martedì 9 gennaio 2018

un senso ce l'avrà.

chissà perchè è sempre rimasto in bozze e non ha mai avuto una fine. gli faccio prendere un po' d'aria mentre salvo in bozze i pensieri di oggi che sono troppo spettinati per incontrare il pubblico.


quando chiusi con Lostraniero impiegai una settimana ad elaborare il lutto.
il lunedì ero depressa, il mercoledì ragionevole, il sabato impacchettavo le chiavi da reinviargli a quella che continuava a chiamare la nostra casa.
ancora per qualche giorno sentivo la mancanza dell'odore di quella casa madrilena e un po' di nostalgia della sicurezza che mi dava la sua voce.
risolveva problemi Lostraniero e vivere con lui per nove mesi mi aveva reso una donna quasi normale. voleva dei figli e comprava sempre più cibo del necessario. avevamo le scorte come fossimo una famiglia. ci sembravamo quasi, una famiglia. incastravo credibilità in un gioco di ruolo. proprio come quando da piccola giocavo a bambole grandi e non tolleravo il bambolotto fuori misura di mia sorella. ma lì, in Vallecas, c'era quel particolare diventato sempre più ingombrante, più delle scorte di cibo. quel fatto che le cose che avevo in testa non gli interessavano più di tanto. quando provavo a condividere alcuni pensieri vedevo materializzarsi una ruga sulla sua fronte, ad incorniciare uno sguardo attento. perchè ci provava ad ascoltarmi, anche se non aveva chiaro perchè fosse importante per me condividere, aveva imparato ad impegnarsi. sempre molto apprezzato quell'impegno lì. solo che in quei momenti avevo l'assoluta certezza che non avesse la più pallida idea del perchè perdevo tanto tempo a pensare cose così inutili. a volte mi veniva voglia di pensare che avesse ragione.
quando, invece, chiusi col calvo la prima settimana stavo ancora cercando di capire se avevamo chiuso davvero. e sono convinta che il problema fosse che quella ruga non gliel'ho mai vista uscire.
forse perchè con lui non ho mai convissuto. forse perchè con lui non ci sono nemmeno mai stata, in realtà. quindi il tempo di fare scorte di cibo non l'ho mai avuto. d'altronde non credo ne avremmo mai fatte, nè voluto farne. qualche bottiglia e tante parole a caso erano nutrimento sufficiente. volendo essere ragionevoli era una cosa irragionevole. ma non è che mi andasse oltremodo ragionare, in verità. avevo solo l'assoluta certezza che lui sapesse perfettamente quanto fosse utile per entrambi passare tanto tempo a pensare cose inutili. e a volte mi veniva voglia di pensare che avesse torto.
eppure quando chiusi con lui senza aver mai veramente aperto non mi mancavano cose. non avevo odori da ricordare nè chiavi da restituire. mi mancava solo lui. nonostantettutto.
era tutto molto diverso dalla mia vita precedente, quella da cui scappavo quando arrivai in Vallecas e quella che non c'era più quando tornai. una normalissima vita che avevo impiegato dieci anni a fuggire per poi non riuscire a chiuderla nemmeno se era lei a non volermi più dentro.
dalla mia vita precedente non mi sono mai licenziata, sono scappata, quando non c'era più niente di me dentro. in realtà per le mie condivisioni non c'era stato spazio nemmeno lì probabilmente.
ma ci avevo messo più di dieci anni a capirlo e diversi vasi irrimediabilmente rotti. per fortuna.
così quando arrivò lui, avevo finalmente posto per qualcuno oltre me.

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