sabato 4 dicembre 2010
tampona-menti
è stato un attimo ed in quell'attimo il cervello mi si è spento. letteralmente. ho sentito solo l'urto e poi più nulla. confusione. l'autostrada era particolarmente buia ed io con il consueto e supponente controllo del multitasking straparlavo al telefono, colpevolmente distratta per riempire il silenzio della radio rubata. la certezza di non aver fatto nulla di sbagliato non razionalizzava l'evento che si stava verificando. qualcosa mi aveva urtato. era buio, i vetri erano appannati e la vista come al solito inefficiente. per qualche secondo non ho capito assolutamente nulla. ho avuto solo tanta paura. confusione, spaesamento e paura. lentamente ho accostato sulla corsia di emergenza e per qualche secondo sono rimasta seduta con la testa che mi faceva male fra le mani, mentre nel collo e nella schiena rimbombavano eco del colpo ricevuto. pochi secondi credo, ma il cuore tachicardico non mi dava tregua. tremavo. ho pensato solo a respirare. calmarmi e respirare. del tutto aliena alla mia lucidità. ho aperto la porta ed ho sentito la macchina dietro urlarmi di non scendere e di raggiungere la piazzola di sosta poco più avanti. non mi ero resa conto che stavo per scendere sull'autostrada. ero spaventata e tramante ancora. il telefono squillava mia sorella allarmata aveva ricevuto un sms che l'avvertiva dell'incidente. tutto concorreva a confondermi di più. non era un miracolo, ma solo il mistero della fede di una tecnologia a me oscura: la scatola nera. nemmeno sapevo che l'avessimo. tutto il dopo non ha importanza. tutto l'evento è in quei secondi tra il momento e la sua elaborazione. sono attimi, sono frazioni di attenzione in cui la logica perde la sua logica sopravanzata dalle sensazioni e dagli umori. in quegli istanti si diventa pura emozione. è l'accelerazione cardiaca a comandare il cervello. proagonista indiscusso il rumore dei battiti che intensifica il respiro. il sangue non arriva al cervello e si abdica il contatto con se stessi. non ricordo di aver colpito con la testa il volante eppure ora mi fa male la fronte. un bernoccolo spuntato dal nulla mi ricorda che non ho il controllo su tutto.
giovedì 2 dicembre 2010
buongiorno notte
e ancora per un'altra notte, mi trovo ad augurare il buongiorno alla buonanotte,.
mi infilo sotto il piumone pesante, in mezzo a coperte gelate, lasciandomi accompagnare nel sogno da un sorriso rubato all'eco di parole nate in una imprevista serata senza pretese e lasciandomi addormentare da pensieri sornioni che si avvinghiano allo scaldino come attinie congelate. giornate intense, strabordanti di evenienze, notti lunghe di instancabili veglie.
mi infilo sotto il piumone pesante, in mezzo a coperte gelate, lasciandomi accompagnare nel sogno da un sorriso rubato all'eco di parole nate in una imprevista serata senza pretese e lasciandomi addormentare da pensieri sornioni che si avvinghiano allo scaldino come attinie congelate. giornate intense, strabordanti di evenienze, notti lunghe di instancabili veglie.
lunedì 29 novembre 2010
Caosmosi
ho trovato la soluzione.
o per la verità, ho trovato il problema:
se avessi saputo prima che in una piccola formula c'era la spiegazione di ogni mio dilemma, credo che gran parte del mio tempo lo avrei speso diversamente, magari a fare giardinaggio o a contare le gocce che possono scendere dal mio rubinetto rotto in un'intera ora, piuttosto che pensare. piuttosto che studiare la mente umana, piuttosto che cercare risposte alla non-linearità dei miei inspiegabili avvenimenti.
molto probabilmente se avessi riflettuto prima su questo principio, mi sarei affaccendata di meno a tentare di capire. non capendo che era proprio in quel fatuo razionalizzare il punto: non c'è niente da capire. solo puro, semplice, imprevedibilissimo CAOS.
ho sempre cercato una linearità negli eventi, vittima dell'euristica della controfattualità. ho sempre costretto gli eventi all'interno di uno sciocco pensiero ipotetico del genere Se/Allora. ignara che è nella sbarra il nodo da sciogliere. nella sbarra il limite delle mie tormentate incomprensioni. è proprio nella sbarra il caos. è proprio lì, tra il se e l'allora.
"l'apparente impredicibilità delle traiettorie comporta che un piccolo errore nella conoscenza dello stato del sistema in un certo istante possa provocare un errore anche grande nelle previsioni a medio e lungo termine".
basta un solo istante. basta un solo particolare.
e le traiettore cambiano.
o per la verità, ho trovato il problema:

se avessi saputo prima che in una piccola formula c'era la spiegazione di ogni mio dilemma, credo che gran parte del mio tempo lo avrei speso diversamente, magari a fare giardinaggio o a contare le gocce che possono scendere dal mio rubinetto rotto in un'intera ora, piuttosto che pensare. piuttosto che studiare la mente umana, piuttosto che cercare risposte alla non-linearità dei miei inspiegabili avvenimenti.
molto probabilmente se avessi riflettuto prima su questo principio, mi sarei affaccendata di meno a tentare di capire. non capendo che era proprio in quel fatuo razionalizzare il punto: non c'è niente da capire. solo puro, semplice, imprevedibilissimo CAOS.
ho sempre cercato una linearità negli eventi, vittima dell'euristica della controfattualità. ho sempre costretto gli eventi all'interno di uno sciocco pensiero ipotetico del genere Se/Allora. ignara che è nella sbarra il nodo da sciogliere. nella sbarra il limite delle mie tormentate incomprensioni. è proprio nella sbarra il caos. è proprio lì, tra il se e l'allora.
"l'apparente impredicibilità delle traiettorie comporta che un piccolo errore nella conoscenza dello stato del sistema in un certo istante possa provocare un errore anche grande nelle previsioni a medio e lungo termine".
basta un solo istante. basta un solo particolare.
e le traiettore cambiano.
domenica 28 novembre 2010
giornate di (immuno)deficienza
e la mia incurabile malattia.
così prende, quella mia malattia. con fitte violente ed ingestibili. eppure ormai ho imparato in qualche modo. ho imparato che devono solo passare, questi giorni così. sono giorni di stanchezza assurda e depressiva, di una totale mancanza di lucidità, scrive qualcuno molto più bravo di me. ed è proprio così che sono queste ore di sterile stallo esistenziale. arrivano senza preavviso, quando appena appena mi distraggo un attimo dal resto di questa mia vita più veloce di me, le trovo lì in agguato ad accompagnare un tempo in sospeso che blocca il tempo del mio vivere. autolesionismi travestiti da un'apparente ricaduta. niente di grave, solo la deficienza dell'immunodeficienza da certi pensieri. ma si impara anche a riconoscere il diverso nell'eterno ritorno dell'uguale. ci si abitua a riconoscere quando anche questi stanchi pensieri hanno cominciato, svuotati, a perder consistenza. solo confuse emozioni. disordini emotivi, per la verità. solo rumore. il rumore di fondo del big bang.
così prende, quella mia malattia. con fitte violente ed ingestibili. eppure ormai ho imparato in qualche modo. ho imparato che devono solo passare, questi giorni così. sono giorni di stanchezza assurda e depressiva, di una totale mancanza di lucidità, scrive qualcuno molto più bravo di me. ed è proprio così che sono queste ore di sterile stallo esistenziale. arrivano senza preavviso, quando appena appena mi distraggo un attimo dal resto di questa mia vita più veloce di me, le trovo lì in agguato ad accompagnare un tempo in sospeso che blocca il tempo del mio vivere. autolesionismi travestiti da un'apparente ricaduta. niente di grave, solo la deficienza dell'immunodeficienza da certi pensieri. ma si impara anche a riconoscere il diverso nell'eterno ritorno dell'uguale. ci si abitua a riconoscere quando anche questi stanchi pensieri hanno cominciato, svuotati, a perder consistenza. solo confuse emozioni. disordini emotivi, per la verità. solo rumore. il rumore di fondo del big bang.
sabato 27 novembre 2010
come fuori luogo
luoghi familiari che strapazzano la mia mente.
luoghi al sapore di passato che non riesco più a dosare nel presente.
un passato che non ricordo più di aver vissuto si insinua nel mio tempo e mi mette disagio.
come un fastidioso dejavù cammino inquieta tra strade che amo e rinnego, sentendo cose che non voglio non sentire, ma che so non interessarmi. sono nel limbo del non più e del non ancora. sono in balia di un voler esserci, ma senza starci.
avverto forte un'inquietudine, incapace di conciliare tempi e pensieri che parlano mondi diversi.
la mia città mi tormenta.
luoghi al sapore di passato che non riesco più a dosare nel presente.
un passato che non ricordo più di aver vissuto si insinua nel mio tempo e mi mette disagio.
come un fastidioso dejavù cammino inquieta tra strade che amo e rinnego, sentendo cose che non voglio non sentire, ma che so non interessarmi. sono nel limbo del non più e del non ancora. sono in balia di un voler esserci, ma senza starci.
avverto forte un'inquietudine, incapace di conciliare tempi e pensieri che parlano mondi diversi.
la mia città mi tormenta.
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