per capire qualche cosa, ma per capire che puoi capirla serve tempo. e serve il senno. il senno di mai, quello che di volta in volta ti salva perchè ti fa fare le cose più o meno giuste, senza guardare troppo indietro e nemmeno troppo avanti. il senno che guarda al contesto. con la consapevolezza che la scelta giusta non esiste, perché di per sé il concetto di giusto e sbagliato è opinabile, fuorviante ed indiscutibilmente sopravvalutato. esistono scelte, punto. e vince chi le fa con il cuore più leggero che mai. l'eroe moderno è chi non soccombe all'ansia da prestazione della perfezione. chapeau. il serenamente imperfetto è il mio eroe. perché io che ho l'ansia da prestazione, da decisione, da post decisione e da esistenza, più generalmente intesa. posso solo guardare con ammirazione chi vive con il senno di mai. chi vive nel fatalismo cognitivo semplicemente e facilmente sceglie, senza farne un dramma. perché tanto esistono scelte, ma nessuna istruzione. io invece questa cosa mal la tollero. mi sarebbe utile, tipo oggi che non ho voglia ed il tempo fa schifo, sapere come si monta la vita in giorni così.


giovedì 22 febbraio 2018

la morte è una rottura.

la morte è una rottura di scatole.
per chi se ne va, che non può più fare colazione al bar e dare baci.
per chi resta, che deve fare senza.
e poi c'è che ti invade quel magone, quello che vorresti dire "ma che cazzo!", però sembra brutto dire parolacce ai morti, così non lo puoi dire cazzo e resta solo il magone.
e le lacrime di quelli che piangono.
che ci anneghi dentro a quelle per quanto ti fanno sentire inutile.
e ti riviene la voglia di dire "cazzo", ma non ti sembra il caso di dire parolacce in faccia a chi soffre. e finisci per fare l'espressione più composta che puoi e sistemarti nel tuo disagio.
perchè non sai dove metterti, cosa dire e quanto restare.

la morte è una rottura di scatole.

e quando morirò io fate quello che volete, ma fatelo per voi non per me.
mia sorella dirà parolacce e lasciatela fare.
e ditele anche voi, senza problemi, perché vorrei non fosse così tanto una rottura.
piangete, se vi pare, oppure no, ma non ditevi di non piangere che fa piangere di più.
e nemmeno di non essere tristi, è una cazzata.
certo che sarete tristi, cazzo. la morte è sempre triste.
e se qualcuno non piange, lasciatelo stare,
potrebbe avere dentro un uragano.
restate finché non sentite il disagio, poi andate.
e fate nocchette tra voi o abbracciatevi scompostamente.
ballate magari, balli brutti e ridicoli. così vi verrà da ridere.

perché la morte è una rottura di scatole.
e pure di equilibri,
rompe l' illusione di eternità.
ma rompe di più se rimane dentro a chi resta.
quindi meglio lasciarla ai morti la morte
e trovare il modo di ricomporre i pezzi dopo la rottura.
e dimenticarsene.

però, diciamolo, che organizzazione del cazzo questa vita!