mercoledì 31 marzo 2010

trovare dell'ottimismo nell'inevitabile

prima-vera volta che mi risento mia. oggi.
la giornata stupenda, l'aria leggera, la voglia di fare.
la luce entra fortissima dal finestrone della stanza, investendo il mio corpo dentro e fuori. mi lascio carezzare dal sole caldissimo e dalla sua voglia di mettere radici sulla mia scrivania e nella mia testa. chi mi vede ridere da sola al pensiero di questi pensieri sorride del mio sorriso ed io rido del suo ridere di me. ironizzo del mio stesso incauto e azzardato ottimismo.


PS. ironia...pubblicato il post, ho alzato lo sguardo fuori dalla finestra ed ho visto una striscia d'aereo...di quante stupidaggini si riempie un sorriso!!

lunedì 29 marzo 2010

voglie di mare

oasi vendicari




flashback

passeggiando per quinnipack, a piedi nudi sul prato,
concedendomi il tempo che mi sono regalata,
sopraggiungono all'improvviso, teneramente inopportuni,
flashback della mia vita precedente.
non riesco sempre a mandarli via.
a volte mi lascio carezzare da una immagine, da un sapore, da una risata, dai colori di qualche giornata senza pretese e sorrido come un'idiota all'intruso ricordo.
sulla bocca ancora atteggiata a sorriso si poggia una lacrima salata.
l'assaggio per ricordarmi il motivo per cui mi sono trasferita qui.
lo rivivo.
chiedo, gentilmente, a quelle fotografie della mente di lasciarmi stare.
è ancora presto per tornare.

respiro, penso che quando si strappa un fiore per quanto possa essere bello non può che morire di lì a breve,
allora penso ai fiori ancora nel terreno
e tutto passa.

amore 2.0

il cuore è verde.
youtube è cyrano.
l'amore al tempo di internet è logorroico e finisce per non dire nulla.
"su ciò di cui non si può parlare si deve tacere" diceva wittgenstein

domenica 28 marzo 2010

come in un acquario

là fuori ridevano tutti.
le risate rimbombavano urlate il triplo nella sua testa.
la musica era notevolmente più forte dell'ordinario, così come la media del tasso etilico nei presenti.
la canna che le tornava ripetutamente tra le mani aveva il filtro sempre più bagnato e sempre meno utile ed ogni tiro il sapore dolciastro del fumo denso andava, da qualche parte tra la testa e lo stomaco, ad insinuarsi nell'eco di quelle risate. l'atmosfera diveniva un composto surreale dall'aspetto vagamente onirico. ingestibile come i sogni incontrollabili. vedeva ridersi anche lei, di gusto, divertita ad osservarsi osservare gli altri, cercando di immaginare un suo modo per esserci.
il suo modo di esserci.
così, mentre il corpo là fuori si concedeva generosamente all'effimero,
la mente pensava che non avrebbe dovuto pensare.
non avrebbe voluto pensare.
si vedeva là fuori volere non pensare e caparbiamente impegnarsi al nulla.
invano.