mi sanguina la testa dopo.
si riempie di immagini, pensieri, domande, sensazioni e poi esplode. e sanguina. dura qualche ora, ma dura sempre meno. credo si tratti di assuefazione.
tanto poi il tempo passa. e più lui passa, più prendi le distanze, più tutto appare chiaro, quasi lineare. a tratti logico. è così che i dubbi eterni sul diretto nesso tra i legami ed il tempo stesso si sciolgono. non sono più dubbi, sono risposte. più lui passa, quel beffardo bastardo del tempo che non ho saputo gestire, più i legami cambiano forma. anzi letteralmente si de-formano.
ci abituiamo a tutto, purtroppo. è il più perfido e perverso pregio della razza umana: abituarsi anche al nulla, se necessario. lo è ora, necessario, per me addomesticarmi al nulla. ed è così che addestrarmi al "senza" è quello che mi alleno da settimane a fare, da quando la mia seconda chance non è arrivata. la richiesta era inaspettata, intempestiva, irruenta, invadente, assurda. ma era sincera e folle, come me. bastava poco, avrei atteso molto. arrivo con un imperdonabile ritardo, mi dicono. così lei, la seconda occasione, ha da essere negata. non biasimo, ma trovo che l'unica cosa sia volere che l'inizio del resto della mia vita cominci il prima possibile, tutto qui.
è complicato, lo è davvero.
ma io lo sono di più.
domenica 4 aprile 2010
sabato 3 aprile 2010
il velo di maya
-8. ancora otto endovene e braccio di ferro nella versione culturista mi farà un baffo e tutta la poltiglia acquisita dal mio sangue mi darà la forza per non soccombere alle conversazioni mattutine di rito. oggi ho dovuto assecondare i racconti dei miracoli di lourdes.
vi assicuro che è stato provante!
incatenata alla boccetta rossa non avevo vie di fuga e la verve da speacker's corner che in questi casi mi prende deve aver avuto paura dell'ago travestito da madama butterfly perchè non è sopraggiunta. Ansia e Dracula erano troppo coinvolti ed entusiasti ed io troppo assonnata e presa dalla mia sterile e segreta contestazione rispetto alla mattiniera pratica rimpinguasangue, per dimostrare il mio dissenso. fondato, fondatissimo ed argomentabile.
non mi va neanche qui, in questo momento, di fare l'apologia dell'ateismo, anche perchè -infondo- quegli occhi convinti che l'inspiegabile esista, mi hanno fatto tenerezza ed in qualche recondito antro della mia mente, per un secondo o anche meno, mi ha accarezzato l'idea che sognare e crederci, possa avere un senso. almeno per star meno peggio quaggiù.
avere fede è credere in qualcosa che non si può vedere, cercare tracce, interpretare segni, anteporre l'illusione alla logica, i desideri ai fatti, giustificare l'ingiustificabile...cosa c'è di diverso dall'essere innamorati?
sognare ad occhi aperti, credere di crederci, azzardare un "forse" ...occasionalmente e distrattamente me lo concedo ancora qui a quinnipack. ma poi, immancabilmente rinsavisco. mi sveglio: io ho imparato, i due cantastorie di stamattina no. loro sono innamorati non corrisposti che continuano a crederci, come potrei aprirgli gli occhi? sarebbe crudele.
vi assicuro che è stato provante!
incatenata alla boccetta rossa non avevo vie di fuga e la verve da speacker's corner che in questi casi mi prende deve aver avuto paura dell'ago travestito da madama butterfly perchè non è sopraggiunta. Ansia e Dracula erano troppo coinvolti ed entusiasti ed io troppo assonnata e presa dalla mia sterile e segreta contestazione rispetto alla mattiniera pratica rimpinguasangue, per dimostrare il mio dissenso. fondato, fondatissimo ed argomentabile.
non mi va neanche qui, in questo momento, di fare l'apologia dell'ateismo, anche perchè -infondo- quegli occhi convinti che l'inspiegabile esista, mi hanno fatto tenerezza ed in qualche recondito antro della mia mente, per un secondo o anche meno, mi ha accarezzato l'idea che sognare e crederci, possa avere un senso. almeno per star meno peggio quaggiù.
avere fede è credere in qualcosa che non si può vedere, cercare tracce, interpretare segni, anteporre l'illusione alla logica, i desideri ai fatti, giustificare l'ingiustificabile...cosa c'è di diverso dall'essere innamorati?
sognare ad occhi aperti, credere di crederci, azzardare un "forse" ...occasionalmente e distrattamente me lo concedo ancora qui a quinnipack. ma poi, immancabilmente rinsavisco. mi sveglio: io ho imparato, i due cantastorie di stamattina no. loro sono innamorati non corrisposti che continuano a crederci, come potrei aprirgli gli occhi? sarebbe crudele.
venerdì 2 aprile 2010
Hb < 12 g/dl
il vampiro è arrivato, come sempre, prima che il sole sorgesse.
per la prima volta il sangue non doveva prenderselo, ma darmelo.
un immenso dispensatore di globuli rossi legato ad un ago travestito da farfalla ha insinuato la vena del mio braccio. "quant'è bianco!..."
l'unico pensiero che mi veniva in mente. "voglio abbronzarmi!" pensavo, mentre Ansia -la genitrice apprensiva- parlava col succhiasangue snocciolandogli tutte le possibili controindicazioni che incombevano sulla prematura pratica dispensaemoglobina.
"ho sonno..." la mia mente continuava a pensare cose inutili, disinteressandosi alla querelle tra i due finita con l'estradizione di Ansia dalla stanza adibita ad ambulatorio.
"a noi due!" ho letto negli occhi ammiccanti di dracula alla rovescia quando -gongolandosi nell'essere diventato immediatamente mio protettore dall'ansie materne- rimasti soli ha preso a parlare, parlare...parlare troppo per essere prima mattina, o forse ancora notte, insensibile al mio sonno ed al mio essere totalmente disinteressata all'apologia del viver sano.
improvvisamente la mia Hb<12g/dl è diventata questione etica, non più medica; esistenziale, non fisiologica.
"a prima mattina, mon dieu!... non posso farcela."
il ferro continuava a scendere lentamente dalla flebo tramite il guinzaglio della finta farfalla, troppo lentamente per arginare i convenevoli del guardiano che, avendo scacciato Ansia si era effettivamente guadagnato un po' della mia stima, e in un primitivo slancio di riconoscenza anche un po' di simpatia, declassandosi con onore dalle pole position delle persone di cui, da quando son piccola, non sopporto la presenza: tra queste ci sono i coniugi che facevano i portieri al palazzo anni fa, la vecchia governante i cui starnuti hanno causato tzunami in varie parti del mondo e dei prozii inutili dalla noiosa conversazione. tutte queste persone, compreso prima del grande gesto anche il vampiro, sono sempre state accomunate da un profondissimo e stizzoso fastidio nel sentirne la voce.
tornando alle attività premattutine, mentre sorridevo abbondantemente, a tratti eccessivamente, per evitare di argomentare pensieri inesistenti, cercavo di capire se le reazioni idiosicratiche erano dovute all'elenco di gravissime malattie presagitemi dall'emocultore in caso non fossi tornata a mangiar carne o a magiare e basta (gli sembrava un buon traguardo, inutile ripetergli che dispenso tempo e soldi per farmi torturare da un alimentatore professinista per questo!), se fosse la plausibile reazione allergica alla poltiglia aggiustasangue, se fosse il corpo a risvegliarsi in ritardo dal sonno notturno o se fosse un attacco di intolleranza alla situzione. ho optato per quest'ultima ipotesi, la più convincente, ed ho evitato di aprire altri dibattiti che non avrei mai saputo o potuto argomentare.
continuavo a mostrarmi divertitissima dalla brillante chiacchiera del mio interlucutore ed il suo non aver fatto caso al mio prurito mi induce due possibili spiegazioni: o scarsa competenza o scarsa conoscenza di sè. tragicamente opto per la seconda: temo abbia pensato davvero di essere divertente!!
sopravvissuta alla prima flebo nella casa di famiglia, muoio dalla voglia di imparare a farmi da sola le endovene e praticarmele nella mia dimora paesana. da sola, senza conversazioni estentuanti.
ed ora, buongiorno giorno.
per la prima volta il sangue non doveva prenderselo, ma darmelo.
un immenso dispensatore di globuli rossi legato ad un ago travestito da farfalla ha insinuato la vena del mio braccio. "quant'è bianco!..."
l'unico pensiero che mi veniva in mente. "voglio abbronzarmi!" pensavo, mentre Ansia -la genitrice apprensiva- parlava col succhiasangue snocciolandogli tutte le possibili controindicazioni che incombevano sulla prematura pratica dispensaemoglobina.
"ho sonno..." la mia mente continuava a pensare cose inutili, disinteressandosi alla querelle tra i due finita con l'estradizione di Ansia dalla stanza adibita ad ambulatorio.
"a noi due!" ho letto negli occhi ammiccanti di dracula alla rovescia quando -gongolandosi nell'essere diventato immediatamente mio protettore dall'ansie materne- rimasti soli ha preso a parlare, parlare...parlare troppo per essere prima mattina, o forse ancora notte, insensibile al mio sonno ed al mio essere totalmente disinteressata all'apologia del viver sano.
improvvisamente la mia Hb<12g/dl è diventata questione etica, non più medica; esistenziale, non fisiologica.
"a prima mattina, mon dieu!... non posso farcela."
il ferro continuava a scendere lentamente dalla flebo tramite il guinzaglio della finta farfalla, troppo lentamente per arginare i convenevoli del guardiano che, avendo scacciato Ansia si era effettivamente guadagnato un po' della mia stima, e in un primitivo slancio di riconoscenza anche un po' di simpatia, declassandosi con onore dalle pole position delle persone di cui, da quando son piccola, non sopporto la presenza: tra queste ci sono i coniugi che facevano i portieri al palazzo anni fa, la vecchia governante i cui starnuti hanno causato tzunami in varie parti del mondo e dei prozii inutili dalla noiosa conversazione. tutte queste persone, compreso prima del grande gesto anche il vampiro, sono sempre state accomunate da un profondissimo e stizzoso fastidio nel sentirne la voce.
tornando alle attività premattutine, mentre sorridevo abbondantemente, a tratti eccessivamente, per evitare di argomentare pensieri inesistenti, cercavo di capire se le reazioni idiosicratiche erano dovute all'elenco di gravissime malattie presagitemi dall'emocultore in caso non fossi tornata a mangiar carne o a magiare e basta (gli sembrava un buon traguardo, inutile ripetergli che dispenso tempo e soldi per farmi torturare da un alimentatore professinista per questo!), se fosse la plausibile reazione allergica alla poltiglia aggiustasangue, se fosse il corpo a risvegliarsi in ritardo dal sonno notturno o se fosse un attacco di intolleranza alla situzione. ho optato per quest'ultima ipotesi, la più convincente, ed ho evitato di aprire altri dibattiti che non avrei mai saputo o potuto argomentare.
continuavo a mostrarmi divertitissima dalla brillante chiacchiera del mio interlucutore ed il suo non aver fatto caso al mio prurito mi induce due possibili spiegazioni: o scarsa competenza o scarsa conoscenza di sè. tragicamente opto per la seconda: temo abbia pensato davvero di essere divertente!!
sopravvissuta alla prima flebo nella casa di famiglia, muoio dalla voglia di imparare a farmi da sola le endovene e praticarmele nella mia dimora paesana. da sola, senza conversazioni estentuanti.
ed ora, buongiorno giorno.
giovedì 1 aprile 2010
chatting with shakespeare
nell'otello di shakespeare la gelosia non esiste finchè non viene nominata.
non può essere spiegata è come una malattia, è il virus che una volta inoculato va per conto suo.
da parola diventa tarlo. ti possiede.
ritorna insistentemente, a prescindere da te.
otello la sua gelosia non la conosceva prima che iago gliela presentasse.
realtà e parola si confondono. la parola diventa più reale della realtà.
tutto è chiaro dopo. solo dopo. ed è chiaro con gli occhi di Gelosia...non ce sono più altri dopo il suo arrivo.
otello è un credulone, come dice emilia.
iago un fine conoscitore dalla mente.
desdemona una donna del suo tempo fuori tempo.
tutto gioca intorno all'apparenza.
il duro ed invincibile moro che s'innamora teneramente e muore di follia per amore.
l'onesto iago che inaganna tutti nelle sue perverse ossessioni da burattinaio dell'animo umano.
l'anticonformista desdemona tradita dalla fede al ruolo di donna e compagna di uomo politico.
tutto si gioca tra apparenza e parole, le une che costruiscono l'altra.
la comunicazione insufficiente.
perchè la comunicazione è così: o troppa o insufficiente.
in shakespeare il fraintendimento è sempre la chiave delle cose degli uomini.
il tempismo ed il fraintendimento.
e l'amore inspiegabile, come la gelosia e come la musica.
non può essere spiegata è come una malattia, è il virus che una volta inoculato va per conto suo.
da parola diventa tarlo. ti possiede.
ritorna insistentemente, a prescindere da te.
otello la sua gelosia non la conosceva prima che iago gliela presentasse.
realtà e parola si confondono. la parola diventa più reale della realtà.
tutto è chiaro dopo. solo dopo. ed è chiaro con gli occhi di Gelosia...non ce sono più altri dopo il suo arrivo.
otello è un credulone, come dice emilia.
iago un fine conoscitore dalla mente.
desdemona una donna del suo tempo fuori tempo.
tutto gioca intorno all'apparenza.
il duro ed invincibile moro che s'innamora teneramente e muore di follia per amore.
l'onesto iago che inaganna tutti nelle sue perverse ossessioni da burattinaio dell'animo umano.
l'anticonformista desdemona tradita dalla fede al ruolo di donna e compagna di uomo politico.
tutto si gioca tra apparenza e parole, le une che costruiscono l'altra.
la comunicazione insufficiente.
perchè la comunicazione è così: o troppa o insufficiente.
in shakespeare il fraintendimento è sempre la chiave delle cose degli uomini.
il tempismo ed il fraintendimento.
e l'amore inspiegabile, come la gelosia e come la musica.
mi persi
riesco a perdermi ovunque.
l'interland napoletano è il mio must.
per arrivare a san giorgio sono passata per acerra,
in memoria di quando per andare da ikea ho fatto benzina a marigliano
o quando per arrivare a fisciano stavo entrando a benevento.
così è, ormai si sa.
riesco a perdermi ovunque.
ma non è tutto, le condizioni costanti sono: serbatoio in rosso, niente credito nel cellulare e niente occhiali da vista.
perchè non posso perdermi e basta, sarebbe quasi normale.
invece è così che funziona: io mi perdo e niente va come deve andare...
e rido.
ma sopratutto faccio ridere. altra costante.
il mio inefficientissimo tomtom era troppo impegnato a ridere di me e delle mie sventure per essere di supporto, mentre ci inoltravamo nelle azzardate direzioni che puntualmente, ovviamente, sbagliavo.
è così che sono io.
io mi perdo.
e quando lo faccio lo faccio per bene, fino in fondo, senza condizioni e senza indicazioni.
io mi perdo e non solo in autostrada.
io mi perdo nelle scelte, nei tempismi, nelle stagioni, nelle passioni.
mentre io mi perdo i tomtom della mia vita si trovano trascinati, loro malgrado, nel turbine dei miei disordini esistenziali. ma fortunatamente ne ridono anche loro ed a me piace che sia così.
perchè è così che sono io.
io mi perdo.
un po' mi spavento...ma poi rido.
l'interland napoletano è il mio must.
per arrivare a san giorgio sono passata per acerra,
in memoria di quando per andare da ikea ho fatto benzina a marigliano
o quando per arrivare a fisciano stavo entrando a benevento.
così è, ormai si sa.
riesco a perdermi ovunque.
ma non è tutto, le condizioni costanti sono: serbatoio in rosso, niente credito nel cellulare e niente occhiali da vista.
perchè non posso perdermi e basta, sarebbe quasi normale.
invece è così che funziona: io mi perdo e niente va come deve andare...
e rido.
ma sopratutto faccio ridere. altra costante.
il mio inefficientissimo tomtom era troppo impegnato a ridere di me e delle mie sventure per essere di supporto, mentre ci inoltravamo nelle azzardate direzioni che puntualmente, ovviamente, sbagliavo.
è così che sono io.
io mi perdo.
e quando lo faccio lo faccio per bene, fino in fondo, senza condizioni e senza indicazioni.
io mi perdo e non solo in autostrada.
io mi perdo nelle scelte, nei tempismi, nelle stagioni, nelle passioni.
mentre io mi perdo i tomtom della mia vita si trovano trascinati, loro malgrado, nel turbine dei miei disordini esistenziali. ma fortunatamente ne ridono anche loro ed a me piace che sia così.
perchè è così che sono io.
io mi perdo.
un po' mi spavento...ma poi rido.
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