mercoledì 1 ottobre 2025

chissà se è normale

Normale è una parola che detesto. 

Ora coimiciano i corsi e passerò i prossimi tre mesi a ripetere a ventenni inconsapevoli di quanto non esista la normalità. Io, che per restare in equilibrio cerco una normalizzazione che non mi appartiene, lo dico a loro per ripeterlo a me. 

Perché io non lo so se è normale quello che ho nella testa. L'unica cosa che so è che non posso condividerlo. O per lo meno devo evitare di farlo perché non diventi più grande di quello che è.

Non so se è normale sapere che ho nella testa cose sbagliate che non dicendo diventano solo occupanti abusivi della zona off limit del mio cervello. 

Sembra che la vita mi sfidi e io accetto la sfida. 

Vorrei sbagliare e forse quello è il normale. Prendo tempo e vedo dove vuole arrivare, la vita.

Pensieri sbagliati in una vita normale. 

martedì 8 ottobre 2024

Una curiosa comfort zone

Quando penso di avere tutto sotto controllo, SBAM! Tornano subdoli e fagocitanti a controllare il mio corpo e la mia mente, palesandomi l'illusione del comando. Ancora una volta prendono forme aliene e si materializzano attraverso consapevolezze che vorrei evitare fino allo sfinimento. Se in passato avevo la sfidante certezza di poterle gestire, ora che di nuovo mi gestiscono in silenzio, mi sembrano l’unica strada per mantenere uno strano equilibro. La sensazione di non avere uno spazio esclusivamente mio nella mia vita, nemmeno fisico, mi fa attaccare a loro come l’unica forma di autodeterminazione che mi rimane. In questo insano desiderio di auto ascolto questo squilibrio parla di me più di qualunque possibile racconto. Io sono la mia menzogna, inseguendo una perfezione insana che nasconde la paura che qualcuno possa privarmi dell’unica vera me che sono loro.

sabato 19 agosto 2023

sandali e disagi

I sandali. Soprattutto quelli che lasciano il piede nudo rasoterra, in città li avevo banditi.

Non li uso praticamente mai, da non ricordo quanto. Solo al rientro dalle vacanze, può capitare che continui a indossarli perché la città è meno antipatica se la sdrammatizzi con un inadatto abbigliamento da mare. 

Così la mia silenziosa protesta contro la routine approfitta di una città semi deserta per materializzarsi nell’outfit che non oserei mai in circostanze diverse da una vacanza: canotta, pantaloncini e sandali rasoterra.

Ma stavolta quest’azzardo ha preso l’aspettò di una madleine di prustiana memoria.

Bene, mentre mi incammino in pieno giorno nel cuore del Vomero, distratta nei miei pensieri arruffati, confusi e un po’ nervosi, mi capita di inciampare in un bel topo stecchito sul marciapiede. 

Non so se l’ho proprio toccato, se l’ho sfiorato o se era a vari centimetri perché nel tutt’uno dell’ accorgersi della sua presenza e l’incontenibile urgenza di chiamare il 118 per farmi fare varie analisi preventive e portare lontano da lì a sirene spiegate, la lucidità era già venuta meno da un po’. 

Il 118 poi non l’ho chiamato e non so cosa mi abbia trattenuto dall’ urlare. 

Mi guardo attorno cercando uno sguardo solidale a cui affidare il mio dramma, ma nulla. 

La strada è deserta. E sotto al sole cocente di un mezzogiorno di pieno agosto non mi sembra neanche troppo strano. 

Così all’improvviso mi vengono in mente gli stivali scamosciati rosa che usavo anche ad agosto da ragazza. Un accessorio estroso, che nei ricordi distorti associavo ad uno stile che non amava conformarsi, ma che era in realtà era sempre stata una sfida agli abitanti del sottosuolo con zampe e peli che d’estate hanno sempre amato dominare la movida  urbana di questa città.

Così, d’improvviso, un topo morto in pieno giorno mi restituisce un’antica familiarità con me stessa, in una continuità in cui  topi, blatte e disagi trovano il loro posto.

Diverso da chi

Certe persone semplicemente le perdi. 

Non c’è una ragione per cui all’improvviso non vi state più bene addosso.

Come il tuo jeans preferito che all’improvviso non ti dona più, le scarpe comode che diventano barcacce, la t-shirt che conservi in un cassetto senza il coraggio di darla via. 

Ti lega a queste cose il ricordo di come ti sentivi indossandole, ma quando le provi ora sei scomoda impacciata e la distanza dalla passata perfezione ti fa sentire in qualche modo sbagliata, diversa. Sbagliata perché diversa. 

Deve aggiungersi qualche ruga o qualche esperienza per capire che quello che perdi non è fuori ma dentro e che quella che ti sembra diversità, tutto sommato, ora che indossi altri abiti probabilmente ti dona.


giovedì 10 agosto 2023

Voce del verbo stare

 Un molo piccolissimo, talmente piccolo da avere una sola barchetta di legno rossa attraccata, di quelle con remi a supportare un mini motore attempato, con il legno scambiato da tante uscite in mare. 

Il vento leggerissimo mi accarezza la pelle e i capelli ancora bagnati, li sento mentre tocca le onde come le corde di una chitarra per suonare una musica vintage. 

La voce divertente con parole ammaccate del nano in lontananza mi fa sorridere.

Il mormorio distratto della gente sulla spiaggia non mi disturba, è forte ma quasi non lo sento. 

I libri che ho letto in questi giorni hanno lasciato il segno, erano le parole giuste per ricordarmi di godermi ogni secondo, nelle cose che di solito non noto perché presa a fare qualcosa di utile. Il piacere dell’inutile è un lusso che avevo dimenticato. 

Come se poi semplicemente stare non fosse la cosa più importante del mondo. 

Senza fretta, senza tempo, senza ansie.

Con leggerezza.

Soprattutto quando stai in un posto magico con le persone perfette.

Sono i momenti in cui sento mio padre ridere. 

Come se ci fosse lui dietro la mia felicità e ne fosse felice. 

E penso che i come se si possono anche omettere. 

E sto.